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	<title>Camminare Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Camminando s&#8217;apre il cammino: intervista ad Angelo Maddalena</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Apr 2025 22:01:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Michelangelo Imperio dialoga con Maddalena in occasione del suo nuovo disco e nuovo libro in uscita. In copertina: &#8220;Camminando s’apre cammino&#8221;, prodotto da Cattivo Teatro e Autoproduzioni Malanotte Angelo, è appena uscito il tuo nuovo cd &#8220;Camminando s’apre cammino&#8221;, presentato il 05 aprile 2025 al camping Eden a Torricella sul Trasimeno, insieme con il libro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Michelangelo Imperio dialoga con Maddalena in occasione del suo nuovo disco e nuovo libro in uscita. In copertina: &#8220;Camminando s’apre cammino&#8221;, prodotto da Cattivo Teatro e Autoproduzioni Malanotte</strong></p>
<p><strong>Angelo, è appena uscito il tuo nuovo cd &#8220;Camminando s’apre cammino&#8221;, presentato il 05 aprile 2025 al camping Eden a Torricella sul Trasimeno, insieme con il libro Maracava e Rusidda, due opere del tuo bisnonno Vincenzo Iaria, che tu hai ripubblicato dopo 120 anni. Sei ormai da vent’anni sulla scena come scrittore, cantautore e piccolo editore, mi viene da farti questa domanda: chi è stato il tuo Virgilio?</strong></p>
<p>Grazie Michelangelo, nessuno mi aveva fatto questa domanda e ne sono contento che sia tu, poeta, pittore e scrittore in nuce a farmela: il mio Virgilio fu Diego Messina, un amico di mio padre, poeta, declamatore, istrionico; morì giovane, quando io avevo poco più di 10 anni, morì nel sonno. Qualcuno diceva che fosse un lupo mannaro. Era una leggenda ovviamente; un altro Virgilio fu per me mia zia Nunziata Iaria, poetessa, avanguardista per le donne siciliane: frequentava i bar dove andavano solo uomini e a giocava a carte, beveva Vecchia Romagna, lasciò il lavoro fisso per scelta ed era battagliera e ribelle, morì a 80 anni passati. Poi un mio Virgilio “inconsapevole” è stato il padre di mia zia Nunziata, e cioè Vincenzo Iaria di cui ho ripubblicato le sue due opere. Io e la mia famiglia, fino a pochi anni fa, sapevamo poco di lui e della statura delle sue opere, era non solo scrittore con riconoscimenti nazionali e internazionali, come dimostra il carteggio con Giovanni Verga che ho pubblicato nel libro, ma anche traduttore dal francese, come dimostra la lettera di Zola, che ho pubblicato, in cui lo scrittore francese si congratula con Iaria per la traduzione dal francese di una sua novella.</p>
<p><strong>Quando e perché hai deciso di scrivere?</strong></p>
<p>Ho deciso di scrivere&#8230;da quando sono nato! A 8 anni ho scritto le mie prime poesie, a tal punto “rinomate” che la mamma di un mio vicino di casa mi chiese di scrivere una poesia su commissione per suo padre che era andato a combattere in Russia durante la guerra; è molto tenero questo ricordo. Il mio amico si chiama Marcello e sua madre Maria.</p>
<p><strong>Come definisci la tua arte e, se pensi di incarnare un movimento artistico, di quale si tratta?</strong></p>
<p>La mia arte la definirei come l&#8217;arte del calabrone, che vola senza sapere che non potrebbe farlo in base alle leggi fisiche; l’ho raccontato e spiegato nel monologo teatrale <strong>Questa sera ti recito Cartesio</strong>, è un&#8217;arte di Giufà: scaltrezza e ingenuità, sciocchezza e acume, arte di vivere prima e poi arte di esprimersi, forse quello che una volta era il vero artista, disinteressato al guadagno facile attraverso l&#8217;arte, ma non per questo disinteressato a fare della propria arte un mezzo per sopravvivere dignitosamente, al di là anche del pauperismo che ho iniziato a superare dopo i 50 anni; non so a quale movimento potrei riferirmi, ho studiato poco la storia dell&#8217;arte, qualcuno guardando i miei acquerelli ha parlato di espressionismo ma molto vagamente, in letteratura mi sono formato leggendo Sebastiano Vassalli e Herman Hesse, per quanto riguarda la formazione di cantautore e teatrante ho ripreso la traccia dei cantastorie, del teatro canzone: Jannacci, Dario Fo, Cicciu Busacca, ma poi ho imparato molto dall’arte di strada, come facevano gli artisti fino a trent&#8217;anni fa.</p>
