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	<title>Cane Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Diario di una prof. &#8220;Una questione da Pitbull&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/pitbull-diario-grandinetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 May 2024 02:07:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bulgaria]]></category>
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		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Testo ed elaborazione grafica della foto di Daniela Grandinetti Se ascolti, impari (la realtà). Sono le dodici e mezza, lezione in seconda, faccio appena in tempo ad accordare cinque minuti, cinque di pausa, che scatta la mossa automatica: tutti afferrano il cellulare. Faccio notare il livello di dipendenza patologica, ma ovviamente rimango pressoché inascoltata, mi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Testo ed elaborazione grafica della foto di Daniela Grandinetti</strong></em></p>
<p>Se ascolti, impari (la realtà).</p>
<p>Sono le dodici e mezza, lezione in seconda, faccio appena in tempo ad accordare cinque minuti, cinque di pausa, che scatta la mossa automatica: <strong>tutti afferrano il cellulare</strong>. Faccio notare il livello di dipendenza patologica, ma ovviamente rimango pressoché inascoltata, mi rassegno a questi cinque minuti di <strong>spippolamento</strong> compulsivo.</p>
<p>V. &#8211; un ragazzino minuto che sembra più piccolo della sua età &#8211; si avvicina alla cattedra. Qualcuno fa una <strong>battutaccia</strong> ad alta voce a proposito dei cani randagi, dice <strong>andrebbero uccisi.</strong> Non commento, ma tanto basta perché V. prenda a raccontarmi del suo <strong>pitbull</strong>, mi dice che il cane gli addentava l’avambraccio senza morderlo e lui lo sollevava e lo faceva penzolare. Io guardo scettica i suoi quaranta chili scarsi e sorrido. Fa il grosso, ma proprio non ha la stazza del grosso.</p>
<p>Si siede e mi dice che questo pitbull adesso è morto, pare fosse un cane da combattimento e lui lo allenava.</p>
<p>“Tu?”. Chiedo incredula.</p>
<p>“Sì, per le gare”</p>
<p>“Ma le gare tra cani sono illegali”</p>
<p>“Qui, ma in <strong>Bulgaria</strong> no. È legale, anzi, ci vanno pure i poliziotti. Mio zio lì ha un allevamento di cani, si possono vincere fino a 5000 euro in un combattimento.”</p>
<p>“Scusa, ma a te piace guardare due cani che si ammazzano?”</p>
<p>Fa spallucce, si vede che non vuole ammetterlo apertamente ma sì, gli piace. Mi racconta di cani eroici, insanguinati e con arti strappati che dopo aver vinto un combattimento vengono rimessi in pista a combattere ancora. L’adrenalina sale (la sua) mentre parla gesticolando mentre io ho lo stomaco (e i pensieri) sottosopra.</p>
<p>“Ma è terribile!”, esclamo.</p>
<p>“Sì, ma lo fanno.”</p>
<p>“Torni spesso in <strong>Bulgaria</strong>?”</p>
<p>“Ogni estate, i miei sono separati, per le vacanze vado da mio padre.”</p>
<p>Mi racconta che gli piace andare in motorino, ma non ha il patentino e in <strong>Bulgaria</strong> nella sua città i poliziotti lo hanno beccato, ma lì &#8211; dice &#8211; basta pagare.</p>
<p>“La multa?”, azzardo io, ottimista.</p>
<p>“Ma quale multa prof! I poliziotti! Mio padre gli dà 50, 100 euro e loro mi lasciano andare.”</p>
<p>Andiamo bene!</p>
<p>Intanto i cinque minuti sono passati e io mi sono fatta una cultura sul combattimento tra cani.</p>
<p>Chiedo di mettere via i cellulari, dedichiamo gli ultimi venti minuti alla lettura del romanzo su <strong>Oscar</strong>. Protestano un po’, soprattutto A., nella penultima fila, aria da finto bullo ma buono come il pane.</p>
<p>Comincio a leggere.</p>
<p>Tanto lo so che sarà proprio lui, A. finto bullo, succede quasi sempre, mi segue con lo sguardo, la bocca semiaperta e lo sguardo lucido. D’altronde ormai è chiaro che <strong>Oscar</strong>, il bambino protagonista della storia, morirà. Nel gioco dei dodici giorni è invecchiato. Non ringrazierò mai abbastanza <strong>Eric-Emmanuel Schmitt</strong> per aver scritto questo romanzo,</p>
