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	<title>Bibbia Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Qohelet: &#8220;Tutto è vuoto, un immenso vuoto&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Apr 2025 22:01:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Domenico Frontera. In copertina un particolare di &#8220;Allegoria della vanità&#8221; di Nicolas Régnier &#8220;Parole di Qohelet, figlio di Davide re di Gerusalemme. Un immenso vuoto &#8211; dice Qohelet &#8211; un immenso vuoto, tutto è vuoto! Quale valore ha tutta la fatica che affatica l&#8217;uomo sotto il sole?&#8221; (Qohelet 1, 1-3) Qohelet è l&#8217;unico &#8220;autore&#8221; della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Articolo di Domenico Frontera. In copertina un particolare di &#8220;Allegoria della vanità&#8221; di Nicolas Régnier</h4>
<p>&#8220;Parole di Qohelet, figlio di Davide re di Gerusalemme. Un immenso vuoto &#8211; dice Qohelet &#8211; un immenso vuoto, tutto è vuoto! Quale valore ha tutta la fatica che affatica l&#8217;uomo sotto il sole?&#8221; (Qohelet 1, 1-3)</p>
<p><strong>Qohelet</strong> è l&#8217;unico &#8220;autore&#8221; della Bibbia che abbandona la concezione della storia, intesa come processo lineare e messianico, aperto all<strong>&#8216;eschaton</strong>, alla &#8220;terra promessa&#8221;, sostituendola con l&#8217;antico senso della &#8220;ciclicità&#8221; del tempo; dell&#8217;eterno ritorno delle cose. La storia, dirà, è senza direzione: &#8220;Non c&#8217;è niente di nuovo sotto il sole&#8221;, tutto si ripete da sempre e l&#8217;uomo è come chiuso in un carcere da cui è impossibile evadere.</p>
<p><strong>Per Qohelet,</strong> Dio nel cuore umano ha messo il senso dell&#8217;eterno, ma l&#8217;uomo non riesce a comprendere l&#8217;inizio e la fine della creazione divina, cioè il senso, il perché dell&#8217;esistere. Tutto ciò che esiste e tutta la storia appaiono già strutturati in maniera definitiva così da &#8220;Non potervi aggiungere nulla e nulla togliere&#8221;.</p>
<p>È come se il mondo sia governato da un modello prestabilito. Egli sembra parlare con la stessa angoscia dell&#8217;uomo post moderno: <strong>&#8220;Non c&#8217;è più nulla da scoprire&#8221;</strong>, tutto è <strong>hebel</strong>, vuoto, nulla, dirà<strong> Ceronetti</strong> nella sua traduzione del libro. Ma perché <strong>Qohelet</strong> rompe con la tradizione? Perché rifiuta questa idea di un tempo lineare e progressivo? Le ragioni sono tutte nella sua polemica contro la teoria della retribuzione e quella della &#8220;nuova apocalittica&#8221;, che nel III secolo a.C. si stava imponendo e che è rappresentata in maniera emblematica nel <strong>libro di Enoch</strong>.</p>
<p><strong>Secondo Qohelet,</strong> quella idea teologica che afferma che al giusto, al timorato di Dio, a colui che rispetta il patto mosaico, non capiterà mai la stessa sorte dell&#8217;empio è banalmente confutata dalla realtà. Al giusto ed al peccatore è riservata la stessa identica fine; tutto è soffio, tutto è un inutile vuoto.</p>
<p>Per <strong>&#8220;Colui che presiede l&#8217;assemblea&#8221;</strong> (questo sta ad indicare in ebraico il termine Qohelet) è una illusione anche sperare in qualche <strong>&#8220;potentato angelico&#8221;</strong>, in qualche intervento divino che metta fine all&#8217;ingiustizia del mondo perché anche questo sperare non è che vanità ed un inseguire il vento. Il Dio di Qohelet è veramente un <strong>&#8220;Deus absconditus&#8221;</strong>, la sua immensità non ha nulla di rallegrante; meravigliosa in sé, resta pura impenetrabilità: &#8220;Dio è nei cieli e tu stai sulla terra&#8221; e l&#8217;uomo &#8220;Non può contendere con chi è più forte di lui.&#8221;</p>