<p><strong>Che valore dai all’arte?</strong></p>
<p>Il valore dell’arte è nell&#8217;arte stessa, nella ricerca infinita di senso come appagamento e consolazione, nonché la consapevolezza che l’esistenza è una sorta di ferita o di malattia incurabile, in questo sono riconoscente a Emil Cioran, Giacomo Leopardi&#8230; poi la mia formazione Cattolica e la mia nascita nella Sicilia interna mi hanno fatto conciliare la ricerca di senso con riferimento a un Dio e a un Gesù immersi nel mondo ma non del mondo, con un sottofondo di senso del tragico.</p>
<p><strong>Qual è il fine dell’arte secondo te?</strong></p>
<p>Il fine è quello di dare risposte a certe domande di senso universali attraverso l&#8217;espressione creativa ma anche attraverso un&#8217;elaborazione di fondo, un lavoro incessante, estenuante quasi: un esempio è il mio libro e monologo teatrale <strong>Amico treno non ti pago. </strong>Io ho iniziato sperando e pensando di inserirmi o trovare un movimento politico collettivo, poi disperatamente ho scoperto che ero solo. Sono stato sminuito e sfottuto, però il libro e il monologo hanno fatto il botto, alla lunga, e qualcuno me lo aveva profetizzato: stai toccando dei bubboni che nel giro di qualche anno esploderanno! Ovviamente la solitudine per molti versi è sana, necessaria, soprattutto per l&#8217;artista. Quello che ho scoperto è che si continua a non voler vedere una voragine non solo di perdita della dimensione politica collettiva, ma anche di perdita del coraggio di vivere e di affrontare minimamente un conflitto quotidiano o addirittura la vita in sé. Io sono vivo voi siete morti, non ve ne siete accorti, canta Gigi Giancursi dei Perturbazione, dedicando la canzoni agli equosolidali.</p>
<p><strong>Quali sono le mete che ti prefiggi di raggiungere attraverso l’arte?</strong></p>
<p>Le mete sono infinite, la meta è il viaggio, dicono i pellegrini che vanno a Santiago de Compostela; ogni tanto, fino a un po&#8217; di tempo fa, mi dicevo che volevo andare in pensione, smettere di scrivere e fare canzoni e monologhi perché l&#8217;ego ne risente, poi all&#8217;eremo delle Sarre di Tortora, dove ti ho incontrato, ho trovato pace e risposte: mi sento un missionario, come un medico dell’anima, un servitore del prossimo, un servo delle muse: sono condannato e benedetto al tempo stesso!</p>
<p><strong>A che ora inizi a scrivere la mattina?</strong></p>
<p>Inizio a scrivere dopo la colazione, ma in realtà non inizio rigidamente a scrivere di mattina. Di solito scrivo appena sveglio ma non subito, poi dipende: se sto scrivendo un libro, se devo finirlo o curare le bozze per la pubblicazione, tendo ad accelerare e a essere più metodico, io mi sono formato nella strada come scrittore di viaggio, a maggior ragione scrivo in modo spontaneo, metodico ma non troppo. Per esempio, oggi dopo colazione ho aggiustato un reportage che avevo scritto la settimana scorsa. Non ho un rito mattutino, da qualche anno prego non in modo troppo regolare, faccio silenzio e a volte leggo o un salmo o un piccolo libricino di <strong>Lode</strong> del mattino e della sera stampato dalla <strong>Fraterntià di Romena</strong>, e poi il mio rito è il miele e il tè della colazione, con variazioni di fette biscottate o pane e marmellata e a volte frutta secca o fresca, con variante di colazione salata (pane e formaggio o pane e salumi).</p>
<p><strong>Senti la difficoltà di vivere di sola arte?</strong></p>
