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	<title>Ballo Archivi - BORDER LIBER</title>
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	<description>Sguardi al limite</description>
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		<title>Partitura per cinque minuti</title>
		<link>https://www.borderliber.it/partitura-racconto-grandinetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jan 2024 01:07:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Ballo]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[Danza]]></category>
		<category><![CDATA[Operaio. Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Porta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto e foto di Daniela Grandinetti Cinque minuti. La chiave è in tasca. Apre la porta ed entra. Ha lasciato la finestra del soggiorno aperta, le tende svolazzano, si gonfiano d’aria come fantasmi danzanti. Non la chiude. Lascia che l’aria entri, si bagna di vento leggero. In un cono di luce tra le imposte e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto e foto di Daniela Grandinetti</strong></em></p>
<p>Cinque minuti.</p>
<p>La chiave è in tasca. Apre la porta ed entra. Ha lasciato la finestra del soggiorno aperta, le tende svolazzano, si gonfiano d’aria come fantasmi danzanti. Non la chiude. Lascia che l’aria entri, si bagna di vento leggero.</p>
<p>In un cono di luce tra le imposte e il pavimento brilla un pulviscolo iridescente.</p>
<p>Sorride.</p>
<p>Quattro minuti.</p>
<p>Vaga per l’appartamento a piedi scalzi. Si guarda intorno alla ricerca del particolare che riveli l’assenza.</p>
<p>Sorride.</p>
<p>È il disordine.</p>
<p>Comincia a danzare tra la poltrona e la sedia, si accorge che la borsa è rimasta appesa, proprio là dove l’ha lasciata.</p>
<p>Sorride.</p>
<p>Danza senza fermarsi. Scivola sul pavimento tiepido. La finestra lascia entrare i riverberi di una bella giornata. È primavera. Si abbraccia, si accarezza le spalle mentre i suoi piedi si muovono rapidi.</p>
<p>Quanto le piaceva alzarsi al mattino e spalancare quella finestra nella bella stagione.</p>
<p>Sorride.</p>
<p>Danza.</p>
<p>Tre minuti.</p>
<p>Va in camera, il letto è sfatto. Il cuscino, adagiato sul suo lato del letto non ha neanche una piega. È rimasto ad attendere il sonno di una notte.</p>
<p>Sorride.</p>
<p>Danza.</p>
<p>Uno. Due. Tre.</p>
<p>Più lento.</p>
<p>Uno. Due. Tre.</p>
<p>Poi, rapidamente, un passo avanti e uno indietro. I fianchi disegnano un movimento rotondo, mentre i piedi segnano il passo. Uno avanti e uno indietro.</p>
<p>Ha mai ballato così? Non se lo ricorda. Adesso è naturale. Perfettamente naturale.</p>
<p>Sorride.</p>
<p>Danza.</p>
<p>Due minuti.</p>
<p>La cucina. Vuol vedere la cucina. Danza intorno al tavolo. Una. Due. Tre volte. Sul ripiano c’è una gran quantità di oggetti: bollette tazze vuote di caffè con i fondi (solo a saperli leggere, chissà cosa le avrebbero rivelato) un cucchiaio abbandonato una rivista aperta un calendario fermo al mese precedente un libro chiuso foto in bianco e nero sparse ovunque fogli bianchi con appunti illeggibili una piuma d’uccello un fiore secco una pigna d’abete avanzi di cibo in un piatto un bicchiere una bottiglia di plastica vuota della sua acqua due cioccolatini una lattina un santino l’agenda aperta due penne una nera e una rossa un pennarello nero gomme da masticare.</p>
<p>Danza intorno al tavolo, e ancora. Sempre più leggera. Accarezza gli oggetti.</p>
<p>Sorride.</p>
<p>Danza.</p>
<p>Dio, che meraviglia quel disordine vivo! È così che vive adesso?</p>
<p>Un minuto.</p>
<p>Accarezza gli scaffali, apre i cassetti, uno dopo l’altro. Apre. Chiude. Apre. Chiude. Cosa manca?</p>
<p>Sorride.</p>
<p>Tocca.</p>
<p>Danza.</p>
<p>Cinquanta secondi.</p>
