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	<title>Avvocato Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>La misura del tempo: Carofiglio e i cavilli della giustizia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-misura-del-tempo-carofiglio-recensione-falzone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Feb 2025 23:01:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;La misura del tempo&#8221;. Gianrico Carofiglio, Einaudi, 2019 Una sera tardi l’avvocato Guerrieri ha un appuntamento inaspettato: una certa Lorenza Delle Foglie richiede con urgenza una sua consulenza. Lui è dubbioso; tanti anni prima ha avuto una relazione con una donna molto più grande di lui, che si chiamava [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;La misura del tempo&#8221;. Gianrico Carofiglio, Einaudi, 2019</strong></p>
<p>Una sera tardi l’avvocato <strong>Guerrieri</strong> ha un appuntamento inaspettato: una certa <strong>Lorenza Delle Foglie</strong> richiede con urgenza una sua consulenza. Lui è dubbioso; tanti anni prima ha avuto una relazione con una donna molto più grande di lui, che si chiamava proprio in questo modo. Che sia lei? E cosa vuole da lui? Guerrieri con il suo fiuto da segugio sente odore di grossi guai.</p>
<p>Infatti: “Fece entrare una donna. Era alta, piuttosto magra, capelli corti grigi, e indossava una giacca di pelle un po’ larga, un po’ sformata”.</p>
<p>Lei, profondamente cambiata, gli chiede di assumere la difesa del proprio figlio, in carcere accusato dell’omicidio di uno spacciatore, considerato suo fornitore di droga. Già condannato senza speranza in primo grado, occorre preparare una difesa più accurata e anche più tecnica. <strong>Guido</strong> riuscirà in un compito che si annuncia perdente già dall’inizio?</p>
<p>Incomincia in questo modo: “Una sfida processuale ricca di colpi di scena, un appassionante viaggio nei meandri della giustizia, insidiosi e a volte letali.”</p>
<p><strong>&#8220;La misura del tempo&#8221;</strong> è proprio questo. Un dotto quanto fascinoso racconto intessuto di giustizia, processi, iter giudiziali. Pagine e pagine con descrizioni di strategie processuali, spiegazioni di cavilli inusitati e poco comprensibili. Non un giallo, <strong>ma la spiegazione di come si costruisce e si mette in pratica una difesa</strong>. Io, cultrice del diritto, l’ho trovato ammaliante.</p>
<p>Lo stile del romanzo è accurato, coinvolgente, riflessivo, a volte adornato da una sottile ironia utile a stemperare; capace di dosare perfettamente dialoghi e narrazione. L’autore non strizza continuamente l’occhio al lettore, non vuole farlo contento a ogni costo con scelte banali volte a regalargli una leggerezza passeggera; l’autore vuole lasciare il segno.</p>
<p>Non ha paura di soffermarsi su verità scomode e difficili da digerire, a volte angoscianti; è infatti consapevole che questo spingerà il lettore a fermarsi a ponderare quel che ha appena letto, regalandogli l’impagabile sensazione di aver letto qualcosa di vero, non contraffatto da artificiosi addolcimenti. La dolcezza c’è come c’è nella vita: <strong>a piccole dosi, senza ignorare i momenti difficili che a quella dolcezza danno una marcia in più.</strong></p>
<p>La figura dell’avvocato Guerrieri è praticamente viva: <strong>un personaggio così ben reso da poter credere di incontrarlo</strong>, un giorno o l’altro, lungo la strada di casa. Afflitto da dilemmi, vittima di debolezze e capace di piccoli atti d’eroismo, Guerrieri è un personaggio in cui ogni lettore può vedere una parte di sé stesso e (sono sicura) anche l’autore ha messo moltissimo del suo essere.</p>
<p><strong>L’avvocato Guerrieri</strong> non siamo altro che noi con la toga: noi lettori e oratori che, ogni due per te, buttiamo lì una citazione o un fattarello letto, ascoltato, chissà dove, da chi. Noi che soffriamo di inquietudine notturna e ci ritroviamo svegli alle due e venti del mattino a leggere articoli dai titoli astrusi. Guerrieri parla al suo sacco da boxe come noi parliamo al nostro animale domestico, o alla nostra matita preferita, ponendole dubbi, questioni e attendendo una risposta, fino a sfociare quasi nel patologico, diremmo.</p>
<p>Guerrieri è, essenzialmente, un buono: <strong>pensa e ripensa a come dire di no a qualcuno e poi, alla fine, inevitabilmente dice di sì.</strong> È un personaggio ironico e autoironico, ma guai a dargli del vecchio; si perde in lunghe divagazioni pur di rimandare qualcosa che deve fare; ammette di essere banale, a volte, e di pensare troppo.</p>
