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	<title>Berlino Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Addio a Berlino di Christopher Isherwood</title>
		<link>https://www.borderliber.it/christopher-isherwood-addio-a-berlino-adelphi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 May 2025 22:01:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Germania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano già pubblicata su Zona di Disagio. In copertina: &#8220;Addio a Berlino&#8221; di Christopher Isherwood, Adelphi edizioni Sarà stata un’esperienza magnifica quella vissuta da Christopher Isherwood. Non riesco a immaginarmela diversamente. Lo capisco leggendo le pagine di questo libro-diario, composto da sei storie che mi fanno immergere nell’atmosfera tragicomica della Repubblica di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano già pubblicata su <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2018/03/12/christopher-isherwood-addio-a-berlino-adelphi/">Zona di Disagio</a>. In copertina: &#8220;Addio a Berlino&#8221; di Christopher Isherwood, Adelphi edizioni</strong></p>
<p>Sarà stata un’esperienza magnifica quella vissuta da Christopher Isherwood.</p>
<p>Non riesco a immaginarmela diversamente. Lo capisco leggendo le pagine di questo libro-diario, composto da sei storie che mi fanno immergere nell’atmosfera tragicomica della Repubblica di Weimar di inizio anni trenta. Il nazismo è alle porte, la gente di Berlino guarda con diffidenza le SA, questi giovanotti nerboruti in camicia bruna che scorrazzano lungo le strade per difendere le fanciulle ariane dalle occhiate seducenti dei ragazzi ebrei.</p>
<p><em>La contaminazione razziale? Che brutta cosa! Va evitata, persino con la violenza</em>. Ma la Berlino di quegli anni non è solo pestaggi, ma anche libertà sessuale, povertà mista a confusione ideologica, insiemi di parole sbandate in cui il popolo si perde. Qualcuno è antisemita solo a metà, manderebbe al rogo solo una parte dei giudei; altri invece sono comunisti perché questa <em>corrente</em> offre libertinaggio a basso costo o ideali da usare nei momenti di noia, durante quelle giornate in cui non si ha nulla da fare… dopotutto, nella Repubblica di Weimar, la disoccupazione è alle stelle.</p>
<p>Sì. Penso proprio che Christopher Isherwood si sia divertito tanto nel corso del suo pellegrinaggio nei quartieri popolari di Berlino. Ha anticipato di qualche anno ciò che ha fatto Pasolini nelle borgate romane; solo che a differenza dello scrittore italiano, Isherwood non si è interessato dell’aspetto antropologico, ma si è fermato ai fatti. Dopotutto, non è un approccio sbagliato, perché lascia la parola ai personaggi che ha infilato nei suoi racconti.</p>
<p>D’altronde, quando incontri persone come Sally Bowles, Fritz Wendel, Otto, Frau Nowak o Bernhard Landauer, che appaiono così eccentrici ma confusi, così spaesati ma con i piedi per terra, così convinti delle loro idee ma sempre pronti a cambiar partito, cosa c’è da analizzare?</p>
<p>E proprio lui, Isherwood, britannico pigro e dotato di humor nero, che per sbarcare il lunario dà lezioni di inglese, non poteva trovare posto migliore per iniziare a scrivere un romanzo.</p>
<p>Il nazismo in fondo è stata una tragedia giunta con leggiadria, mentre ogni persona povera e disperata aveva come unico obiettivo quello di affermarsi. È la storia di Sally Blowes, che vuole fare l’attrice; è la commedia del giovane Otto, che per vincere le sue paure indossa la camicia bruna delle SA; è la parabola di Bernhard Landauer, ricco commerciante ebraico, per nulla spaventato dai <em>pogrom</em> perché scommette sul buonsenso dei tedeschi… come se fosse un affare.</p>
<p>E così, con ironia e leggerezza, Isherwood scrive il suo omaggio alla capitale tedesca di inizio anni trenta. Il suo <i>Addio a Berlino</i>, stilato in un’epoca confusa ma in cui ancora c’era la speranza.</p>
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		<title>Carne</title>
