<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Canada Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/canada/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/canada/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Thu, 29 May 2025 15:46:57 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>La figlia oscura: una madre sul binario della mezza età</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-figlia-oscura-pontoriero-articolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jun 2025 22:01:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Canada]]></category>
		<category><![CDATA[Donna]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Ferrante]]></category>
		<category><![CDATA[Leda]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Mezza età]]></category>
		<category><![CDATA[Pontoriero]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=14440</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo di Rosanna Pontoriero. La protagonista de “La figlia oscura” di Elena Ferrante è una classica donna consumata da una maternità critica, che vive ormai lentamente Quanto sono vissute le donne di Elena Ferrante. Umane, troppo umane, persino eroiche nel loro umanismo quotidiano, nei pensieri più frequenti, sebbene censurati, perché dobbiamo, a tutti i costi, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/la-figlia-oscura-pontoriero-articolo/">La figlia oscura: una madre sul binario della mezza età</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Rosanna Pontoriero. La protagonista de “La figlia oscura” di Elena Ferrante è una classica donna consumata da una maternità critica, che vive ormai lentamente</strong></p>
<p>Quanto sono vissute le donne di <strong>Elena Ferrante. </strong>Umane, troppo umane, persino eroiche nel loro umanismo quotidiano, nei pensieri più frequenti, sebbene censurati, perché dobbiamo, a tutti i costi, apparire diligenti. Così ci insegnano e sin da subito ci abituiamo alla menzogna, persino con noi stesse, a fare i conti con una frustrazione da nascondere sotto il letto. In <strong>Leda</strong>, protagonista di <strong>“La figlia oscura”, </strong>si vedono i ritratti di tutte le madri che si incontrano al supermercato, all’uscita delle scuole, nelle tipografie, ferme in macchina. Appartate in un silenzio sacrificale, che vorrebbe essere una fuga, un urlo, una corsa, magari anche breve.  Leda possiede e descrive quella strana sensazione dell’imbarazzo con noi stesse: la vergogna di non provare abbastanza dolore. E il perché lo sapete bene: ci hanno sempre ripetuto che il sacrificio viene prima di ogni cosa, che più infelice, accorata, lontana dai tuoi sogni sarai, più brava e meritevole risulterai. Detto così può sembrare paradossale, ebbene, è un meccanismo banalissimo: siamo socialmente predestinate alla demoralizzazione e al pensiero sminuente.</p>
<p><strong>Leda</strong> è una insegnante divorziata, dedita alle figlie e al lavoro di ricerca. Le ragazze partono per raggiungere il padre in Canada e la donna si prenda un periodo di svago, lentezza, solitudine rigenerativa. Una vacanza in un paese del sud Italia, nel quale conoscerà una famiglia disfunzionale, pericolosa, che anticipa personaggi e dinamiche de <strong>“L’amica Geniale”, “La vita bugiarda degli adulti”.</strong> «Per la prima volta in quasi venticinque anni avvertii l’ansia di dovermi curare di loro. (…) La distanza mi metteva nell’impossibilità fisica di intervenire direttamente nelle loro esistenze, l’esaudirne desideri o capricci diventò un insieme di gesti rarefatti e irresponsabili, ogni richiesta mi sembrò lieve, ogni incombenza che le riguardasse una abitudine affettuosa. Mi sentii miracolosamente svincolata, come se un’opera difficile, giunta infine a compimento, non mi gravasse più addosso».</p>
<p>La partenza di Bianca e Marta cambia la quotidianità di <strong>Leda</strong>, ce lo racconta con naturalezza: «Comincia a lavorare senza la scansione dei loro orari e delle loro necessità. (…) Cambiai in fretta nei modi, nell’umore, nella stessa apparenza fisica. (…) In pochi mesi riebbi il corpo magro che avevo avuto da giovane e provai una sensazione di forza mite». A quarantotto anni Leda sperimenta una liberazione umanamente comprensibile: ha impiegato buona parte della vita a dare, esaudire, risolvere. Sulla maternità non ci risparmia la sincerità che serve per essere consapevoli, è una costante nella letteratura di Elena Ferrante, la scrittrice delle demistificazioni, lontana anni luce dalle narrazioni di rito. Il cui occhio è una ombra dietro i gesti fintamente radiosi che ci distinguono. Nel segreto delle case avviene di tutto: «Ero desolata in quegli anni. Non riuscivo più a studiare, giocavo senza gioia, mi sentivo il corpo inanimato, senza più desideri». La vita di <strong>Leda</strong> correva tra Marta e Bianca, da un pianto all’altro. Sicché non si è disciplinata da sola, imparando a essere presente solo se la volevano le figlie e a parlare se glielo chiedevano. Rimaneva, per molti versi, una alienata.</p>
