<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Bianciardi Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/bianciardi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/bianciardi/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Wed, 05 Mar 2025 16:03:31 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.3</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>Marcel Ritrovato. Giuliano Gramigna e il Novecento dimenticato</title>
		<link>https://www.borderliber.it/marcel-ritrovato-gramigna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Mar 2024 02:01:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Agra]]></category>
		<category><![CDATA[Bianciardi]]></category>
		<category><![CDATA[classici]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Marcel]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[novecento]]></category>
		<category><![CDATA[Parigi]]></category>
		<category><![CDATA[Proust]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Sinigaglia]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=9254</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Giusi Sciortino. In copertina: &#8220;Marcel Ritrovato&#8221; di Giuliano Gramigna, Il Ramo e la Foglia edizioni, 2023 È uscito per Il Ramo e la Foglia Edizioni una nuova edizione di “Marcel Ritrovato”, con nota critica di Ezio Sinigaglia, terzo romanzo di Giuliano Gramigna pubblicato per la prima volta nel 1969. Gramigna, scrittore dalla penna [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/marcel-ritrovato-gramigna/">Marcel Ritrovato. Giuliano Gramigna e il Novecento dimenticato</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Giusi Sciortino. In copertina: &#8220;Marcel Ritrovato&#8221; di Giuliano Gramigna, Il Ramo e la Foglia edizioni, 2023</strong></em></p>
<p>È uscito per <strong>Il Ramo e la Foglia Edizioni</strong> una nuova edizione di <strong>“Marcel Ritrovato”</strong>, con nota critica di <strong>Ezio Sinigaglia</strong>, terzo romanzo di <strong>Giuliano Gramigna</strong> pubblicato per la prima volta nel 1969. Gramigna, scrittore dalla penna raffinata e acuto critico letterario, è oggi ingiustamente relegato all’oblio. Basti leggere questo romanzo per rendersi conto dell’interesse della sua scrittura. Il ruvido e introverso personaggio <strong>Bruno</strong> e le descrizioni della <strong>Milano</strong> degli anni Sessanta, con &#8220;una nota agra&#8221;, mi hanno richiamato alla mente proprio <strong>&#8220;La vita agra&#8221;</strong> di Bianciardi, uscito solo qualche anno prima.</p>
<p>Forse non è una coincidenza che l’aggettivo<strong> &#8220;agro&#8221;</strong> ricorra più volte nel libro. Il paesaggio milanese ritratto è quello di figli di papà, ricchi industriali, <strong>bauscia</strong> e giovani in cerca di fortuna, una società permeata dal mito del<strong> self-made man</strong> del <strong>boom economico</strong> e da un certo conformismo borghese. In effetti, il romanzo può sicuramente essere definito borghese, <strong>borghesia intrisa di una sorta di senso di colpa che provoca rabbia in Bruno</strong>, il quale s’interroga retoricamente:<strong> &#8220;Le virtù borghesi sono proprio virtù cristiane?&#8221;</strong>.</p>
<p>Bruno, lettore appassionato e scrittore in erba, evidenzia un chiaro elemento autobiografico; pure il riferimento a <strong>Proust</strong> è evidente sin dal titolo. <strong>“La Recherche”</strong> per Bruno è <strong>&#8220;ideale stampo interpretativo&#8221;</strong> non solo in letteratura. Lo stile è molto raffinato, non arcaico, c’è ricerca e autorialità. L’attenzione ai dettagli, lo sforzo di cogliere una sensazione che riporta a un altro tempo; il tempo, appunto, la memoria e gli oggetti che evocano ricordi e sensazioni resi tramite elaborati e raffinati costrutti ipotattici sono molto proustiani.</p>
