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	<title>Ballard Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Il grande cacciatore e altre violenze di Carlo D&#8217;Amicis</title>
		<link>https://www.borderliber.it/recensione-libro-damicis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2023 01:53:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il grande cacciatore e altre violenze&#8221; di Carlo D&#8217;Amicis, TerraRossa edizioni, 2023 Un&#8217;ironia amara ci accompagnerà per tutte le pagine di questo romanzo breve. La strada scelta dalla protagonista di questo racconto, che è anche la voce narrante, è quella della alienazione. Lei infatti preferisce essere una spettatrice distante, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il grande cacciatore e altre violenze&#8221; di Carlo D&#8217;Amicis, TerraRossa edizioni, 2023</strong></p>
<p>Un&#8217;ironia amara ci accompagnerà per tutte le pagine di questo romanzo breve. La strada scelta dalla protagonista di questo racconto, che è anche la voce narrante, è quella della alienazione. <strong>Lei infatti preferisce essere una spettatrice distante, poco coinvolta emotivamente</strong>, tanto da farci pensare che la sua reazione di fronte agli avvenimenti sia effetto di un trauma che ha provocato un violento distacco dalla realtà.</p>
<p><strong>Ci racconta del suo fidanzato fissato con la caccia e con gli extraterrestri</strong>, della relazione &#8220;poco clandestina&#8221; e accettata, perché si svolge alla luce del sole, con la giovane vicina di appartamento, anche lei convinta sostenitrice di teorie bislacche sugli alieni e sull&#8217;amore universale.</p>
<p>E lei, la narratrice intontita, guarda e racconta come se lo spettacolo che si sta consumando non le appartenga. Eppure, coinvolge l&#8217;intero universo, tant&#8217;è che persino gli animali sembrano avere un ruolo fondamentale; addirittura potrebbero avere la capacità di fecondare gli esseri umani.</p>
<p>In questo triangolo amoroso ironico e cinico è difficile comprendere <strong>chi è il predatore e chi è la preda, chi è umano e chi è alieno;</strong> anzi, è il caso di dire, chi non è ancora alienato. Posti questi elementi possiamo affermare di trovarci davanti un romanzo <strong>&#8220;in cui l&#8217;assurdo è razionale&#8221;</strong>, in cui ogni paradosso distrugge l&#8217;ordine, la normalità, la percezione della quotidianità.</p>
<p>Eppure questa storia esiste, una donna la racconta e il finale, che logicamente non vi dirò, è l&#8217;unica <strong>&#8220;conclusione possibile&#8221;. </strong>Tutto è lineare e schematico e potrebbe essere riassunto in questo modo: <strong>una convinzione non-ordinaria, deflagrante, innesca sistemi di comportamento socialmente accettati, per giunta esaltati.</strong> Si affaccia su questa storia l&#8217;idea di Foucault che <strong>&#8220;la natura sia un&#8217;invenzione umana attraverso cui viene ordinato il mondo&#8221;; </strong>così come sulla trama aleggia lo spettro di <strong>Ballard</strong> e della sua &#8220;critica romanzata della società&#8221;.</p>
<p>Mi permetto di aggiungere che certi passaggi di <strong>&#8220;Il grande cacciatore e altre violenze&#8221; </strong>mi hanno richiamato alla mente <strong>&#8220;La stanza da bagno&#8221; di Toussaint</strong>, libro di cui poco si parla, anche perché diventato di difficile reperibilità. Ma sia ben chiaro, <strong>mettere dei rimandi in una recensione serve sempre per dare al lettore una traccia, un solco da seguire</strong>, D&#8217;Amicis ha certamente il suo personale stile asciutto, privo di orpelli, tanto da rendere ogni elemento una cronaca dell&#8217;assurdo alla quale non si può non credere.</p>
<p>E siccome un buon lettore non può non lasciarsi catturare dal <strong>non-scritto di un romanzo</strong>, ecco che in questo viaggio ci troveremo catapultati su quel confine sottile tra paradossale e normale, tragico e ironico, tanto da dover sopportare quella sensazione di rottura con il nostro <strong>amore per l&#8217;ordine. </strong>Troveremo inoltre quel senso del &#8220;selvaggio&#8221;, ossia del dionisiaco, in cui una caotica emozionalità genera-distrugge-rigenera senza inibizioni.</p>
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		<title>Un presente scritto un secolo fa</title>
