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	<title>Calabria Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Elisoccorso portami via: una ballata calabrese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 17:32:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;elisoccorso da 55 mila euro al giorno. L&#8217;articolo è di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale La novità è la seguente: l&#8217;elisoccorso costa all&#8217;Asp di Cosenza 55 mila euro al giorno. La notizia è sul sito di LaC News. Ecco il link per approfondirla. Certificato questo ennesimo dato, ci chiediamo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/elisoccorso-portami-via-una-ballata-calabrese/">Elisoccorso portami via: una ballata calabrese</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;elisoccorso da 55 mila euro al giorno. L&#8217;articolo è di Martino</strong> <strong>Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p>La novità è la seguente: l&#8217;elisoccorso costa <strong>all&#8217;Asp di Cosenza</strong> 55 mila euro al giorno. La notizia è sul sito di <strong>LaC News</strong>. <strong><a href="https://www.lacnews24.it/sanita/lelisoccorso-in-calabria-costa-55mila-euro-al-giorno-per-il-codacons-e-uno-scandalo-lasp-di-cosenza-tutto-normale-vut26t48">Ecco il link per approfondirla.</a></strong><strong> </strong>Certificato questo ennesimo dato, ci chiediamo come mai queste risorse non vengono utilizzate pure per mettere personale medico a bordo delle ambulanze o per ridare vita alle nostre strutture.</p>
<p>Scoop? No, tutto prende spunto dalla fattura relativa al servizio di <strong>elisoccorso</strong> per il periodo marzo-maggio 2026, pari a <strong>5.053.528, 70 euro.</strong> Cifra che suddivisa per i 92 giorni complessivi del trimestre fa, per l&#8217;appunto, circa <strong>55 mila euro</strong> al dì. Questa è la situazione. Come potrete capire tutto è nella norma, non c&#8217;è nessun inganno. Persino l&#8217;indignazione è superflua.</p>
<p>La Calabria regala ai propri cittadini diversi fatti tragicomici. Questo accade giornalmente, non c&#8217;è bisogno di gridare allo scandalo. Anzi, ogni cosa ormai viene digerita con facilità. Fa parte di un sistema che vuole tutti incazzati, ma non attivi sul piano civico. I fatti scivolano via. Quasi piace essere presi in giro.</p>
<p>Se interroghiamo questa fattura, la prima risposta che riceviamo è la seguente: «<strong>ammira il collasso dell&#8217;emergenza-urgenza</strong>». Quante volte vediamo in una settimana l&#8217;elisoccorso passare sulle nostre teste? Per ogni minimo incidente viene subito allertato. Il motivo è semplice: le strutture non hanno i servizi necessari per salvare la vita a chi si trova in pericolo. È una storia vecchia. Ne dobbiamo ancora parlare?</p>
<p>L&#8217;estate <strong>2026</strong> è iniziata. È uguale alle altre. Nonostante i buoni auspici, tutto si ridurrà come sempre ai quindici giorni di agosto. La facile profezia è frutto del chiacchiericcio di chi, anche questa volta, per scaramanzia, si era fatto un doppio segno della croce. Ormai, c&#8217;è chi se la prende con comodo, montando le strutture balneari lentamente. D&#8217;altronde perché ammazzarsi per i soliti problemi.</p>
<p>Ma non roviniamo la festa a nessuno. Le speranze vanno alimentate con calci in culo di illusioni. Tutto deve andare bene, assolutamente, ma la questione resta sul banco e nessuno vuole chiuderla. Gli sprechi per il servizio di elisoccorso hanno fatto impallidire anche il <strong>Codacons</strong>, per la precisione il Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell&#8217;Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori, ma nessuno se ne frega.</p>
<p>Questa notizia resterà lì, se ne parlerà a settembre. Intanto si incrociano le dita, come ogni estate. Si spera che non accadano episodi di ritardi nei soccorsi che farebbero spalmare melma gratuita sulla regione più scassata <strong>d&#8217;Europa</strong>. E sapete come finisce? Che un manipolo di politici griderà: «State zitti, per la miseria, che provochiamo solo un inutile danno di immagine».</p>
<p>Già, chi ci pensa al <strong>danno di immagine?</strong></p>