<p>Un<strong> Proust</strong> molto italiano però. La memoria e poi il vizio o difetto proustiani sono elementi uniti da Gramigna con mirabile arte di sintesi: <strong>“È spesso da un vizio della memoria che vengono fuori i ricuperi del passato, anche questo me l’aveva insegnato Proust”</strong>. La seconda parte del romanzo ambientata a<strong> Parigi</strong> alla ricerca di <strong>Monsieur Marcel Galimberti</strong>, sembra più influenzata da <strong>Joyce</strong> che da <strong>Proust,</strong> con la virata da un tipo di scrittura psicologica (o psicologista) verso una più grottesca.</p>
<p>Anche il narratore mostra una mutevolezza interessante, passando da un punto di vista interno a uno esterno, gestito con maestria. Bruno, lo scrittore non professionista che con una punta d’amarezza dice<strong> “Verrò ricordato come l’uomo che arriva sempre vicino a ciò che desidera, senza ottenerlo”</strong>, è chiaramente un alter ego dell’autore.</p>
<p>In effetti, Gramigna, purtroppo, sembra essere oggi ingiustamente dimenticato, nonostante la qualità della sua scrittura e delle sue opere. A proposito, la storia letteraria è piena di profezie auto-avveranti, come quella di <strong>Pasolini</strong> che in diverse sue opere presagisce la sua tragica morte con fatale precisione, o di Bianciardi che, similmente a un personaggio de<strong> “La Vita Agra”</strong>, muore solo e malato a <strong>Milano</strong>, per non parlare di <strong>Italo Svevo</strong> che termina <strong>“La coscienza di Zeno”</strong> con l’esplosione di una bomba mai vista, micidiale, prima ancora che si parlasse di atomica. Ma si sa, la scrittura non è un atto di magnanimità verso chi scrive, e nemmeno verso la storia e i personaggi, lo è nei confronti dei lettori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/marcel-ritrovato-gramigna/">Marcel Ritrovato. Giuliano Gramigna e il Novecento dimenticato</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">9254</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Zitti e buoni Breviario per aspiranti Maneskin</title>
		<link>https://www.borderliber.it/fuori-testa-maneskin/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Feb 2024 01:30:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bianciardi]]></category>
		<category><![CDATA[Criaco]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Maneskin]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessione]]></category>
		<category><![CDATA[saggio]]></category>
		<category><![CDATA[Setola]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=9204</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Daniela Grandinetti. In copertina: &#8220;Zitti e buoni Breviario per aspiranti Maneskin&#8221; di Salvatore Setola, Arcana Editore Ci sono libri che si incontrano per coincidenze “astrali”, quasi un’intelligenza artificiale abbia deciso di metterli sulla nostra strada in un momento in cui abbiamo bisogno di leggere esattamente quella cosa lì. È successo: dopo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/fuori-testa-maneskin/">Zitti e buoni Breviario per aspiranti Maneskin</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo e foto di Daniela Grandinetti. In copertina: &#8220;Zitti e buoni Breviario per aspiranti Maneskin&#8221; di Salvatore Setola, Arcana Editore</strong></p>
<p>Ci sono libri che si incontrano per coincidenze “astrali”, quasi un’intelligenza artificiale abbia deciso di metterli sulla nostra strada in un momento in cui abbiamo bisogno di leggere esattamente quella cosa lì. È successo: <strong>dopo aver letto un post dello scrittore Gioacchino Criaco</strong>, ho cercato questo saggio che mi ha subito strizzato l’occhiolino: <strong>ehi tu, mi devi leggere.</strong></p>
<p>Letto, apprezzato e pensato: quando una cosa è bella e importante va comunicata all’universo mondo, che è poi il motivo per cui scrivo questi pezzi che recensioni non sono. Ed ecco che si presenta il pensiero di seconda fila: ma sarò in grado di scriverne sufficientemente bene da restituire la bellezza, l’importanza, l’ironia, la ricchezza?</p>