<p>Torna nel soggiorno, si avvolge nella tenda e ci volteggia dentro. Il sole la colpisce in petto. Peccato non poter esplodere.</p>
<p>Trenta secondi.</p>
<p>Posa un bacio sulla foto in cui sono insieme a guardare un orizzonte sparito.</p>
<p>Sorride.</p>
<p>Danza.</p>
<p>Venti secondi.</p>
<p>Ancora danza.</p>
<p>Volteggia nell’ingresso. I piedi scalzi. Non portava scarpe quando era arrivata.</p>
<p>Guarda la mensola.</p>
<p>Sorride.</p>
<p>Dieci secondi.</p>
<p>Posa la sua chiave nel piatto d’argento, là dove era solita lasciarla.</p>
<p>Sorride.</p>
<p>L’avrebbe notata?</p>
<p>Smette di danzare.</p>
<p>Cinque secondi.</p>
<p>Riapre la porta. Si volta un’ultima volta a guardare di nuovo l’appartamento.</p>
<p>La luce. La luce.</p>
<p>Ricordati la luce.</p>
<p>“Vivi”. Sussurra.</p>
<p>Chiude la porta.</p>
<p>Sorride.</p>
<p>Un secondo.</p>
<p>Sparisce.</p>
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		<title>Angoscia del dopo-insonnia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/racconto-angoscia-insonnia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Nov 2023 01:54:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Ballo]]></category>
		<category><![CDATA[Insonnia]]></category>
		<category><![CDATA[lacrime]]></category>
		<category><![CDATA[Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Notte]]></category>
		<category><![CDATA[pianto]]></category>
		<category><![CDATA[silenzio]]></category>
		<category><![CDATA[Tango]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto e foto di Adriana Sabato Si svegliò inquieta. Ancora tristemente inquieta ma per fortuna stanca: erano ossimori dai quali non riusciva a ridestarsi. Un lungo letargico sonno che non scompariva, non voleva abbandonarla. E non voleva abbandonarsi. E mentre l’orologio segnava (ormai) mezzogiorno, si poneva mille domande… Erano giorni difficili, tristi e cupi, e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto e foto di Adriana Sabato</strong></em></p>
<p>Si svegliò inquieta. Ancora tristemente inquieta ma per fortuna stanca: <strong>erano ossimori dai quali non riusciva a ridestarsi.</strong> Un lungo letargico sonno che non scompariva, non voleva abbandonarla. E non voleva abbandonarsi. E mentre l’orologio segnava <strong>(ormai)</strong> mezzogiorno, si poneva mille domande…</p>
<p>Erano giorni difficili, tristi e cupi, e mentre lui la guardava sorridendo la prese per un braccio accennando un triste tango. Prima col canto e poi coi movimenti del corpo. <strong>Il tango è bello ma è anche molto triste per qualcuno:</strong> il «pensiero triste che si balla» &#8211; secondo la celebre definizione di Enrique Santos Discépolo &#8211; che ha fatto la fortuna dell&#8217;Argentina nel mondo.</p>
<p>Accendendo la tv apparve anche la musica.<strong> Bella la musica, bella la coreografia, quando c’è.</strong> Libera la fantasia, tutto si sprigiona dalla musica: verità nascoste, povertà di linguaggio, vento che ulula, pioggia che scroscia… <strong>Il tempo non esiste, si nasconde dietro alle note:</strong> cela tutti i suoi mostri dentro teorie ancora misteriose. La relatività è ancora dietro l’angolo e le apparenze tendono sgambetti! Nulla da fare, l’apparenza del tempo psicologico è fuori da qualsiasi schema.</p>
<p><strong>Lei piangeva senza fermarsi, senza motivo piangeva e intanto la sua mente spaziava da un momento di allegria ad un momento di tristezza.</strong> E si dava schiaffi, si strappava la pelle tentando di grattar via il solletico di dosso: sembrava un cane con le pulci! Come quando, andando in campagna, aveva sentito addosso la stretta dei pollini sul suo corpo, quella strana sensazione di essere assaltata da qualcosa che non riusciva a definire, ed era proprio impossibile levarselo di dosso.<strong> Forse era preda di un insano delirio?</strong></p>