<p>La difficoltà di vivere di sola arte la sento sempre ma sempre mi spinge avanti per continuare a farlo, è una sfida e un appagamento, una ricerca e una fatica ma più di immaginazione che di trovare la soluzione. La soluzione c&#8217;è, basta sbloccare l&#8217;immaginazione, sgomberare l&#8217;immaginario dai suoi <em>impastoiamenti</em>. Nel mio caso però sono arrivato al punto che sto cercando collaboratori per condividere la mole di produzioni e di organizzazione, da qualche anno infatti organizzo il <strong>Festival della Malanotte, </strong>una volta all’anno. Claudio Jaccarino mi diceva che è la necessità che ti spinge a fare l&#8217;artista, a sbloccare immaginazione e pigrizia. Un giocoliere che incontrai nel 2002, quando ero alle prime armi, alla domanda: «Perché hai iniziato a fare il giocoliere?», mi rispose così: «Avevo bisogno di soldi», e lì è il viaggio che ti salva, perché è incontro, incoraggiamento reciproco.</p>
<p><strong>Ha ancora un senso scrivere oggi?</strong></p>
<p>Scrivere ha il senso&#8230;di vivere! Antonio Carletti dice che scrivere è come respirare, figurati quanta gente c&#8217;è in apnea! Scrivere è anche e soprattutto elaborare la realtà, resistere all&#8217;oblio e alla carestia di immaginazione, è vivere la vita pienamente. Anna Politoskaja diceva: &#8220;Io vivo la vita e scrivo di ciò che vedo&#8221; e l’hanno fatta fuori. Molti psicologi consigliano di scrivere un diario magari in terza persona come terapia!</p>
<p><strong>La narrazione oggi trova ancora un suo spazio, un suo perché?</strong></p>
<p>La narrazione uno spazio lo deve trovare, ma è sempre una sfida e uno scavamento: vedi la canzone che ho scritto durante i quattro giorni a Coltriciano, l’eremo di Romena: la canzone, che racconta alcuni aspetti “critici”, ha trovato lo spazio per evitare di esplodere o di scappare, sublimando e facendo ironia e autoironia ho fatto un lavoro anche collettivo, adesso tutti ridono divertiti e si ritrovano, anche quella è narrazione terapeutica, la funzione originaria, forse, del teatro, la catarsi; poi in questi tempi di virtuale e digitale e smaterializzazione, andare dentro la realtà e raccontarla è sempre più urgente e salvifico.</p>
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		<title>Mammola. &#8220;Camminando s’apre cammino&#8221;. Tra Arturo Paoli e Tonino Bello  Eremo San Nicodemo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/mammola-eremo-san-nicodemo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2023 01:39:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Angelo Maddalena Comincia in sordina con pochissimi partecipanti, anche perché negli stessi giorni c’era la Sagra del fungo a Mammola, però poi senza calcolarlo, come un compimento o un suggello o meglio ancora un riscatto, sono stati i camminatori dell’Aspromonte ad aver animato il grande prato davanti all’Eremo di San Nicodemo. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo e foto di Angelo Maddalena</strong></em></p>
<p>Comincia in sordina con pochissimi partecipanti, anche perché negli stessi giorni c’era la Sagra del fungo a <strong>Mammola</strong>, però poi senza calcolarlo, come un compimento o un suggello o meglio ancora un riscatto, sono stati i camminatori dell’Aspromonte ad aver animato il grande prato davanti all’<strong>Eremo di</strong> <strong>San Nicodemo.</strong> Lo hanno fatto in uno stile spontaneo, non del tutto programmato, in linea con il titolo della festa dei libri nei sentieri: <strong>Camminando s’apre cammino.</strong></p>
<p>Per spiegare il senso di queste giornate ci siamo fatti guidare da <strong>Arturo Paoli e don Tonino Bello</strong>, e ci siamo ritrovati all’Eremo di San Nicodemo di Mammola. <strong>Massimiliano Filippelli</strong>, laureando in teologia a Firenze, con una tesi su Arturo Paoli, non ha potuto essere presente, ma ha mandato un testo con una testimonianza di fratel <strong>Arturo Paoli, deceduto a 102 anni pochi anni fa</strong>, a Lucca, dove era tornato a vivere dal 2006, dopo vari decenni trascorsi in <strong>Brasile e Venezuela</strong>, come piccolo fratello di <strong>Charles de Foucauld</strong>.</p>
<p>Filippelli, abitando a <strong>Pistoia</strong>, ha avuto modo di incontrarlo più volte. <strong>“Ciò che mi colpiva in Arturo”, afferma Massimiliano, “era il suo essere ‘abbordabile’, come diceva un altro grande testimone e amico, Carlo Carretto</strong>, il suo mettersi nelle mani dell&#8217;altro senza prevenzioni, quasi ingenuamente e al contempo la sua docilità alla forza dello ‘Spirito’ dove soffiava”.</p>
