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	<title>Autopubblicazione Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Memorie Meridiane di Giovanni Corsi: uno squarcio sul Novecento</title>
		<link>https://www.borderliber.it/memorie-meridiane-libro-corsi-moscariello-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Aug 2025 22:01:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Autopubblicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Clelia Moscariello. In copertina: &#8220;Memorie Meridiane&#8221; di Giovanni Corsi, autopubblicazione del gennaio 2024 Memorie Meridiane è una raccolta di racconti autobiografici, uscita come pubblicazione indipendente a gennaio del 2024, che rappresenta un excursus a tutto tondo, a ritroso, nella vita dell’autore. La storia parte dalla prima infanzia del suo autore, vissuta sui monti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Clelia Moscariello. In copertina: &#8220;Memorie Meridiane&#8221; di Giovanni Corsi, autopubblicazione del gennaio 2024</strong></p>
<p><strong>Memorie Meridiane</strong> è una raccolta di racconti autobiografici, uscita come pubblicazione indipendente a gennaio del 2024, che rappresenta un excursus a tutto tondo, a ritroso, nella vita dell’autore.</p>
<p>La storia parte dalla prima infanzia del suo autore, vissuta sui monti abruzzesi, dipanandosi, poi, a grappolo, sia geograficamente che cronologicamente, mediante una successione di vicissitudini e aneddoti di forma diaristica, raccontati tramite un registro fruibile (e qualche volta anche fin troppo scanzonato), che alterna ed equilibra bilanciando (ai fini dell’economia della narrazione) le tipiche bravate giovanili agli oggettivi fatti storici, gli episodi teneri e nostalgici e quelli più amari, spiacevoli e dolorosi, giungendo anche a trarre riflessioni maggiormente consapevoli e, talvolta, un po’ più ciniche.</p>
<p>E vasto, d’altro canto, è, senza alcun’ombra di dubbio, il materiale umano a cui ha avuto la fortuna di poter attingere il bravo <strong>Giovanni Corsi</strong>, il quale, da ricercatore-tecnologo, ha lavorato presso l’Università di Roma La Sapienza; al Centro Europeo dell’Educazione; all’Invalsi e all’Università Roma Tre.<br />
Giovanni è anche un autore di articoli e libri di argomento informatico e geografico ed è stato redattore in riviste scientifiche. Inoltre, è stato premiato dall’Accademia dei Lincei e dalla Società Italiana per il Progresso delle Scienze dal Nobel D. Bovet per la Didattica delle Scienze e Informatica.<br />
Giovanni Corsi oggi cura il suo blog: <strong>Blog &#8211; Stralci: così è (se vi pare) &#8211; Resistenza al pensiero unico</strong>.</p>
<p>In ogni caso, tornando al testo di <strong>Memorie Meridiane</strong>, occorre osservare, in primis, che esso, per sua fortuna, possieda l’immaginabile e malinconico fascino dell’istantanea che ci propone. Mi riferisco a quel fascino indotto dal ricordo di un mondo lontano che ormai non esiste più, di un’epoca analogica ormai completamente tramontata, di cui però i suoi cimeli oggigiorno acquistano, proprio per la loro rarità, un inestimabile valore che aumenta via via col tempo.</p>
<p><strong>Memorie Meridiane</strong>, in virtù del potere salvifico che sa avere l’attività della rimembranza, ma non solo grazie alla stessa, riesce a offrirci uno squarcio interessante quanto disinteressato, perché scevro da ogni prospettiva politica che possa essere altresì pseudo-faziosa, su quello che è stato il Novecento non solo italiano e su quello che esso ha rappresentato per noi tutti, ma soprattutto questo libro parla delle nostre radici e origini.</p>
<p>Allo stesso tempo, nel ripercorrere scenari in parte “già visti”, <strong>Memorie Meridiane</strong> ha in sé anche l’audacia non sottovalutabile del voler formulare proposte e promuovere alternative valide che possano avvicendarsi alle filosofie imperanti nel panorama attuale. Viene suggerito infatti, lungo l’iter dell’ultimo lavoro di Corsi, l’utilizzo di un <strong>Pensiero Meridiano</strong>, che si avvale a sua volta di un&#8217;ideologia che intende premiare la lentezza, la contemplazione e la relazione con il paesaggio naturale, in contrapposizione ovviamente, al nostro odierno globalismo dominante e per molti versi soffocante e opprimente.</p>
<p>Insomma, si tratta un’opera che consiglio senz’altro a chi voglia approfondire i fatti storici recenti ma anche a chi è semplicemente curioso di leggere una biografia.</p>