<p>Oscar e la dama rosa. Leggendolo ho fatto piangere anche i più recalcitranti, di proposito.</p>
<p>Quando suona la campanella c’è un silenzio imbarazzato. In fondo molti di loro sono maschi duri.</p>
<p>Qualche giorno dopo, nell’introdurre un modulo sul loro libro dedicato a scritti sulla mafia, chiedo cosa ne sappiano. Proprio V., quello dei <strong>pitbull</strong>, risponde subito: <strong>sono dei furbi, dei grandi</strong>. Chiedo spiegazioni, ma ovviamente non sa bene cosa rispondere, è confuso. Eccetto, dice, che a lui l’idea piace perché lui da grande vorrebbe fare il criminale. Proprio così mi dice.</p>
<p>“Io vorrei fare il criminale.”</p>
<p>V. da qualche giorno si è tagliato i capelli: <strong>un taglio rasato con una striscia più lunga nel mezzo.</strong> Sulla nuca il rasoio gli ha disegnato uno strano, indecifrabile segno.</p>
<p>Tra l’altro, a lui così piccolo, quel taglio sta proprio male, oltre ad essere oggettivamente un brutto modo di ridursi la testa, ma questo non posso dirglielo.</p>
<p>Dovrò farglielo capire in un altro modo. Così come smontargli la sua visione mitica dei criminali. Averlo fatto piangere con la morte di <strong>Oscar</strong>, nel suo caso, non basta.</p>
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		<title>Il grande cacciatore e altre violenze di Carlo D&#8217;Amicis</title>
		<link>https://www.borderliber.it/recensione-libro-damicis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2023 01:53:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il grande cacciatore e altre violenze&#8221; di Carlo D&#8217;Amicis, TerraRossa edizioni, 2023 Un&#8217;ironia amara ci accompagnerà per tutte le pagine di questo romanzo breve. La strada scelta dalla protagonista di questo racconto, che è anche la voce narrante, è quella della alienazione. Lei infatti preferisce essere una spettatrice distante, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il grande cacciatore e altre violenze&#8221; di Carlo D&#8217;Amicis, TerraRossa edizioni, 2023</strong></p>
<p>Un&#8217;ironia amara ci accompagnerà per tutte le pagine di questo romanzo breve. La strada scelta dalla protagonista di questo racconto, che è anche la voce narrante, è quella della alienazione. <strong>Lei infatti preferisce essere una spettatrice distante, poco coinvolta emotivamente</strong>, tanto da farci pensare che la sua reazione di fronte agli avvenimenti sia effetto di un trauma che ha provocato un violento distacco dalla realtà.</p>
<p><strong>Ci racconta del suo fidanzato fissato con la caccia e con gli extraterrestri</strong>, della relazione &#8220;poco clandestina&#8221; e accettata, perché si svolge alla luce del sole, con la giovane vicina di appartamento, anche lei convinta sostenitrice di teorie bislacche sugli alieni e sull&#8217;amore universale.</p>
<p>E lei, la narratrice intontita, guarda e racconta come se lo spettacolo che si sta consumando non le appartenga. Eppure, coinvolge l&#8217;intero universo, tant&#8217;è che persino gli animali sembrano avere un ruolo fondamentale; addirittura potrebbero avere la capacità di fecondare gli esseri umani.</p>
<p>In questo triangolo amoroso ironico e cinico è difficile comprendere <strong>chi è il predatore e chi è la preda, chi è umano e chi è alieno;</strong> anzi, è il caso di dire, chi non è ancora alienato. Posti questi elementi possiamo affermare di trovarci davanti un romanzo <strong>&#8220;in cui l&#8217;assurdo è razionale&#8221;</strong>, in cui ogni paradosso distrugge l&#8217;ordine, la normalità, la percezione della quotidianità.</p>
