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	<title>Cenere Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>La cenere tra i ricordi</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-cenere-tra-i-ricordi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Oct 2023 02:07:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bimbo]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto e foto di Martino Ciano Interrogami ancora un po&#8217; davanti a questo incendio, mentre bruciano la collina e il casolare in cui nessuno è più tornato dal 1968. Lì sei nata e per pochi anni sei cresciuta; ti sei fatta bambina, hai ricevuto il dono della parola, hai iniziato a reggerti sulle gambe. Poi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto e foto di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>Interrogami ancora un po&#8217; davanti a questo incendio, mentre <strong>bruciano la collina e il casolare in cui nessuno è più tornato dal 1968</strong>. Lì sei nata e per pochi anni sei cresciuta; ti sei fatta bambina, hai ricevuto il dono della parola, hai iniziato a reggerti sulle gambe. Poi sei andata via, strappata dalla necessità di una vita senza restrizioni. I tuoi genitori hanno sbarrato porte e finestre e nessuna voce ha più attraversato quelle tre stanze. <strong>Solo polvere nel vuoto, disordine del fato e silenzio.</strong> Sono rimasti però gli scarabocchi che facevi sui muri con le penne colorate; ora stanno diventando cenere.</p>
<p>Interrogami ancora un po&#8217; davanti al mare che ti ha insegnato ad amare, <strong>dove il corpo ha perso l&#8217;innocenza e dove l&#8217;innocenza si è trasformata in vanità.</strong> Hai goduto un attimo e sei diventata madre per sempre; una volta è bastata, una gioia severa si è impadronita della tua carne. L&#8217;hai sentito scivolare lungo tutto il tuo corpo il piacere, l&#8217;unica cosa che ricordavi di quell&#8217;uomo, l&#8217;unica cosa che ti faceva sorridere e che avresti voluto rivivere.</p>
<p><strong>E come è stata quella volta, amica mia?</strong> Vorrei chiedertelo anche oggi. Quando azzardai quella domanda per la prima volta, mi rispondesti che fu un momento di poche sillabe, di sguardi essenziali, di frettolosi sospiri. L<strong>a felicità per te è stata poi il pianto del tuo bambino che tra la bocca e il naso aveva una chiazza simile a una fragola.</strong> Poi è cresciuto e con lui è cresciuta in te anche la malinconia; a ogni suo compleanno tu pensavi al distacco.</p>
<p>Di due cose mai ci si libera: <strong>di un amore sospeso e di un dolore che poteva essere evitato.</strong> T&#8217;abbandonò quell&#8217;uomo da un giorno all&#8217;altro, non si è mai sentito padre; t&#8217;abbandonò tuo figlio, ma solo per andare a lavorare altrove; <strong>per te però ogni sua partenza è stata un addio</strong> e ogni suo ritorno ti ha fatto pensare a quando gli avresti dovuto dire di nuovo addio. E gli addii si pagano come si sconta la vita ogni volta che la sofferenza ci ruba un pezzo di umanità.</p>
<p>Interrogami ancora un po&#8217; ora che non ci sei più. Parlami come quando mi insegnasti ad attendere la morte. <strong>&#8220;Quale morte? La morte non esiste&#8221;</strong>, dicevi negli ultimi mesi della tua vita. Eppure, la malattia ti aveva scavata in fretta, ti aveva disintegrato il cuore ma non la dignità. <strong>&#8220;La malattia&#8230; la malattia fa schifo!&#8221;</strong>, questo hai affermato fino al giorno prima in cui la tua bocca ha taciuto per sempre.</p>
<p><strong>Bruciano ancora la collina e il casolare in cui nessuno è più tornato dal 1968.</strong> Si è fatto cenere il legno della porta e degli infissi. Porta via il vento questa prosa prodotta dai miei pensieri, qualcuno di essi è rimasto impigliato tra i capelli. Sebbene tutto passi, qualcosa di noi resta in gesti, in parole, in sogni, in umanità; <strong>ci incatena al mondo la paura,</strong> <strong>troppo spesso dilapidiamo i momenti in cui tutto è presente a noi.</strong></p>