		<link>https://www.borderliber.it/carne-predazzi-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 May 2025 22:01:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Berlino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Carne&#8221; è un racconto di Marco Pedrazzi. In copertina una foto creata con l&#8217;intelligenza artificiale Sule’ impugna come una scimitarra il lungo coltello affilato. Per affettare il kebab molti usano una specie di grande e più pratico rasoio elettrico. In Germania però gli hanno insegnato il taglio tradizionale, e preferisce così. C’è più soddisfazione, dice. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Carne&#8221; è un racconto di Marco Pedrazzi. In copertina una foto creata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>Sule’ impugna come una scimitarra il lungo coltello affilato. Per affettare il kebab molti usano una specie di grande e più pratico rasoio elettrico. In Germania però gli hanno insegnato il taglio tradizionale, e preferisce così. C’è più soddisfazione, dice. E fa più scena, aggiungiamo noi.</p>
<p>Suleiman. È rimasta solo sua madre a chiamarlo così. In Germania hanno passato quasi un anno. Là Sule’ ha trovato un lavoro e perso un pezzo di nome proprio. Là gli hanno raccontato che il kebab – quello da asporto sullo spiedo girevole, il döner – è un’invenzione dei turchi di Berlino, altri emigrati. Se è per questo, gli hanno anche detto che là i turchi si spacciano per italiani e aprono locali dove ordini pizze al gouda da menu sgrammaticati.</p>
<p>Sarà vera la storia del kebab? Ma poi che importa, non sta più in Germania adesso. Non che per lui sia cambiato tanto: stesso girarrosto sfrigolante, stessa puzza dolciastra di carne, solito spiedo gigante che trasuda grasso. Sule’, anche il diminutivo ti è rimasto. È che questa carne a brandelli se la sogna di notte e già il solo odore ormai gli dà la nausea. Ma il lavoro è lavoro.</p>
<p>M’è pure diventato vegetariano. Per forza, dico. Chissà quanti kebabbari lo sono. Mentre i clienti allungano il braccio per ghermire il panino gocciolante di salsa di yogurt strabordante di carne e verdure, mentre sorride gentile dentro la sua barba da Sandokan, s’immagina che nei più grassocci, a tagliarla, sottopelle troverebbe anche lì straccetti di carne compattati a strati.</p>
<p>Grassi o magri che siano, non sono tutti campioni di cortesia. C’è anche chi se ne va senza salutare. Ha fatto l’abitudine anche a questo. Ripeto, il lavoro è lavoro.<br />
Comunque, non esageriamo dai: i clienti per lo più sono gentili. Tra questi ha adocchiato un uomo che si presenta più o meno sempre alla stessa ora. Lavorerà lì vicino, sarà in pausa pranzo. Sulla trentina, biondo, carnagione chiara, mani curate, capelli corti ma non rasati, fisico asciutto.</p>
<p>La kebabberia è un locale da asporto angusto, tre tavolini di plastica e un frigo per le bevande. D’estate ci sono anche dei posti fuori ma il bell’uomo non se li fila, nemmeno quando fa caldo e la griglia dello spiedo ci aggiunge del suo. Sempre dentro sta. Vorrà pur dire qualcosa, giusto Sule’?</p>
<p>L’uomo del mistero si annuncia con un effluvio profumato tanto intenso da coprire il tanfo della carne. In fondo non è sgradevole, dai.<br />
Il nostro kebabbaro si è scoperto a contare i giorni, a tener d’occhio la porta sperando che lui faccia capolino.<br />
Tutta ‘sta commedia, poi, il giorno che arriva, un saluto e via. Sempre così finisce, eh Sule’?</p>
<p>Per questo non sa ancora che di nome fa Luca. Non sa ancora che il profumo lo mette per coprire l’odore del disinfettante. Non sa nemmeno che Luca è infermiere specializzato, strumentista nel reparto di chirurgia ortopedica. Prepara i tavoli operatori, insomma; assiste il chirurgo mentre opera, gli passa gli strumenti e se li riprende dopo l’uso. Sempre con la mascherina indosso, ovvio, tanto che a lui il Covid è sembrato come portarsi il lavoro a casa.</p>
<p>Ancor meno sa, Sule’, che anche Luca ha un modo tutto suo di guardare le persone, che ha il vizio di passarle ai raggi x e immaginarsi le loro ossa: sottili o grosse, solide o porose. Soprattutto i polsi, da lì si vede la conformazione. E poi i bulbi oculari, le sporgenze degli zigomi, il teschio insomma.<br />
Con occhio clinico ha concluso che Sule’ deve avere le ossa sottili.</p>