<p>Eppure questa storia esiste, una donna la racconta e il finale, che logicamente non vi dirò, è l&#8217;unica <strong>&#8220;conclusione possibile&#8221;. </strong>Tutto è lineare e schematico e potrebbe essere riassunto in questo modo: <strong>una convinzione non-ordinaria, deflagrante, innesca sistemi di comportamento socialmente accettati, per giunta esaltati.</strong> Si affaccia su questa storia l&#8217;idea di Foucault che <strong>&#8220;la natura sia un&#8217;invenzione umana attraverso cui viene ordinato il mondo&#8221;; </strong>così come sulla trama aleggia lo spettro di <strong>Ballard</strong> e della sua &#8220;critica romanzata della società&#8221;.</p>
<p>Mi permetto di aggiungere che certi passaggi di <strong>&#8220;Il grande cacciatore e altre violenze&#8221; </strong>mi hanno richiamato alla mente <strong>&#8220;La stanza da bagno&#8221; di Toussaint</strong>, libro di cui poco si parla, anche perché diventato di difficile reperibilità. Ma sia ben chiaro, <strong>mettere dei rimandi in una recensione serve sempre per dare al lettore una traccia, un solco da seguire</strong>, D&#8217;Amicis ha certamente il suo personale stile asciutto, privo di orpelli, tanto da rendere ogni elemento una cronaca dell&#8217;assurdo alla quale non si può non credere.</p>
<p>E siccome un buon lettore non può non lasciarsi catturare dal <strong>non-scritto di un romanzo</strong>, ecco che in questo viaggio ci troveremo catapultati su quel confine sottile tra paradossale e normale, tragico e ironico, tanto da dover sopportare quella sensazione di rottura con il nostro <strong>amore per l&#8217;ordine. </strong>Troveremo inoltre quel senso del &#8220;selvaggio&#8221;, ossia del dionisiaco, in cui una caotica emozionalità genera-distrugge-rigenera senza inibizioni.</p>
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		<title>Dove si va</title>
		<link>https://www.borderliber.it/dove-si-va-racconto-masucci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2023 01:01:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Bara]]></category>
		<category><![CDATA[Cane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto e foto di Anna Maria Masucci «Nella certezza che la vita dopo la morte c’è&#8230;» la voce di don Carlo risuona forte e piena, mentre pacato guarda dritto in l’alto come a chiedere conferma. Sposto lo sguardo dalla bara di mio padre all’immagine del Cristo risorto dietro l’altare. «Dove si va, quando si muore?» [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto e foto di Anna Maria Masucci</strong></em></p>
<p>«Nella certezza che la vita dopo la morte c’è&#8230;» la voce di don Carlo risuona forte e piena, mentre pacato guarda dritto in l’alto come a chiedere conferma. Sposto lo sguardo dalla bara di mio padre all’immagine del Cristo risorto dietro l’altare. «Dove si va, quando si muore?» gli chiedo e il cuore accelera i battiti.</p>
<p>È la domanda che feci a mio padre tra le lacrime davanti al corpo del nostro cane morto in cortile. Avevo solo sei anni, la morte non mi riguardava, era qualcosa di lontano o almeno così credevo fino a quel pomeriggio quando di colpo decise di accorciare la distanza. Mio padre cambiò espressione, abbassò gli occhi commosso e pulì il muso del cane dalla bava secca. Poi prese un lenzuolo vecchio in garage e vi avvolse il cane con delicatezza.</p>
<p>«Dove si va, quando si muore?» dissi ancora più forte strattonandolo per un braccio. Lui si morse un po’ le labbra, sollevò il cane da terra e lo mise nella carriola. Io rimasi ferma là con il respiro sospeso, lui che aveva sempre una risposta si allontanò spingendo in silenzio la carriola. Non mi arresi, lo rincorsi delusa. Mio padre si fermò nel campo incolto poco dietro casa nostra, prese la pala e iniziò a scavare la fossa. Mi si chiuse la gola, ricominciai a piangere disperata. «Dove si va …» strillai con quanto fiato avevo in gola.</p>
<p>Lui continuò a scavare e senza voltarsi: «Si va in cielo.» disse sbrigativo, la voce gli tremava un poco.</p>
<p>Mi strofinai gli occhi. «Ma in cielo dove?»</p>
<p>Lui posò la pala a terra, si passò la mano sulla fronte e girò verso l’alto gli occhi. Spaziò il cielo con lo sguardo: «Sulla luna!» disse a bassa voce, «Così quando ti senti triste, sai arò guardà.»</p>
