<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Bernhard Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/bernhard/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/bernhard/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Tue, 01 Jul 2025 16:52:34 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>Wertheimer e ciò che soccombe</title>
		<link>https://www.borderliber.it/wertheimer-soccombente-lettura-piano-ciaccio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2025 22:02:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Adelphi]]></category>
		<category><![CDATA[Bernhard]]></category>
		<category><![CDATA[Il Soccombente]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Variazioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=14662</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;Wertheimer e ciò che soccombe&#8221; è un articolo di Pasquale Ciaccio. In copertina: &#8220;Il soccombente&#8221; di Thomas Bernhard, edizione Adelphi &#8220;Il Soccombente&#8221;, del 1983, è parte di una trilogia di romanzi sull’arte, di cui questo sulla musica, del romanziere, poeta e drammaturgo Thomas Bernhard. Gli altri due sono: “Antichi Maestri” sulla pittura e “A colpi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/wertheimer-soccombente-lettura-piano-ciaccio/">Wertheimer e ciò che soccombe</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Wertheimer e ciò che soccombe&#8221; è un articolo di Pasquale Ciaccio. In copertina: &#8220;Il soccombente&#8221; di Thomas Bernhard, edizione Adelphi</strong></p>
<p><strong>&#8220;Il Soccombente&#8221;, </strong>del 1983, è parte di una trilogia di romanzi sull’arte, di cui questo sulla musica, del romanziere, poeta e drammaturgo <strong>Thomas Bernhard</strong>. Gli altri due sono: <strong>“Antichi Maestri”</strong> sulla pittura e <strong>“A colpi d’ Ascia”</strong> sul teatro. Il romanzo narra la vicenda di tre giovani brillanti pianisti che a Salisburgo frequentano un corso sotto la guida del maestro pianista Horowitz.</p>
<p>I tre protagonisti sono <strong>l&#8217;io narrante</strong>, <strong>Wertheimer</strong> (costruzione fittizia) e il pianista canadese <strong>Glenn Gould</strong>. Si tratta di una sorta di resoconto a posteriori di uno dei tre, cioè l’io narrante, il quale racconta che durante le esercitazioni appariva chiaro che il canadese suonava il piano meglio di loro due: <em>“Glenn fu per me il più importante virtuoso del 1900”. </em></p>
<p>L’opera che rivelò Gould in tutto il mondo, negli anni ‘50, fu <strong>le variazioni Goldberg</strong> che suonò al festival di Salisburgo. Quando <strong>Wertheimer</strong> le sente suonare durante il corso, va letteralmente fuori di testa, cioè comincia la sua rovina umana e artistica. I due credono d’ essere promettenti e brillanti pianisti, ma sulla loro strada trovano il genio, Gould, il primo di tutti.</p>
<p>Il senso di tutto ciò è che Wertheimer non riesce ad accettare che vi sia qualcuno di superiore mentre chi narra prende coscienza che mai potrà eguagliare Glenn e difatti si dedicherà alla scrittura abbandonando il pianoforte. Wertheimer, al contrario, precipita in una spirale di autodistruzione cercando di dedicarsi, in modo confuso, alle scienze dello Spirito, trascinando in questa sua caduta anche sua sorella.</p>
<p>I temi cardine di questo romanzo sono quindi il confronto e la sconfitta, aspirazioni, delusioni e anche tragedia. Nel romanzo Glenn chiama Wertheimer &#8220;il soccombente&#8221; e tutto si gioca sul rapporto Wertheimer- Glenn Gould. Il primo è in funzione del secondo, vorrebbe essere ma non “è”; l’altro “è”, il genio con il suo radicalismo pianistico, che lo portava a identificarsi col pianoforte al limite estremo delle possibilità umane.</p>
<p>Gould è la bellezza, la grazia; l’altro la debolezza. Come detto, chi racconta è lo stesso <strong>Bernhard</strong> che in realtà aveva studiato violino e canto e il fatto che nel romanzo rinunci al pianoforte per poi dedicarsi alla scrittura, significa riconoscere i propri limiti, cioè accontentarsi per non diventare infelici e quindi salvarsi.</p>