<p>Ripensava a sua madre, alla sua tristezza, alla rabbia inespressa o forse non capita: comunque si sentiva impotente di fronte a tutta la coerenza del mondo intero. <strong>Ordinato, schematico, schiavo… o era davvero tutto apparenza?</strong></p>
<p>Fino a ieri anche lei era così: schiava degli schemi e di tutte le cose preorganizzate, ma d’improvviso tutto si era rotto, frantumato per colpa di un ingranaggio inceppato. E allora via, tutto all’aria, ché così sembra tutto perfetto e la perfezione non è di questo mondo, ci distrugge, non esiste:<strong> sopraggiunge una distrazione e tutti i piani vanno in aria.</strong> Una bomba imprevista. Un fulmine a ciel sereno, via! Come le guerre…</p>
<p>Deliranti i morsi di quell’immensa sensazione di fastidio. <strong>Deliranti e illogici per il semplice motivo che non trovavano spiegazione.</strong> L’anima angosciata non rispondeva più…</p>
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		<title>Era il 25 novembre e quel giorno non pioveva</title>
		<link>https://www.borderliber.it/era-il-25-novembre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2022 01:17:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ballo]]></category>
		<category><![CDATA[Cielo]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata contro la violenza sulle donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Giuseppe Gervasi Un tappeto di foglie nascondeva le pietre. Le ultime resistevano alla furia di Eolo, che spazzava e ricomponeva in angoli nascosti pezzi di vita passata. Faceva stranamente caldo, nonostante l’autunno. Le onde del mare viste dalla collina danzavano vestite di bianco. La Speranza  teneva tra le braccia l’intimo diario e la preziosa lettera. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Giuseppe Gervasi</strong></em></p>
<p>Un tappeto di foglie nascondeva le pietre.<br />
Le ultime resistevano alla furia di <em>Eolo,</em> che spazzava e ricomponeva in angoli nascosti pezzi di vita passata.<br />
Faceva stranamente caldo, nonostante l’autunno.<br />
Le onde del mare viste dalla collina danzavano vestite di bianco.<br />
La<em> <strong>Speranza</strong> </em> teneva tra le braccia l’intimo diario e la preziosa lettera.<br />
Un peso immane, segreti da svelare e vendette da assaporare, mentre il contenuto della lettera chiedeva pace e perdono.<br />
La mano appoggiò il diario sul comodino dove una sveglia custodiva i secondi di una vita che appariva più lenta.<br />
Ad un certo punto il cassetto, che nascondeva la chiave di casa sua bussò.<br />
Troppo tempo quella chiave aveva atteso nel buio di un vecchio comodino.</p>
<p>Era giunta l’ora di tornare in quella casa, da sola, affrontare il mostro e le sue ombre.<br />
Recuperare quel paio di scarpe da tennis rosse per camminare e riprendere a vivere in un piccolo paese smarrito e impaurito, dal cuore indurito.<br />
La <strong><em>Speranza </em></strong>immaginò ogni gesto e passo in quel luogo.<br />
Capì di non poter più indugiare e  &#8211; determinata &#8211;  si smosse da un’immobilità perpetua.<br />
Aprì la porta di legno del bagno e vide la sua immagine riflessa in uno specchio attaccato al muro.<br />
Afferrò il braccio d’alluminio pronto a far uscire acqua calda dai piccoli fori.<br />
Una doccia veloce nel minuscolo bagno, troppo angusto, da perderci il fiato.<br />
Il fumo usciva dalla finestra che dava nelle vie strette e scoscese della piazzetta colorata, mentre le gocce rimanevano attaccate ai fiori delle piastrelle verdi.<br />
Di fronte allo specchio si diede un tocco di femminilità.</p>
<p>Il timore per gli sguardi di paese era scomparso e quella chiave non intimoriva più la giovane donna.<br />
Uscì di casa e con passo veloce e determinato superò il vecchio mercato.<br />