<p>Non ricordo se gli credetti o feci finta di credergli, so solo che quella bugia mi consolò.</p>
<p>«Di fronte alla morte di Vincenzo, prematura e ingiusta, non chiediamo al Signore il perché, ma chiediamo di alleviare la sofferenza dei familiari.» conclude don Carlo scuotendo la testa e scandendo le parole, mentre io prego Dio di darmi una risposta. Poso la mano sulla mano di mia madre, il suo dolore è il mio dolore, siamo due vasi comunicanti. Non c’è conforto.</p>
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		<title>Prima di ogni ricerca&#8230;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/prima-di-ogni-ricerca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Dec 2022 01:30:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano Abbiamo condiviso e intrapreso strade che non erano le nostre; sapevamo di quale passione avremmo dovuto riempirci gli occhi, sicuramente non di questa compravendita di anime e di cuori che ci siamo appiccicati addosso. Illusioni, nient&#8217;altro che di questi bagliori ci siamo fatti. Drogati di paura, schiviamo ogni tipo di confronto. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>Abbiamo condiviso e intrapreso strade che non erano le nostre; sapevamo di quale passione avremmo dovuto riempirci gli occhi, sicuramente non di questa compravendita di anime e di cuori che ci siamo appiccicati addosso.</p>
<div dir="auto">Illusioni, nient&#8217;altro che di questi bagliori ci siamo fatti. Drogati di paura, schiviamo ogni tipo di confronto. Siamo soli per strada e in mezzo agli altri. Il <em>lockdown</em> non è finito, ma è ancora in vigore e rinvigorisce la solitudine. Di poesia, di parole nessuno campa, ci vuole altro; ci vogliono gesti, ma i gesti scarseggiano. In questi giorni sentiamo la necessità della pace, dei piccoli segni, ma avvertiamo la rabbia degli altri, alla quale noi rispondiamo con la nostra.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Siamo arrabbiati. Troppe aspettative tradite, l&#8217;accanita ricerca della felicità e della realizzazione personale ci ha illuso, ora abbiamo sonno e quando si stuzzica un assonnato, costringendolo a rimanere sveglio, quello reagisce con ira. Ecco, vorremmo dormire, ma qualcuno ci obbliga a restare vigili. Abbiamo compreso il tradimento, non siamo più disposti a perdonarlo, a passarci sopra, ma non riusciamo a fare valere le nostre ragioni. Forse non ci conviene, ci siamo compromessi troppo. Stremati dalla contaminazione delle idee, delle<em> news</em>, approdiamo sulle rive di sperdute isole di sabbia, indaghiamo sulle zone d&#8217;ombra degli altri, mentre tralasciamo le nostre. Con presunzione ci dichiariamo innocenti.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Il pensiero debole ci impone di vedere le cose da diversi punti di vista. È idea comune che non esistono verità assolute, non più, eppure dobbiamo crearle perché altrimenti annegheremmo nel caos. Sorridenti ci sfoghiamo contro il prossimo. Siamo convinti che ci capirà e lui, a sua volta, si aspetterà la nostra comprensione. Non la riceverà. È questa l&#8217;origine di tutte le guerre, di quelle che si combattono e di quelle che si combatteranno, di quelle in atto e di quelle che saranno dichiarate.</div>
<div dir="auto">
L&#8217;unico atto di ribellione, un cane che alza la zampa e piscia contro il muro incurante della folla che gli passa a pochi centimetri di distanza. Per il resto, <em>è Natale, non soffrire più</em>, canta un coro in lontananza.</div>
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		<title>Il cimitero degli animali</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-cimitero-degli-animali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Sep 2022 01:33:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[Brividi]]></category>
		<category><![CDATA[Cane]]></category>