		<link>https://www.borderliber.it/presente-scritto-un-secolo-fa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Oct 2017 05:01:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ballard]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Un presente scritto un secolo fa&#8221; di Martino Ciano già pubblicato su Zona di Disagio. In copertina una foto dell&#8217;autore Se George Orwell scrivesse oggi il suo 1984 potremmo definirlo un romanzo neorealista. Se Aldous Huxley resuscitasse, saprebbe destreggiarsi meglio di noi nel Nuovo Mondo. Se rileggessimo Fahrenheit 451 di Ray Bradbury potremmo affermare che il suo pompiere-incendiario-di-libri, Montag, è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Un presente scritto un secolo fa&#8221; di Martino Ciano già pubblicato su <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2015/09/29/euro-mortis-ultimo-atto-la-letteratura-ha-vinto/">Zona di Disagio</a>. In copertina una foto dell&#8217;autore</strong></p>
<p>Se <strong>George Orwell</strong> scrivesse oggi il suo <em>1984 </em>potremmo definirlo un romanzo neorealista. Se <strong>Aldous Huxley</strong> resuscitasse, saprebbe destreggiarsi meglio di noi nel <em>Nuovo Mondo</em>. Se rileggessimo <em>Fahrenheit 451</em> di <strong>Ray Bradbury</strong> potremmo affermare che il suo <strong>pompiere-incendiario-di-libri</strong>, Montag, è l’azzeccata metafora di un editore moderno che brucia la cultura per dare cenere da sniffare a lettori sempre più assuefatti<em> <strong>dalle nuove proposte mainstream…</strong></em></p>
<p><em>La società dello spettacolo</em> di <strong>Guy Debord</strong>, invece, sarebbe un manuale di istruzioni per vivere bene nello <em><strong>show-business</strong> </em>quotidiano in cui l’Occidente si è cacciato. Il mondo come palcoscenico, l’immagine come linguaggio e il dionisiaco di Nietzsche appannaggio dei pazzi.</p>
<p>Tutto vero, insomma. I distopici e i nichilisti hanno vinto. Ma ce ne sono stati tanti altri e tra questi voglio soffermarmi sul mio preferito,<strong> James Ballard.</strong> Con il suo romanzo <strong>Crash</strong>, uscito nel 1973 e subito inserito tra i romanzetti di serie B dell’epoca, ha detto tutto in 150 pagine. La promiscuità sessuale, la velocità di esecuzione dei sentimenti, la meccanizzazione dell’uomo.</p>
<p>L’uomo-macchina, la penetrazione delle lamiere fumanti nella carne. L’automobile come prolungamento del corpo è uno degli elementi più affascinanti del romanzo. Ballard legge in questo processo i germi dell’autodistruzione umana, ormai incapace di sfruttare l’energia corporea e  sempre pronta a ricorrere a sistemi estremi per esprimere la propria libido. Studioso dei meccanismi sociali ne <strong><em>Regno a venire</em></strong>, Ballard teorizza il ritorno alla xenofobia e introduce l’immagine del <strong>Centro Commerciale – Tempio</strong>. Luogo in cui la rabbia si placa con gli acquisti e il culto della merce raggiunge il suo massimo splendore.</p>
<h3>Un presente scritto un secolo fa e forse anche più&#8230;.</h3>
<p>Ballard è stato anche studioso dello spazio interno e dei meccanismi psicologici che producono nell’uomo pulsioni esternalizzate solo in forma di comportamenti compulsivi. Lo scrittore inglese mostra un uomo perduto, incapace di reagire ma pronto a creare nuovi ovili, come ci spiegherà bene ne <strong><em>Il Condominio</em>. </strong>Ma scomodiamo per un attimo <strong>Martin Heidegger</strong>, questo mostro sacro, a volte prolisso e lezioso.  Per lui la cura è l’azione e il tempo ne definisce i modi. Il senso del tempo è proprio un altro degli elementi che l’occidente ha perso di vista.</p>
<p>Il <em>kairos</em> dov’è? Dove abbiamo dimenticato il momento in cui si agisce e si è propiziatori? Chi ci pone davanti questo problema con i suoi racconti è <strong>Borges.</strong> Lo scrittore argentino ci racconta di labirinti in cui l’uomo perde se stesso.</p>
<p>Spersonalizzato e senza tempo, tutto e nulla, ovunque e in nessun posto. <strong>L’uomo di Borges è il dramma esistenziale di ogni  persona raccontato in tutte le sue manifestazioni.</strong> <em>La scrittura del dio</em>, <em>Le rovine circolari</em>, <em>Il miracolo segreto</em>. Basta leggere questi suoi tre racconti per comprendere l’universo di questo autore.</p>
<p>Per Borges la retta era il labirinto perfetto. Ma tanto è limitato l’uomo che si vede sempre chiuso in gabbia e si sente sorvegliato e punito, da forze invisibili. Quella forza che per Michel Foucault era il potere. <em>Il Panopticon,</em> questa prigione che oggi ci ingabbia e ci libera, cosicché l’uomo viva in una costante libertà vigilata. Il sorvegliante è tra noi, vive le nostre esperienze, ci guida, ci educa e infine ci sbrana. Egli è un cattivo maestro perché ci tiene tra le ombre e ce le fa scambiare per immagini nitide, compiute.</p>