<p>Di fronte a questa visione, ogni dialogo fra <strong>creatura e Creatore</strong> si spegne ed ogni parola di salvezza diventa logora. Siamo in presenza di una teologia distante dalla sontuosa ideologia profetica o da quella dell&#8217;alleanza, distante dalle visioni apocalittiche, tipo quelle contenute <strong>nel libro di Enoch</strong>, che promettono, in qualche modo, una redenzione della storia.</p>
<p>Lo sguardo di <strong>Qohelet</strong> è quello di un intellettuale che pensa &#8220;laicamente&#8221; in maniera sorprendentemente moderna, che non nega Dio ma che coglie un mondo in cui il relativo sembra essere l&#8217;unico assoluto e l&#8217;insoddisfazione l&#8217;essenza della vita umana; Dio esiste, agisce, ma la sua azione è incomprensibile all&#8217;uomo e ogni teodicea, ogni tentativo teologico di giustificarne la sua<strong> &#8220;non presenza&#8221;</strong> nella vita, è hebel, è vuoto. Di fronte a questa teologia così nuda e povera, così antropologicamente pessimistica: &#8220;Ho in odio la vita, mi fa orrore tutto quanto si fa sotto il sole!&#8221;. <strong>Come si può definire Qohelet &#8220;parola di Dio&#8221;?</strong></p>
<p>Come può questo libro di natura sapienziale, influenzato anche dalla cultura ellenistica del <strong>III secolo a.C.</strong>, periodo in cui probabilmente venne scritto, essere stato accettato nel canone sia ebraico che cristiano?</p>
<p>Le ipotesi e i motivi sono tanti ma la ragione principale, a nostro avviso, risiede nella forza e nella bellezza stessa del testo, nelle domande così radicate in ogni essere umano da non poter essere eluse o ignorate. Dirà De Benedetti: &#8220;È di grande importanza che Qohelet sia stato incluso nel canone biblico: ciò significa che una religiosità così laica, conflittuale, critica, negatrice di tutta la tradizione, è legittimata addirittura come &#8220;parola di Dio&#8221;. Non dobbiamo vedere in questo qualcosa di contraddittorio, quanto piuttosto una implicita ammonizione a coloro che si adagiano soddisfatti nel pensare religioso e che considerano il pensare laico un affronto fatto a Dio&#8221;. <em>(P. De Benedetti, &#8220;In mezzo al villaggio. La dimensione della laicità nell&#8217;ebraismo&#8221;, in Qol nn. 11-12, settembre &#8211; dicembre 1987).</em></p>
<p>Il silenzio di Dio e della vita non è quindi una maledizione, anzi, <strong>Qohelet nella sua sconsolata ricerca di senso evidenzia i limiti della ragione e del credere</strong>, aprendo l&#8217;orizzonte al dubbio ed al mistero delle cose che ci richiamano costantemente a ricercare, con un profondo senso di umiltà, lontani da ogni dogmatismo e da risposte preconfezionate, il senso autentico e disincantato del nostro essere &#8220;gettati nel mondo&#8221;; la ricerca infinita infatti e non l&#8217;approdo ad un &#8220;porto sicuro&#8221; è l&#8217;essenza stessa del nostro esistere.</p>
<p>Nella storia del pensiero e della letteratura mondiale, l&#8217;influenza del libro del Qohelet è davvero notevole e come esempio vogliamo riportare un brano tratto da uno dei 49 racconti di <strong>Hemingway</strong> dal titolo <strong>Un posto pulito, illuminato bene:</strong> &#8220;Spegnendo la luce elettrica, egli continuò la conversazione con se stesso. Di che aveva paura? Non era paura né terrore. Era un nulla che egli conosceva anche troppo bene. Era tutto un nulla e un uomo era nulla lui pure. Alcuni di quel nulla vivevano senza averne coscienza mai, ma egli invece lo sapeva bene, che tutto quanto era nada y pues nada y nada y pues nada&#8230; Ave, nulla, pieno di nulla, il nulla sia con te. Egli sorrise e si fermò davanti a un bar dove splendeva sotto la luce la macchina a vapore per il caffè espresso&#8221;.</p>