<p>Deformazione professionale, si chiama. Non si sognerebbe mai di proporlo, ovvio, ma se un imprevisto lo rendesse necessario, sì, se la sentirebbe di operare. Provare almeno una volta, soprattutto il bisturi: mano ferma, taglio pulito. Il professore lo dice sempre: nell’incisione ci si gioca tutto.</p>
<p>Sbirciando con la coda dell’occhio, il nostro kebabbaro s’è accorto che Luca lo osserva mentre affonda la scimitarra nella carne. A volte per esserne sicuro si gira verso di lui senza preavviso, e quando gli sguardi s’incontrano, si sorridono. Sì, Luca lo fissa e a Sule’ non dispiace. Si liscia la barba corvina che gli scende folta e finisce appuntita con una virgola all’insù, sfodera la fila regolare dei suoi denti bianchi.</p>
<p>Sì, Luca gli sorride spesso. Non sa dire se sono sorrisi di circostanza o significano qualcos’altro. Dev’essere un timido, va bene così. A lui il lavoro ha sciolto un po’ la lingua. Non si può fare scena muta coi clienti, giusto? Le rare volte che – a parte loro due – il locale era vuoto, ha provato a buttar lì qualche frase d’incoraggiamento per fare conversazione, ma Luca è un tipo taciturno, risponde telegrafico, mai che sia lui a chiedere qualcosa. Pazienza, è l’uomo del mistero.<br />
Prendete oggi, ad esempio: entra, saluta con mezzo sorriso, si siede al tavolo e aspetta flemmatico il suo turno.</p>
<p>Prima di lui un tizio in tuta da lavoro e scarpe di sicurezza ordina quattro kebab da portar via, uno senza cipolla. Paga e se ne va col bottino nella borsina penzolante. Finalmente soli. Luca si alza, si avvicina circospetto nella sua nuvola profumata. E se oggi non fosse un giorno come gli altri?</p>
<p>&#8211; Ciao, dice Sule’ suadente e speranzoso mentre passa il coltello nello scottex e rimane appeso al suo sorriso migliore.<br />
Una piccola eternità poi Luca si decide a parlare:<br />
&#8211; Posso chiederti un favore?<br />
&#8211; Dimmi.<br />
Si guarda intorno, si appoggia al banco, indica lo spiedo e sottovoce:<br />
&#8211; Posso tagliare io?</p>
<hr />
<h4>Chi è Marco Pedrazzi?</h4>
<p>Marco Pedrazzi (1968) nato a Reggio Emilia, è trapiantato a Vienna da parecchi anni. Ha pubblicato racconti brevi sulle riviste Pastrengo e Topsy Kretts, si è classificato primo al premio letterario “Accendi le parole” 2019, sezione haiku.</p>
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		<title>Berlino. Quando anche l&#8217;amore diventa una &#8220;rapina&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/berlino-recensione-film/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2024 01:46:01 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Berlino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina la locandina &#8220;Berlino&#8221; presa dal web Ci sono solo due cose in grado di trasformare una brutta giornata in una giornata fantastica: l’amore e un giorno di lavoro che frutta milioni. Questo è ciò che porta Berlino a rivivere i suoi anni d’oro, un periodo in cui non sapeva [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Letizia Falzone. In copertina la locandina &#8220;Berlino&#8221; presa dal web</strong></p>
<p>Ci sono solo due cose in grado di trasformare una brutta giornata in una giornata fantastica: <strong>l’amore e un giorno di lavoro che frutta milioni.</strong> Questo è ciò che porta <strong>Berlino</strong> a rivivere i suoi anni d’oro, un periodo in cui non sapeva ancora di essere malato e non era rimasto intrappolato all’interno della <strong>Zecca spagnola.</strong> Qui è dove inizia a preparare una delle sue rapine più straordinarie: far sparire gioielli per un valore di 44 milioni grazie a una specie di trucco magico. Per farlo, chiederà aiuto a una delle tre bande con cui ha rubato in passato.</p>
<p><strong>&#8220;Berlino&#8221;</strong> è lo spin-off de <strong>“La casa di carta”</strong>. Il fatto che le assomigli non è nemmeno da sottolineare, visto che appare del tutto scontato. Il meccanismo della rapina al limite dell’impossibile è sempre lo stesso, e se anche i rapinatori ricordano quelli della <strong>Zecca di Stato</strong>, è Berlino, estroverso e loquace, a non essere come il Professore, silenzioso e introverso.</p>