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		<title>Diario fatto cenere</title>
		<link>https://www.borderliber.it/diario-fatto-cenere-gervasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Dec 2022 01:50:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Cenere]]></category>
		<category><![CDATA[Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Sabbia]]></category>
		<category><![CDATA[sogno]]></category>
		<category><![CDATA[Speranza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Giuseppe Gervasi I piedi nudi accarezzavano la sabbia umida e lo sguardo scrutava l’orizzonte. Un pezzetto di legno lavorato dal mare osservava l’azzurro leggermente arrabbiato. La Speranza era in piedi, lo zaino sulle spalle e le scarpe rosse in mano, umide per il cammino fatto. La sabbia rendeva precario l’equilibrio. Il Sogno la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Giuseppe Gervasi</strong></em></p>
<p>I piedi nudi accarezzavano la sabbia umida e lo sguardo scrutava l’orizzonte. Un pezzetto di legno lavorato dal mare osservava l’azzurro leggermente arrabbiato.</p>
<p>La Speranza era in piedi, lo zaino sulle spalle e le scarpe rosse in mano, umide per il cammino fatto. La sabbia rendeva precario l’equilibrio.<br />
Il Sogno la seguiva con lo sguardo, non voleva disturbare i suoi pensieri, le sue decisioni e i suoi segreti.<br />
La Speranza si inginocchiò sulla spiaggia e appoggiò lo zaino sulla sabbia.<br />
Lo aprì delicatamente e tirò fuori il diario, il vaso di ceramica e i fiammiferi.<br />
Sfogliò e strappò le pagine dell’intimo taccuino, una alla volta, lentamente.<br />
Rilesse i segreti uno dopo l’altro, fino ad arrivare alla fine di una lunga notte.</p>
<p>Un fiammifero acceso disintegrava ogni pagina e il residuo annerito si sbriciolava nel vaso di ceramica. Un rituale lungo, che il Sogno non osò interrompere. Ad ogni pagina si alzava la luce del fiammifero, che una leggera brezza subito dopo spegneva. Il vaso si anneriva sempre di più, custodendo piccoli e grandi segreti di un paese, che nelle sue viscere coccolava il mondo, ma si era dimenticato di una fragile fanciulla. Il leggero vento, che aveva giocato con i capelli della Speranza decise di andarsene e rubò le poche nuvole smarrite nel cielo. Il sole si accese ancor di più e la sua luce rese trasparente i fondali dello Jonio. La sabbia ricevette un po’di calore mentre il verde e i piccoli fiori gialli attendevano gli ultimi gesti.</p>
<p>Piccole barchette colorate con la prua che dava le spalle al mare ritrovarono l’antico colore. Il vaso di ceramica era ormai pieno di cenere e di segreti. Una bottiglia di vetro imprigionata nella sabbia venne raccolta dalla mano della giovane donna. Il tappo di sughero chiudeva la sua bocca. Fu tolto con estrema delicatezza e la bottiglia aperta fu riempita di ciò che rimaneva del diario e del suo contenuto.</p>
<p>La Speranza rimise il tappo e lanciò la bottiglia verso il mare, che la inghiottì per pochi secondi. Subito dopo riemerse come un naufrago, che si aggrappava alla vita. Le onde la accompagnarono nell’ultimo viaggio insieme ai segreti di tante notti. La bottiglia nuotava verso oriente e la farfalla dai mille colori, riapparsa all’improvviso, tracciò nel cielo un arcobaleno, quasi fosse un ultimo saluto.</p>
<p>Il Sogno abbracciò dolcemente la Speranza.<br />
Il mare.</p>
<p>Solo il mare, avrebbe svelato le verità di un diario fatto cenere.<br />
Solo il mare…</p>
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		<title>Burnout. La società della cenere</title>
		<link>https://www.borderliber.it/burnout-la-societa-della-cenere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jun 2022 01:51:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cenere]]></category>
		<category><![CDATA[Crono]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[fuoco]]></category>