<p>A noi piace immaginare sul volto di<strong> Qohelet</strong> lo stesso sorriso dell&#8217;anonimo personaggio del racconto di <strong>Hemingway</strong>, che chiaramente si ispira al testo della Bibbia. Un sorriso che, nonostante e forse soprattutto perché ha coscienza del &#8220;non senso delle cose&#8221;, rivela la capacità di riuscire a gioire di ciò che di buono <strong>&#8220;il Dio, il nulla, ci concede&#8221;.</strong></p>
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		<title>La Bibbia raccontata da Eva, Giuditta, Maddalena e da tante altre</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-bibbia-raccontata-da-eva-giuditta-maddalena-e-da-tante-altre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Feb 2025 23:02:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La Bibbia raccontata da Eva, Giuditta, Maddalena e altre&#8221;, Solferino, 2025 Il Libro di tutti i libri, come definiva la Bibbia Calasso, raccontato dalle donne. A proporci questa lettura è Marilù Oliva, che ha già sperimentato questa formula con l&#8217;Odissea, l&#8217;Iliade e l&#8217;Eneide. L&#8217;obiettivo della scrittrice bolognese resta sempre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La Bibbia raccontata da Eva, Giuditta, Maddalena e altre&#8221;, Solferino, 2025</strong></p>
<p>Il Libro di tutti i libri, come definiva la Bibbia Calasso, raccontato dalle donne. A proporci questa lettura è <strong>Marilù Oliva</strong>, che ha già sperimentato questa formula con <strong>l&#8217;Odissea, l&#8217;Iliade e l&#8217;Eneide</strong>. L&#8217;obiettivo della scrittrice bolognese resta sempre uno: ridare voce a quella parte sottomessa, sottintesa e relegata ai margini con una risicatissima possibilità di scelta.</p>
<p>Fantastica anche Oliva, perché non tutto è andato come viene descritto, ma le piccole &#8220;licenze&#8221; che l&#8217;autrice si prende sono funzionali a quella liberazione delle passioni e del proprio Esserci in un quadro fortemente &#8220;patriarcale&#8221;, in cui la donna aveva solo il dovere di obbedire o di rafforzare la tradizione con il proprio esempio.</p>
<p>Approcciarsi con <strong>&#8220;La Bibbia raccontata da Eva, Giuditta, Maddalena e altre&#8221; </strong>vuol dire fare i conti con un&#8217;esigenza chiarificatrice, che dà alla letteratura il compito di narrare &#8220;mondi possibili&#8221;. Come specifica Oliva a margine del testo, questo lavoro nasce dal ritrovamento di un manoscritto del padre: ben 600 fogli di appunti di studio sul testo sacro. Un mare di riflessioni che ha agitato anche l&#8217;immaginazione della scrittrice, e che, da non credente, si è calata con pienezza e libertà tra le pagine.</p>
<p><strong>&#8220;La Bibbia raccontata da Eva, Giuditta, Maddalena e altre&#8221;</strong> è quindi <strong>&#8220;la somma&#8221;</strong> di un processo in cui si addizionano significati diversi. Senza pregiudizio, senza guidare le protagoniste delle storie secondo la propria volontà, Oliva aggiunge ciò che mancava, ciò che potrebbe essere stato omesso per secoli e secoli. Restiamo nel campo della <strong>pura &#8220;narrativa&#8221;</strong>, priva di ipotesi di studio o strane teorie, eppure, nonostante ciò siamo spettatori di una storia a cui non possiamo che credere.</p>
<p>&#8220;Una regola non può determinare alcun modo d&#8217;agire, poiché qualsiasi modo d&#8217;agire può essere messo d&#8217;accordo con la regola&#8221;. Ecco, questo paradosso di <strong>Wittgenstein</strong> si lega benissimo a ciò che <strong>Oliva</strong> mette in mostra attraverso le donne della <strong>Bibbia</strong>: un ruolo che rispetta la regola pur arrivandovi in un altro modo, tramite altre azioni. È in queste strade che bisogna ritrovare la lotta per l&#8217;identità, per l&#8217;attestazione della propria presenza in una società a &#8220;trazione maschilista&#8221;.</p>