<p>Nel libro <strong>Liberare le relazioni umane, camminando s’apre cammino</strong>, Arturo Paoli scrive: “Cerco l’altro perché l’altro mi aiuta a liberarmi”. Inizia con l’Inno allo scrivere di Vincenzo Filardo, scrittore di Reggio Calabria, questa festa dei libri nei sentieri, che si è svolta dal 27 al 29 ottobre. E poi con la lettura della prima pagina di <strong>Il futuro ha un cuore di tenda</strong>, di Ermes Ronchi: “Perché leggere un libro? Oggi abbiamo tante possibilità alternative per conoscere, tenerci informati, seguire avvenimenti, capire fenomeni (…) Ma la lettura di un libro, di un buon libro, può invece costituire un prezioso strumento, perché costringe a fermarci, a darci il tempo necessario perché corpo, mente e spirito si ritrovino, al di là di ogni dispersione e frettoloso consumo di cose”.</p>
<p>Le preghiere della sera e del mattino sono scandite dalla lettura di uno dei <strong>Salmi riscritti da David Maria Turoldo</strong>, e una canzone di un salmo musicato. La canzone <strong>Camminando s’apre cammino</strong> che avevo scritto quasi due anni fa, l’ho cantata in questi giorni per la prima volta in pubblico. L’ho cantata già nel pomeriggio del venerdì 27, che ha visto la presenza e la testimonianza di Michela Franco e di Stefano del progetto<strong> Viviamo Cinquefrondi</strong> della Mediateca comunale Pasquale Creazzo.</p>
<p>Una strofa della canzone dice: <strong>“E nella lotta si trova pace/ed il conflitto che mai si tace”</strong>, che richiama un capitolo dal titolo <strong>La pace come cammino</strong>, e per giunta in salita, tratto dal libro <strong>Alla finestra la speranza di don Tonino Bello</strong>, che abbiamo letto più volte durante questi tre giorni. La mattina del 28 abbiamo passeggiato nel <strong>sentiero dei Greci</strong> che è anche conosciuta come <strong>strada della Seia</strong>, quella che percorrono i pellegrini che vengono a piedi da Mammola, ogni venerdì da metà luglio al 3 settembre, festa di San Nicodemo.</p>
<p>Abbiamo raggiunto la cappelletta di San Nicodemo risalendo la strada fatta di scalini di pietra sul crinale del bosco. Nel pomeriggio <strong>Giacomo Anselmo</strong> ha raccontato alcuni passaggi della sua tesi di laurea dal titolo <strong>Camminare come forma di esplorazione urbana</strong>; dall’erranza alla deriva, discussa pochi anni fa alla facoltà di <strong>scienze politiche di Messina</strong>. Giacomo ha spiegato, tra le altre cose, il filo che lega il pellegrinaggio alle marce di contestazione, facendo notare che molti pellegrini del medioevo poi diventarono crociati. E anche la funzione riparatrice ed espiatoria del pellegrinaggio.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-8327 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/11/angelofestaeremocerchio.jpg?resize=800%2C600&#038;ssl=1" alt="" width="800" height="600" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Ha spiegato che un cammino in salita è una forma di ascesa spirituale, infatti il simbolo del <strong>Purgatorio nella Divina commedia</strong> è una montagna. Poi ha parlato del <strong>cammino come forma di protesta nell’esperienza di Gandhi e Martin Luther King</strong>, e dell’esperienza di <strong>Mildred Lisette Norman</strong>, una donna che nel 1953 iniziò a camminare ininterrottamente per anni e anni dal <strong>Messico al Canada</strong> per protestare contro la guerra degli <strong>Stati Uniti</strong> contro la <strong>Cambogia</strong>. Nella serata del 28 è stato proiettato il docu-corto <strong>Mi sembra di viaggiare con te, manuale del cantastorie moderno</strong>, del regista Gabriele Perni.</p>
<p>La mattina del 29, per chiudere in bellezza, come da programma, il prato antistante all’eremo è stato “invaso” dai camminatori del gruppo <strong>Gente in Aspromonte</strong> e da altri escursionisti arrivati fuori programma, e anche da visitatori del <strong>Santuario</strong> che regolarmente arrivano a salutare San Nicodemo, soprattutto nei giorni di sabato e domenica. Prima del pranzo, ho intrattenuto per pochi minuti i presenti con una lettura del <strong>Salmo</strong> del giorno preso dal libro dei Salmi riscritti da padre David Maria Turoldo, con un accenno ad Arturo</p>