<p>A questa domanda non so rispondere, ma eccomi a parlare di <strong>Zitti e buoni</strong>, <strong>breviario per aspiranti Maneskin (Corso accelerato per non diventare una rockstar postmoderna) di Salvatore Setola, Edizioni Arcana</strong>, e &#8220;coincidenza due&#8221; vuole che io ne scriva poco dopo la kermesse sanremese che è stato il trampolino di lancio della band italiana che, secondo la narrazione, ha sfondato in Italia, poi in Europa, poi negli Stati Uniti (se per ottimi manager o reali virtù a ciascuno la propria risposta).</p>
<p><strong>Il rock è tornato?</strong> Questo non è dato saperlo (se cercate una risposta consiglio di leggere il libro). Il libro è suddiviso in cinque moduli, ogni modulo contiene un numero di lezioni corredate di materiali didattici consigliati (libri, dischi, film). Praticamente una programmazione didattica in modalità scolastica, una cosa seria (ma attenzione, forse non la serietà che state pensando: <strong>Frank Zappa</strong>, per dire, è sempre stato serissimo).</p>
<p>Partiamo dall’introduzione: <strong>Lezione 0.</strong> Non ascoltate musica, fatevela fischiettare rimanda al titolo del saggio di <strong>Luciano Bianciardi, Non leggete libri, fateveli raccontare.</strong> Bianciardi nel 1966 aveva già previsto il declino progressivo dei nostri tempi (che non è la nostra bolla social che ci mostra il migliore dei mondi possibili, perché là fuori il mondo è ben altro) e scriveva:<em> “sembra chiaro che a questo mondo tutto si può imparare: l’allevamento del pollame e l’arte del governo, la scienza delle finanze e il gioco della canasta, l’astronomia e l’interpretazione dei sogni.”</em> Esistono manuali per tutto e tutti possono imparare <em>“fra i tanti uno dedicato ai giovani che intendano vivere in quel campo di attività chiamato cultura.”</em> Insomma: per chi voglia diventare un intellettuale.</p>
<p>L’ironia di Bianciardi <em>“col ghigno agro di chi, i giovani, preferiva educarli alla mediocrità”</em>, è il punto di partenza ed è la stessa che pervade <strong>Zitti e buoni di Setola.</strong></p>
<p>Quando, sempre più di frequente, ascolto certe affermazioni sulle differenze generazionali in senso dispregiativo (levatevi di torno vecchi, largo ai giovani) non riesco a rispondere, non mi va più; &#8216;sta storia dei <strong>boomers</strong> e dei <strong>millennials</strong> la trovo oziosa, fastidiosa come una mosca sotto la maglia, insopportabile quanto le punture di zanzare nelle sere d’estate, come se lo scambio generazionale non avesse alimentato secoli di trasmissione e scambi di conoscenze, pur nelle differenze di gusti e tendenze, talvolta opposte e lontane mille miglia. Quando succede: sorrido dentro e faccio spallucce tanta è l’energia che mi si agita in corpo da indurmi a pensare: fermati, non rispondere, non vale la pena. <strong>Cosa vuoi dire? Già visto, sentito, scritto?</strong></p>
<p><em><strong>Zitti e buoni Breviario per aspiranti Maneskin</strong></em> contiene tutte le risposte a questa insana diatriba (ad uso e consumo dei consumi peraltro) senza dare alcuna risposta se non quella di mettere in fila fatti, aneddoti, vissuti, esempi e protagonisti della scena musicale e in generale artistica di ieri e di oggi, con una leggerezza che non ha eguali. <strong>Si capisce che ho goduto di questa lettura?</strong> Scialla, per dirla con il titolo di un film, o scialarsi per dirla con un bellissimo termine del mio dialetto.<strong> Ecco, mi sono scialata.</strong></p>
<p>Nel merito: <strong>di Maneskin si parla marginalmente</strong>, più che altro si affrontano i meccanismi che ne determinano il successo, ma non smascherando i trucchi, anzi, ma delineando un quadro che alla fine li fa percepire in tutta la loro inconsistenza.</p>