<p>Come però si scoprirà fin dai primi minuti, Berlino non mette al centro di tutto soltanto l’adrenalina e l’azione. Il vero punto centrale di questa storia è l’amore. Tra amici che si confrontano, o tra due persone che sono amanti, o che stanno per diventare tali. Lo spin-off lo mette in chiaro da subito. Come? Alla fine del primo episodio, parte <strong>“Je t’aime… moi non plus”</strong> di Serge Gainsbourg e Jane Birkin. Quasi a dire: questa è una commedia romantica e non solo una serie sulle rapine.</p>
<p>L’idea allora di riprendere l’eredità de <strong>“La casa di carta”</strong> e virarla su altri toni, complice l’appeal di un attore amato come <strong>Pedro Alonso</strong>, risulta riuscita. È una serie tv che vi sembrerà di conoscere bene. Ma è anche una serie nuova. Attraverso numerosi espedienti narrativi, l’amore ci viene raccontato sotto diversi punti di vista passando dal dolore all’abbandono, dall’innamoramento all’inizio di una nuova avventura. Berlino stesso, attraverso il personaggio di Camille, prende parte a questo turbinio emotivo mostrandoci una parte di lui vulnerabile, ma mai troppo.</p>
<p>Non solo un amore inteso come <strong>“dedizione appassionata ed esclusiva, istintiva ed intuitiva fra persone”</strong>, ma un sentimento decisamente più complesso. Andrés è anche innamorato di sé stesso, della cultura, della vita e di questo suo colpo. Andrés vive di amore. Questa caratteristica lo allontana dall’immagine del ladro freddo e calcolatore. Ma rendere troppo sdolcinato il suo personaggio avrebbe significato mettere in crisi un’identità che già conosciamo. Per questa ragione, la serie riesce a mettere in atto una narrazione in cui chiunque conosca il suo personaggio riesce a ritrovarlo, ma con delle sorprese, con delle sfumature che mai prima di quel momento era riuscito a osservare da vicino. Il lavoro fatto dalla serie si conferma studiato e portato avanti nel migliore dei modi, con un grande rispetto nei confronti dell’opera prima ma anche con un grande spirito di innovazione dal punto di vista del personaggio.</p>
<p>L’idea è vincente, quindi. In fondo <strong>Berlino</strong> è sempre stato avvenenza, eleganza, sex appeal, oltre che follia e dolore. È stata una buona intuizione puntare decisamente su altri aspetti del personaggio, tra la seduzione e il <strong>savoir faire</strong>. In fondo, il pubblico femminile de <strong>“La casa di Carta”</strong>, ha sempre amato Berlino. Allora, Pedro Alonso diventa un personaggio d’altri tempi, una specie di <strong>Cary Grant,</strong> un ladro gentiluomo e un latin lover, un personaggio di quelli che oggi nessuno, o quasi, sembra scrivere più. Ladro e amante del bello, si distingue per un’eleganza contraddittoria e un approccio agrodolce all’amore, che emerge con forza attraverso le sue parole e azioni, rivelando una profondità emotiva che va oltre la figura stereotipata del ladro. Le parole di Andrés, “l’energia dell’amore, è questo che mi manca”, risuonano con grande pathos.</p>
<p><strong>Pedro Alonso</strong> dimostra un’abilità straordinaria nel dare vita a un personaggio trasformista come Berlino, capace di assumere molteplici identità. L’attore incarna con maestria un personaggio che <strong>Pirandello</strong> descriverebbe come <strong>“Uno, nessuno e centomila”</strong> rivelando la complessità e il fascino. Una delle caratteristiche più affascinanti, spaventose e complesse di Andrés è la sua capacità di comprendere e manipolare l’animo umano. Nella serie televisiva, il protagonista emerge come un ladro e come un maestro della manipolazione, un personaggio che conosce a fondo la psicologia umana e la sfrutta a suo vantaggio.</p>
<p><strong>Andrés De Fonollosa</strong>, nel corso della serie, dimostra di essere un osservatore acuto, capace di leggere le persone e di utilizzare queste informazioni per manipolarle. Questo aspetto del suo carattere si manifesta in molteplici occasioni, dove Berlino riesce ad anticipare le mosse altrui, adattando le sue strategie di conseguenza. Dimenticate allora le pistole e i fucili, le esplosioni e il sangue, la cattiveria e l’oscurità. La rapina qui non è a mano armata, e ha a che fare con l’illusionismo e con l’escapismo, <strong>con Houdini e con David Copperfield</strong>. Si parla d’amore e di un tema classico di certe storie, ossia quel coinvolgimento sentimentale che fa perdere la lucidità e la freddezza e rischia di mandare a monte un piano architettato alla perfezione.</p>