<p>Wertheimer è andato incontro alla sua rovina proprio perché credeva di essere un grande pianista, ma ascoltando le variazioni ha capito che non avrebbe eguagliato il canadese. L’ autore scrive: <em>“Quanto a Glenn è stato chiaro fin dal principio che lui è un genio. Il nostro genio americano-canadese. Ognuno di noi fallisce per motivi diversissimi e tra loro contrastanti, diceva Wertheimer, pensai. Noi in questa città siamo venuti a crepare perché abbiamo conosciuto Glenn Gould. Il nostro amico ha significato la nostra morte”</em>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/wertheimer-soccombente-lettura-piano-ciaccio/">Wertheimer e ciò che soccombe</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14662</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Il soccombente. Thomas Bernhard e le variazioni del dolore</title>
		<link>https://www.borderliber.it/soccombente-romanzo-bernhard/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Aug 2024 03:41:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Adelphi]]></category>
		<category><![CDATA[Bach]]></category>
		<category><![CDATA[Bernhard]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Soccombente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=10504</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Antonio Danise. In copertina: &#8220;Il soccombente&#8221; di Thomas Bernhard, Adelphi, edizione del 1999 Pensai di scrivere qualcosa su Il soccombente di Thomas Bernhard, il libro che stavo leggendo da giorni nella traduzione di Renata Colorni. Ma erano solo pensieri vaghi, del tutto generici, senza un filo logico, qualcosa che non riuscivo a seguire. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/soccombente-romanzo-bernhard/">Il soccombente. Thomas Bernhard e le variazioni del dolore</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Antonio Danise. In copertina: &#8220;Il soccombente&#8221; di Thomas Bernhard, Adelphi, edizione del 1999</strong></p>
<p>Pensai di scrivere qualcosa su <strong>Il soccombente di Thomas Bernhard</strong>, il libro che stavo leggendo da giorni nella traduzione di <strong>Renata Colorni</strong>. Ma erano solo pensieri vaghi, del tutto generici, senza un filo logico, qualcosa che non riuscivo a seguire.</p>
<p>Pensai di cominciare da un punto, come fosse l’incipit di un testo e così ben presto anch’io mi ritrovai senza sapere come all’interno di una locanda. Non che avessi idea di cosa farci ma sempre meglio che passare le notti fuori, pensai, anche se era estate e le temperature non scendevano da giorni ormai sotto i trenta gradi.</p>
<p>Da quella locanda, non visto, osservai la scena che si svolgeva sotto i miei occhi: <strong>un narratore che raccontava la storia di tre pianisti.</strong> Una delle caratteristiche che più mi ha colpito in questo romanzo è lo stile. Del resto, si sa, in quanto a stile <strong>Bernhard</strong> è un maestro.</p>
<p>Ci sono tre amici pianisti che frequentano a <strong>Salisburgo</strong> un corso tenuto da <strong>Horowitz</strong> e che presto prenderanno strade diverse. Fra i tre ce n&#8217;è uno che subito si distingue dagli altri per bravura. Si tratta di <strong>Glenn Gould</strong>, genio inarrivabile. La consapevolezza della genialità di Gould porta gli altri due amici a fare delle scelte radicali.</p>
<p>Incapaci di raggiungere le vette del virtuosismo di Gould, messe in evidenza nell&#8217;interpretazione delle <strong>Variazioni Goldberg di Bach</strong>, l&#8217;uno, Wertheimer, definito dallo stesso Gould come<strong> Il soccombente</strong>, da cui il titolo del romanzo, in esito a un lungo e lacerante travaglio interiore, si suicida. L&#8217;altro, il narratore, in cui si potrebbe intravedere lo stesso Bernhard, ammette che non potrà mai arrivare a confrontarsi con l&#8217;amico più dotato e sceglie semplicemente di disfarsi del pianoforte e dedicarsi ad altro.</p>