<p>Tale gioco, senza forzature, fa del libro di Oliva un altro esempio di come la letteratura non deve porsi limiti nel momento in cui accetta la sfida di farsi portavoce dell&#8217;immaginazione e della creatività. <strong>&#8220;La Bibbia raccontata da Eva, Giuditta, Maddalena e altre&#8221;</strong> è un romanzo che non scherza con il <strong>&#8220;sacro&#8221;</strong>, ma che ridà dignità ai suoi molteplici significati.</p>
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		<title>Innocenza rapita</title>
		<link>https://www.borderliber.it/innocenza-rapita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Mar 2024 02:03:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi E si continua a morire. Il mondo sta morendo nelle nostre braccia. Le mani dell&#8217;uomo uccidono altri uomini. Mani create per costruire sogni di vita diventano armi per impugnare altre armi. La madre, il padre e i figli continuano a morire, tentando di vivere. Dolce speranza, per la mano [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi</strong></em></p>
<p>E si continua a morire.<br />
Il mondo sta morendo<br />
nelle nostre braccia.<br />
Le mani dell&#8217;uomo<br />
uccidono altri uomini.<br />
Mani create<br />
per costruire sogni di vita<br />
diventano armi<br />
per impugnare altre armi.<br />
La madre, il padre<br />
e i figli continuano a morire,<br />
tentando di vivere.<br />
Dolce speranza,<br />
per la mano sei morta,<br />
per l&#8217;idea sei morta.<br />
Siamo tutti figli di madre terra,<br />
innocentemente le stiamo accanto.<br />
Finirà un giorno tutto questo?<br />
I nostri fratelli e le nostre sorelle,<br />
forse vivranno e moriranno in pace,<br />
tra le braccia di un cielo diverso.<br />
Nessun&#8217;altra morirà<br />
per mano di sua sorella.<br />
Nessun altro morirà<br />
per mano di suo fratello.<br />
Abele potrà finalmente riposare.</p>
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		<title>Arcana. Il Tempio&#8230; con lo sguardo a Oriente</title>
		<link>https://www.borderliber.it/arcana-tempio-massoneria-console/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Aug 2023 02:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Albino Console La Libera Muratoria si avvale di un gran numero di simboli a cui daremo il giusto spazio in futuro. Il più grande contenitore di questi è certamente il Tempio. La sola compenetrazione di ciò che troviamo al suo interno dovrebbe dare, all’uomo introspettivo, un’idea più chiara e certamente più realistica del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Albino Console</strong></em></p>
<p>La Libera Muratoria si avvale di un gran numero di simboli a cui daremo il giusto spazio in futuro. <strong>Il più grande contenitore di questi è certamente il Tempio.</strong></p>
<p>La sola compenetrazione di ciò che troviamo al suo interno dovrebbe dare, all’uomo introspettivo, un’idea più chiara e certamente più realistica del creato, che sia esso visibile all’occhio o al solo cuore. Due colonne in rame, cave e di stile dorico una e ionico l’altra, trovano posto all’entrata; <strong>esse sono Boaz e Yakin.</strong></p>
<p>Nel <strong>Tempio di Salomone</strong>, queste misuravano 12 cubiti di altezza per 8 di larghezza, mentre sui rispettivi capitelli troviamo tutt’oggi una raffigurazione del pianeta terra da una parte e tre melograni dall’altra. Le colonne si trovano ad <strong>Est,</strong> proprio di fronte vedremo il cosiddetto <strong>Oriente</strong>, dove il <strong>Maestro Venerabile</strong> conduce i <strong>Lavori ritualmente. </strong>Con lui, siederanno ad Oriente eventuali ospiti, come <strong>Gran Consiglieri</strong> o <strong>Ispettori,</strong> che vigilano sulla precisione dei lavori.</p>