<p>Una serie che va oltre la semplice narrazione di una rapina. È un viaggio nella mente di un ladro che ama e soffre, un personaggio complesso che <strong>Pedro Alonso</strong> interpreta magistralmente (e che sembra essere stato confezionato appositamente per lui). La performance di <strong>Pedro Alonso</strong> è il punto di forza della serie, che, nonostante alcune carenze nella caratterizzazione dei personaggi secondari e nella freschezza narrativa, riesce a catturare l’attenzione dello spettatore e ad aggiungere un nuovo capitolo all’universo de <strong>La Casa di Carta</strong>.</p>
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		<title>La Terapia. &#8220;La follia, l&#8217;identità e la schizofrenia&#8221;. La serie di Fitzek</title>
		<link>https://www.borderliber.it/terapia-serie-televisiva-falzone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Nov 2023 01:06:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Terapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina la locandina de &#8220;La Terapia&#8221; Cosa succede nella mente dell’uomo quando arriva il momento in cui impazzisce? Quali sono i meccanismi che rendono la mente umana pazza? E perché si arriva a questo punto? Viktor Larenz è un ricco e brillante psichiatra di Berlino. La sua vita però va [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/terapia-serie-televisiva-falzone/">La Terapia. &#8220;La follia, l&#8217;identità e la schizofrenia&#8221;. La serie di Fitzek</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Letizia Falzone. In copertina la locandina de &#8220;La Terapia&#8221;</strong></em></p>
<p>Cosa succede nella mente dell’uomo quando arriva il momento in cui impazzisce? Quali sono i meccanismi che rendono la mente umana pazza? E perché si arriva a questo punto?</p>
<p><strong>Viktor Larenz</strong> è un ricco e brillante psichiatra di <strong>Berlino</strong>. La sua vita però va improvvisamente in frantumi quando la figlia dodicenne <strong>Josy</strong>, affetta da una malattia sconosciuta, scompare senza lasciare traccia durante una visita nello studio del dottore che la ha in cura. Nessun testimone, nessun indizio, nessun cadavere.</p>
<p><strong>Viktor</strong> la cerca ovunque senza mai rassegnarsi, sacrificando la carriera e il matrimonio. Due anni dopo, mentre si trova bloccato su un’isola a causa di una tempesta, l’uomo riceve la visita di un’enigmatica e inquietante scrittrice di libri per l’infanzia, <strong>Anna Spiegel</strong>. La donna vuole assolutamente entrare in terapia con lui perché, in qualche modo, è perseguitata dai suoi personaggi, i quali hanno la capacità di diventare reali.</p>
<p>Uno di essi, in particolare, somiglia in modo impressionante a Josy: <strong>si tratta di Charlotte, la protagonista del suo ultimo romanzo, che ha gli stessi sintomi della piccola e deve sfuggire a un’identica minaccia.</strong> Ma chi è davvero Anna Spiegel? Le sue allucinazioni sono il semplice frutto di una mente schizofrenica o nascondono indizi che potranno aiutare Viktor a risolvere il mistero della scomparsa della sua bambina?</p>
<p>La mente umana è imperscrutabile; l’accesso ai suoi infiniti e tortuosi meandri richiede spirito di sacrificio, continuo studio e sperimentazione, con l’auspicio che si possano aprire determinate porte. <strong>La trama di questa serie, thriller psicologico adattamento del giallo omonimo di Sebastian Fitzek</strong>, eccezionale a mio parere,<strong> si basa, appunto, sulla complessità della nostra interiorità.</strong> Molto labile il confine tra ciò che definiamo <strong>“normale”</strong> e quello che può rivelarsi un baratro che sconfina in altri mondi definiti “irreali”.</p>
<p>La speranza può diventare una malattia per la mente; ma se la mente è già malata, la speranza può esserne una terapia, una cura seppur momentanea e non definitiva. <strong>La Terapia</strong> è una serie affascinante che mette a nudo la fragilità della psiche umana e i suoi drammatici risvolti. Speranze, illusioni e malattie mentali si mischiano in un vortice angosciante e pericoloso, e <strong>per Viktor diventa sempre più difficile riuscire a distinguerle e venire a capo del mistero che lo ossessiona da anni.</strong></p>