<p>Ma dicevo dello stile. Per dar conto dello stile di scrittura di Bernhard parto dalla definizione di Variazione (in musica) proposta da Wikipedia: <strong>&#8220;La variazione è ogni riproposizione di un&#8217;idea musicale in cui essa subisca modifiche, più o meno profonde, rispetto alla sua forma originaria.&#8221;</strong></p>
<p>Ne <strong>Il soccombente</strong> la variazione è anche ripetizione ossessiva e ossessionante di concetti, di fatti, di episodi, di avvenimenti, di eventi con i quali noi lettori entriamo talmente tanto in confidenza per il fatto di leggerli decine e decine di volte lungo il testo del romanzo, concepito come un unico e lunghissimo <strong>flusso di coscienza</strong>, in cui affiorano ricordi riproposti ogni volta con poche e impercettibili variazioni linguistiche, e che il narratore tiene insieme presentandocele in maniera reiterativa attraverso l&#8217;impiego asfissiante del verbo<strong> &#8220;pensai&#8221;</strong>, che alla fine ci sembra di restare invischiati dentro la storia senza che riusciamo a intravedere una possibilità di venirne fuori in alcun modo, rimanendo come intrappolati in questo monologo interiore per tutta la lunghezza del romanzo.</p>
<p><em>&#8220;Dopo essere stato abbandonato dalla sorella, pensai, Wertheimer non aveva altra scelta se non quella di togliersi la vita. Voleva pubblicare un libro ma non c&#8217;è riuscito perché ha seguitato a modificare il suo manoscritto, lo ha modificato talmente spesso che alla fine di quel manoscritto non è rimasto più nulla, in realtà i cambiamenti del manoscritto altro non erano che la totale cancellazione del manoscritto stesso, di cui alla fine non è rimasto che il titolo, che era Il soccombente.&#8221;</em></p>
<p>Ogni lettura di un romanzo di Bernhard è un&#8217;esperienza che segna, che non lascia indifferenti. Che provoca un perturbamento, per citare il titolo di un altro suo romanzo, forse quello più noto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/soccombente-romanzo-bernhard/">Il soccombente. Thomas Bernhard e le variazioni del dolore</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">10504</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La Signorina Maria. Antonio Danise e le origini di un&#8217;ossessione</title>
		<link>https://www.borderliber.it/maria-denise-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 May 2024 03:42:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bernhard]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[Fornace]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Porto Seguro]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Tribunale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=9806</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La Signorina Maria&#8221; di Antonio Danise, Porto Seguro, 2021 Un creatore di storie, anzi un assemblatore di racconti che si intrecciano l&#8217;uno con l&#8217;altro senza trovare mai una fine, una collocazione nel tempo. Non c&#8217;è un inizio o una conclusione, un po&#8217; come le ossessioni, la cui origine resta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/maria-denise-recensione/">La Signorina Maria. Antonio Danise e le origini di un&#8217;ossessione</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La Signorina Maria&#8221; di Antonio Danise, Porto Seguro, 2021</strong></p>



<p>Un creatore di storie, anzi un assemblatore di racconti che si intrecciano l&#8217;uno con l&#8217;altro senza trovare mai una fine, una collocazione nel tempo. Non c&#8217;è un inizio o una conclusione, un po&#8217; come le ossessioni, la cui origine resta misteriosa tanto da farle sembrare innate, proprio perché si manifestano sempre e ovunque, in maniera inspiegabile. <br /><br />Questa è la storia dell&#8217;antiromanzo di <strong>Antonio Danise</strong>. <strong>&#8220;Anti&#8221;</strong>, perché non rispetta nessuna delle regole che il decalogo, creato da non si sa chi, innalza a insindacabili strumenti di valutazione per discernere &#8220;<em>arte vera da vero-altro</em>&#8220;. In <strong>&#8220;La Signorina Maria&#8221;</strong>, il protagonista, un cancelliere di un tribunale, è solo ossessionato dalla necessità di scrivere, da un bisogno impellente che lasci traccia di tutte queste <strong>storie giudiziarie</strong>.</p>