<p>Setola, soprattutto, racconta, e lo fa bene. I capitoli sono storie con protagonisti al di là dell’immaginazione, che vuol dire non trovare <strong>Jimi Hendrix</strong> ma <strong>Tomaso Marinetti, Totò Savio</strong> (fondatore degli <strong>Squallor</strong>, “l’Accademia della Crusca del turpiloquio, i dottor Jekyll che scrivevano musica e parole di classici della canzone italiana come <strong>Cuore matto</strong> e <strong>Maledetta primavera</strong> o <strong>Rose Rosse</strong>, che si trasformavano in Hyde, un branco di predatori notturni assetati di whiskey, auto, contestando quel sentimentalismo delle canzoni d’amore che loro stessi scrivevano), <strong>Ivan Cattaneo, Ivan Graziani, Franco Califano</strong> (un sex symbol che se la giocava alla pari con<strong> Paul Newman e Steve McQueen</strong> in versione fuorilegge e criminale, con l’espressione da esistenzialista francese e il capello da capo della mala) <strong>Piero Ciampi</strong> (che era tutto quello che non vogliamo più che gli artisti siano, l’amarezza della vita agra, il dolore di essere meschini, il sarcasmo, il cinismo, la violenza più dannata contro quel problema volgare che ci attanaglia tutti: Andare, camminare, lavorare. Campare). Ciampi era il Majorana di Sciascia in fuga dal proprio talento.</p>
<p>E poi ancora <strong>Umberto Bindi, Loredana Berté</strong> che ha cucinato per <strong>Andy Wharol, Gianluca Grignani</strong> e molti altri, passando da <strong>Pasolini, Philip Roth o Coman McCarty</strong>, per citarne alcuni, in una carrellata di ritratti abbozzati con sintesi e chiarezza, ognuno presentato come esempio per far emergere il concentrato di fuffa che sta dietro il successo dei <strong>Maneskin:</strong> <em>“Il loro dramma non è tanto suonare male quanto suonare male una musica vecchia senza averne mai posseduto lo spirito (…) Volendo riprendere il discorso gastronomico, i Maneskin sono il<strong> parmesan cheese</strong> fatto in <strong>Wisconsin</strong>, gli spaghetti con <strong>meatballs</strong> nei presunti ristoranti italiani a <strong>Manhattan</strong>, la mozzarella imbustata nei supermercati di<strong> Los Angeles</strong>: una spudorata contraffazione”.</em></p>
<p>Ho sottolineato molti passaggi del libro a colpi di lapis, e confesso ho difficoltà a non riportare i passaggi, ma comprendo non posso scrivere un trattato: non avreste la pazienza di leggermi, ammesso siate arrivati fin qui. Ecco perché dovreste leggere il libro: una miniera, non solo per chi come me è cresciuto a pane e musica, i riferimenti sono svariati, caleidoscopici, divertenti, ineccepibili. E i Maneskin, alla fine, il pretesto.</p>
<p>Dall’Introduzione, Lezione 0 Non ascoltare la musica, fatevela fischiettare</p>
<p><em>“I Maneskin sono la band che l’Italia Postmoderna aspettava, una profezia di Dostoevskij per l’era di X Factor… tra le molte cose che Dostoevskij ci ha rivelato la più importante è che le catastrofi non accadono quando si trasgrediscono le regole, ma quando ci si illude di non averne. (…) fai ciò che vuoi, libertà assoluta. Niente autorità a cui ribellarsi, niente sacro da profanare, nessun limite da infrangere. (..) ma se il recinto è vuoto, non ha più senso violarlo (..) Del resto: da quando il rock deve mandare un bel messaggio? Bisogna fare il tifo per i Maneskin, perché sono un orgoglio nazionale. (…) ma orgoglio nazionale è, tanto per fare un esempio, Ennio Morricone: spostarsi, mettersi di lato, così che il resto del mondo possa ascoltarti davvero.”</em></p>