<p>Guerrieri è come noi quando riflette su questo tempo che corre, veloce eppure indolente, e che si ripete e sembra non sorprenderci più, ma sa che è ancora possibile lasciarsi stupire: “Mi piacerebbe tanto, se capitasse di nuovo. Forse potrebbe essere proprio lo stupore – se fossimo capaci di impararlo – l’antidoto al tempo che accelera in questo modo insopportabile”.</p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuta la recensione di &#8220;La misura del tempo&#8221;, allora </em><strong><a href="https://www.borderliber.it/dicker-animale-selvaggio/">clicca qui e leggi anche &#8220;Un animale selvaggio di Joël Dicker&#8221;</a></strong></p>
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		<title>Settembre. Ricordi?</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ricordi-settembre-dulcetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Sep 2023 02:39:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Avvocato]]></category>
		<category><![CDATA[Flusso]]></category>
		<category><![CDATA[Memorie Padre]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordo]]></category>
		<category><![CDATA[Settembre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto e foto di Napoleone Dulcetti. Tratto da “Ora momento, un progetto per mio padre”. La notte bussa sempre prima sulla collina dei sogni. Appoggio la mano verso l’orizzonte della mia fronte piena di sacrifici. È quasi fredda, l’aria settembrina. Nicola ha un mese ormai, dorme. Leo gioca, gratta via le firme colorate di un [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto e foto di Napoleone Dulcetti. Tratto da “Ora momento, un progetto per mio padre”. </strong></em></p>
<p>La notte bussa sempre prima sulla collina dei sogni. Appoggio la mano verso l’orizzonte della mia fronte piena di sacrifici. È quasi fredda, l’aria settembrina. Nicola ha un mese ormai, dorme. Leo gioca, gratta via le firme colorate di un ormai atavico e finto “ti voglio bene” sul gesso che copre la frattura del polso sinistro.</p>
<p>Papà Napoleone è andato via, da mamma America, ha lasciato un orto pesante di fagiolini e pomodori, sento il profumo della terra umida, un respiro genuino di tempi lontani. Il rimbalzo della pallina da tennis è quasi del tutto scomparso, provo a concentrarmi.</p>
<p><strong>Crack, crack.</strong> Il menisco, il menisco avvocà. Diamine, non potrò giocare per molto tempo, almeno un anno.<br />
<strong>Crick, Crick.</strong> La scapola signore, la scapola, dispiace. Non ci voleva, è davvero finita?<br />
<strong>Crock, crock.</strong> E ora?</p>
<p><strong>Puf, pof, roll roll.</strong> Un bel suono, finalmente. Si alza dalla tavola di legno un profumo di patate e farina, è mamma America che modella un impasto grande quanto due palloni da calcio.<br />
<strong>Kut, kit, fat, tzap tzap</strong>, migliaia di gnocchi prendono forma, <strong>sril sral srul sral,</strong> fusilli, ravioli.</p>
<p>Leo accarezza la pancia di mia moglie, mancano due mesi e nascerà Emanuele, il terzo figlio, abbiamo deciso di chiamarlo come zio. Le foglie tremano, l’aria è davvero fredda ormai. Appoggio l’orecchio alla finestra, no, niente, la pallina gialla è sparita, muta, come i grilli e le cicale che non cantano più. Ho fame, chiamo qualcuno ma sono tutti a lavoro, lontani, eppure io li sento giocare in salotto, rumori di costruzioni, di soldatini, di videogiochi.</p>
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		<title>Step by step</title>
		<link>https://www.borderliber.it/step-by-step/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Oct 2022 02:14:17 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Donna]]></category>
		<category><![CDATA[Frustrazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Tribunale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Antonella Perrotta STEP UNO La giacca tira sotto le ascelle, m’ingombra, mi limita. Avrei preferito indossare la tuta, ma in tribunale non si può. Cammino velocemente e, velocemente, salgo le scale. Le décolleté mi mordono i piedi. Ho sette udienze stamattina, intervallate da altrettante file in cancelleria, ma in nessun fascicolo compare il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Antonella Perrotta</strong></em></p>
<p><strong>STEP UNO<br />