<p>Racconti veri, che recupera dai verbali delle udienze che egli stesso ha trascritto. E proprio tra questi appunti, che non sono solo burocratiche acrobazie attraverso le quali si cercano di aggirare gli ostacoli legislativi, spunta lei, <strong>la Signorina Maria</strong>, manifestazione della <strong>libido</strong> o forse della gelosia, visto che un accanito senso della giustizia è, per <strong>Freud</strong>, sublimazione della gelosia.<br /><br />E questa ossessione di carne e di ossa, di spirito e di sessualità inappagata è il <strong>&#8220;motore immobile&#8221;</strong> che genera una visione compulsiva, che l&#8217;autore, attraverso il suo personaggio, né frena né riesce a gestire. Lascia che tutto fluisca; impone che l&#8217;ossessione sia sempre lì. <strong>Anche se questo torrente di parole dovesse spazientire il lettore, il cancelliere non potrebbe arrestarlo.</strong> Lo confessa dalle prime pagine: lui deve andare fino in fondo, lui deve dare a questa storia una possibilità. Se si fermasse, questa forza che lo obbliga a scrivere potrebbe riversarsi contro qualcun altro o contro di lui.<br /><br />Potremmo quindi accostare questo romanzo a  ciò che <strong>Bernhard</strong> racconta in <strong>&#8220;La Fornace&#8221;</strong>. Anche nell&#8217;opera dell&#8217;autore austriaco, il protagonista è ossessionato dal bisogno di mettere su carta il proprio saggio. Il problema è che lui non riesce a scriverlo mentre, nel libro di Danise, il cancelliere non si lascia prendere in giro dal timore di comporre qualcosa di illogico, <strong>ma si abbandona alle parole.</strong><br /><br /><strong>&#8220;La signorina Maria&#8221;</strong> è pertanto la testimonianza di come la scrittura non abbia nulla di <strong>&#8220;sentimentale&#8221;</strong>, ma che sia solo un crudo atto di concepimento che viene quasi sempre sostenuto da forze celate nell&#8217;animo. Scrivere non è <strong>&#8220;portare a compimento&#8221;</strong>, bensì costante spoliazione. Anche se frutto della sublimazione, la scrittura parla di noi, è guidata dalla nostra irrazionalità, è la prova più ampia dell&#8217;esistenza di una radicale contraddizione che alberga nella nostra coscienza, ossia <strong>&#8220;essere e non essere nello stesso momento&#8221;</strong>.<br /><br />Danise mette in mostra tutto questo; addirittura, il suo protagonista chiede scusa al lettore se lo sta annoiando, e lo fa proprio nel momento in cui non ce ne sarebbe bisogno; così come preannuncia che è tempo di fare accadere qualcosa, quando invece il colpo di scena si è già manifestato. Così facendo, il dialogo con il lettore non è pacifico, ma disturbante come lo è la <strong>Signorina Maria</strong>, che appare e scompare, che distrugge e ricostruisce, che dà speranza e tormento, che non vuole lasciare in pace nessuno, neanche noi.<br /><br />A <strong>Danise</strong> i complimenti per un&#8217;opera coraggiosa, in cui a vincere è la scrittura nelle sue mille sfaccettature, ognuna con una voce diversa.</p>



<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/maria-denise-recensione/">La Signorina Maria. Antonio Danise e le origini di un&#8217;ossessione</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">9806</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Gelo. Adelphi pubblica il primo romanzo di Thomas Bernhard</title>
		<link>https://www.borderliber.it/gelo-bernhard-uscita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 12:05:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Adelphi]]></category>
		<category><![CDATA[Bernhard]]></category>
		<category><![CDATA[Gelo]]></category>
		<category><![CDATA[Notizia]]></category>
		<category><![CDATA[Uscita]]></category>