<p><em>“La mia generazione, quando non ha bisogno de Maneskin continua ad avere bisogno della narrazione della tribù degli inadeguati, del ghetto, del “siamo fuori di testa e diversi da loro”, ma è solo un vezzo di una società malata di giovanilismo. Quella patologia post moderna che non si manifesta soltanto nella casa del Grande Fratello o sulla barca di Briatore. Fuori dagli stereotipi televisivi, giovanilismo è quel desiderio ingenuo di tornare sempre nella stessa cameretta, custode di nostri disagi a dispetto di un mondo che, malgrado esperienza maturata, continuiamo a mancare. Crescere vuol dire discendere, diventare sé stessi; non puoi continuare a sentirti a disagio davanti al tempo che ti mangia: puoi farci pace, puoi batterlo al suo stesso gioco, oppure puoi diventare eremita del tuo tempo e sbattertene di cosa devi pensare per compiacere la tua piccola o grande fetta di mondo. La parola rock non ha mai avuto davvero senso, ma se significa qualcosa, significa questa cosa qua. È una predisposizione caratteriale, una forma di vocazione, una categoria dell’anima. Non la puoi davvero insegnare agli altri. Prendete questo breviario come un manuale come di auto sabotaggio, un itinerario per fuggiaschi. Questo libro, è per salvarvi dai vostri sogni.”</em></p>
<p>Del resto <em>“Luciano Bianciardi diceva che il successo è soltanto un participio passato; secondo Giuseppe Berto poteva essere al limite uno strumento per compiacere la propria vanità. Ma nella società postmoderna, dove ognuno ha a disposizione ventiquattr’ore su ventiquattro una vetrina nella quale esibire la propria vita, il narcisismo e l’esibizionismo hanno assunto proporzioni epidemiologiche. Pur di ottenere l’ammirazione degli altri e rimanere al centro della scena, personaggi più o meno famosi si inventano battaglie civili che in realtà hanno a cuore un solo argomento: la persona che se ne fa portavoce. (..) Il manuale del ribelle non esiste perché siamo tutti suscettibili a una qualche forma di vanità.”</em></p>
<p>Nient’altro da aggiungere. Leggete (Zitti e buoni, breviario per aspiranti Maneskin) e moltiplicatevi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/fuori-testa-maneskin/">Zitti e buoni Breviario per aspiranti Maneskin</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">9204</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Aprire il fuoco. Luciano Bianciardi e la rivoluzione perenne</title>
		<link>https://www.borderliber.it/aprire-il-fuoco-luciano-bianciardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2023 01:10:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bianciardi]]></category>
		<category><![CDATA[fuoco]]></category>
		<category><![CDATA[Risorgimento]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[Tirannia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=6112</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per L&#8217;Ottavo. Foto in copertina: &#8220;Aprire il fuoco&#8221; di Luciano Bianciardi, edito da Minimum Fax, 2022 Se ne sta in una stanza a pensare a quando dovrà riaprire il fuoco, eppure sa bene che quel momento non ci sarà; la rivoluzione è finita, anzi non è mai iniziata. È [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/aprire-il-fuoco-luciano-bianciardi/">Aprire il fuoco. Luciano Bianciardi e la rivoluzione perenne</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per <a href="https://www.lottavo.it/2023/01/aprite-il-fuoco-di-luciano-bia1nciardi/">L&#8217;Ottavo</a>. Foto in copertina: &#8220;Aprire il fuoco&#8221; di Luciano Bianciardi, edito da Minimum Fax, 2022</strong></p>
<p>Se ne sta in una stanza a pensare a quando dovrà riaprire il fuoco, eppure sa bene che quel momento non ci sarà; la rivoluzione è finita, anzi non è mai iniziata. È durata poco, cinque giorni, nonostante la sua preparazione abbia richiesto mesi. Per rovinarla è bastato poco, qualche compromesso, un po&#8217; di benessere elargito alla meglio, un posto di lavoro sicuro, un posto al sole per i soliti noti, uno scranno per qualcuno.</p>