<p>Lateralmente troveremo seduti apprendisti, compagni d’arte e Maestri distribuiti tra le cosiddette colonne <strong>del Sud e del Nord,</strong> in base al proprio grado ed eventualmente ruolo.</p>
<p>Ai lati delle colonne trovano spazio due scranni che ospitano i due sorveglianti che, <strong>sono garanti della rettitudine dei Fratelli durante i lavori</strong>. Alle spalle dei Fratelli, seduti tra le colonne, possiamo notare i <strong>dodici segni zodiacali</strong> sovrastati da una lunga corda, intrecciata con i nodi d’amore, che circonda l’intero perimetro del Tempio.</p>
<p><strong>Oratore, segretario e copritore interno</strong> completano, assieme a sorveglianti e Maestro Venerabile, la struttura dei dignitari di Loggia. Ad un occhio attento, queste sei figure, se osservate dal di sopra, creano una forma ben precisa, <strong>due triangoli che trovano intersezione al loro centro</strong>, il che riporta alla mente il simbolo denominato <strong>sigillo di Salomone.</strong></p>
<p><strong>Venere, Ercole ed Atena</strong> adornano i rispettivi scranni di secondo sorvegliante, primo sorvegliante e Maestro Venerabile, che risultano anche gli unici dignitari di Loggia in possesso di un martello denominato <strong>Maglietto</strong>.</p>
<p>Al centro del Tempio, tendente all’Oriente, trova collocazione il cuore pulsante dei lavori, la cosiddetta <strong>Ara</strong> sulla quale troviamo <strong>la bibbia o libro sacro</strong> che, in base al tipo di lavoro da svolgere, verrà aperta su pagine diverse, <strong>così come la squadra ed il compasso che vi si poggiano sopra</strong>.</p>
<p>Tutti i simboli che abbiamo solo accennato hanno un significato ben preciso, che allo stesso tempo trovano una personalissima interpretazione, figlia del vissuto e del modo soggettivo di vedere di ogni <strong>Fratello e Sorella</strong>.</p>
<p>Tutte le interpretazioni sono giuste, pur rimanendo, per loro natura, certamente altro. Il<strong> Libero Muratore</strong> non è in accordo né in disaccordo con il pensiero altrui, ma è suo dovere accettarlo, come viene accettato il proprio. Nel <strong>Tempio</strong> ci si allena alla tolleranza, motivo per cui sentirete dire spesso che la <strong>Libera Muratoria è una palestra di vita.</strong></p>
<p><em><strong>*In foto, Albino Console, Rispettabilissimo Maestro Venerabile della Rispettabile Loggia Lux Solis della Gran Loggia D’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori</strong></em></p>
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		<title>La porta aperta dell&#8217;orizzonte: il viaggio di Mirella Muià</title>
		<link>https://www.borderliber.it/recensione-porta-orizzonte-fede/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jun 2023 01:57:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Angelo Maddalena. In copertina: &#8220;La porta aperta dell’orizzonte, storia di un lungo viaggio&#8221; di Mirella Muià, edizioni Bit Culturali, Corigliano calabro Quella che Mirella Muià racconta nel libro La porta aperta dell’orizzonte è una storia, la sua, che ha del profetico, del mistico fra oriente e occidente. Una storia davvero speciale, ma tutto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/recensione-porta-orizzonte-fede/">La porta aperta dell&#8217;orizzonte: il viaggio di Mirella Muià</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Angelo Maddalena. In copertina: </strong><strong>&#8220;</strong><strong>La porta aperta dell’orizzonte, storia di un lungo viaggio&#8221; di Mirella Muià, edizioni Bit Culturali, Corigliano calabro</strong></p>