<p>La vacanza della protagonista al mare è poco dinamica, ma accadono molte cose nella sua testa. E soprattutto, riesce a rivedere criticamente il vissuto, a riflettere su matasse affettivo – familiari, grazie alla conoscenza e fine osservazione di una famiglia invadente, intrusiva e tristemente patriarcale, nella quale la giovane Nina, mamma di una bambina piccola, rischia di rimanerne sacrificata, martirizzata. Nina è nel pieno di un crisi vivente, tagliente, Leda sa di cosa si tratta, quantunque la situazione della giovane sembri fisicamente in pericolo. Rivela Nina alla protagonista con sconforto: «Non so niente e non valgo niente. Sono rimasta incinta, ho partorito una figlia e non so nemmeno come sono fatta dentro. L’unica cosa che desidero è scappare». Il finale di <strong>&#8220;La figlia oscura&#8221;</strong> non ve lo svelo, anche perché è abbastanza aperto. Rimane una narrazione straordinariamente spogliante, scottante e limpidamente giornaliera e per ciò, ombrosa e rivoluzionaria.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/la-figlia-oscura-pontoriero-articolo/">La figlia oscura: una madre sul binario della mezza età</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14440</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Past lives. Destini non vissuti</title>
		<link>https://www.borderliber.it/past-lives-destini-non-vissuti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2024 01:42:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Canada]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Corea]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Incontro]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Social]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=9267</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Antonio Maria Porretti. In copertina la locandina del film tratta dal web Past lives: storia di un legame che perdura nel tempo, seguendo i sentieri della separazione, dell&#8217;assenza, della lontananza dai luoghi che ne hanno determinato la nascita. Questa, in breve, la sinossi del film di esordio di Celine Song, regista di origine [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/past-lives-destini-non-vissuti/">Past lives. Destini non vissuti</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Antonio Maria Porretti. In copertina la locandina del film tratta dal web</strong></em></p>
<p>Past lives: storia di un legame che perdura nel tempo, seguendo i sentieri della separazione, dell&#8217;assenza, della lontananza dai luoghi che ne hanno determinato la nascita. Questa, in breve, la sinossi del film di esordio di <strong>Celine Song</strong>, regista di origine coreana ma americana di adozione, presentato durante l&#8217;ultima rassegna del <strong>Sundance festival</strong>, e dal 14 febbraio in programmazione nelle nostre sale.</p>
<p>Una data emblematica quella scelta dal distributore italiano, sebbene non rientri nei canoni di una vicenda ad alta intensità di passioni, piuttosto di tenerezza e unione fra anime le cui traiettorie a un certo punto divergono, fino a porle a distanze continentali.</p>
<p><strong>No Yung</strong> e <strong>Hae Sung</strong> intrecciano la loro relazione sui banchi di scuola a <strong>Seoul</strong>, quando entrambi cominciano a sfiorare le vibrazioni più intense della vita. Ma i genitori di lei hanno piani e aspettative di altro tipo, decidendo di trasferirsi in Canada, dove sperano di trovare migliori opportunità di carriera, rinunciando a tutto il loro passato. Anche al nome, cambiando in Nora quello di No Yung.</p>
<p>Passano dodici anni, ed è proprio lei che quasi per gioco ristabilisce un contatto con Hae tramite il ricorso alle piattaforme virtuali, dando inizio a una frequentazione fatta e alimentata da videochiamate, mail, messaggi . Tutto per riscoprire e recuperare quel filo che li annodava. Attraverso uno schermo, ognuno si protende verso l&#8217;altro con pudore e rispetto, ma altrettanta sincerità di sguardi.</p>