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		<category><![CDATA[Terrore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Albino Console e Mariasole Orrico. La vignetta è di Kirill Scalirò Una delle più belle estati mai viste al Sud della Calabria, Sofia, boccoli castani ed occhi azzurri, all’epoca aveva 9 anni ed aveva un solo desiderio per il suo compleanno, voleva un cucciolo a cui dedicarsi. Un piccolo compagno di giochi su [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Albino Console e Mariasole Orrico. La vignetta è di Kirill Scalirò</strong></em></p>
<p>Una delle più belle estati mai viste al Sud della Calabria, Sofia, boccoli castani ed occhi azzurri, all’epoca aveva 9 anni ed aveva un solo desiderio per il suo compleanno, voleva un cucciolo a cui dedicarsi.</p>
<p>Un piccolo compagno di giochi su cui riversare tutto il suo amore dopo la prematura morte dell&#8217;adorata mamma pochi mesi prima. La mattina del 30 agosto, Domenico, il padre di Sofia si presentò di buon’ora nella stanza della piccola. Aveva una scatoletta in mano, lei capì subito che non poteva trattarsi di un cucciolo.</p>
<p>La scatola era troppo piccina, ma dolcemente come sempre, sorrise all’amato papà, allungò le braccia e ringraziò come solo sa fare chi conosce la sofferenza, chi ha vissuto l’abbandono forzato. Domenico chiese alla piccola un solo favore, di aprire la scatola fuori casa.</p>
<p>Sofia uscì e si fermò sotto un patio subito all’esterno della loro casetta di campagna, il tempo di sciogliere il fiocco e vedere che si trattava di un guinzaglio, cosi un batuffolo peloso e scodinzolante le saltò addosso. Il suo grande sogno era diventato realtà, aveva un amico peloso, un cucciolo di Labrador meraviglioso, amorevole ed innamorato della sua nuova padroncina al primo sguardo.</p>
<p>Sofia decise di chiamarlo Spillo, chissà poi perché, non aveva nulla che ricordasse qualcosa di appuntito, anzi. Le giornate trascorrevano felici e spensierate, spillo sempre dietro a Sofia che si prendeva cura di Spillo come una piccola madre, come la madre che lei non aveva più. Una gioia immensa per gli occhi stanchi di quel padre oramai solo, distrutto per la perdita della moglie ma che cercava, ovviamente, di non esternarlo per non dare preoccupazione alla sua unica ragione di vita.</p>
<p>Veloci si staccavano i mesi dal calendario e giunse l’inverno in men che non si dica, poco male, l’amore per quel cucciolo riscaldava il cuore di Sofia ed il padre a sua volta traeva forza da ciò. Ultimo giorno di scuola prima delle vacanze natalizie, Sofia torna a casa poco dopo le 13:00 particolarmente felice, sapeva che avrebbe avuto quasi 3 settimane di svago assieme al suo papà ed a Spillo.</p>
<p>Sofia “Spillo, vieni bello, Spillo dove ti sei nascosto!?”</p>
<p>Sentita la piccola Sofia di ritorno chiamare il suo cucciolo il padre uscì di casa ed abbracciò la figlia forte, lei aveva già capito che qualcosa di brutto era successo, non chiese nulla, corse in camera sua ed esplose in un pianto disperato. Probabilmente tutte le lacrime accumulate per la perdita della mamma e mai versate trovarono sfogo assieme a quelle per la perdita del suo migliore amico, del cucciolo tanto desiderato.</p>
<p>Il padre trovò Spillo davanti casa, al centro della strada, investito probabilmente mentre aspettava la sua padroncina di ritorno. Nessuno si fermò a prestare soccorso al piccolo Spillo, neanche la persona che lo ha investito. Quell’anno non ci fu Natale, non ci fu nessuna festa in quella casa. Sofia era chiusa nel suo dolore da oramai due settimane, inconsolabile, triste, delusa, il padre avrebbe fatto qualsiasi cosa per rivedere il sorriso della figlia, qualsiasi cosa.</p>
<p>A casa di Domenico non si era ancora fermato il rito delle visite di cortesia per la perdita della moglie quando un tardo pomeriggio fece la sua comparsa un’anziana signora del paese. Portò con sé una meravigliosa torta di mele e tanti buoni consigli.</p>