<p><em>Aprire il fuoco</em>, ossia il resoconto di una resa. Il suo autore: l&#8217;anarchico Luciano Bianciardi, intellettuale respinto, resuscitato in tempi recenti, divinizzato come solo i salotti italiani sanno fare. Già in <em>La vita agra</em>, lo scrittore toscano metteva in guardia dai falsi miti del boom economico. L&#8217;Italia non era un Paradiso, ma la promessa di una nuova sciagura. Così è stato, e se lui fosse ancora in vita e qualcuno gli dicesse &#8220;sei stato profetico&#8221;, penso che il fuoco lo aprirebbe per davvero.</p>
<p>Questo romanzo è del 1969, lui muore nel 1971 di stenti e a causa di tanti vizi. Abbandonato da tutti per la troppa fedeltà dimostrata nei confronti delle sue idee, scrive questo libro in cui inserisce il suo amore per il <em>Risorgimento italiano</em>, altro periodo di grandi illusioni. Bianciardi fa un esperimento, immagina che le &#8220;Cinque giornate&#8221;, quelle del marzo 1848, si svolgano nel 1959. I personaggi sono sempre quelli, ce ne aggiunge altri a cui dà dei nomignoli simpatici, adatti al periodo storico. Cambia i luoghi, ad esempio ci sono riunioni anche davanti alle vetrine della Rinascente, di fronte ai balocchi del moderno consumismo. Insomma, Luciano fa qualcosa di davvero irregolare, scrive addirittura usando diversi dialetti, ma non come Gadda, bensì con quella voglia di recuperare il significato delle parole.</p>
<p>Il nemico da combattere, come nel 1848, sarà quel Radetzky tiranno e bisbetico. Nel mezzo ci infila anche Papa Giovanni XXIII, però in una veste inedita, quasi da sobillatore.</p>
<p>E perché fa questo gioco Bianciardi? Forse per dimostrare che la Storia è una ripetizione affascinante. Affascina infatti la sua capacità di non <em>saper insegnare</em>, di fermarsi allo stadio primario della narrazione, di trasformarsi in &#8220;epopea&#8221; da cui trarre simboli con i quali giocare, di diventare solo una reminiscenza. D&#8217;altronde poteva essere una rivoluzione quella <em>Risorgimentale</em>, ma alla fine è diventata una tirannia; così come poteva essere magnifica quella rivoluzione che ha fatto dell&#8217;Italia una <em>Repubblica</em>, invece è stato un altro fallimento.</p>
<p>Dice così Bianciardi verso la fine del libro <em>&#8220;Cosa rovina la rivoluzione &#8230; credere che alla rivoluzione debbano necessariamente seguire nuove istituzioni di governo. Credere che la rivoluzione possa e debba dar luogo a un ordine nuovo, e così resistere. La rivoluzione, se vuol resistere, deve restare rivoluzione. Se diventa governo è già fallita. Se chiama i cittadini alle urne perché eleggano i loro capi, addio. Non è la prima volta che succede, nella storia del mondo, e neanche sarà l&#8217;ultima: dovunque la rivoluzione ha cessato di essere permanente, là è ritornata la tirannia.&#8221;</em></p>
<p>Un estratto chiaro e lampante da tenere a mente, ma forse è un’illusione anche la speranza che qualcuno se ne ricordi al momento giusto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/aprire-il-fuoco-luciano-bianciardi/">Aprire il fuoco. Luciano Bianciardi e la rivoluzione perenne</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">6112</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Luciano Bianciardi: consumismo, defecazione, arte</title>
		<link>https://www.borderliber.it/consumismo-e-defecazione-bianciardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Dec 2022 01:37:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bianciardi]]></category>
		<category><![CDATA[Consumismo]]></category>
		<category><![CDATA[Defecazione]]></category>
		<category><![CDATA[Fronte]]></category>
		<category><![CDATA[La Vita Agra]]></category>
		<category><![CDATA[lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Merda]]></category>
		<category><![CDATA[Padre]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=5761</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La vita agra&#8221; di Luciano Bianciardi, edizioni Feltrinelli Abbiamo giocato con il tempo, forse anche troppo. Come bambini impertinenti colti da striduli rimorsi, abbiamo cercato le carezze di troppe mani; ci siamo fidati di quelle lisce e abbiamo allontanato quelle callose. Eppure, erano quelle rovinate dalle intemperie le più [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/consumismo-e-defecazione-bianciardi/">Luciano Bianciardi: consumismo, defecazione, arte</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La vita agra&#8221; di Luciano Bianciardi, edizioni Feltrinelli</strong></p>