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		<title>Premio Giovanni Losardo: il 24 giugno a Cetraro la &#8220;IX edizione&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 11:47:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Questo articolo sul Premio Culturale Nazionale “Giovanni Losardo” è un comunicato stampa inviatoci dal sindaco di Cetraro, Giuseppe Aieta. La cerimonia si terrà giovedì 24 giugno 2026. Andrà in scena la nona edizione La Città di Cetraro si prepara a celebrare la IX Edizione del Premio Culturale Nazionale “Giovanni Losardo”, un appuntamento che rappresenta uno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Questo articolo sul Premio Culturale Nazionale “Giovanni Losardo” è un comunicato stampa inviatoci dal sindaco di Cetraro, Giuseppe Aieta. La cerimonia si terrà giovedì 24 giugno 2026. Andrà in scena la nona edizione</strong></p>
<p>La Città di Cetraro si prepara a celebrare la IX Edizione del Premio Culturale Nazionale “Giovanni Losardo”, un appuntamento che rappresenta uno dei momenti più alti della nostra vita civile.<br />
C’è un filo che unisce la storia della nostra comunità al suo presente: è il filo della memoria, della giustizia, del coraggio civile. Ogni anno, questo Premio ci ricorda che tali valori non appartengono soltanto al passato, ma continuano a chiedere voce, impegno e responsabilità.</p>
<p>Nel corso degli anni, il Premio è stato organizzato con straordinaria dedizione dal Laboratorio Sperimentale “Giovanni Losardo”, guidato dal professore Gaetano Bencivinni, con la preziosa collaborazione dei giornalisti Filippo Veltri e Arcangelo Badolati.<br />
Il loro lavoro non si è mai limitato a un atto celebrativo: ha inciso profondamente nella cultura cittadina, contribuendo a radicare nella comunità un’autentica coscienza civile. A loro va la mia sincera gratitudine e quella dell’Amministrazione comunale.</p>
<p>Giovedì 24 giugno 2026, nel suggestivo Giardino di Palazzo del Trono, grazie all’intraprendenza della Presidente del Consiglio Comunale Emanuela Matta, la città si ritroverà per rendere omaggio a figure che, con il loro impegno e la loro testimonianza, rafforzano ogni giorno il tessuto morale e istituzionale del Paese.<br />
Donne e uomini che incarnano la serietà delle istituzioni, la forza della cultura, la dignità del servizio pubblico.</p>
<p>Questa edizione non celebra soltanto i premiati, ma l’idea stessa di una cittadinanza vigile, consapevole, capace di custodire l’eredità morale di Giovanni Losardo e di trasformarla in futuro.</p>
<p>Cetraro si stringe attorno ai suoi valori più alti, con gratitudine e con speranza.<br />
Perché la legalità non è un ricordo: è una strada che scegliamo ogni giorno.</p>
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		<title>Lavoratori poveri: un racconto calabrese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 11:12:07 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Lavoratori poveri: un racconto calabrese&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale Hai ancora voglia di incazzarti, nonostante il tuo apparato circolatorio non te lo permetta? Sei un lavoratore, uno di quelli che dalla mattina alla sera si spacca la schiena con la pioggia e con il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Lavoratori poveri: un racconto calabrese&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>Hai ancora voglia di incazzarti, nonostante il tuo apparato circolatorio non te lo permetta? Sei un lavoratore, uno di quelli che dalla mattina alla sera si spacca la schiena con la pioggia e con il solleone. Non esiste per te la stagione senza acciacchi, ma hai la speranza che morirai avendo fatto il tuo dovere. «Tanto, altro non sai fare e per altro non sei nato», diceva sempre tuo padre.</p>
<p>Hai appreso da notizie di stampa che siedi anche tu tra i &#8220;<strong>lavoratori poveri</strong>&#8221; pur avendo un contratto regolare, pur vedendoti versati i contributi per la pensione. <strong>Cacchio, che fregatura!</strong> La tua condizione è frutto di un insano gioco tra le parti &#8211; parti che stanno al di sopra di te e che di te se ne fottono &#8211; per cui sei un burattino sul quale speculare. Pensa, ogni mattina ti svegli stressato e nervoso, questo produce più cortisolo del dovuto, visto che ormai dormi anche male. Se tutto va bene, tra qualche anno ti procurerai un <strong>infarto fulminante</strong>, se sei sfigato ti prenderà un <strong>ictus invalidante</strong>.</p>