<p>Il confine tra sanità e follia, tra realtà e allucinazioni, <strong>in cui non si capisce chi immagina chi, cosa è vero e cosa no</strong>, è un territorio ampiamente esplorato in numerose opere letterarie e cinematografiche, ma Fitzek riesce ad imbastire una trama originale, capace di catturare il lettore e portarlo con sé nell’abisso che il protagonista è costretto ad affrontare, in un crescendo di orrore e rivelazioni terrificanti.</p>
<p>Separato dal mondo, su di un’isola, preda della furia degli elementi e con il solo contatto sporadico e nient’affatto rassicurante di qualche paesano e di Anna, <strong>Viktor si ritrova in un incubo la cui unica via d’uscita lo farà piombare, forse, in un inferno ancora peggiore.</strong></p>
<p>Inquietante ed amaro. Un abisso di punti interrogativi e psicosi. Un susseguirsi di colpi di scena, di certezze che si trasformano in dubbi, di personaggi che nascondono qualcosa. Il tutto viaggiando in bilico tra realtà e illusioni. Giocando molto sui disturbi mentali dei personaggi ma senza eccedere, in modo da non trascendere nell’assurdo ma di sfiorarlo per camuffare la realtà. <strong>Tutto diventa il contrario di tutto e nel momento in cui sembra che si sia giunti alla conclusione, ecco che si fanno passi indietro e il castello che si era appena costruito cade irrimediabilmente</strong>, sostituito da un altro ancora più complesso e strutturato.</p>
<p>Tra un indizio, un chiarimento e una nuova teoria, il mistero della scomparsa della piccola <strong>Josy</strong> sembra avvicinarsi sempre più alla soluzione. <strong>Ma le cose sono davvero come sembrano?</strong> Mentre le congetture si susseguono senza sosta e nuovi elementi scalzano le precedenti certezze, si giunge a una conclusione sorprendente e del tutto inaspettata e lo<strong> shock</strong> è assolutamente improvviso e inevitabile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/terapia-serie-televisiva-falzone/">La Terapia. &#8220;La follia, l&#8217;identità e la schizofrenia&#8221;. La serie di Fitzek</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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		<title>Edipo a Berlino. Tra &#8220;essere e non essere&#8221; semplicemente umani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Mar 2023 01:07:26 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Berlino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Gattonero. In copertina: &#8220;Edipo a Berlino&#8221; di Francesca Veltri, Divergenze, 2019 Un giovane, poco più che un ragazzo, che sta per lasciare la sua adolescenza per diventare adulto. Questo passaggio di &#8216;categoria&#8217; avviene in Germania, a Berlino, in un momento di grandi eventi che squasseranno il mondo nel decennio a venire. Kristallnacht, la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Gattonero. In copertina: &#8220;Edipo a Berlino&#8221; di Francesca Veltri, Divergenze, 2019</strong></em></p>
<p>Un giovane, poco più che un ragazzo, che sta per lasciare la sua adolescenza per diventare adulto. Questo passaggio di &#8216;categoria&#8217; avviene in Germania, a Berlino, in un momento di grandi eventi che squasseranno il mondo nel decennio a venire.</p>
<p>Kristallnacht, la Notte dei Cristalli, fa da spartiacque a un periodo di dialettica violenta che sfocia in una follia collettiva, a sua volta causa ed effetto di quella drammatica, tragica notte nel corso della quale questo ragazzo finisce coinvolto e senziente, con un&#8217;azione aberrante che lo marchierà per tutta la vita. Il romanzo racconta i fatti che lo hanno reso protagonista negativo, descrive la sua caduta nel baratro del ricordo di quella violenza all&#8217;inizio affatto voluta, ma in seguito mai ripudiata del tutto.</p>
<p>Essere tedesco e sentirsi nazista fino al midollo, per ritrovarsi poco dopo ebreo in un consesso di ebrei martoriati, massacrati&#8230; un salto di qualità difficile da accettare. Da carnefice a vittima, in un lasso di tempo brevissimo.</p>