<p>Parlando con l’anziana Domenico raccontò l’episodio di Spillo e l’anziana sorridendo disse “non hai mai sentito parlare del cimitero degli animali?” “no!” disse Domenico e lei continuò “ai confini nord della Regione c’è un piccolo pezzo di terra dietro una chiesetta sconsacrata in cui seppelliscono i cuccioli, alcuni di loro, dicono, essere tornati dai loro proprietari dopo alcuni giorni, ma sicuramente si trattava di morti apparenti&#8230;”</p>
<p>Un malsano pensiero pervase la mente di Domenico, che la sera stessa disseppellì il povero Spillo per portarlo in quel posto. Disse tra sé e sé che aveva l’obbligo di provare il tutto per tutto, anche se questo, avesse avuto un costo esorbitante. Dopo ore di auto, riuscì a trovare quello che a tutti gli effetti era un cimitero per animali, un luogo sperduto e macabro, strani versi nelle sterpaglie ed una luna inquietante illuminava i suoi passi, un sacco nella mano sinistra, era Spillo, ed una vanga nella destra, era il momento di scavare.</p>
<p>Oramai il primo giorno di scuola era arrivato è Sofia con la morte nel cuore andò, come sempre. Al suo ritorno vide quella strada orfana del suo amato cucciolo e scoppiò in un pianto soffocante, disperato, non era più la stessa. Dopo oramai cinque giorni da quella notte, Domenico capì che l’anziana gli aveva mentito, decise di chiamare la figlia e di andare a mangiare qualcosa fuori casa, voleva distrarsi e far distrarre la piccola taciturna da tempo. Al loro ritorno, appena scesi dall’auto un guaito si levò dal patio, era il verso di un cane, era sofferente, ma era un verso conosciuto… assurdo, era Spillo, o meglio un cane che assomigliava terribilmente a Spillo.</p>
<p>Sofia non chiese nulla, non si fece domande, andò solo verso il suo amato amico e lo abbracciò, magia, miracolo, Domenico non sapeva cosa pensare, ma la figlia era di nuovo felice e tanto bastava.</p>
<p>Il giorno immediatamente dopo furono giorni di assoluta felicità, tutto era tornato proprio come prima, o quasi. Inevitabilmente Domenico cominciò a pensare ciò che un uomo non dovrebbe neanche immaginare. Il suo unico pensiero era per la moglie, e se Spillo era tornato dall’aldilà, perché la moglie doveva rimanere in quella fredda bara di legno e zinco? Ci pensò per giorni, settimane di indecisione e paura, non poteva succedere, non poteva tornare, ma se fosse successo cosa avrebbe detto, come avrebbe spiegato?</p>
<p>La sua solitudine rispose a tutto, e l&#8217;amore coprì l’orrore, disseppellì la bara della moglie, e ripartì per quello che poi, si sarebbe rivelato un luogo maledetto. Scavò, stavolta scavò molto di più, un po’per paura che la moglie tornasse, un po’per paura che la terra non bastasse al miracolo. Il viaggio di ritorno fu annebbiato da pensieri e preoccupazioni e purtroppo, il rientro diede le risposte che non voleva. Spillo aveva aggredito la sua padroncina, Spillo non era più il dolce compagno di giochi che conoscevano.</p>
<p>Assieme a quel cucciolo era tornato altro dal regno dei morti. Qualcosa di malvagio risiedeva nello sguardo di quel cane dalla bocca insanguinata dopo i morsi a Sofia. Domenico imbracciato il fucile chiuse rapidamente la pratica, era pericoloso, quel cane era diventato un demonio. Sofia fu portata in ospedale e li partì d’ufficio una denuncia per l’accaduto a cui Domenico non diede risposte convincenti. Le forze dell’ordine, così iniziarono delle indagini che inevitabilmente portarono a quel cimitero, Domenico era stato inquadrato da diverse telecamere nei suoi insani spostamenti.</p>
<p>Li le autorità trovarono centinaia di carcasse di animali ed una bara, una bara aperta, vuota…</p>
<p>Una folle corsa a casa dei due per chiedere spiegazioni, per conoscere la sua versione dei fatti ed il perché si fosse recato lì due volte di notte, ma in casa nessuno rispose, la porta spalancata, sangue ovunque, qualcosa di orrendo era accaduto il quel posto e mai fu trovata la moglie proprio come non si trovarono più tracce di Domenico e della sua dolce figlia Sofia.</p>
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