<p>Di lavoratori poveri è piena l&#8217;Italia. È colpa di tutti i <strong>Governi</strong>, anche di quelli che saranno eletti in futuro. Questa nuova classe di frustrati è più sviluppata in <strong>Calabria</strong>. Ecco un altro dato che apprendi leggendo stramaledette notizie sui social. Mentre evacui il meglio di te, fermentato durante la notte, apprendi che sono aumentati gli interventi della <strong>Caritas</strong> e che anche i lavoratori normo-stipendiati vi hanno fatto ricorso.</p>
<p>Tu proprio non ti immagini a mangiare pasta lavata, scatolame assortito, oppure a vestirti con roba di scarto uscita da armadi impolverati. Tu lavori; puoi consumare in base ad alcuni indici; puoi spendere qualcosa in più rispetto a chi è disoccupato. Insomma, dovrebbe essere normale. Invece, se ti fai due calcoli &#8211; sempre stando seduto sul cesso &#8211; ti viene da piangere e senti che qualcosa vibra più del dovuto nel petto. Tiri le somme e ti rendi conto che rinunci a troppe cose in favore di poche altre. E perché? Alla fine tutte le mattine vai a fare il tuo dovere, non a rubare.</p>
<p>È un discorso ovvio, elementare. Se ci metti la filosofia di mezzo, quel po&#8217; che sai del pensiero umano, comprendi che non sei neanche un &#8220;<strong>proletario</strong>&#8220;, visto che non hai prole, quindi figli, pertanto <strong>Capitale</strong> umano e affettivo su cui investire. Sei solo uno tra i tanti lavoratori poveri che dovrà tirare la cinghia finché morte non ci separerà dalla Terra. Al massimo potrai sposarti in tarda età e contribuire alla crescita di figli non tuoi.</p>
<p>Alla fine di tutto, ti ricordano pure che nella tua <strong>Calabria</strong> se nasci povero muori povero. In poche parole i dati evidenziano che il &#8220;<strong>riscatto sociale</strong>&#8221; non esiste, perché difficilmente riuscirai a studiare e a salire di livello. Al massimo andrai a morire di fame in un&#8217;altra regione. L&#8217;unica cosa che impari da subito è come ci si procura il pane. Figuriamoci, non è che il titolo di studio cambi qualcosa; <strong>tu conosci poveracci che vanno dalla quinta elementare alla laurea magistrale.</strong> Eppure, questo è normale. Magari con lo studio impari a leggere diversamente il Mondo, ma anche di questa consolazione te ne fai poco. Anzi, potrebbe succedere che ti ammali prima perché capisci troppo cose insieme.</p>
<p><strong>Eccesso di sapere = morte anticipata</strong>. Magnifico! Sii fiero di ciò che ti circonda, sei anche tu uno tra i tanti &#8220;<strong>lavoratori poveri</strong>&#8220;. Santa Ignoranza sussurra alle tue orecchie la possibilità di imbracciare i fucili.</p>
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		<title>Poseidone: ricordi senza colpa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 14:28:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Poseidone: ricordi senza colpa&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale «Scorra a fiumi il petrolio, così come scorre il sangue nelle vene dei buoni e dei cattivi». Mentre lanci una moneta in mare, quello che nel tuo paese ha azzoppato un paio di case e divorato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Poseidone: ricordi senza colpa&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>«Scorra a fiumi il petrolio, così come scorre il sangue nelle vene dei buoni e dei cattivi». Mentre lanci una moneta in mare, quello che nel tuo paese ha azzoppato un paio di case e divorato una strada, immagini ciò che sta al di là dell&#8217;orizzonte. Immenso il mondo, incontenibile il suo movimento, troppi esseri umani lo spolpano. Tutti hanno il diritto di esistere?</p>
