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	<title>Attualità Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Il Comunista: quel che resta di un insulto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 13:11:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il Comunista: quel che resta di un insulto&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale In principio fu Berlusconi a resuscitare il Comunista, una figura di cui neanche più aleggiava lo spettro, ma che viveva sepolta nei suoi tormenti di rivoluzione proletaria ormai fallita e di utopica quietanza con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Il Comunista: quel che resta di un insulto&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p>In principio fu Berlusconi a resuscitare <strong>il Comunista</strong>, una figura di cui neanche più aleggiava lo spettro, ma che viveva sepolta nei suoi tormenti di rivoluzione proletaria ormai fallita e di utopica quietanza con il mondo intero. Poi, con il tempo, complice anche lo svecchiamento, il mescolamento del linguaggio e l&#8217;amore per il retrò, <strong>il Comunista</strong> diventò un&#8217;entità degna di rispetto, cavaliere di un&#8217;epoca ricca di ideali e di lotte di classe. Personaggio di un passato epico.</p>
<p>La sua immagine diventa romantica, rigurgita di pathos, fa uscire allo scoperto ex fricchettoni poi diventati dipendenti statali borghesi che, fieri, cacciano la loro tessera ingiallita da borselli di cuoio invecchiato. Le loro conquiste sociali: il riscaldamento centralizzato, la casa con il giardino, l&#8217;automobile, l&#8217;iPhone, la Postepay e il cibo biologico. E poi via per nuove battaglie: un vocabolario senza parole maschili e femminili; mettere asterischi ovunque; proclamare che non esistono più fasce deboli. La classe operaia non c&#8217;è più. C&#8217;è solo la lotta tra intermedi: il ceto medio contro i capitalisti. C&#8217;è voluta tanta costanza per diventare borghesi, ce ne vorrà ancora di più per difendere vari privilegi. Ed ecco il <strong>Pd</strong>, di cui senza saperlo parlava già <strong>Pasolini</strong>.</p>
<p>Nonostante tutto, attualmente, chi sia <strong>il Comunista</strong> nessuno lo sa. Ha tante forme e incarna diversi modelli. Per i post fascisti di <strong>Fratelli d&#8217;Italia</strong>, egli è un&#8217;entità che vorrebbe rendere il mondo un porcile nel quale uomini e donne si accoppiano senza ritegno. Qualsiasi orifizio per loro va bene. L&#8217;importante è l&#8217;orgasmo e il benessere psicofisico che ne deriva. Egli è tanto uno scimpanzé senza cervello, quanto un astuto sovvertitore dello <strong>Stato</strong>. Mentre fa yoga ordisce complotti contro banchieri, imprenditori, forze dell&#8217;ordine e autorità ecclesiastiche. Ha una propensione per il Satanismo: ripudia <strong>Trump</strong> e la sua missione per la stabilizzazione della pace universale.</p>
<p>Fatto sta che <strong>il Comunista</strong> ha un istinto suicida, infatti si schiera in favore dell&#8217;eutanasia e dell&#8217;aborto. Eppure il suo atteggiamento è contraddittorio, perché lavora per la costante islamizzazione dell&#8217;Europa, nonché per la sostituzione etnica. Dulcis in fundo, egli è amico fedele di lesbiche, gay e bisessuali, a cui affiderebbe anche dei bambini che verrebbero così spinti a essere futuri oggetti sessuali al di sopra del sesso biologico. E poi che ne parliamo a fare della liberalizzazione delle droga. Insomma, per la propaganda, il Comunista è nemico dell&#8217;ordine, dell&#8217;umanità, della natura. Addirittura ama certi dittatori.</p>
<p>Ma esiste questo <strong>Comunista</strong>? E quando ha governato? Ma soprattutto questa creatura, dove si nasconde visto che nessuno ne ha conosciuto uno in carne e ossa? Possibile che il nostro vicino di casa possa essere il <strong>Comunista</strong>? E, soprattutto, quando si trasforma: nelle notti di pioggia o di luna piena?</p>
<p>E così <strong>il Comunista</strong> non è quello che leggeva Marx e parlava di emancipazione e di lotta di classe, che combatteva per la social-democrazia, che credeva ancora nello Stato di Diritto in cui la Legge è al di sopra di tutto e tutti. No, egli non è nemmeno più quello che parlava di accoglienza del migrante, che in fin dei conti lascia casa sua perché qualcuno, diciamo noi, gli è andato a togliere la terra. O si, questo discorso è vecchio e puzza di frasi fatte.</p>
<p><strong>Il Comunista</strong> è un essere anacronistico, che sta dalla parte sbagliata della Storia. Egli è amante di Stalin, di Tito, di Hoxha, di Castro, di Maduro e di coloro che seviziano nel nome di fantomatici libretti rossi. Non voleva neanche ricordarsi delle Foibe, pensate un po&#8217;.</p>