<p>Prima di rincontrarsi dal vivo dovranno però trascorrere altri dodici anni, quando ciascuno sarà già approdato ad altre scelte sentimentali: <strong>Nora</strong> incontrando il suo futuro marito, Arthur, in una residenza artistica per scrittori; <strong>Hae</strong> accomodandosi in un fidanzamento ufficiale che lo mantiene in Corea, assuefatto a una routine sentimentale e lavorativa dalle prospettive se non altro rassicuranti.</p>
<p>Il loro incontro durerà quarantotto ore, due giorni sufficienti per ritrovarsi, ma soprattutto per accorgersi e scoprire quanto siano cambiati. Quali scelte ne abbiano mutato l&#8217;immagine con cui si ricordavano, ma non al punto di averla rimossa. Per quanto scalfiti, sorpassati e anacronistici rispetto a quel<strong> &#8220;come eravamo&#8221;</strong>, non si sono del tutto perduti. Nei loro ricordi, ha trovato spazio e si è edificata una fortezza. Inespugnabile.</p>
<p>C&#8217;è un principio <strong>buddista</strong> attorno a cui ruota e si impernia questa storia. La lingua coreana lo indica con la parola <strong>In Yun:</strong> predestinazione, e si applica alle sole relazioni umane. Nora e Hae sono predestinati l&#8217;una all&#8217;altro per effetto di una unione che nasce da vite passate e proseguirà nel futuro, malgrado le scelte e le svolte impresse alle loro vite, nonostante non si riconoscano più in quel che erano ieri. Distaccandosene ma senza rinnegare.</p>
<p>E credo che sia proprio quest&#8217;ultimo aspetto il punto di maggior forza e coinvolgimento della pellicola. Sto per esprimere ora qualcosa che attiene alla mia sfera personale, ma che forse potrebbe dar voce anche a più di qualcuno: <strong>più di una volta nella mia vita ho provato (e continuo a provare) un senso, un sentimento di non appartenenza nei confronti del mio passato.</strong> A volte ne parlo come se mi riferissi ad un&#8217;altra persona, conosciuta certo, ma che non sono più io per come accado oggi. O vorrei accadere in un altrove che sia pure appena percepito, che riconosco come mio fulcro ed essenza.</p>
<p><strong>Chiusa parentesi e torniamo al film.</strong> Diversamente da alcuni commenti affiorati alle mie orecchie una volta riaccese le luci in sala, non l&#8217;ho trovato affatto lento. <strong>Non è un thriller, né un film d&#8217;azione.</strong> La quotidianità di solito non ha quei ritmi e tempi così serrati. Non sempre.</p>
<p><strong>Celine Song</strong> lascia campo libero a pause e silenzi per narrare tutta la delicatezza di un amore non vissuto; per cesellare al meglio la filigrana psicologia e emotiva dei suoi protagonisti. Ottimamente coadiuvata dal trio di attori con cui ha voluto dar vita a uno dei più originali film di questa stagione: <strong>Greta Lee</strong> (Nora), <strong>Teo Yoo</strong> (Hae Sung), <strong>John Magaro</strong> (Arthur, marito di Nora).</p>
<p>Basterebbe vederli nella scena di apertura in cui sono seduti tutti e tre dietro al bancone di un locale &#8211; inevitabile il richiamo a <strong>&#8220;I Nottambuli&#8221; di Edward Hopper</strong> &#8211; per rendersi conto, ammesso che ve ne fosse bisogno, di quanta energia e verità possano essere scolpite in un non detto.</p>
<p>Immagino di aver poco da aggiungere sul mio livello di apprezzamento del film. Uno dei più emozionanti e coinvolgenti visti in questo inizio di anno. Molto più del blasonato<strong> &#8220;Perfect Days&#8221;</strong> del maestro <strong>doppia W doppia W</strong>, troppo in odore di opera sapientemente costruita e pianificata al tavolino, per far gridare al &#8220;capolavoro&#8221;. Molto più del tanto celebrato &#8220;<strong>Povere Creature</strong>&#8220;, pastiche pseudo gotico &#8211; horror, pseudo mega produzione di marca <strong>disneyana,</strong> ma con quel tocco di engagé che non guasta e fa tanto inclusione, pseudo manifesto <strong>post-femminista</strong> di donna che si fa strada nel mondo sfruttando il proprio <strong>appeal sessuale</strong>, realizzato da un <strong>Lanthimos</strong> in furor di grandangolo, ben lontano dalle vette raggiunte con <strong>&#8220;La Favorita&#8221;.</strong></p>
<p>Chiusura in polemica-andante con brio, non lo nego, ma che a mio avviso ci può stare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/past-lives-destini-non-vissuti/">Past lives. Destini non vissuti</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">9267</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