<p>Poseidone risale dagli abissi ogni notte. Osserva questa cittadina, la tua, di troppe case tra cui passano strade storte. Ci vorrebbe un maremoto per ristabilire l&#8217;equilibrio naturale, un azzeramento del tempo nel nome di una nuova entropia. «Scorra il petrolio a fiumi», senti risuonare da una televisione lasciata accesa. Il soggiorno è lì, immobile e vuoto, serafico e ieratico.</p>
<p>Dietro il teleschermo c&#8217;è l&#8217;uomo della Casa Bianca, il clown bugiardo che dice di aver messo fine all&#8217;ennesima guerra. «Hanno liberato lo stretto di Hormuz», così sia. Spegni il televisore. È un viaggio al termine della nostra notte. Nel tuo paese, in cui il mare fa baldoria, scorre un fiume di acqua imbrigliata. È stato trasformato in un torrente che scava con furia. Ci sei cresciuto sulle sue sponde e hai visto migrare la sabbia del mare, gli amici e persone che mai conoscerai.</p>
<p>Arriva l&#8217;estate. Lei è abbondante, allegra e spensierata. Si lascia descrivere, criticare e infine rimpiangere. Stai buttando giù parole senza pensare al dopo, come se il mondo fosse a un passo dalla fine. C&#8217;è bisogno di rompere certe convenzioni, come il peccato di tracotanza. Ecco, di tracotanza si sono vestiti quei costruttori che trovarono utile e giusto innalzare palazzi vicino al mare. Si dice anche che in quegli anni di abusivismo qualcuno provò a fermarli. Poi, così non fu.</p>
<p>«Scorra a fiumi il petrolio», la ricchezza è tornata perché una guerra sembra essere terminata. Non c&#8217;è pace senza accordi economici o passaggio di denaro. Ogni élite festeggia a modo suo; tranne noi, la maggior parte della popolazione mondiale. Continuiamo a boccheggiare, felicemente. Siamo criceti instancabili su una ruota.</p>
<p>Le tue sono cronache di paese che si riflettono sul mondo. Calpestando la sabbia davanti ai condomini lambiti dal mare, ti eri fermato e avevi lanciato una moneta in acqua, dando le spalle al resto del mondo, immaginando che tu fossi davanti alla fontana di Trevi. Hai chiesto buoni auspici, piccoli successi, qualche gioia transitoria ma pur sempre gradevole, disgrazie sopportabili.</p>
<p>Non volevi seppellire la ragione. Avresti lasciato tutto nelle mani di Poseidone. Avrebbe deciso lui &#8220;come&#8221; e &#8220;quando&#8221; intervenire sul cemento. Lui non si sarebbe fatto notare.</p>
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		<title>Pizzo Calabro: passaggio nell&#8217;incanto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 07:44:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Adriana Sabato ci racconta del suo passaggio nell&#8217;incantevole e rinomata cittadina calabrese di Pizzo Calabro. In copertina una foto scattata dall&#8217;autrice dell&#8217;articolo  È impossibile resistere al fascino delle spiagge di Pizzo Calabro e del suo centro storico abbarbicato su un promontorio di tufo. Questo suggestivo borgo è una delle località che contribuiscono a rendere la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Adriana Sabato ci racconta del suo passaggio nell&#8217;incantevole e rinomata cittadina calabrese di Pizzo Calabro. In copertina una foto scattata dall&#8217;autrice dell&#8217;articolo </strong></p>
<p>È impossibile resistere al fascino delle spiagge di Pizzo Calabro e del suo centro storico abbarbicato su un promontorio di tufo.</p>
<p>Questo suggestivo borgo è una delle località che contribuiscono a rendere la Costa degli dei, il paradiso che migliaia di turisti e visitatori scelgono ogni anno per le loro vacanze al mare. Qui, tra natura, storia e leggenda si può assaporare il vivere italiano in tutta la sua potenza.</p>
<p>Tra i punti di forza di Pizzo Calabro ci sono sicuramente le sue spiagge suggestive, come la spiaggia di Colamaio nel golfo di Sant’Eufemia e la spiaggia di Pizzo Marina. Ma questo territorio nasconde anche perle architettoniche di rara bellezza come la Chiesetta alla spiaggia di Piedigrotta, che si sviluppa all’interno della nuda roccia, o il Castello Aragonese da cui si può godere di una vista mozzafiato. Il centro storico di Pizzo Calabro, poi, ha la capacità di riportare indietro nel tempo tra vicoletti e scorci da scoprire con ritmi lenti.</p>
<h3>La storia di Pizzo Calabro</h3>