		<category><![CDATA[Incendio]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Prometeo]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Burnout. La società della cenere&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto rielaborata dall&#8217;autore Corriamo verso l’opinione sfrontata. Più la spari grossa, più possibilità hai di vincere un posto in prima fila nel grande teatro dei social network. Attenzione, però, sul palcoscenico non puoi salire, quello è il luogo dei burattinai di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Burnout. La società della cenere&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto rielaborata dall&#8217;autore</strong></p>
<p>Corriamo verso l’opinione sfrontata. <em>Più la spari grossa, più possibilità hai di vincere un posto in prima fila nel grande teatro dei social network. Attenzione, però, sul palcoscenico non puoi salire, quello è il luogo dei burattinai di professione</em>.</p>
<p>Siamo il popolo di mezzo, composto da bambini che amano il gioco delle possibilità con le sue regole cangianti. Chi ne sta fuori ne è escluso per sempre, ma anche chi decide di provarci resta escluso dalle decisioni importanti. Mentre i prezzi delle merci aumentano, mentre la guerra diventa cibernetica, noi ingurgitiamo schegge di informazione che ci bucano le interiora e attendiamo che tutto cambi così, all’improvviso, grazie all’intervento della Provvidenza.</p>
<p>Cos’è la Provvidenza nella società della cenere e del burnout? Un nuovo pezzo di legno da ardere con le nostre vane speranze.</p>
<p>Un suicidio di massa è già iniziato da tempo. I sintomi sono sfiducia, indifferenza, rabbia sociale verso avvenimenti privi di consistenza, moralismo, giustizialismo, necrofilia, sessismo, sfrenata eccitazione verso ogni oggetto che non possiamo realmente avere, amore per la lagna, solitudine.</p>
<p>Siamo individui prettamente estetici che provano a vivere la loro esistenza come un’opera d’arte. Ma quest’opera d’arte non contempla il dialogo, il confronto, la presenza dell’altro, bensì la compravendita dell’individuo. Si fa gruppo o squadra solo nel momento in cui si incontrano soggetti che accettano le nostre idee, che mai si oppongono alle nostre scelte. Ogni individuo si fa idolo e, come ogni idolo, pretende solo seguaci.</p>
<p><em>Tutto è permesso, nulla è vero al di fuori di me. </em>La società della cenere è composta da soli <em>padroncini</em> con pretese di eternità. Nessuno si piega alle ferite del tempo, ma il sangue di Crono ancora continua a scorrere e le sue mandibole continuano a masticare i suoi figli… noi tutti.</p>
<p>Prometeo ormai impera e spaccia il suo fuoco per libertà assoluta. Ovunque ha appiccato incendi. Noi bruciamo e ridiamo tra le fiamme. Noi bruciamo e piangiamo tra le fiamme. Soffriamo, ma non imputiamo alle scottature l’origine del nostro dolore. Libertà assoluta è sinonimo di schiavitù e, infatti, siamo schiavi dell’anarchico estetismo che ci coinvolge emotivamente e corporalmente. Nei giorni dell’ira ci sentiamo vivi, nei giorni della riflessione ci sentiamo morti, e come cadaveri ci aggiriamo per le strade, ma mai ammettiamo che ci manca qualcosa: <em>appartenerci</em>.</p>
<p>Una persona mi chiese se fosse giusto isolarsi, fare come i mistici che si allontanavano da tutto e tutti. No, ho risposto, perché non c’è individuo che possa vivere isolato dal resto del mondo e dagli altri della sua specie. Tutto diventerebbe astratto. Eppure, anche in mezzo a mille persone, molti si sentono soli, avulsi, spezzati, privati di ogni sentimento.</p>
<p>Intanto, brucia ancora il fuoco della Tecnica, il nostro Prometeo senza più spirito, il nostro Archetipo senza più mito. Ci si consuma velocemente, si invecchia velocemente anche se gli artifizi cosmetici ci rendono più appetibili, ci si dichiara impotenti di fronte a troppe situazioni anche se siamo sempre pronti all’azione.</p>
<p>Bruciamo, ma non sappiamo di bruciare.<br />
Burn, Burnout!</p>
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