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	<title>Bertoni Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Naufragare: alla scoperta della poesia di Francesco Campagna</title>
		<link>https://www.borderliber.it/naufragare-poesia-campagna-presentazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 May 2025 22:01:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bertoni]]></category>
		<category><![CDATA[Campagna]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo articolo è un comunicato stampa. In copertina una foto di Francesco Campagna, autore di &#8220;Naufragare&#8221;, Bertoni, 2024 Già dal titolo, di chiara ispirazione leopardiana, Francesco Campagna rimanda a una condizione, fisica oltre che psicologica, di spaesamento, di erranza, di sradicamento esistenziale. E di un fine e non predittivo esistenzialismo sarà intriso tutto il libro. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Questo articolo è un comunicato stampa. In copertina una foto di Francesco Campagna, autore di &#8220;Naufragare&#8221;, Bertoni, 2024</strong></p>
<p>Già dal titolo, di chiara ispirazione leopardiana, Francesco Campagna rimanda a una condizione, fisica oltre che psicologica, di spaesamento, di erranza, di sradicamento esistenziale. E di un fine e non predittivo esistenzialismo sarà intriso tutto il libro. È a una condizione in cui il paesaggio esteriore viene interiorizzato fino a entrare a far parte della mente, che il primo testo del libro si riferisce, tra elementi empirici, sinesteticamente riuniti in un’unica percezione. Cielo, odori e rumori si radunano nella ricerche di quei sovrumani silenzi che continuano a rappresentare il contraltare credibile, verosimile del chiasso della contemporaneità. <em>(Dalla prefazione di Gisella Blanco)</em>. A seguire tre poesie tratte da &#8220;Naufragare&#8221;.</p>
<hr />
<p><strong>Catarsi</strong></p>
<p>E fu così che la catarsi<br />
si accartocciò su sé stessa</p>
<p>Fame di sale<br />
Fame di sole<br />
Fame di solitudine</p>
<p>La legge del taglione<br />
sin dal primo respiro</p>
<p>La condiscendenza<br />
La reminiscenza<br />
La bulimia<br />
La persistenza</p>
<p>Mutilazioni violente<br />
Inchiostro sgorgato dalle vene<br />
Rughe che seguono i solchi della vita</p>
<p>Siamo soltanto biglie<br />
sparse sull’asfalto</p>
<p>Siamo soltanto personaggi<br />
in cerca d’autore</p>
<p>Siamo soltanto copie sbiadite<br />
di laterizi abbandonati</p>
<hr />
<p><strong>Le case dei poeti</strong></p>
<p>Le case dei poeti<br />
sono terre desolate<br />
sono piatti rotti<br />
sono vetri frammentati</p>
<p>Nelle case dei poeti<br />
si appendono crocefissi<br />
come cappi pronti ad uccidere<br />
si appendono libri<br />
come se fossero dipinti surrealisti<br />
si appendono sogni salmastri<br />
come se fossero coccarde da esibire</p>
<p>Nelle case dei poeti<br />
il cimitero dei ricordi è a pochi passi<br />
i ciclamini sono piccole barche tetre<br />
e le aurore boreali hanno il sapore amaro<br />
di un drappo di tenebra</p>
<p>Specchi concavi<br />
Schiene convesse<br />
Dita d’inchiostro<br />
lontane dal podio</p>
<p>Per soffrire<br />
Con gli ultimi<br />
Come gli ultimi<br />
Per essere gli ultimi</p>
<p>Foschia che aleggia sui boschi<br />
Piuma che lacera la pelle<br />
Coltello che affonda nella carne</p>
<hr />
<p><strong>Mi perdo</strong></p>
<p>Il cielo stellato<br />
sopra di me<br />
La zattera della Medusa<br />
dentro di me</p>
<p>Mi perdo<br />
tra occhi color carminio<br />
tra gallerie che mutano<br />
in cascate di schiamazzi<br />
tra mulini a vento da sconfiggere</p>
<p>Mi perdo<br />
abbracciato dalla colocasia<br />
accompagnato dall’accidia<br />
della palude Stigia<br />
Rinnegato dall’acqua avvelenata<br />
dagli ultimi gemiti<br />
di Ofelia e Narciso<br />
Scaraventato in una cloaca<br />
ammorbante</p>
<p>Mi perdo<br />
nei fallimenti<br />
delle divinità colleriche<br />
ed egoiche</p>
<p>Mi perdo<br />
nel dannato niente<br />
che si dimena<br />
tra i ticchettii<br />
assordanti<br />
della mia esistenza</p>
<p>Come un funerale<br />
tra gli scogli</p>
<hr />
<h4>Chi è Francesco Campagna?</h4>
<p>Francesco Campagna è un giovane docente siciliano che ha insegnato a Milano per cinque anni scolastici e oggi insegna in provincia di Roma. Ha pubblicato due raccolte poetiche con la casa editrice messinese Edas nel 2013 e 2014, rispettivamente “Sospiri e pensieri” e “Petali di vita”. Nel tempo libero, oltre a dedicarsi alla lettura e alla scrittura, è molto attivo sui social network con attività di promozione culturale, sia con i profili personali che con il progetto corale “I Librofili”, di cui è ideatore e uno dei membri fondatori. Alcune sue poesie e alcuni suoi brevi racconti sono presenti nelle seguenti antologie: “Una poesia al giorno” (Affiori, novembre 2023), “Cartoline estive, volume II” (Affiori, giugno 2024), “Una storia al giorno, volume II” (Affiori, ottobre 2024) e “Una poesia al giorno, volume II” (Affiori, ottobre 2024). A novembre 2024 ha pubblicato con Bertoni editore una nuova silloge, intitolata &#8220;Naufragare&#8221;.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-14236 size-large" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2025/04/Francesco-Campagna-scrittore-poeta-copertina-Naufragare-1.jpg?resize=800%2C1024&#038;ssl=1" alt="" width="800" height="1024" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le radici nel cielo. La poesia di Angelo Lippo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/le-radici-nel-cielo-la-poesia-di-angelo-lippo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Mar 2022 05:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Lippo]]></category>