<p>Gli avvenimenti successivi lo costringono a una lenta risalita dalla voragine in cui era precipitato. Si sa, cadere in un burrone è semplice, basta un attimo di follia e ci si trova in fondo. Toccato quel fondo, e sopravvivendo all&#8217;impatto, la rimonta non è mai agevole. Per risalire, un ciuffo d&#8217;erba, un anfratto nella roccia, potrebbero essere di aiuto per tornare al piano.</p>
<p>Se però, nel corso dell&#8217;arrampicata, quel ciuffo o quel brandello di roccia cedono, si è portati a rinunciare; o a ritentare. Ci si può intestardire e insistere nella risalita, ma non basta la sola volontà per procedere. Se poi quella volontà risulta altalenante o assente, ecco che ci si trova abbarbicati ai propri pensieri, che sono più vaghi delle nuvole.</p>
<p>Nel romanzo, il giovane protagonista, Karl, quella volontà non ce l&#8217;ha, la trova solo alla fine, dopo un lungo peregrinare nella parte europea da subito coinvolta in quella che sarebbe poi passata alla Storia come Seconda Guerra mondiale. Quella volontà non ce l&#8217;ha, poiché combattuto tra il rimpianto di chi/cosa era stato e il rinvio dell&#8217;accettazione di chi/cosa era in seguito diventato.</p>
<p>Amleto, nell&#8217;omonima opera, imbeccato da Shakespeare, dice la nota frase: <strong>Essere o non essere, </strong>questo è il problema che ancora fa scorrere fiumi d&#8217;inchiostro, alla ricerca della giusta interpretazione filosofica. Nell&#8217;opera si riferisce alla scelta tra il suicidarsi e il restare in vita, seppur tra sofferenze. Ecco, per Karl il dilemma, straziante e straniante, è tra essere ed essere. Essere quello che era stato (un tedesco, nazista potenziale, carnefice) o essere ebreo (vittima sacrificale dello stesso tedesco/nazista che era stato a sua volta).</p>
<p>Il protagonista del romanzo, quell&#8217;<em>or not</em> lo ignora, non lo riconosce, non lo accetta, come fosse un&#8217;indicazione impossibile da attuare. Tutta la storia è un continuo, assillante, <strong>essere/non essere</strong>, un conflitto suo interno, la decisione di risoluzione di quel dilemma viene macerata in un costante rinvio, vedendo questo suo dubbio talvolta come espiativo di quanto fatto, talaltra come rivalsa verso un passato che aborre ma che non riesce a rinnegare. Non del tutto.</p>
<p>Nel romanzo, per una serie di tragiche vicissitudini, Karl diventa Stefan, e fino alla fine, dopo essere caduto nel baratro, cerca di tornare al piano, trovando arbusti e speroni di roccia che gli potrebbero essere d&#8217;aiuto per la difficile risalita. Che, sistematicamente, rifiuta, preferendo crogiolarsi in sensi di colpa, peraltro affatto ingiustificati. Li accetta, questi aiuti, solo quando proprio non li può negare, ovvero non è in grado fisicamente di rifiutarli, e quindi gli vengono quasi imposti da persone che gli vogliono bene, nonostante il suo intestardirsi nel rifiuto della realtà.</p>
<p>Una bambina, sua figlia, alla fine lo costringerà a prendere atto che quello che era stato faceva, comunque, parte di un passato che si sperava irripetibile, portandolo a una forma di redenzione e, finalmente, alla presa di coscienza di essere. Di poter essere in un presente e in un futuro.</p>
<p>Con un contorno non casuale di macerie, di violenze, di morti, ma, su tutto, da una cappa di incredibili avvenimenti che sarebbe bello ritenere frutto di sola fantasia. Così non è, e il romanzo coglie l&#8217;occasione per ricordare a tutti orrori che neanche l&#8217;autore più sbrigliato avrebbe saputo partorire, e che, invece, sono stati un periodo tragico e indimenticabile nella sua drammaticità.</p>
<p>Diviso in tre parti, introdotte da un prologo che è portale di approccio alla lettura e, nel contempo, a chiusura del racconto. Con l&#8217;epilogo finale che si aggancia all&#8217;apertura iniziale. Non è una lettura da fare superficialmente: bisogna essere sempre concentrati, perdere un filo della ragnatela che compone il racconto significherebbe smarrirsi in un dedalo di fatti, situazioni, violenze, amori e quant&#8217;altro che ne sono valori portanti.</p>
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