<p>Paoli e a don Tonino Bello, concludendo con la canzone <strong>Camminando s’apre cammino</strong>, che in una strofa li nomina: “Arturo Paoli, Carlo Carretto, Tonino Bello/, e poi Turoldo, e Zanotelli e anche Maria/, madre Maria, cammino lento e poi un canto e una preghiera”. <strong>Maria Di Gregorio</strong> è mia madre, deceduta nel 2020, il 21 marzo, in un ospedale siciliano, alla quale ho dedicato la canzone <strong>Madre di preghiera</strong>, registrata nel cd <strong>Santa Maria del cammino</strong> (2020, autoproduzioni Malanotte).</p>
<p>Tra i libri esposti in questi giorni c’era anche il suo, <strong>Una stagione a Lourdes, diario di una pellegrina operaia</strong> e i due libricini <strong>Pregare è semplice?</strong>, con la foto di lei in copertina, e Maria Di Gregorio, ricordi e considerazioni sempre attuali, pubblicato nel secondo anniversario della sua morte e ristampato per questa festa del libro all’Eremo.</p>
<p>Con le letture e i riferimenti alla “visioni di pace” (uno dei titoli di un libro di don Tonino Bello presente alla libreria dell’Eremo), ci siamo connessi con la supplica per la pace che <strong>il 28 si è tenuta all’Eremo dell’Unità di Santa Maria di Montserrat a Gerace</strong>, di cui ho ricevuto la notizia da suor <strong>Mirella Muià</strong>, eremita di rito bizantino che abita all’<strong>Eremo dell’Unità</strong>. Di lei alla libreria dell’Eremo sono disponibili tre titoli: <strong>La porta aperta dell’orizzonte</strong>, uscito circa un anno fa per la casa editrice <strong>Bit culturali</strong> e i due monologhi teatrali in versi: <strong>Empedocle e Chi potrà sradicarmi?</strong>, entrambi editi da <strong>Lyriks edizioni.</strong></p>
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		<title>Metallo pesante. Alessandro Angelelli tra parola e immagine</title>
		<link>https://www.borderliber.it/metallo-pesante-poesia-angelelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2023 01:40:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Rita Bompadre. In copertina: &#8220;Metallo pesante&#8221; di Alessandro Angelelli, L&#8217;Erudita, 2022 “Notte inoltrata, silenzio profondo, rotto di colpo, dal passare di un treno, metallo pesante su fragile legno”. La composizione tra la parola e l&#8217;immagine, metafora della vita e del senso dell&#8217;interezza, racchiusa in queste righe, appartiene all&#8217;autore Alessandro Angelelli nel libro “Metallo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Rita Bompadre. In copertina: &#8220;Metallo pesante&#8221; di Alessandro Angelelli, L&#8217;Erudita, 2022</strong></em></p>
<p>“Notte inoltrata, silenzio profondo, rotto di colpo, dal passare di un treno, metallo pesante su fragile legno”. La composizione tra la parola e l&#8217;immagine, metafora della vita e del senso dell&#8217;interezza, racchiusa in queste righe, appartiene all&#8217;autore Alessandro Angelelli nel libro “Metallo pesante” (L&#8217;Erudita, 2022 pp. 67, € 16.00).</p>
<p>I testi contengono la densità dell&#8217;osservazione poetica sul mondo e sulla natura degli uomini, diffondono la consistenza dell&#8217;ispirazione, offrono una consapevolezza accogliente, piena di sensibilità e di intensa affettività. Il poeta risiede nella dimora dell&#8217;anima, percepisce l&#8217;intima relazione tra il proprio peregrinare alla ricerca di una dimensione familiare dove custodire ricordi ed emozioni e l&#8217;identità interpretativa delle sensazioni. Alessandro Angelelli indica la regione interiore dalla quale partire per percorrere l&#8217;essenza dell&#8217;itinerario esistenziale e ampliare l&#8217;orizzonte dell&#8217;appartenenza. Descrive attraverso l&#8217;inquietudine romantica del percorso di vita, lo smarrimento e la frantumazione dell&#8217;esperienza, espone la volontà di comunicazione, insegue il desiderio di riacquistare il sentimento perduto.</p>
