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	<title>Azzurro Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Azzurro</title>
		<link>https://www.borderliber.it/azzurro-marci-racconto-lettura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Aug 2025 22:01:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Azzurro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Azzurro&#8221; è un racconto di Cristi Marcì. In copertina una fotografia di Donald Tong dal titolo &#8220;Nuvole bianche&#8221;, da Pexels a uso gratuito Finora non li avevo mai conosciuti gli inverni. Da un mese a questa parte mi sentivo prigioniero di automatismi di cui non ero più consapevole. Se dovevo ritirare un medicinale scendevo subito [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Azzurro&#8221; è un racconto di Cristi Marcì. In copertina una fotografia di <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/nuvole-bianche-139366/">Donald Tong dal titolo &#8220;Nuvole bianche&#8221;</a>, da Pexels a uso gratuito</strong></p>
<p>Finora non li avevo mai conosciuti gli inverni.<br />
Da un mese a questa parte mi sentivo prigioniero di automatismi di cui non ero più consapevole.<br />
Se dovevo ritirare un medicinale scendevo subito alla farmacia sotto casa, se andava fatta la spesa mi caricavo i sacchetti sul motorino, ma quando finalmente potevo piangere lo facevo rigorosamente di nascosto, inzuppando la federa azzurra del cuscino con tutte le mie lacrime: nessuna esclusa.<br />
Tutto era diventato un’accozzaglia di prescrizioni dove un “per favore fai questo” e un “ricordati di sciogliere prima la pillola nell’acqua” si alternavano alla mia preferita che recitava pressappoco così: “Mattia, quando papà se ne andrà dovrai occuparti tu di tutto eh, mi raccomando!”.<br />
A braccetto con la paura la rabbia divorava ogni cellula nervosa del mio corpo come un cancro impazzito, lo stesso che per ironia della sorte, qualche notte prima, avevo visto salire in sogno dall’abisso di un promontorio sopra il quale mi trovavo e dove viscidi filamenti si aggrovigliavano gli uni agli altri creando una matassa gigantesca: simile a quel cumulo di feci che una sera alle due di notte avevo raschiato a fatica e con ribrezzo dal tuo culo, mentre l’immobilità ti inchiodava ancora una volta alla tavolozza del water.<br />
Ogni giorno la situazione si era aggravata senza che mi venisse concesso il lusso della scelta, perché quella grande palla di merda restava lì a fissarmi nascosta dentro i tuoi polmoni, facendosi beffe della mia ingenua e illusoria speranza che potesse staccarsi con un altro pezzetto di carta.<br />
Quel sabato di novembre il salotto era affollato da tanti di quei volti che ancora oggi non saprei dire a chi realmente appartenessero.<br />
C’erano amici e parenti che a partire dalle quattordici del pomeriggio avevano invaso con falsa premura il salotto di casa.<br />
Zio Peppe si era stravaccato con tutto il suo peso sul divano come se nulla fosse scrollando dopo aver dato un’occhiata in giro le notizie sul cellulare, seduta accanto a lui sua moglie Delia si era perfino accesa una sigaretta reclamando il telecomando e un posacenere per ingannare quel tempo che sembrava infastidirla e che l’aveva costretta ad annullare gli appuntamenti presi il giorno prima per il weekend.</p>
<p>Altri invece guardavano come avvoltoi la tua libreria dispensando cazzate sul prossimo.<br />
Mimma, la tua nuova compagna dai capelli bianchi e un rossetto troppo acceso è sempre stata la prima nel prodigarsi in questo compito.<br />
Insegnava al liceo classico Garibaldi e la sua raucedine mi aveva instillato una repulsione innata nei suoi confronti che ben si accompagnava ad una rigidità con la quale adesso scorgeva uno ad uno i tuoi titoli preferiti sopra le mensole.<br />
Detestavo tutto di lei, perfino il suo modo trasandato e appariscente di vestirsi che alla sua età spacciava per alternativo.<br />
Una volta separatomi da quell’alcova di ipocriti mi ero recato nella tua stanza dove una barella ortopedica stazionava silenziosa accanto alla finestra.<br />
Eri solo, stavi disteso in posizione supina.<br />
Sembravi il morto a galla come l’ultimo bagno fatto quell’estate a Macari in Sicilia, solo che stavolta mancava il sole.<br />
E non c’era nessun asciugamano, nessun giornale con gli orecchioni e tantomeno un libro da impregnare di salsedine, ma soltanto un lenzuolo un po&#8217; ingiallito che accoglieva il tuo corpo inerme: protetto da sbarre metalliche che ne impedivano la possibile caduta e lo inchiodavano al suo destino.<br />
Il tuo viso non era più quello di una volta, non c’era nessuna traccia in grado di rassicurarmi di fronte a tutta quell’incertezza di cui si erano impregnate le pareti e le stanze di casa.<br />
Le labbra erano un po&#8217; secche e disidratate, avevano perso la forma dei sorrisi che sin da ragazzo mi avevano aiutato a superare qualsiasi ostacolo, affrontando la vita con più leggerezza e disinvoltura: da una crisi sentimentale a un esame non passato all’università.<br />
Tutto nel tuo corpo stava per spegnersi per sempre eppure quello che più di ogni altra cosa al mondo mi aveva appena colpito sono stati i tuoi occhi celesti, limpidi come il cielo di Palermo che dall’alto aveva accompagnato le nostre interminabili passeggiate domenicali e dissolto ogni nostra preoccupazione di fronte un buon piatto al nero di seppia: suggellando a ogni boccone un rapporto al quale avrei dovuto rinunciare per sempre.</p>