<p>Proprio non lo accettano certi stregoni della destra che in <strong>Italia</strong> c&#8217;è un popolo di sinistra che crede nella Costituzione, che esalta i suoi partigiani e che guarda con sospetto a chi agita autoritarismi. Il nemico non è il <strong>Comunista</strong>, perché egli non esiste come lo descrivono, ma colui che dice &#8220;No&#8221; a questo appiattimento del pensiero. So che sarebbe troppo chiedere a taluni di sfogliare &#8220;<strong>Il Capitale</strong>&#8221; di Marx, di comprendere cosa è prima di tutto il comunismo. Io lo so che è difficile per certi tecnici di settore, che parlano solo in base agli <strong>Iban</strong>, comprendere cosa mosse quel filosofo a rendere la filosofia non solo contemplazione, ma anche azione. Io so che ormai le parole non valgono un cazzo. Anzi, più sono volgari e più fanno presa.</p>
<p>Ecco, <strong>il Comunista</strong> è questo orrido individuo che deve convertirsi, piegandosi a un mondo in cui una piccola élite decide chi sono i buoni e i cattivi. Per loro, anche il Comunista deve partecipare a questa lotteria e non dubitare di coloro che impartiscono ordini. Per loro, basta che qualcuno dica &#8220;No&#8221;, dimostrando di volere provvedere per conto proprio, possibilmente in pace, al suo sostentamento, ed ecco che gli appiccicano subito l&#8217;etichetta della zecca velenosa. Colui che dice &#8220;No&#8221; all&#8217;economia di guerra, che sceglie, che vigila e che presenzia è pericoloso.</p>
<p>Per tutto il resto il <strong>Comunista</strong> non esiste, se non nel cervello dei post-fascisti.</p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta: storia di sciacalli</title>
		<link>https://www.borderliber.it/sciacalli-calabresi-e-mafiosi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Feb 2023 00:26:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA['ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[alto Tirreno cosentino]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Hacca Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Mario La Cava]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;&#8216;Ndrangheta: storia di sciacalli&#8221; è un articolo di Martino Ciano che prende spunto dal libro di Mario Lacava, I miei maffiosi La &#8216;ndrangheta vien di notte, come ombra tra ombre si aggira schivando le telecamere di sorveglianza e se un movimento strano viene catturato dall&#8217;occhio elettronico, lei se ne fotte. Lei se ne fotte di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;&#8216;Ndrangheta: storia di sciacalli&#8221; è un articolo di Martino Ciano che prende spunto dal libro di Mario Lacava, I miei maffiosi</strong></p>
<p>La &#8216;ndrangheta vien di notte, come ombra tra ombre si aggira schivando le telecamere di sorveglianza e se un movimento strano viene catturato dall&#8217;occhio elettronico, lei se ne fotte. <strong>Lei se ne fotte di tutti</strong>, dei sindaci in protesta, dei cittadini che manifestano, delle forze dell&#8217;ordine e di tutti coloro che vogliono combatterla. Continua, sicura del fatto che mai nessuno la fermerà. Ne arrestano dieci e cento sono lì pronti a servirla. <em>Io so, ma non ho le prove</em> diceva il buon Pasolini, <strong>e noi sappiamo ma diciamo che non abbiamo le prove</strong>.</p>
<p>Vivere in un territorio vuol dire anche conoscere quei meccanismi nascosti, occulti ai <strong>forestieri</strong>, a coloro che dall&#8217;esterno giudicano senza sapere, muovendosi secondo teorie da manuale, ma che poco c&#8217;entrano con la vita reale, anzi con la <strong>nuda vita</strong>. E noi conosciamo il destino di ognuno, <strong>in primis dei giovani che da qui fuggono, perché non vogliono investire (e hanno ragione) in un territorio che ha ancora una mentalità anacronistica, seguace della logica del silenzio assenso, che ha paura di chiamare le cose con il proprio nome</strong>. La rivoluzione culturale non è uno scambio di libri o di belle parole, ma di rinunce e sacrifici, con il conseguente abbandono di quella tranquillità domestica attraverso la quale ognuno continua a coltivare il proprio orticello. C&#8217;è l&#8217;orticello in cui ognuno innaffia i propri voti, c&#8217;è quello in cui ognuno spera di far sbocciare sostanziosi appalti, c&#8217;è quello in cui ognuno prova a innestare la propria carriera su una pianta malata, c&#8217;è l&#8217;orticello degli interessi personali, intimi, che vanno soddisfatti a tutti i costi e con ogni mezzo. <strong>Il più forte si prende tutto, questa è la regola. </strong>Ma non è una regola da cavernicoli, ma di stampo modernista; è la faccia sporca di una certa dottrina neo-capitalista.</p>