<p>Quella che Mirella Muià racconta nel libro <strong>La porta aperta dell’orizzonte</strong> è una storia, la sua, che ha del profetico, del mistico fra oriente e occidente. Una storia davvero speciale, ma tutto ciò non basta a descrivere il valore di questa donna che parte da<strong> Siderno da bambina, figlia di un padre navigante, che va ad abitare a Genova</strong>, e poi si trasferisce in <strong>Francia</strong> per fare la professoressa di francese e la ricercatrice alla <strong>Sorbona</strong>, con una tesi di letteratura comparata, e poi, “in un tempo ultimo della vita”, decide di lasciare tutto per tornare in <strong>Calabria, a Cosenza</strong> (con una figlia adolescente) per poi andare a vivere in un antico eremo bizantino della <strong>Locride, a Gerace</strong>.</p>
<p>Sono andato a trovare <strong>Mirella Muià</strong> nel suo eremo, ho incontrato i suoi occhi neri e splendenti, il suo <strong>volto avvolto</strong> in un velo più simile a quello di una donna araba che occidentale, vestita di una tunica simile a quella delle sorelle della piccola famiglia dell’Annunziata, ordine fondato da Giuseppe Dossetti, alla quale Mirella si ispira, ma lo fa da eremita, seguendo una tradizione molto fervida che attraversa i secoli ed è ancora viva, anche tramite lei e altri eremiti contemporanei stanziatisi nella <strong>Locride negli ultimi venti anni</strong>, grazie all’incoraggiamento del vescovo <strong>Giancarlo Bregantini</strong>.</p>
<p>In <strong>La porta aperta dell’orizzonte, </strong>Mirella scrive che già negli anni del liceo leggeva <strong>David Maria Turoldo e Theillard de Chardin</strong>: “Sognavo con loro un Dio dell’Universo e delle piccole cose e di una vita spesa in comunione con lui, vedendolo presente ovunque”, e subito dopo confessa che da piccola desiderava di vivere come il<strong> profeta Elia</strong>, “sul monte, nella grotta”, ma poi, all’età di 15 anni <strong>“accadde qualcosa, che non saprei definire:</strong> era come se le esperienze passate nel vivere e nel vedere la povertà e l’umiliazione di tanti, e l’indifferenza e l’ingiustizia che mi circondava, mi avessero scavato dentro un solco invisibile, emergendo dalla coscienza. <strong>Allora sorse la domanda: perché?</strong> E la rivolsi proprio a lui, al Dio dell’universo e delle piccole cose: “Dove sei? Perché non fai nulla? Non vedi, non senti?” E un giorno gli dissi: <strong>‘Se te ne stai a guardare, io non starò con te. Se mi vuoi, mi cerchi tu!’.</strong> E quel giorno durò per venticinque anni…”</p>
<p>Nel 1969, dopo aver partecipato, come studentessa di un liceo di Genova, alle lotte rendere la scuola più aperta e meno classista, Mirella vince una borsa di studio per un periodo di studio in <strong>Germania</strong>, per proseguire la preparazione della tesi in letteratura tedesca: “Avevo scelto la poesia di Friedrich Hoelderlin, e non mi spettavo di avere la possibilità di recarmi nel luogo in cui finì la sua vita: Heildelberg” (…) Mi sembrava di affacciarmi su un’apertura della storia di quel luogo, come se volesse raccontarmi qualcosa proprio degli anni in cui nasceva la poesia di Hoeldelrin, e la cultura di quel tempo non si assoggettava più ai poteri dei principi, ma cercava di riportare alla memoria le figure degli esuli e dei ribelli del passato”.</p>
