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	<title>Calaciura Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Malacarne. Giosuè Calaciura e il “niente” della Mafia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jul 2022 01:47:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Malacarne&#8221; di Giosuè Calaciura, Sellerio editore Non eravamo niente, signor Giudice… è una frase che apre ogni capitolo di Malacarne, che viene più volte ripetuta nel corso delle 197 pagine. Ed eccoci catapultati nel monologo di un sicario che racconta tutto ciò che forse sappiamo, ma che spesso non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Malacarne&#8221; di Giosuè Calaciura, Sellerio editore</strong></p>
<p><em>Non eravamo niente, signor Giudice…</em> è una frase che apre ogni capitolo di Malacarne, che viene più volte ripetuta nel corso delle 197 pagine.</p>
<p>Ed eccoci catapultati nel monologo di un sicario che racconta tutto ciò che forse sappiamo, ma che spesso non vogliamo ascoltare. Poco importa che questo libro sia stato pubblicato venticinque anni fa, perché ancora <em>gira fresco</em> tra i nostri timpani, scuote come allora le nostre anime. Di <em>Malacarne</em> continua a essercene tanta, lì in Sicilia, qui in Calabria, ovunque nel Mezzogiorno dei disgraziati, dei perdenti, degli omertosi, dei <em>compari</em>. Il <em>no </em>di qualcuno non è servito a fermare l’ondata di menefreghismo, altro che paura, che rende questo popolo colluso più che sottomesso. Dopotutto è sempre una lotta tra <em>Stato </em>e <em>anti-Stato</em>, un <em>fottersi</em> a vicenda.</p>
<p>Calaciura mette tutto nero su bianco, sottintende e crea un’allegoria, una storia che sembra a volte una macabra favola, come quelle novelle che un tempo si raccontavano ai bambini, i quali venivano educati con terrore al rispetto delle regole sociali. <em>Regole sociali, ossia sovrastruttura invisibile</em>.</p>
<p>Ma in questa sovrastruttura si inserisce anche la politica internazionale. Ai tempi in cui scrive Calaciura era caduto da meno di un decennio il Muro di Berlino, la Cia era stata padrona d&#8217;Italia e nella Democrazia Cristiana c’erano <em>gentlemen </em>e <em>capibastone</em>. Dei mafiosi c’era bisogno, ché loro sapevano ammazzare, sapevano spaventare, sapevano comprare e vendere gli uomini. Calaciura non dice direttamente queste cose, il suo personaggio è un sicario che ama <em>girare intorno </em>ai fatti; si diverte a raccontare come s’ammazzavano donne, uomini, bambini, imprenditori, infami e <em>quaquaraquà</em>. Tanto lo sapevano i <em>picciotti </em>di essere niente, anzi <em>un niente che ha il dovere di rendere niente le altre cose</em>, in barba a tutta l’ontologia dell’Essere e al fanatismo per le radici <em>magnogreche</em>.</p>
<p>Ed è stato davvero affascinante leggere questo libro che scorre via, pagina dopo pagina, sorprendendo sempre il lettore su un argomento che mai tramonta, su una storia che ogni <em>meridionale </em>non sempre accetta, su un esame di coscienza che forse è inutile ormai farsi, visto che <em>niente </em>lo siamo diventati un po’ tutti.</p>
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