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	<title>Bulgaria Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Diario di una prof. &#8220;Una questione da Pitbull&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/pitbull-diario-grandinetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 May 2024 02:07:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bulgaria]]></category>
		<category><![CDATA[Cane]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Testo ed elaborazione grafica della foto di Daniela Grandinetti Se ascolti, impari (la realtà). Sono le dodici e mezza, lezione in seconda, faccio appena in tempo ad accordare cinque minuti, cinque di pausa, che scatta la mossa automatica: tutti afferrano il cellulare. Faccio notare il livello di dipendenza patologica, ma ovviamente rimango pressoché inascoltata, mi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Testo ed elaborazione grafica della foto di Daniela Grandinetti</strong></em></p>
<p>Se ascolti, impari (la realtà).</p>
<p>Sono le dodici e mezza, lezione in seconda, faccio appena in tempo ad accordare cinque minuti, cinque di pausa, che scatta la mossa automatica: <strong>tutti afferrano il cellulare</strong>. Faccio notare il livello di dipendenza patologica, ma ovviamente rimango pressoché inascoltata, mi rassegno a questi cinque minuti di <strong>spippolamento</strong> compulsivo.</p>
<p>V. &#8211; un ragazzino minuto che sembra più piccolo della sua età &#8211; si avvicina alla cattedra. Qualcuno fa una <strong>battutaccia</strong> ad alta voce a proposito dei cani randagi, dice <strong>andrebbero uccisi.</strong> Non commento, ma tanto basta perché V. prenda a raccontarmi del suo <strong>pitbull</strong>, mi dice che il cane gli addentava l’avambraccio senza morderlo e lui lo sollevava e lo faceva penzolare. Io guardo scettica i suoi quaranta chili scarsi e sorrido. Fa il grosso, ma proprio non ha la stazza del grosso.</p>
<p>Si siede e mi dice che questo pitbull adesso è morto, pare fosse un cane da combattimento e lui lo allenava.</p>
<p>“Tu?”. Chiedo incredula.</p>
<p>“Sì, per le gare”</p>
<p>“Ma le gare tra cani sono illegali”</p>
<p>“Qui, ma in <strong>Bulgaria</strong> no. È legale, anzi, ci vanno pure i poliziotti. Mio zio lì ha un allevamento di cani, si possono vincere fino a 5000 euro in un combattimento.”</p>
<p>“Scusa, ma a te piace guardare due cani che si ammazzano?”</p>
<p>Fa spallucce, si vede che non vuole ammetterlo apertamente ma sì, gli piace. Mi racconta di cani eroici, insanguinati e con arti strappati che dopo aver vinto un combattimento vengono rimessi in pista a combattere ancora. L’adrenalina sale (la sua) mentre parla gesticolando mentre io ho lo stomaco (e i pensieri) sottosopra.</p>
<p>“Ma è terribile!”, esclamo.</p>
<p>“Sì, ma lo fanno.”</p>
<p>“Torni spesso in <strong>Bulgaria</strong>?”</p>
<p>“Ogni estate, i miei sono separati, per le vacanze vado da mio padre.”</p>
<p>Mi racconta che gli piace andare in motorino, ma non ha il patentino e in <strong>Bulgaria</strong> nella sua città i poliziotti lo hanno beccato, ma lì &#8211; dice &#8211; basta pagare.</p>
<p>“La multa?”, azzardo io, ottimista.</p>
<p>“Ma quale multa prof! I poliziotti! Mio padre gli dà 50, 100 euro e loro mi lasciano andare.”</p>
<p>Andiamo bene!</p>
<p>Intanto i cinque minuti sono passati e io mi sono fatta una cultura sul combattimento tra cani.</p>
<p>Chiedo di mettere via i cellulari, dedichiamo gli ultimi venti minuti alla lettura del romanzo su <strong>Oscar</strong>. Protestano un po’, soprattutto A., nella penultima fila, aria da finto bullo ma buono come il pane.</p>
<p>Comincio a leggere.</p>
<p>Tanto lo so che sarà proprio lui, A. finto bullo, succede quasi sempre, mi segue con lo sguardo, la bocca semiaperta e lo sguardo lucido. D’altronde ormai è chiaro che <strong>Oscar</strong>, il bambino protagonista della storia, morirà. Nel gioco dei dodici giorni è invecchiato. Non ringrazierò mai abbastanza <strong>Eric-Emmanuel Schmitt</strong> per aver scritto questo romanzo,</p>
<p>Oscar e la dama rosa. Leggendolo ho fatto piangere anche i più recalcitranti, di proposito.</p>
<p>Quando suona la campanella c’è un silenzio imbarazzato. In fondo molti di loro sono maschi duri.</p>
<p>Qualche giorno dopo, nell’introdurre un modulo sul loro libro dedicato a scritti sulla mafia, chiedo cosa ne sappiano. Proprio V., quello dei <strong>pitbull</strong>, risponde subito: <strong>sono dei furbi, dei grandi</strong>. Chiedo spiegazioni, ma ovviamente non sa bene cosa rispondere, è confuso. Eccetto, dice, che a lui l’idea piace perché lui da grande vorrebbe fare il criminale. Proprio così mi dice.</p>
<p>“Io vorrei fare il criminale.”</p>
<p>V. da qualche giorno si è tagliato i capelli: <strong>un taglio rasato con una striscia più lunga nel mezzo.</strong> Sulla nuca il rasoio gli ha disegnato uno strano, indecifrabile segno.</p>
<p>Tra l’altro, a lui così piccolo, quel taglio sta proprio male, oltre ad essere oggettivamente un brutto modo di ridursi la testa, ma questo non posso dirglielo.</p>
<p>Dovrò farglielo capire in un altro modo. Così come smontargli la sua visione mitica dei criminali. Averlo fatto piangere con la morte di <strong>Oscar</strong>, nel suo caso, non basta.</p>
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