Un tricolore attaccato al muro perdeva l’intensità del suo verde e nelle mani di un bimbo riviveva i colori di un tempo.<br />
La piazza, il corso principale, il grande albero e un abbraccio di vite innanzi al vecchio muro del Comune.<br />
Tutto questo mentre un finto ingegnere beveva il suo bicchiere di latte caldo e il contadino col dito in bocca litigava col povero barista.</p>
<p>Un uomo compilava la solita  schedina e un vigile fumava la sua prima sigaretta di giornata, stizzito per un pastore che sfrecciava con la sua <em>moto-ape</em> in barba alla finta severità di un uomo in divisa. Le campane della chiesa annunciavano l’imminente messa e gli sguardi degli uomini al bar scivolavano sul corpo della <strong><em>Speranza</em></strong> come pioggia sul marmo. Quella casa era lì ad attendere i nuovi passi. La chiave nelle mani tremanti cadeva per terra quasi a non voler fare il suo lavoro. Aprire o non aprire? Uno scatto, due scatti e la luce indicò la via. Corridoio stretto, porte chiuse e finestre serrate.</p>
<p>La<strong><em> Speranza</em></strong> si avvicinò al balcone e aprì.<br />
Il sole entrò in quella casa.<br />
Pochissime volte la luce poté entrare da fuori, il buio nascondeva le mostruosità.<br />
Nulla riuscì a fermare la verità e la sua forza.<br />
Anima e amore a sostenerla in un viaggio che stava finalmente per finire.</p>
<p>All’improvviso arrivò la <strong><em>Libertà, </em></strong>una farfalla, bella più che mai e  coloratissima, volteggiò fino ad entrare in una stanza, il luogo dove la<strong><em> Speranza </em></strong>aveva pianto in silenzio. Si appoggiò sulle scarpe da tennis di color rosso e attirò l’attenzione della giovane ragazza che piegandosi accarezzò finalmente la sua <strong><em>Libertà</em></strong> e riprendendo tra le mani quelle scarpe fece un lungo respiro.</p>
<p>La farfalla dai mille colori e la <strong><em>Speranza</em></strong> chiusero quella porta, per sempre. L’ultimo sguardo si posò su una  foto di una madre perduta, rapido e intenso, condiviso anche dalla farfalla. Innanzi a quell’immagine la <strong><em>Libertà </em></strong>si fermò in volo, sospesa, come se la batteria di un vecchio orologio si fosse esaurita. Il balcone rimase aperto affinché la luce si potesse riappropriare dei suoi spazi per illuminare luoghi nascosti.</p>
<p><em>Le scarpe rosse e quel rossetto dello stesso intenso colore, segnarono i nuovi giorni della <strong>Speranza</strong> che con la <strong>Libertà</strong> decise di tornare a correre, a volare. </em><em>Era il 25 Novembre e quel giorno non pioveva… c’era il sole.  </em></p>
<p><em> </em></p>
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		<title>Un ballo leggero</title>
		<link>https://www.borderliber.it/un-ballo-leggero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Nov 2022 02:25:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Ballo]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cielo]]></category>
		<category><![CDATA[luna]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
		<category><![CDATA[Riace]]></category>
		<category><![CDATA[Speranza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Giuseppe Gervasi Il film stava per finire e i fogli di un diario pure. Si continuava a vivere di notte e il vento freddo usciva dai vicoli all&#8217;improvviso. Si sentiva ogni rumore, si riconoscevano i passi di uomini che vivevano nel buio, ombre con la sigaretta in bocca che guardavano il cielo. Si udiva [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"><em><strong>Di Giuseppe Gervasi</strong></em></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Il film stava per finire e i fogli di un diario pure.</div>
<div dir="auto">Si continuava a vivere di notte e il vento freddo usciva dai vicoli all&#8217;improvviso.</div>