<p>L’identità di figlia di emigrati e di un padre navigante avvicina Mirella a tutti gli esuli, e questo lo esprime e lo rivendica quando insegna in un liceo di Parigi, quando si tratta di coinvolgere e far sentire partecipi i figli degli algerini e di tanti paesi africani che negli anni ‘70 arrivano sempre più numerosi a riempire le periferie delle città francesi: <strong>“Era come se mi riservassi il diritto di essere me stessa solo in alcuni brevi momenti: nel dialogo con un poeta o un filosofo, oppure nel contatto con quelli che sarebbero stati, negli anni successivi, i miei studenti,</strong> con cui mi aprivo comunicando spontaneamente quel che avevo dentro, o nell’aprirmi ai luoghi che attraversavo, le isole della Senna, i Boulevards, le stradine di Montmartre e dei quartieri più antichi: parlavo con ciò che mi parlava&#8230;e mi sentivo <strong>‘parlata’</strong> da tutto ciò che aveva una storia umana di erranza, di bellezza, di povertà, di solitudine comunicativa &#8211; allora mi sembrava di essere a casa ovunque”.</p>
<p>Poi, <strong>passati i venticinque anni da “quel giorno”, arriva l’incontro con quel Dio</strong> con cui aveva “litigato” a 15 anni: “Sulla soglia di casa, mi fermai un attimo, giusto il tempo di realizzare che un sentimento sconosciuto aveva preso dimora in me, e mi abitava: la figlia di un padre errante sugli oceani aveva accolto, in quel giorno nuovo, la richiesta d’asilo di una paternità errante nel mondo, ricevuta da quel corpo che portava in sé stesso tutto l’esilio di Dio…”</p>
<p><strong>Sonia ed Esther, sono come due fari per Mirella, nel suo cammino di migrante tra Italia e Francia.</strong> La prima è una maestra delle scuole elementari di quando era a Genova, la seconda è una donna di Parigi. Anche grazie a loro trova dei libri, <strong>tra cui la biografia di Santa Teresa d’Avila e la bibbia.</strong> La lettura della Genesi e del Vangelo di Giovanni aprono delle finestre da cui arriva una luce per tanto tempo ignorata o covata: “Ecco la luce che splende nelle tenebre e non si spegne, ma le percorre, le attraversa come un fiume carsico, o come il sangue nelle vene del corpo umano”. Finestre come ferite:“Le divisioni sono come le ferite di quell’essere uno, e quelle ferite, se lo vogliamo riconoscere, sono le porte stesse della luce…”.</p>
<p><strong>Mirella, oltre a scrivere e pubblicare libri di poesia e un romanzo in francese, inizia a dipingere icone bizantine</strong>, frequentando, a Parigi, un corso con un maestro. Poi c’è il ritorno in Calabria, verso l’eremo dell’Unità, dove abita da ormai quasi venti anni. “La partenza da Parigi, oltrepassando Genova, e fino al luogo più estremo del continente europeo, non si può dire una scelta, ma una risposta: ho risposto così a qualcosa che non era nostalgia, non era desiderio di ritorno alle origini, non era attaccamento ideale alle radici – ché ormai sradicata mi sarei sentita sempre. Ma era un <strong>‘sì’</strong> a quella che mi si presentò subito come una ‘salita’…<strong> ‘Ecco, io vengo, e sembra che si tratti di una discesa, ma in realtà è una salita, e tale è tuttora…”</strong></p>
<p>Il finale di &#8220;<strong>La porta aperta dell’orizzonte&#8221;</strong> riprende un aneddoto dell’inizio, <strong>quello del rabbino Yehoshua ben Levi, ripreso dal Talmud babilonese</strong>. “La sorte del suo popolo esiliato lo addolorava al punto da rivolgersi al profeta Elia, pregandolo di supplicare Dio perché inviasse presto il Messia. Elia gli rispose: ‘Il Messia è già venuto!’. Ebbene sì, finisce così questo libro profetico e mistico tra oriente e occidente, scritto con la vita da una donna dell’estremo sud d’Europa: “Io sono già venuto, perché sono presente dove non mi cercate, nelle vostre stesse ferite&#8230;Apritemi quelle porte, non vogliate nasconderle, non chiudetele, perché io possa entrare attraverso di esse”.</p>
<p><strong>“Ecco, io sto alla porta e busso…” </strong>Ho bussato all’eremo di Mirella e ho avuto la gioia di ricevere dalle sue mani questo prezioso libro, scrigno di poesia e di profezia incarnata.</p>
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