<p>Prendendo la tua mano fredda tra le mie intrecciai le dita attorno ai tuoi pollici, come quando da bambino cercavo il mio luogo sicuro.<br />
La pelle era ruvida, sapeva un della tua colonia preferita, il braccio invece era cosparso di croste che testimoniavano tutte le punture con cui avevamo dovuto fare i conti negli ultimi giorni.<br />
Fuori dalla finestra il sole irradiava di luce i nostri sguardi senza permettermi però di capire se quello che stavo contemplando fosse il riflesso di un nuovo inizio o la fine di un ciclo.<br />
Eppure quell’azzurro racchiudeva in sé tutta l’essenza del nostro vissuto.<br />
Scrutando i tuoi occhi avevo l’impressione di scorgere qualcosa di indecifrabile, una luminescenza che testimoniava la remota possibilità che prima o poi ci saremmo incontrati di nuovo, magari in un mondo dove respirare la vita non doveva scontrarsi con la forza di gravità.<br />
E dove l’immobilità poteva trasformarsi in un lontano e brutto ricordo.<br />
La morte ti stava portando con sé, lasciandomi tra le mani un ammasso di carne che mi ostinavo a non mollare e che le mie dita per nulla al mondo avrebbero voluto mollare.<br />
Quasi a garantirmi, nonostante tutto, la tua eterna presenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Angela Caccia: Di lentissimo azzurro</title>
		<link>https://www.borderliber.it/angela-caccia-azzurro-poesia-bellomusto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2025 23:01:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Azzurro]]></category>
		<category><![CDATA[Bellomusto]]></category>
		<category><![CDATA[Caccia]]></category>
		<category><![CDATA[Crotone]]></category>
		<category><![CDATA[Libera]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Poetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un invito alla lettura scritto da Doris Bellomusto. In copertina: &#8220;Di lentissimo azzurro&#8221; di Angela Caccia, Campanotto Editore Poesia Sa graffiare e guarire la poesia di Angela Caccia; è una nuvola bianca nel cielo d&#8217;agosto; mare e lacrime negli occhi di un bambino; conosce la catarsi e sa che la parola detta distilla verità. Non [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un invito alla lettura scritto da Doris Bellomusto. In copertina: &#8220;Di lentissimo azzurro&#8221; di Angela Caccia, Campanotto Editore Poesia</strong></p>
<p>Sa graffiare e guarire la poesia di <strong>Angela Caccia</strong>; è una nuvola bianca nel cielo d&#8217;agosto; mare e lacrime negli occhi di un bambino; conosce la catarsi e sa che la parola detta distilla verità. Non manca mai l&#8217;esatta misura di un verso libero, eppure mai sciolto dal ritmo di un parlare che vuol farsi abbraccio. Io non la so tradurre in parole nitide la verità poetica che questo libro contiene, la so tradire, ma non voglio andare oltre questo mio piccolo commento, che vuole essere omaggio e non oltraggio.</p>
<hr />
<p>Non ti servono tutte le vocali<br />
che poesia è pane leggero<br />
-rosa<br />
sosta in due sillabe di bellezza<br />
nella resa indiscussa di primavere<br />
ad estati<br />
e a settembre<br />
è nostalgia in entrambe &#8211; poterne<br />
prendere i lembi<br />
ripiegarla come pregiata seta…<br />
Restiamo comunque grati<br />
all&#8217;abitudine del vento che sposta<br />
al sole il canto degli uccelli</p>
<p><strong><em>Angela Caccia, Di lentissimo azzurro, Campanotto Editore Poesia</em></strong></p>
<hr />
<h4>Chi è Angela Caccia?</h4>
<p>Angela Caccia è nata il 25 novembre 1958, risiede a Crotone (KR). Ha una maturità classica e una laurea in scienze giuridiche. Coordina un blog di poesia; ha la direzione artistica del Festival di Poesia “A sud di ogni altrove” che ha cadenza annuale nel comune di Santa Severina (KR). Dal 2006 al 2011 ha coordinato l’Ass. Culturale Le Madie Cutro/Crotone.</p>
<p>Elenco riviste che hanno pubblicato sue opere:</p>
<p>Versante Online, Oubliette magazine, Patria Letteratura, Altritaliani, La Recherche, Blog RAI poesia di Luigia Sorrentino, Sololibri.net, Via Cialdini, Estroverso, LetterMagazine, Liberolibro, Kult Virtual press, Chronicalibri, Blog Letteratura e Cultura, La stanza di Erato, Circumnavigare, Il paradiso degli Orchi, Versante ripido, Satura, il blog Poesia de Il Corriere della sera, Satura, Patria Letteratura, il blog RAI Poesia, La Repubblica di Napoli nella rubrica di Eugenio Lucrezi e ne La Repubblica di Firenze, rubrica di Alba Donati.</p>
<p>Nel 2019, intervistata da Gianfranco Lauretano, lo scritto viene pubblicato nell’Almanacco della Raffaelli dedicato alla Calabria; sue poesie sono state pubblicate da quotidiani nazionali: una ne &#8220;La bottega della poesia&#8221; di Eugenio Lucrezi, quotidiano Repubblica Napoli del 27 luglio, l&#8217;altra, nella stessa rubrica, su Repubblica di Firenze 13 novembre, a cura di Alba Donati.</p>
<p>Nel 2024 un suo inedito “Poesia per un naufragio” è stato pubblicato da Avvenire nell’anniversario del Naufragio sulle coste di Steccato di Cutro, il 26 febbraio; altro inedito commentato da Nicola Burdini, è stato pubblicato sulla prima pagina de L’Osservatore Romano in aprile.</p>
<p><strong><em>Fonte WikiPoesia</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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