		<category><![CDATA[Weng]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=8742</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano Adelphi pubblica Gelo di Thomas Bernhard. Dopo anni di irreperibilità, l&#8217;opera infatti era sotto il marchio Einaudi, torna in libreria il primo romanzo dell&#8217;autore austriaco, uscito nel 1963. La traduzione è stata realizzata da Magda Olivetti. Un libro particolare perché ha una forma più classica; ancora Bernhard non aveva totalmente abbracciato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/gelo-bernhard-uscita/">Gelo. Adelphi pubblica il primo romanzo di Thomas Bernhard</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4 dir="ltr"><strong>Articolo di Martino Ciano</strong></h4>
<p dir="ltr">Adelphi pubblica <strong>Gelo</strong> di <strong>Thomas Bernhard</strong>. Dopo anni di irreperibilità, l&#8217;opera infatti era sotto il marchio <strong>Einaudi</strong>, torna in libreria il primo romanzo dell&#8217;autore austriaco, uscito nel 1963. La traduzione è stata realizzata da <strong>Magda Olivetti</strong>.</p>
<p dir="ltr">Un libro particolare perché ha una forma più classica; ancora Bernhard non aveva totalmente abbracciato lo stile del monologo ininterrotto, che il filosofo Gargani definì del &#8220;verso infinito&#8221;, nonostante ciò non mancano lunghi soliloqui e quella propensione al &#8220;resoconto&#8221; che ha fatto di Bernhard <strong>l&#8217;autore della ridondanza perturbante.</strong></p>
<p dir="ltr">Tutto è incentrato sulla storia di un ex pittore che decide di appartarsi a <strong>Weng</strong>, paese montano isolato dal mondo, luogo in cui l&#8217;artista dà forza alla sua estrosità. A raccontare le vicende <strong>è un medico che, su incarico del fratello del pittore, </strong>seguirà le evoluzioni della malattia dell&#8217;eccentrico personaggio, lasciandosi però ammaliare dalla lucida follia del suo &#8220;paziente&#8221;.</p>
<p dir="ltr"><strong>La follia, l&#8217;arte, la malattia intesa come disfunzione psichica</strong> <strong>piuttosto che fisica</strong> o, ancora più sottilmente, come necessità dell&#8217;anima e come sintomo visibile di una ribellione interna, sono elementi di cui Bernhard riempirà in seguito i suoi romanzi.</p>
<p dir="ltr">Proprio lo scrittore austriaco, nel suo <a href="https://www.borderliber.it/di-presunte-finzioni/"><strong>&#8220;I miei premi&#8221;</strong></a><a href="https://www.borderliber.it/di-presunte-finzioni/">, pubblicato sempre da </a><a href="https://www.borderliber.it/di-presunte-finzioni/"><strong>Adelphi</strong></a>, dedicò spazio a <strong>Gelo</strong>, romanzo che divise la critica tra entusiasmo e orrore. Non ne uscì bene l&#8217;allora trentenne Thomas, che per un periodo decise di abbandonare ogni attività letteraria per dedicarsi al commercio di birra, <strong>viaggiando a bordo di un camion.</strong></p>
<p dir="ltr">Detto ciò, non ci resta che leggere o rileggere, a secondo dei casi, questo gradito ritorno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/gelo-bernhard-uscita/">Gelo. Adelphi pubblica il primo romanzo di Thomas Bernhard</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">8742</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Thomas Bernhard: superamento dei deprimenti filosofi francesi</title>
		<link>https://www.borderliber.it/bernhard-origine-favaron/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Dec 2023 01:51:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Austria]]></category>
		<category><![CDATA[Bambino]]></category>
		<category><![CDATA[Bernhard]]></category>
		<category><![CDATA[Biografia]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Hitler]]></category>
		<category><![CDATA[Illuminismo]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[Origine]]></category>
		<category><![CDATA[Pascal]]></category>
		<category><![CDATA[Rimbaud]]></category>
		<category><![CDATA[Salisburgo]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Vienna]]></category>