<p>Tutto questo ce l’hanno detto la filosofia e l’arte. Da André Gide in poi ci ha pensato la letteratura che continua a metterci in guardia e a profetizzare. Ma per qualcuno con la cultura, e quindi anche con la letteratura, non si mangia. E come dare torto a questo sorvegliante che ci vuole succubi di modelli tecno-lesivi della creatività e dell’intelligenza?</p>
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		<title>Letteratura della corrosione</title>
		<link>https://www.borderliber.it/neolingue-la-letteratura-della-corrosione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Oct 2017 06:50:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Letteratura della corrosione&#8221; è un articolo di Martino Ciano già pubblicato su Zona di Disagio Lanciamo una sfida. Mettiamoci a nudo. La società post moderna ha inventato nuovi linguaggi. Un susseguirsi di teorie, vocabolari e nuovi strumenti per comunicare. Con l’unico scopo di definirsi, di darsi una forma. I grandi totalitarismi del XX secolo cercarono [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/neolingue-la-letteratura-della-corrosione/">Letteratura della corrosione</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Letteratura della corrosione&#8221; è un articolo di Martino Ciano già pubblicato su </strong><strong><a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2015/10/28/neolingue-la-letteratura-della-corrosione/">Zona di Disagio</a></strong></p>
<p>Lanciamo una sfida. Mettiamoci a nudo. La società post moderna ha inventato nuovi linguaggi. Un susseguirsi di teorie, vocabolari e nuovi strumenti per comunicare. Con l’unico scopo di definirsi, di darsi una forma.</p>
<p><strong>I grandi totalitarismi del XX secolo cercarono di somministrare all’uomo ideologie perfette, utopie trasformatesi in violenze.</strong> Un Umanesimo deviato con l’intento di creare una massa delineata, in cui l’individualità doveva essere annientata. La razza è stato il medium di questo nuovo linguaggio. Medium paradossalmente riconosciuto universalmente.</p>
<p>Nel XXI secolo, invece, l’individualità diventa prepotenza, spietata attestazione del sé relativizzato ai microcosmi in cui vive e agisce. Paradossalmente non esiste più il cosmopolitismo, mentre la caduta delle barriere razziali e culturali non sono sinonimi di tolleranza, ma rispondono al bisogno di creare nuove individualità. <strong>La lotta individuo-massa è una religione.</strong> Si creano nuove classi e in esse si generano sottoclassi, parlano lingue diverse ma hanno medium comuni: <strong>l’immagine, il corpo, il sesso, il tempo.</strong></p>
<p><strong>Laddove la scienza dà nuove certezze, la società crea nuove religioni. Dio muore e risorge ogni giorno. Incarna forme diverse come un oggetto, un prodotto, una teoria, una lotta comune.</strong> L’importante che sia pronto a morire e a ricomparire nell’immediato. Il consumismo genera paura verso il futuro. La pubblicità stuzzica gesti compulsivi e la paura di perdere il benessere conquistato da ogni individuo. Paradossalmente, l’individuo lotta per non perdere se stesso, ma nello stesso momento segue un decalogo imposto. <strong>Si sente realizzato solo quando è parte di una classe e viene riconosciuto dai suoi simili </strong><strong><em>degno di appartenervi.</em></strong></p>
<p><strong><em>Tu sei libero nella misura delle nostre concessioni. </em></strong></p>
<p>Pertanto l’uomo è diventato un ossimoro, <em><strong>un</strong></em> <em><strong>diversamente simile. </strong></em>Individuo gettato in pasto alla massa, che lotta per le sue aspirazioni. Sogni che sono uguali a quelli degli altri, che rispondono a un elenco dettagliato calato dall’alto. Per lui c’è poca scelta, eppure, pensa di esser libero. E siccome la sua corsa verso la felicità mai deve arrestarsi, perché qualcuno potrebbe tagliare il traguardo prima di lui, egli va, senza meta, verso un orizzonte indefinito. Non ricorda il suo passato, non può pensare al futuro. Qui, ora, per sempre. <strong><em>Eterno presente.</em></strong> Senza possibilità di scelta, ignavo. <strong><em>Corroso dall’insoddisfazione.</em></strong></p>
<p><strong>L’entropia è l’unità di misura del disordine. La letteratura della corrosione è il metro con cui misurare la società odierna.</strong> La letteratura ha come sempre già detto tutto. <strong>Ballard, Houellebecq, Dick, DeLillo</strong> hanno scritto romanzi memorabili che inconsapevolmente hanno inglobato tutti i neo-linguaggi moderni. <strong>Wittengstein, Debord, Foucault, Cioran, Bauman</strong>, ne hanno teorizzato i medium.</p>
<p>Per qualcuno potrà sembrare un’analisi ovvia. Una sbadata riflessione già letta e commentata, già presentata da illustri teorici. <strong>Eppure, perché nulla cambia e nessun prende coscienza? </strong></p>
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