<p>Suggerisco, pertanto, <strong>Memorie Meridiane</strong> a un pubblico quanto mai eterogeneo per la sua godibilità, semplicità espressiva e, al tempo stesso, pure per l’intuitiva utilità dei suoi contenuti perché, a mio avviso, risulta encomiabile già il suo cosciente esercizio di memoria contestualizzato in un’era che tende a voler “dimenticare” e “rimuovere” ciò che non interessa nell’immediato.</p>
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		<title>Una lunga notte africana. Massimo Angiolani e la &#8220;casuale libertà&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/notte-africana-angiolani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Aug 2024 02:53:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Anarchia]]></category>
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		<category><![CDATA[libertà]]></category>
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		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
		<category><![CDATA[Vagabondare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Una lunga notte africana&#8221; di Massimo Angiolani, autopubblicazione, 2024 Scrivere per scrivere, questo imparo ogni volta che mi avvicino a un&#8217;opera di Massimo Angiolani, autore che da tempo ha smesso di inseguire il pubblico e le case editrici. Lui non chiede mai nulla, se ne sta nel suo mondo, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/notte-africana-angiolani/">Una lunga notte africana. Massimo Angiolani e la &#8220;casuale libertà&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Una lunga notte africana&#8221; di Massimo Angiolani, autopubblicazione, 2024</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Scrivere per scrivere, questo imparo ogni volta che mi avvicino a un&#8217;opera di <strong>Massimo Angiolani</strong>, autore che da tempo ha smesso di inseguire il pubblico e le case editrici. Lui non chiede mai nulla, se ne sta nel suo mondo, in una disgraziata beatitudine della quale si scrolla solo per auto-pubblicare qualcosa che poi invia a pochi intimi.<br /><br />Angiolani lo conosco da anni, non ha bisogno delle mie lusinghe o delle mie riflessioni; per me lui è e resterà sempre un esempio di pura e sensata &#8220;marginalità&#8221;. La sua scrittura lo dimostra, perché è manifestazione di una voce così libera dagli schematismi da rendere ogni suo libro unico.<br /><br /><strong>&#8220;Una lunga notte africana&#8221; non fa eccezione</strong>. L&#8217;Africa di Angiolani inizia a <strong>Roma</strong>, città in cui capita per cambiare vita. Il protagonista è uno squattrinato che non sa esattamente cosa fare, che si sorregge psicologicamente su un mantra che recita pressappoco così: <strong>&#8220;sono un uomo colto che ha scritto libri&#8221;. </strong>Fatto sta che resta pur sempre un individuo senza un soldo, in perenne crisi di identità e fieramente &#8220;fallito&#8221;. </p>
<p><strong>Fallito come lo siamo più o meno tutti, in quanto inseguitori di sogni che mai si realizzeranno.</strong><br /><br />Non vi è tra queste pagine un piagnisteo, ma una poetica dell&#8217;accettazione e della ricerca della libertà che coincide con la necessità di <strong>&#8220;non avere nulla e di non essere legato a qualcuno per avere, invece, tutte le direzioni possibili davanti ai propri occhi&#8221;</strong>. Eppure, non siamo in presenza di un libertino, ma di un uomo, soprattutto uno scrittore, convinto delle sue idee; persino delle sue indecisioni.</p>
<p>Lui cambia di continuo lavoro; i suoi pensieri non si fossilizzano; saltella da un punto a un altro per conto di una sana irrequietezza. Il protagonista è nemico della stabilità, così come lo è di sé stesso. <strong>Nel suo arrancare senza speranza, ancora una volta, lui viene salvato, o forse condannato di nuovo, dal fato che fa, disfa e produce.</strong><br /><br />È lo stile di <strong>Angiolani</strong> a riempire la storia di un autentico fascino da perdigiorno. Vagabondare è un atto politico: avvia un&#8217;analisi su ciò che l&#8217;illusione capitalista ha prodotto in tutti. Così come una carta di credito lo salverà dall&#8217;improvvisa rottura di un dente, così il protagonista di questo breve romanzo viene salvato dalla scrittura, o meglio, da una contemplazione del disordine traducibile in parole.<br /><br />Insomma, trovate un modo per leggere questo autore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/notte-africana-angiolani/">Una lunga notte africana. Massimo Angiolani e la &#8220;casuale libertà&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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