</strong>La giacca tira sotto le ascelle, m’ingombra, mi limita. Avrei preferito indossare la tuta, ma in tribunale non si può. Cammino velocemente e, velocemente, salgo le scale. Le décolleté mi mordono i piedi. Ho sette udienze stamattina, intervallate da altrettante file in cancelleria, ma in nessun fascicolo compare il mio nome. Sostituisco il titolare dello studio, sono ancora una collaboratrice da poco abilitata alla professione. Ancora ho molto da imparare, nonostante siano già passati tre anni dalla laurea, la durata del praticantato. Perciò, non sono retribuita, giusto un pensierino ogni tanto, così per gentilezza. “Grazie” dico, nel riceverlo. Che fortuna avere un titolo in saccoccia e non sporcarsi le mani di terra e di merda. “Sono fortunata, sì” mi ripeto. Le soddisfazioni col tempo arriveranno. E pure i soldi per campare. <em>Non ti abbattere, ragazza. Hai trascorso la tua vita a studiare, hai rubato tempo all’amore e all’amicizia. Ne hai ricavato vista persa e spalle ingobbite e scarpe scomode su cui sbatterti su e giù, riconoscenza poca, rispetto ancor meno. Ma fida e confida ché il futuro verrà. Degno, rassicurante, soddisfacente. Studierai ancora e ancora, apprenderai, diventerai brava. Continua a far su e giù, ragazza. Non desistere. </em></p>
<p><strong>STEP DUE<br />
</strong>Ho il mio studio, adesso. Cinque stanze arredate con cura. Era ordinato all’inizio, poi si è riempito di carte e fascicoli. Bene così. La mia sveglia cambia orario ogni giorno e non disdegna le cinque del mattino. Le décolleté non le uso quasi più. Ormai, soltanto sneakers sotto i pantaloni del tailleur. Troppa la strada, troppe le scale, troppe le file in piedi. Pranzo senza orario, a casa o dove capita, così il mio peso sale e scende senza che lo controlli. Macino chilometri, ma il pomeriggio sono in studio alle 16:30, cascasse il mondo. Ho imparato a dispensare sguardi rassicuranti e parole convincenti, ma le soluzioni non sono sempre pronte, affatto. Spesso, la notte non dormo nel cercare quella migliore per un caso, nel selezionare le parole da dire e quelle da non dire, quelle da scrivere e quelle da evitare. Mi muovo in un ginepraio e, a volte, ho la sensazione di perdermi. Però, adesso, posso comprarmi ciò che voglio e avere soldi significa essere autonomi, autosufficienti, liberi. Sì, sono fortunata. Sono una donna indipendente e libera. <em>Non raccontarti stronzate, donna. Continui a non avere tempo per te. Come ti permetti soltanto a nominarla la parola libertà? Nessuno è libero, neanche tu. La sensazione che provi è la stessa di quando accedi in un carcere: entri spogliata di cellulare e borsa ed esci spogliata d’aria. Senza respiro, sopraffatta da un sistema con cui hai imparato a dialogare. Ma questo dialogo non ti piace, ammettilo. Le docce calde che ti concedi la sera non bastano a levarti di dosso la polvere di strada, le parole che ascolti durante il giorno, i silenzi di chi t’ignora, il vuoto che accompagna la stanchezza senza peso. Non è questo che ti aspettavi. Non è questo che volevi. Ricordi cosa ti disse quell’extracomunitario prima di rientrare in cella dopo il colloquio col magistrato? “Avvocata, tu non sei più furba di me”, disse. “Il mondo ci ha fottuto tutti e due. Il mondo lo governano quelli che hanno potere, i signori delle armi” e si fece una risata. Gli rispondesti che lui stava in una cella e tu, no, perché tu eri libera. Ma non eri convinta nemmeno tu. La tua cella è senza sbarre, ma sempre una cella resta. Perciò, donna, non raccontarti stronzate. </em></p>
<p><strong>STEP TRE<br />
</strong>Continuo a lavorare senza convinzione. Il mondo è sempre più simile alle pagine di un quotidiano che si sfogliano una dopo l’altra, minuto dietro minuto. Ogni pagina è diversa, ogni pagina riporta una notizia per smentirla quella appresso. Tutto cambia a una velocità inaudita, senza coerenza, senza logica, senza senso, spogliandomi di ogni comprensione, di ogni capacità di adattamento, di ogni convinzione. Esistono ancora le convinzioni? Il caos regna in me e fuori di me. Sono passati vent’anni dall’essere una collaboratrice da poco abilitata alla professione. È tempo di tirare le somme. Ma per quanto mi sforzi, pur cambiando l’ordine degli addendi, il risultato porta sempre il segno meno davanti.  Mi lagno, in molti si lagnano, ma continuo a lavorare e a trascinarmi. <em>Donna, la vita è coraggio di cambiare ciò che non piace. A partire da te. Lo sai, vero? Sì, in fondo, lo sai. Lascia andare la ragione, segui l’istinto, crea le opportunità. Tuffati, donna. Ché il mare è grande e la vita è una sola. Scegli di essere ciò che senti di essere. Evadi dalla cella, donna! </em></p>
<p><strong>STEP QUATTRO<br />
</strong>Mollo tutto. Ricomincio. Rompo ogni dialogo. Non cedo al compromesso e ai condizionamenti. Oso l’impensabile finora. Non ho dubbi. Un po’ di timore, però. Ce la farò? <em>Ce la farai, donna. Non desistere. Tanto, saresti fottuta lo stesso…</em></p>
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