		<category><![CDATA[Bertoni]]></category>
		<category><![CDATA[Pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Ginevra Amadio Sfogliando Le radici nel cielo (Bertoni editore), vasta rassegna delle opere poetiche di Angelo Lippo, il lettore si trova in un luogo familiare, visto da dietro le quinte. Difficile non riconoscere i tratti di quello che nella nota al testo Simone Giorgino definisce «un Sud da vivere tutto al presente», nel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Recensione di Ginevra Amadio</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sfogliando <em>Le radici nel cielo</em> (Bertoni editore), vasta rassegna delle opere poetiche di Angelo Lippo, il lettore si trova in un luogo familiare, visto da dietro le quinte. Difficile non riconoscere i tratti di quello che nella nota al testo Simone Giorgino definisce «un Sud da vivere tutto al presente», nel tentativo di fissare un’immagine, di indagare<em> pasolinianamente </em>la “differenza” custodita nella lingua e nelle tradizioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi versi, che coprono un ampio arco temporale (dal 1963 al 2011), citano a piene mani i grandi numi meridionali: <em>Alfonso Gatto, Leonardo Sinisgalli, Vittorio Bodini, Rocco Scotellaro</em>. Ogni lirica è conseguenza di un debito esplicito, ma la voce di Lippo conserva una sua unicità, un timbro limpido e dolente capace di colmare lo scarto tra le parole e le cose, di stabilire un rapporto pieno di reazioni tra la sua anima poetica e certi aspetti del quotidiano. È la natura il fulcro di quest’opera tramata di mare e vento, di un’aria salmastra insidiata dalle polveri dell’ILVA, a indicare il cortocircuito che segna la città di Taranto, baluardo di antica grazia («Taras / vi alitò sopra / e la incoronò / Regina dei due Mari») e al tempo simbolo di una modernità divorante («La mia città ha un cuore tenero / anche se produce acciaio»).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="800" height="1154" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/03/le-radici-nel-cielo.jpg?resize=800%2C1154&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-2747" data-recalc-dims="1" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Il ricorrere ossessivo di certi elementi (le gravine, i calanchi, e ancora i fichidindia, le carrube) svela la necessità di testimoniare quanto, almeno a livello subcosciente, lo spirito non può accettare: l’idea che il presente sia una terra di reliquie, e che la vita – destinata a spegnersi – possa essere apprezzata, accolta, unicamente tramite bagliori, nelle pieghe di una natura che serba ancora il sacro. In questa prospettiva il genere poetico si configura per Lippo come l’agente di una ricerca di senso volto a esprimere la sacralità dell’esistenza via via incarnata nella ciclicità della natura, nell’atemporalità del mito, nell’astorica alterità del Mezzogiorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Così si legge in Dov’è la bianca valle d’Itria:<br>Dov’è la bianca valle d’Itria<br>e nella notte sacra ai divini furori<br>i ranuncoli filtrano all’agreste<br>liuto dei fiumi scorrenti la pianura,<br>solitaria tu cammini fra la folla<br>e porti a tracolla la tua pesante bisaccia<br>di sogni. Ma nessuno ti canta,<br>nessuno svuota i calici d’angoscia<br>che ti colmano le ore. Gli atti<br>più semplici ti appartengono, sono tuoi;<br>ma la vita sembra ormai ignorarli.<br>Così, tristemente ti pieghi e trascini<br>fasci di legna sui suoi monti vergini<br>aspettando che qualcuno ti renda suo.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il moto umano, laddove avviene, sfocia in quadro dove la vita della terra “canta”, in contrasto col silenzio del tempo e con i «calici d’angoscia» che simboleggiano lo scarto, l’incomunicabilità tra individui soggiogati dalla modernità. Qui emerge la lezione pasoliniana, che travalica il <em>nostalgismo </em>e tocca semmai la politica, quella funzione di opposizione alla cultura neocapitalista. <br><br>Nell’intervista a Jean Duflot del 1969 (Il sogno del Centauro), il poeta friulano parla infatti di perdita del sacro, della sostituzione di questo con l’ideologia del benessere, del potere, a sottolineare il cambio di passo della civiltà borghese, quella capacità di abradere la memoria di un passato mitico, in qualche modo ancora umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È quanto Lippo riprende, ponendo la Puglia al centro della sua geografia poetica e assegnando al versare il compito di r-accogliere ciò che resta, quanto appare altro rispetto all’ordine livellante: «<em>le farfalle arabescano cieli / il muschio profumato / cancella i torpori della notte</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non tragga in inganno, dunque, la semplicità dello stile; ogni immagine esplode, vibra, e nel verso libero – più che nei settenari e negli endecasillabi – si svela la manifestazione del sacro, un inno alla vita oltre i “detriti”, oltre i carcami della modernità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/le-radici-nel-cielo-la-poesia-di-angelo-lippo/">Le radici nel cielo. La poesia di Angelo Lippo</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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