		<category><![CDATA[Voltaire]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=8728</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo di Renzo Favaron. In copertina: una foto di Thomas Bernhard di Monozigote, via Wikipedia L’origine, come afferma lo stesso Thomas Bernhard, è la storia di una “malattia mortale” inestricabilmente intrecciata a Salisburgo. La città austriaca non fa solo da sfondo, ma è un vero e proprio teatro della memoria in cui prendono forma e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/bernhard-origine-favaron/">Thomas Bernhard: superamento dei deprimenti filosofi francesi</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Renzo Favaron. In copertina: una foto di Thomas Bernhard di Monozigote, <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Thomas_Bernhard1.jpg">via Wikipedia</a></strong></p>
<p><strong>L’origine</strong>, come afferma lo stesso <strong>Thomas Bernhard</strong>, è la storia di una “malattia mortale” inestricabilmente intrecciata a <strong>Salisburgo</strong>. La città austriaca non fa solo da sfondo, ma è un vero e proprio teatro della memoria in cui prendono forma e cominciano a definirsi i tratti individuali del protagonista, tratti individuali che condizioneranno e struttureranno precocemente la sua personalità futura e le sue scelte. Oltre che ritratto autobiografico, in altre parole, <strong>L’origine</strong> è anche da leggersi come romanzo di formazione riferito a un periodo personale cruciale e oltre modo contraddistinto da esperienze traumatiche, veri e propri urti esistenziali che non cesseranno mai di scuotere la coscienza di Thomas Bernhard <strong>(tanto da confessare che è stato un periodo che ha ottenebrato “il suo primissimo e primo sviluppo, sviluppo comunque funesto e per le sua esistenza sempre più decisivo”)</strong>.</p>
<p>Ciò che risulta essere un urto estremamente doloroso, è in primo luogo l’essere stato separato da tutti i membri della propria famiglia (in particolare dal nonno materno) e contestualmente obbligato a frequentare un convitto in cui riceve una formazione contraria alla propria volontà. Tuttavia, ancora più doloroso <strong>(sotto l’aspetto psicologico)</strong> è la percezione di essere stato abbandonato, di essere stato tradito e privato della possibilità di crescere, per quanto possibile, liberamente e senza essere esposto a vessazioni e discriminazioni (quelle, ad esempio, subite e riportate in <strong>Un bambino)</strong>.</p>
<p>Forse non è inutile riferirsi o attingere alla lettura di <strong>Piazza degli eroi</strong> (testo teatrale rappresentato a Vienna nel 1988), che mette sotto la lente d’ingrandimento le distorsioni sociali e politiche del proprio tempo, ma in cui echeggia e risuona il clamore e l’adesione festante, quasi totale, della popolazione austriaca che accompagnò l’annessione operata dalla <strong>Germania nazista</strong>, nel 1938.</p>
<p>Ciò che è interessante e centrale di questa pièce, <strong>al di là di una superficie teatrale dai vaghi echi barocchi e a uno sguardo rivolto all’attualità più ampia</strong>, è infatti la denuncia della perdurante ideologia nazionalsocialista che impregna ancora di sé e pervade la società austriaca, quella stessa ideologia a cui era subordinata l’istruzione e l’educazione dell’autore austriaco durante gli anni cruciali della prima fase dell’età evolutiva, cioè de <strong>L’origine</strong>. È come se, attraverso una delle distorsioni temporali tipiche della scrittura di Thomas Bernhard, a occupare il ruolo di testimone fosse ancora il bambino abbandonato alle grinfie dello <strong>spirito hitleriano</strong>, uno spirito perverso e malvagio che lo ha ossessionato e contro il quale l’autore ha dovuto lottare per tutta la vita.</p>
<p>Immediatamente dopo la rappresentazione di <strong>Piazza degli eroi</strong>, per altro, furono rivolte diverse critiche all’autore per la gratuità delle sue osservazioni e delle sue descrizioni. Pur individuando i tratti di una rielaborazione associata ad una coazione a ripetere, non si può altresì negare, basti pensare ai riciclati tipo <strong>Kurt Waldheim</strong>, che risultano assolutamente legittime e tutt’altro che frutto di una mente malata (più o meno quello che disse di lui il vescovo di Vienna) i fantasmi riconducibili all’annessione e insieme i ritratti (apparentemente) impietosi e acidi della società austriaca tratteggiati attraverso l’ultima pièce scritta da Thomas Bernhard.</p>