<div dir="auto">Si sentiva ogni rumore, si riconoscevano i passi di uomini che vivevano nel buio, ombre con la sigaretta in bocca che guardavano il cielo.</div>
<div dir="auto">Si udiva solo il suono di una fisarmonica nella parte bassa del paese, accarezzata da mani ruvide.</div>
<div dir="auto">Le voci nelle stanze in qualche notte riposavano, meditavano.</div>
<div dir="auto">Forse anche l’ipocrisia necessitava del sonno degli uomini.</div>
<div dir="auto">La luna piena sopra il mare, che dalla vallata guardava verso il paese, scrutava il mondo da lei illuminato.</div>
<div dir="auto">“Andiamo a casa, è notte fonda”, sussurrò l&#8217;Amore.</div>
<div dir="auto">“Fa freddo, rientriamo”, rispose il Sogno.</div>
<div dir="auto">La Speranza, guardandoli, si mise a ballare in quel luogo dove il vento accarezzava le note della fisarmonica, mentre una leggera pioggia trovava un varco tra le prime nuvole.</div>
<div dir="auto">Un ballo leggero, libero, ai piedi della luna.</div>
<div dir="auto">Durerà per tutta la notte, prima che la Speranza andasse a dormire con l’intimo diario tra le braccia, tenuto stretto come se i segreti potessero fuggire.</div>
<div dir="auto">Quella notte aveva deciso di vivere e di ballare ammirata dalla luna.</div>
<div dir="auto">Per un attimo aveva dimenticato tutto.</div>
<div dir="auto">Stava per iniziare una nuova vita e non era ancora tempo di affrontare la luce del giorno e gli sguardi, che rendevano nudi e indifesi.</div>
<div dir="auto">La chiave arrugginita non faceva più tanta paura.</div>
<div dir="auto">Il pugno stretto di una mano di donna attendeva di aprire una porta chiusa, lì era la stanza in cui la Speranza potesse tornare a vivere con Amore il suo Sogno.</div>
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		<title>Memorie di una Geisha. Un magnetico libro tra &#8220;tradizione e modernità&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/memorie-di-una-geisha-libro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Oct 2022 01:19:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ballo]]></category>
		<category><![CDATA[Canto]]></category>
		<category><![CDATA[Fil]]></category>
		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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		<category><![CDATA[memoria]]></category>
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		<category><![CDATA[Seduzione]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone La prima parola che mi viene in mente per descrivere questo romanzo è magnetico. &#8220;Memorie di una Geisha&#8221; è un libro capace di trasportare in un altro mondo e affascinare il lettore incollandolo alle pagine grazie all&#8217;eleganza della sua protagonista. È il racconto fatto in prima persona dalla piccola Chiyo, una [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Letizia Falzone</strong></em></p>
<p>La prima parola che mi viene in mente per descrivere questo romanzo è <em>magnetico</em>. &#8220;Memorie di una Geisha&#8221; è un libro capace di trasportare in un altro mondo e affascinare il lettore incollandolo alle pagine grazie all&#8217;eleganza della sua protagonista. È il racconto fatto in prima persona dalla piccola Chiyo, una bambina dagli occhi color ghiaccio che vive a Yoroido, una cittadina di pescatori. A causa della povertà e della malattia della madre, Chiyo e sua sorella vengono vendute e condotte a Gyon, uno dei maggiori quartieri del piacere a pagamento del Giappone.</p>
<p>Dopo un primo periodo passato a lavorare come domestica in una casa per appuntamenti, Chiyo si ritrova inaspettatamente lungo il sentiero arduo e tortuoso che potrebbe condurla a diventare una geisha. Grazie all’aiuto di Mameha e ad una rigida disciplina, anche se non senza impedimenti, Chiyo si trasformerà in Sayuri, una delle donne più desiderate di Kyoto. Hatsumomo, quella che fino ad allora era stata considerata la perla del quartiere di Gyon, farà di tutto per screditarla ed ostacolarla.</p>