<p>La strada per condividere il viaggio introspettivo rimanda al valore originario dell&#8217;essere, incrocia lo svolgimento della memoria e collega l&#8217;elaborazione del vissuto con il senso di ogni destinazione. “Metallo pesante” svela una collezione privata di inafferrabili momenti e di sfuggenti impressioni, mostra il vincolo confidenziale tra la malinconia del passato e l&#8217;incertezza del presente, avverte il carattere instabile di ogni incognita del futuro, l&#8217;inesorabile vulnerabilità del dolore, ma anche la stabilità fiduciosa della speranza.</p>
<p>La poesia di Alessandro Angelelli è simbolo di un archetipo del cammino umano, un attraversamento evolutivo tracciato nella necessità di realizzare una direzione per la felicità e rinnovare il proprio itinerario, inoltrandosi nella promessa di raggiungere nuovi approdi di comprensione per sentirsi a proprio agio con se stessi. Rivisita la località ispiratrice del pensiero, analizza il territorio suggestivo della realtà, da corpo all&#8217;equilibrio degli impulsi per orientare l&#8217;autenticità del discorso. Alessandro Angelelli conosce il modo di rilevare e abbracciare la consistenza sensitiva del proprio territorio di arrivo, oltrepassa il passaggio lucido del dolore e della finitezza dell&#8217;assenza, trasmette la propria fermezza creativa con il presentimento immaginario di ogni atmosfera onirica.</p>
<p>“Metallo pesante” rinforza l&#8217;intento profondo di riconquistare la componente del benessere, illustra l&#8217;incantevole cronaca del tempo nel riassunto seducente del quotidiano, congiunto alla contingenza della fugacità, alla tenerezza della memoria e alla commozione dei significati. Indaga sull&#8217;accordo dell&#8217;intuizione elegiaca e sostiene l&#8217;eterna e inevitabile discordanza tra la crudele fragilità e la grazia della serenità. Il libro è il compimento letterario di una coinvolgente resistenza, la fusione naturale immersa nella nostalgia dell&#8217;altrove, sperimenta l&#8217;incertezza dei legami, assapora l&#8217;indugio dell&#8217;attimo vissuto, mantiene il radicamento dell&#8217;intima necessità di espressione, l&#8217;intenzione di ogni luogo in cui sentirsi a casa e ritrovare la beatitudine dello spirito.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/metallo-pesante-poesia-angelelli/">Metallo pesante. Alessandro Angelelli tra parola e immagine</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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		<title>Seconda navigazione. Dell&#8217;amore e dei suoi resti</title>
		<link>https://www.borderliber.it/amore-e-resti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2023 01:36:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto e foto di Martino Ciano Io li ricordo i passaggi del cuore, la timidezza del primo bacio, la spavalda sensazione della conquista, e poi&#8230; e poi trovarsi con le braccia conserte, appoggiato a un palo della luce; guardare il cielo, perdersi, cercare risposte a domande sbagliate, e poi&#8230; e poi scendere giù, in sé [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto e foto di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>Io li ricordo i passaggi del cuore, la timidezza del primo bacio, la spavalda sensazione della conquista, e poi&#8230; e poi trovarsi con le braccia conserte, appoggiato a un palo della luce; guardare il cielo, perdersi, cercare risposte a domande sbagliate, e poi&#8230; e poi scendere giù, in sé stessi, scavare tra le macerie, trovare il Dio sepolto, il suo cadavere sul quale si sono versati balsami e lacrime.</p>
<p>Un giorno ti presi la mano, ti portai la testa sul petto, nascosi il mio viso tra i tuoi capelli. Sentii strapparmi l&#8217;anima un pezzo per volta, si sciolsero i nodi, si disfecero i dubbi. Non era amore, ma una promessa di felicità, ché un giorno si fa all&#8217;amore e un giorno ci si uccide per difendersi, ma si spera sempre che l&#8217;assassinio si compia il più tardi possibile. E quel giorno&#8230; quel giorno fu la <em>promessa</em> e amore venne a chiamarci per conservarci, per convincerci che nulla si avvera fin quando un bacio non lega e sigilla, e incatena, e fa scoppiare in corpo, nel petto, tra cuore e polmoni, tra sangue e aria, la libido e la passione, la favola della ragione e il trionfo dell&#8217;istinto.</p>