<p>Dopo la fine della <strong>Germania nazista</strong>, tornando a <strong>L’origine</strong>, non meno problematica risulta essere la ripresa della frequenza scolastica, anche se il convitto è adesso gestito da religiosi. Anzi, non a caso si è citato il testo teatrale <strong>Piazza degli eroi</strong>, perché niente (o molto poco) sembra essere sostanzialmente cambiato. Così l’autore racconta: <strong>“… dove prima c’era il ritratto di Hitler pendeva adesso una grande croce… l’intero ambiente non era stato nemmeno ritinteggiato e si poteva scorgere la macchia&#8230; dove per anni era stato appeso il ritratto di Hitler”</strong>. Non è solo la facciata esteriore ad essere pressoché simile se non addirittura uguale, ma anche l’impostazione e l’indiscutibilità del programma educativo che ha sostituito la dottrina ispirata dal e al nazionalsocialismo. Ancora una volta il giovane Thomas Bernhard è costretto a subire l’influenza di una visione del mondo dogmatica e comunque che lascia poco spazio alla possibilità di sviluppare autonomamente i “mezzi di indagine e di risoluzione dei problemi”, come auspicato da <strong>Rousseau</strong> nel suo <strong>Emilio</strong> e dell’educazione. (L’opera testé citata, per inciso, la si può considerare e assumere come un ipotesto che, consapevolmente o meno, presiede e accompagna <strong>L’origine.</strong>) Del resto, puntuale e implacabile nel dare conto di sé e della realtà, l’autore non ha alcuna remora a puntare lo sguardo e smascherare l’ottusità e l’ignavia, se così si può dire, di una istituzione religiosa che gli appare esangue e che si limita, come afferma nel testo autobiografico, a <strong>“sovrapporre una nobile decorazione a qualcosa di </strong><strong>putrido”.</strong></p>
<p>Già, proprio così: qualcosa che non lo aiuta ad uscire da uno stato di depersonalizzazione e di grave emarginazione. In questo senso, sperimentando quotidianamente una realtà in cui è umiliata e negata ogni aspirazione individuale, non sorprende che il protagonista sia tormentato e fatalmente abitato da idee suicidarie (cosa che va interpretata, parafrasando <strong>Karl Jaspers</strong>, non tanto nei termini di una autonegazione o abdicazione, quanto piuttosto come “un&#8217;affermazione sbagliata di se stessi”).</p>
<p>Vero è che durante la lettura si ha l’impressione che il fanciullo indulga in queste idee come per compiacersene o senza che lo tocchino davvero in profondità, quasi che potessero aiutarlo (paradossalmente) a escludere la realtà dalla testa (alla stessa stregua si possono interpretare gli esercizi di violino come momenti di evasione attraverso cui si diluisce e stempera la soffocante coscienza della propria condizione). Nondimeno, <strong>più si inasprisce il contrasto tra le esigenze personali e quelle del collegio, più risulta difficile tenere nascosta la propria sventura.</strong> E così, anche se la si può considerare una scelta dettata da fattori esterni più che rispecchiare un atto razionale, il giovane Thomas Bernhard scappa via e inizia un periodo di apprendistato in un negozio di generi alimentari, il che ha indubbiamente un contatto ed è associabile con quanto si legge nel Libro terzo de <strong>L’Emilio o dell’educazione</strong>, dove è esaltato il ruolo del lavoro quale strumento per essere “indipendente dalla fortuna e dagli uomini”.</p>
<p>Non diversamente da ciò che si è già segnalato, pare a noi che <strong>L’origine</strong> non ignori e anzi si offra come una testimonianza in cui è riscontrabile una vera e propria contiguità con il pensiero del filosofo francese, ossia di riconoscere al lavoro la stessa dignità dell’istruzione. A questo riguardo, come se assecondasse un intento pedagogico, è lo stesso <strong>Thomas Bernhard</strong> a parlare in termini positivi dei tre anni passati nella <strong>bottega di Podlaha</strong>, al punto da riconoscere a quest’ultimo di averlo aiutato <strong>“a vivere con gli altri e precisamente a vivere in compagnia di molte persone tra loro diversissime, oltre che essere stato addestrato alla realtà più grande che possa esistere, la realtà assoluta”.</strong></p>