<p>Abbiamo giocato con il tempo, forse anche troppo. Come bambini impertinenti colti da striduli rimorsi, abbiamo cercato le carezze di troppe mani; ci siamo fidati di quelle lisce e abbiamo allontanato quelle callose. Eppure, erano quelle rovinate dalle intemperie le più sincere. Nell&#8217;animo mio vige ancora la lotta di classe, quella gioia <em>antimoderna</em> che fa della nebbia una prateria.</p>
<p>Nessuno mi disse mai chi era l&#8217;anarchico Luciano Bianciardi, ché lui è morto neanche cinquantenne, con qualche vizio e tanto amore per la solitudine. In un cantuccio ha speso gli ultimi momenti di vita, odiando gli intellettualoidi ipocriti, i radical chic, gli uomini dalla trippa larga e dalla protesta sempre pronta. Nel suo <em>La vita agra</em>, cazzeggia con il miracolo economico italiota che stava rendendo tanti dei poveri arricchiti, tutti drogati di benessere, tutti pronti ad alimentare nevrosi su nevrosi. L&#8217;indigenza pareva sparita, invece c&#8217;era ancora e colpiva anima e portafoglio di molti disadattati. Lui era un disadattato, un povero fesso a cui non piacevano le regole del gioco. Con un lavoro precario, con idee chiare e coerenti nel mezzo di una società in liquefazione e avviatasi alla schiavitù della compravendita, si sentì come un adolescente che non voleva crescere, che non voleva compromettersi.</p>
<p>Che lui non fosse pronto per fare il grande passo verso l&#8217;età adulta, lo capì una mattina, quando si stava accingendo a entrare in bagno per la <em>cacata quotidiana</em>. Ricorda che suo padre dava grande importanza a quel momento. Infatti, secondo il padre, in quel quarto d&#8217;ora non bisogna pensare a nulla se non a cacare il più possibile. Il risultato di quel rito officiato dal padre era magnifico, perché Bianciardi ricorda che il padre lasciava in bagno un odore virile, di sterco impregnato di tabacco, tipico dell&#8217;uomo fatto, ben inserito nella società. Per Luciano, invece non era così. Lui entrava in bagno con il giornale, leggeva le notizie, i particolari, si distraeva dalla defecazione. Se poi rapporto a me questa cosa, visto che nel bagno, tra i miei odori, ho preparato interi esami universitari, mi rendo conto che forse anch&#8217;io ho messo da parte da un bel po&#8217; la mia volontà di fare il grande passaggio.</p>
<p>Ma poi, questo ingresso nella società degli adulti è così necessario? D&#8217;altronde, uno dei valori portanti del consumismo non è quello di rendere tutti eterni adolescenti sempre pronti a sperimentare nuove emozioni, nuovi percorsi di vita, nuove sensazioni, come se la vita fosse sempre giovane, frizzante, allegra, eterna e stupefacente? In fondo, questo stato di cose già lo stiamo vivendo. Non abbiamo più bisogno della prova della merda, anche coloro che sono animati da un fuoco di ribellione sono ben piantati nella società dei consumi.</p>
<p><em>La vita agra </em>se ne sta lì, nella mia libreria, in un posto particolare. Mi ricorda che sessanta anni fa, il buon Bianciardi aveva raccontato di un uomo di provincia, ossia aveva parlato di lui. L&#8217;ha fatto così bene che ancora oggi tanti vi si rispecchiano, proprio perché né voleva essere <em>uomo contemporaneo</em> né <em>intellettuale</em>. Sapeva che non ci sarebbero stati altri momenti per farlo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/consumismo-e-defecazione-bianciardi/">Luciano Bianciardi: consumismo, defecazione, arte</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5761</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