<p>Il passato di Pizzo è stato brillante in quanto il borgo si trova al centro delle vie commerciali terrestri e marittime del centro della Calabria. Nei depositi della Marina arrivavano olio, vino, grano, ferro, armi, ecc. destinati ad essere imbarcati all’interno del suo porticciolo naturale sulle piccole navi della marineria pizzitana e da qui essere portati ad Amalfi, a Napoli, Roma, e finanche a Marsiglia. Come località turistico balneare da sempre ha attirato le popolazioni dell’interno che andavano a fare i bagni nel periodo estivo. Viaggiavano con ogni mezzo (carrozze, traini, ecc.), si portavano le proprie masserie ed alloggiavano a Pizzo per periodo non inferiore al mese. Sotto l’aspetto commerciale a Pizzo venivano a fare acquisti da ogni dove tanto erano di alto livello qualitativo i propri negozi. Per le calzature e abbigliamento avevano un vero e proprio primato che in certi periodo ha dato vita a produzioni vere e proprie.</p>
<h3>L’arte</h3>
<p>Interamente scavata nella roccia arenaria, proprio sul tratto di mare che si affaccia lungo lo splendido Parco Marino Regionale Costa degli dei, la Chiesetta di Piedigrotta rappresenta uno dei gioielli di Pizzo.</p>
<p>Lo splendido santuario fu edificato da alcuni naufraghi napoletani, alla fine del Seicento, per ringraziare Dio di essersi salvati dalla tempesta.</p>
<p>I marinai attribuirono il miracolo alla protezione di un quadro della Madonna che si trovava sulla nave e che ritrovarono sulla spiaggia. Una volta tratti in salvo assieme al quadro miracoloso, i marinai per devozione scavarono nella roccia una piccola cappella, l&#8217;attuale Chiesetta di Piedigrotta, e vi collocarono la sacra immagine (ribattezzata Madonna di Piedigrotta).</p>
<p>Attorno al 1880 l&#8217;artista locale Angelo Barone, seguito da suo figlio Alfonso, cominciò a ingrandire e decorare la cappella con statue raffiguranti scene e personaggi della Sacre Scritture e della Vita di Cristo, ricavate dalla stessa roccia tufacea.</p>
<p>Il Quadro della Madonna di Piedigrotta è oggetto di una sentita devozione popolare e dell&#8217;annuale Festa della Madonna di Piedigrotta. La festa si svolge il 2 luglio, preceduta dalla novena, e vede l&#8217;effige protagonista di una caratteristica processione in mare guidata dall&#8217;imbarcazione “Perla Nera”, addobbata con fiori e banderuole colorate. Questo misto di storia locale e leggenda fanno di Piedigrotta un unicum nel suo genere.</p>
<h3>Le sculture</h3>
<p>Sant&#8217;Antonio da Padova raffigurato con un bambino tra le braccia. San Giorgio che uccide il drago, una scultura dinamica che simboleggia la lotta tra il bene e il male. Santa Rita, conosciuta come la santa delle cause impossibili.</p>
<p>Angeli e cherubini, posizionati in vari angoli e nicchie della grotta per decorare le pareti e l&#8217;altare. Il Presepe, una ricca rappresentazione della natività con pastori, Re Magi e animali. La Pietà, una drammatica raffigurazione della Madonna che sorregge il corpo di Gesù Cristo. Le Nozze di Cana, la scena evangelica del primo miracolo di Gesù che trasforma l&#8217;acqua in vino. Il Battesimo di Gesù, San Giovanni Battista che battezza Cristo nelle acque del fiume Giordano.</p>
<h3>Pizzo Calabro e il castello aragonese</h3>
<p>Il castello, arroccato su di uno sperone roccioso a dominio del golfo di Sant’Eufemia, fu edificato da Ferdinando I d’Aragona, nel 1486, intorno a un torrione fatto erigere precedentemente dagli Angioini, la cosiddetta Torre Mastra, risalente alla fine del XIV secolo.</p>
<p>L’antico castello conserva ancora oggi i suoi volumi compatti, costituiti da un massiccio corpo quadrangolare affiancato da due torri a tronco conico che danno verso l’abitato.</p>
<p>La sua parte trapezoidale è invece a picco sul mare. Il portone d’ingresso è fornito di ponte levatoio. Sul portale si trova una lapide a ricordo di Gioacchino Murat che vi fu rinchiuso e poi fucilato il 13 ottobre 1815.</p>
<p>La visita al Castello è interessante, ma anche sconcertante in quanto sono presenti delle statue di cera che ricostruiscono gli ultimi giorni di vita e la prigionia di Murat. La visita alla chiesetta di Piedigrotta è invece molto affascinante e suscita grande stupor, fino al disorientamento.</p>
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