<h3>&#8216;Ndrangheta: la quiete dopo la tempesta</h3>
<p>Si racconta in giro che la &#8216;ndrangheta non sia di queste latitudini. Noi abbiamo ladri di polli, cani sciolti che spacciano solo qualche grammo di droga tagliata male per permettersi, a loro volta, il consumo personale senza rimetterci di tasca propria; qualche <strong>buonuomo</strong> che presta soldi con spirito filantropico, pur facendosi scappare la mano con il calcolo degli interessi. Abbiamo individui che chiedono una mano con i documenti per partecipare alle gare d&#8217;appalto, magari facendosi spifferare importanti notizie durante un momento conviviale a base di piatti della tradizione. Insomma, per taluni tutto è banale, tutto avviene in un clima amichevole, <strong>ché qui siamo amici e amichevolmente collusi anche se poi <i>è palese che i soliti se la prendano nel culo</i></strong>.</p>
<p>Se hai quindi la fortuna di vivere sul Tirreno cosentino da quarant&#8217;anni sai bene che ciò che sta avvenendo, ossia incendi, furti, qualche colpo di pistola d&#8217;avvertimento, alcuni ordigni lì e qua, è l&#8217;inizio di una nuova stagione di spartizione, di disequilibri che vanno riequilibrati (un po&#8217; come si fa con il volante dell&#8217;auto). Se hai la fortuna di risiedere sul Tirreno cosentino, sai che hai perso tempo e voglia di sentire sempre le solite chiacchiere e i soliti discorsi, perché tutto finirà in dettagliate mappe illustrate, con tanto di legenda per rendere più agevole la lettura, di qualche libro dei <strong>&#8220;professionisti dell&#8217;antimafia&#8221;</strong> sulle minacce della criminalità organizzata 2.0 o 3.0 o 50.0. Se vivi sul Tirreno cosentino sai bene che quando si dicono cose come <strong>&#8220;il cambiamento parte da noi&#8221;</strong>, che <strong>&#8220;ognuno deve fare la propria parte&#8221;</strong>, che <strong>&#8220;i giovani sono la speranza&#8221;</strong>, che <strong>&#8220;la cultura salva&#8221;</strong>, si dimentica che ognuno può fare da sé quello che può, ma quando il contesto è malato (come il clima impazzito), la cura dev&#8217;essere drastica.</p>
<p>Invece, due cose hanno sempre fottuto noi che viviamo sotto il cielo del Tirreno cosentino, anche se mi dicono che è così un po&#8217; dappertutto, <strong>l&#8217;indifferenza tramutata in buonismo, che a sua volta produce una presunzione d&#8217;innocenza in cui siamo tutti colpevoli di essere, anche per un giorno, avvocati del diavolo</strong>.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-6309 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/01/I-miei-Maffiosi.jpg?resize=800%2C450&#038;ssl=1" alt="'Ndrangheta, I miei maffiosi di Mario La Cava, Hacca edizioni, 2019" width="800" height="450" data-recalc-dims="1" /></p>
<h3>Per non dimenticare</h3>
<p>Andremo avanti con la storia di vivere nel posto più bello del mondo, <strong>un luogo a cui la natura ha dato tutto, in cui non ci manca niente, ma proprio niente per essere i migliori. Poi mi domando: &#8220;siamo i migliori rispetto a cosa?&#8221;</strong></p>
<p>Ho salutato un amico, l&#8217;ennesimo, che con le valigie in mano ha preso un treno per Napoli, da lì prenderà un aereo e si costruirà una nuova vita in una bella città tedesca. Dove va non c&#8217;è il mare, anzi fa freddo e non si mangia neanche un bene; la gente poi non ti dà tanta confidenza come qui, ma alla fine uno si adatta. A lui ho consigliato di leggere un libro, ossia &#8220;<strong>I miei maffiosi&#8221; di Mario La Cava, Hacca Edizioni</strong>, che contiene ben ventotto articoli sulla &#8216;ndrangheta scritti tra gli anni &#8217;70 e &#8217;80 del secolo scorso. La Cava ne parla in maniera semplice, da calabrese, con la profondità di una persona comune che fa esperienza di ogni aspetto del suo territorio, assaggiandone il dolce e l&#8217;amaro.</p>
<p>Gli ho consigliato questo libro perché è giusto che anche lì, in Germania, si senta a casa, consapevole che certe cose fanno parte di una certa <strong>calabresità</strong>, ossia omettere e lasciare che tutto vada secondo un fatalistico piano divino. Il resto si vedrà, c&#8217;è tempo per emanciparsi, ma forse non ce n&#8217;è neanche necessità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/sciacalli-calabresi-e-mafiosi/">&#8216;Ndrangheta: storia di sciacalli</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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