<p>Poi si perse nei ricordi. Cosa? Quel giorno <em>fu</em>, il resto <em>sarebbe stato</em> e magari&#8230; magari avrei voluto essere protagonista d&#8217;un sogno, un sognatore come tanti, illuso e disilluso, capace di comprendere ciò che è indicibile e che non ci siamo saputi dire ché&#8230; ché gli uomini si amano quel tanto che basta per proteggersi dalla tempesta, dalla solitudine affamata di consensi e poi&#8230; e poi sono addii come fu addio allora, sotto un ombrellone, con i piedi affossati nella sabbia, la violenza della parola risuonava come martello su incudine, e sentire l&#8217;aria mancare, tremore di polsi e sollievo, ed eccitazione d&#8217;infarto. Scintillavano gli occhi, sguardi come tagliole, mani pronte a strangolarsi e poi&#8230;</p>
<p>&#8230;poi viene il tempo in cui anche il dolore si dimentica e si ride delle sofferenze passate, ché tutto sta nell&#8217;indifferenza guidata dal motto <em>la vita va avanti</em>, e <em>avanti tutta</em> verso qualcosa noi andiamo, perché andare è l&#8217;unica cosa che ci è rimasta, anche se rimanere è pur sempre un peso, un insostenibile peso che tutto divora, persino i resti delle cose passate&#8230;</p>
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		<title>Io non sono una donna del Sud</title>
		<link>https://www.borderliber.it/nonsonodonna-del-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Sep 2022 01:01:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Balconi]]></category>
		<category><![CDATA[Camminare]]></category>
		<category><![CDATA[Ippolita Luzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[Nascondere]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Sud]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Ippolita Luzzo Io non sono una donna del sud Non ho mai fatto la salsa di pomodoro Le melanzane ripiene, la conserva di peperoni. Non ho mai  insaccato una salsiccia, non l’ho mai bucherellata Mi fa senso il sanguinaccio, non lo mangerei mai Non pranzo  dalla suocera, però l’ho tanto amata Non vado a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Di Ippolita Luzzo</strong></em></p>
<p style="font-weight: 400;">Io non sono una donna del sud<br />
Non ho mai fatto la salsa di pomodoro<br />
Le melanzane ripiene, la conserva di peperoni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non ho mai  insaccato una salsiccia, non l’ho mai bucherellata<br />
Mi fa senso il sanguinaccio, non lo mangerei mai<br />
Non pranzo  dalla suocera, però l’ho tanto amata<br />
Non vado a matrimoni, battesimi  e prime comunioni<br />
Non vado neppure ai funerali.<br />
Come potrei salutare quelle persone</p>
<p style="font-weight: 400;">Affrante<br />
messe lì,<br />
in fila indiana</p>
<p style="font-weight: 400;">Non conosco il parentado, non ricordo  i vari gradi<br />
Mi sfuggono gli intrecci, proprio quelli più succosi<br />
Mi distraggo e poi apro le finestre, tiro giù le tende<br />
Su balconi spalancati.<br />
Non spedisco barattoli a mio figlio, non stiro le camicie<br />
E poi non mi nascondo non dico- ho un impegno-<br />
E non ho mai gente a casa, a volte solo amiche</p>
<p style="font-weight: 400;">Non ho mai abitato qui,<br />
non ho mai vissuto qui, ma ora che lo vedo,<br />
ne sono tanto fiera.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il sud  lo porto nel sangue, nel suo colore, nel suo calore<br />
Nella  storia, nel presente,<br />
nel mio viso da bambina</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel dolore delle mamme,<br />
delle donne</p>
<p style="font-weight: 400;">Sempre attente, sempre pronte<br />
Sempre vigili e custodi<br />
di una cura sempre eterna</p>
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