<p>Ci saranno momenti in cui Sayuri penserà di non riuscire a diventare una geisha, altri in cui capirà di non poter scegliere per sé stessa, altri ancora in cui sarà soltanto grazie al pensiero del “Presidente” che potrà dare una direzione esatta alla propria vita. Sullo sfondo, intanto, si avvicina pericolosa e inarrestabile la guerra che non risparmierà neppure l’okiya.</p>
<p>Per dare vita alla protagonista, Golden si è ispirato alla geisha Mineko Iwasaki, con la quale ebbe tuttavia un’accesa controversia: essa accusava Golden di perpetuare il mito comune delle geishe come prostitute d’élite, mentre affermava che nella realtà le geishe non sono altro che artiste altamente preparate, dedite al ballo e al canto. Golden ha senza dubbio dato seguito all’immaginario collettivo sul mondo delle geishe, ma ciò non toglie nulla all’eleganza irresistibile di questo romanzo. Entrare in contatto con questo universo parallelo, è come star seduti sulla bocca di un vulcano addormentato ma, al contempo, sentire sotto la terra, sotto ai piedi, qualcosa che ribolle, che vive e pulsa, come il cuore di una geisha sotto i tanti strati di fruscianti kimono.</p>
<p>Pur collocandosi in una precisa epoca storica, &#8220;Memorie di una Geisha&#8221; è un racconto senza tempo, una memoria accurata di una realtà che vive di rituali e tradizioni millenarie e che riesce ad impressionare ed emozionare. Uno scritto suggestivo che descrive alla perfezione le condizioni alle quali dovevano sottostare le donne per ricoprire un ruolo nella società. Un libro colmo di malinconia che attraverso i pensieri e gli stati d&#8217;animo della protagonista ci fa comprendere cosa si nasconde dietro le varie cerimonie da tè e gli innumerevoli spettacoli d&#8217;intrattenimento che animano le serate delle geishe.</p>
<p>È superlativo il modo in cui è stato scritto, l’abbondanza di dettagli, le metafore assurdamente nitide e azzeccate usate dall’autore. Pur trovandoci di fronte ad un mondo a noi totalmente sconosciuto, grazie a poche chiare immagini si riesce a trovare la chiave per accedervi e sentirsi a proprio agio, come se invece, quel mondo, lo conoscessimo da sempre.</p>
<p>&#8220;Memorie di una geisha&#8221; è uno di quei romanzi che riesce ad assorbire completamente il lettore: ci si perde in mezzo alle strade di Kyoto, ai ricevimenti, alle feste, alle lezioni. La vita della protagonista ci scorre davanti insieme ai capitoli senza che ce ne accorgiamo. E si arriva alla fine delle quasi 600 pagine per poi domandarsi: &#8220;come, e adesso?&#8221; Perché non se ne ha abbastanza di quelle atmosfere, di quel racconto esaltante che ci fa evadere dalla quotidianità che conosciamo e ci immerge in una realtà completamente nuova.</p>
<p>Come l’acqua degli occhi di Sayuri, la storia scorre come un fiume che attraversa molte vite e si intreccia con la storia, crudele e inarrestabile di un Giappone diviso fra vecchio e nuovo, tradizione e modernità, un mondo che sta rapidamente scomparendo che proprio nella figura leggendaria della geisha sembra trovare il suo culmine. Uno splendido ritratto di un’epoca e di una cultura che in fondo non saremo mai in grado di comprendere appieno, ma che il racconto fattoci da Sayuri con la sua voce indimenticabile può forse in parte esserci svelato.</p>
<p>&#8220;Lei si dipinge il viso per nascondere il viso. I suoi occhi sono acqua profonda. Non è per una geisha desiderare. Non è per una geisha provare sentimenti. La geisha è un&#8217;artista del mondo, che fluttua, danza, canta, vi intrattiene. Tutto quello che volete. Il resto è ombra. Il resto è segreto.&#8221;</p>
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