<p>Spingendoci ancora più a fondo nell’indagare i frammenti di ipotesto sottesi a <strong>L’origine</strong> non meno che a <strong>La cantina</strong>, si può altresì notare un alto grado di affinità e una forte immedesimazione, riconducibili al periodo in cui l’autore austriaco si riprendeva dalla tubercolosi, con la vita e l’opera poetica di <strong>Arthur Rimbaud</strong> (1). <strong>Sorvolando su alcuni elementi biografici quasi coincidenti</strong> (ad esempio, una comune insofferenza nei confronti delle trite ritualità e credenze religiose o il precoce distacco dal contesto familiare), è indubitabile che entrambi gli autori prestino attenzione e valorizzino figure che ai loro occhi si stagliano per agire e pensare indipendentemente da stereotipi sociali e culturali.</p>
<p>Per quanto riguarda <strong>Arthur Rimbaud</strong>, in particolare, ciò emerge e lo si può cogliere alla lettura di poesie come <strong>Les Mains de Jeanne-Marie, Les pauvres à l’ église e Les Poètes de sept ans.</strong> Quasi riprendendone i temi e riproponendone delle variazioni, l’autore austriaco ci offre altresì dei modelli concreti di individui pervasi da uno spirito tollerante, uno spirito intellettualmente autonomo <strong>(quali, ad esempio, gli abitanti del sobborgo di Salisburgo e la figura del nonno).</strong> Inoltre, entrambi vissero sulla loro pelle il trauma di eventi storici che erano la negazione degli ideali illuministici e del primato della ragione, a cui era associato un orizzonte universale di sviluppo e progresso.</p>
<p>Insieme a tali corrispondenze, occorre però segnalare l’impatto funesto che ebbe la <strong>Comune di Parigi</strong> sul giovane poeta francese, così da essere indotto a scrivere che il suo cuore è stato depravato e a causa di ciò, deluso e ferito nello spirito non meno che nel corpo, di lì a poco deciderà di abbandonare la <strong>Francia</strong> e di tacere come poeta. Parimenti, mentre afferma l’importanza che hanno avuto autori come <strong>Voltaire e B. Pascal</strong>, Thomas Bernhard imbastisce parallelamente trame che presentano personaggi in cui sono visibili i sintomi di una follia che nasce e monta sempre di più a causa di un uso esasperato della coscienza (ragione?) e dello spirito critico (come nel personaggio de <strong>L’origine</strong> e, più marcatamente, nel personaggio che campeggia nel romanzo <strong>Il soccombente</strong>).</p>
<p>A differenza di <strong>Arthur Rimbaud</strong>, inguaribilmente deluso e nauseato, <strong>Thomas Bernhard</strong> vivrà, tranne una breve parentesi in Inghilterra, tutta la vita in Austria. Vi vivrà incarnando ciò che ebbe a dire Denis Diderot a proposito dell’autore, ossia che “è tanto più grande quanto più usa la testa e meno la sensibilità innata”. A questo riguardo ci sembra emblematica l’affermazione che <strong>Thomas Bernhard</strong> mette in bocca a un personaggio del testo teatrale <strong>Ritter, Dene, Voss: “Sempre ai confini della pazzia/ mai superare quei confini, ma sempre ai confini della pazzia/ se lasciamo questa zona di confine/ siamo morti”.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>1) La conoscenza e l’attenzione prestata al poeta francese è attestata da un dattiloscritto risalente al 1954 conservato nell’archivio T. Bernhard di Gmunden e porta il titolo: Thomas Bernhard: Jean Arthur Rimbaud. In onore del centenario dalla sua nascita</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/bernhard-origine-favaron/">Thomas Bernhard: superamento dei deprimenti filosofi francesi</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">8728</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
