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	<title>Asfalto Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Armando Grosso e i suoi &#8220;Contenuti espliciti&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/grosso-poesia-diamante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Oct 2023 02:06:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Border News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. Foto fornite da Armando Grosso Armando Grosso è un &#8220;cattivo&#8221; ragazzo innamorato della poesia. Se ne sta nella sua Diamante, in provincia di Cosenza, e ogni tanto vado a trovarlo. Durante le nostre chiacchierate spunta fuori sempre il suo &#8220;chiodo fisso&#8221; per l&#8217;arte e per la letteratura, proprio non riesco a [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. Foto fornite da Armando Grosso</strong></p>
<p>Armando Grosso è un &#8220;cattivo&#8221; ragazzo innamorato della poesia. Se ne sta nella sua Diamante, in provincia di Cosenza, e ogni tanto vado a trovarlo. <strong>Durante le nostre chiacchierate spunta fuori sempre il suo &#8220;chiodo fisso&#8221; per l&#8217;arte e per la letteratura</strong>, proprio non riesco a fargli capire che <strong>&#8220;tutti gli amori possono tradirci&#8221;</strong>. Lui neanche si è preparato un <strong>Piano B</strong>, quindi in caso di <strong>&#8220;tradimento&#8221;</strong> se la prenderà con il mondo e continuerà a maltrattarlo attraverso la sua penna. Ma sia ben chiaro, io mica voglio scoraggiarlo, piuttosto voglio provocarlo.</p>
<p>Ora è al lavoro sulla sua nuova raccolta di poesie, la terza dopo <strong>&#8220;Brucerò tra i miei versi&#8221;</strong> e <strong>&#8220;Asfalto&#8221;</strong>. Il titolo è molto chiaro e diretto, ossia <strong>&#8220;Contenuti espliciti&#8221;</strong>. Mi dice che questa volta non vuole mettere limiti <strong>&#8220;al suo lessico&#8221;</strong>, tant&#8217;è che sorrido e gli rispondo <strong>&#8220;ma perché ti sei mai autocensurato?&#8221;</strong>. Lui mi guarda restando in silenzio e ridacchia; ecco, ha già detto tutto così.</p>
<p>&#8220;Quando si scrive &#8211; mi spiega &#8211; bisogna essere sinceri, sono stufo di tutti questi sole, cuore ed altri bei termini. <strong>C’è bisogno di più realismo, di situazioni quotidiane in cui il lettore possa sentirsi partecipe e non solo un’ombra statica in balia delle seghe mentali di qualche autore frustrato.</strong> Bisogna essere incisivi e rappresentare ciò che realmente è. Il trucco di inventare storie e fatti non reali non fa per me, io posso parlare solo di ciò che ho vissuto, di ciò che penso, anche se è scomodo&#8221;.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-8097 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/10/Armando_Grosso_2.png?resize=800%2C800&#038;ssl=1" alt="Armando Grosso, foto intera" width="800" height="800" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/10/Armando_Grosso_2.png?w=800&amp;ssl=1 800w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/10/Armando_Grosso_2.png?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/10/Armando_Grosso_2.png?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/10/Armando_Grosso_2.png?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Armando è felice di confidarmi che, per lui,<strong> il miglior complimento è il disprezzo di alcuni per ciò che scrive.</strong> &#8220;Mi esalta ancora di più&#8221;. Infatti, la sua nuova raccolta <strong>&#8220;Contenuti espliciti&#8221;</strong> vuole disgustare e provocare forti indigestioni. &#8220;Sono sensazioni che spero il lettore riesca a provare con sincerità. <strong>A me piace indagare il degrado volutamente celato sotto il tappeto delle nostre buone maniere&#8221;.</strong></p>
<p>E la forma, la tecnica, tutte quelle cose che differenziano un&#8217;attività artistica da una invettiva?</p>
<p>&#8220;Vorrei centrare un punto a riguardo &#8211; risponde Armando &#8211; <strong>tutto ciò ha importanza, senz’ altro;</strong> ma nella scrittura non serve solo questo. Ci vuole &#8216;<strong>Anima&#8217;</strong>, bisogna comunicare l’anima delle cose e delle situazioni; l&#8217;anima che fuoriesce dal proprio atto creativo. Io pongo il problema proprio sotto tale aspetto. C&#8217;è chi continua ancora a pensare a regole e a schemi, però dimentica il fine ultimo della poesia, ossia emozionare, arrivare al cuore di ogni essere umano. E queste cose le cerco anche nei poeti che leggo, che mi piacciono e nei quali mi ritrovo&#8221;.</p>
<p>Insomma, un poeta dev&#8217;essere prima di tutto un uomo e poi un anti-poeta; prima deve uccidersi e poi deve risorgere attraverso le sue parole. <strong>Armando ci prova ogni giorno, per fortuna.</strong></p>
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		<title>Ricordi di velocità, le trincee capovolte delle foglie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2022 00:10:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Anni]]></category>
		<category><![CDATA[Asfalto]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Trincee]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Napoleone Dulcetti Scorrono le case, curioso il meccanismo di questo cavallo con le ruote, un paio di pedalate e tutto cammina. Passo in mezzo a dialetti e parlate, un gatto nero immobile sul marciapiede, dorme. La mano fredda dell’inverno ci ha accarezzato troppo presto, eppure è ancora autunno. Le foglie giocano a frantumarsi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Napoleone Dulcetti</strong></em></p>
<p>Scorrono le case, curioso il meccanismo di questo cavallo con le ruote, un paio di pedalate e tutto cammina. Passo in mezzo a dialetti e parlate, un gatto nero immobile sul marciapiede, dorme. La mano fredda dell’inverno ci ha accarezzato troppo presto, eppure è ancora autunno. Le foglie giocano a frantumarsi sotto le gomme e svolazzano fra i raggi come farfalle. La strada è asciutta, un deserto nero e secco senza sabbia, una superficie liscia su cui sfrecciare.</p>
<p>Quanto mi piace questa brezza sulle rughe, girare il mondo in bicicletta è sempre stato in cima alle <em>“cose che un giorno farò”</em>. Conosco la meta ma non ricordo più il sentiero. La direzione è <em>verso i figli, no spetta, mio nipote, no aspetta… </em>Ho in mente dei nomi, quello è il mio punto di arrivo e di partenza, mi basta sapere questo.</p>
<p>Non ricordo quanti anni ho, ma indosso delle scarpe da ginnastica bianche con le strisce nere laterali, le stesse che portavo al liceo, o al ginnasio, sono così candide che devono essere nuove, sento ancora l’odore della scatola che le conteneva. Molte persone mi salutano quando mi vedono:</p>
<p><em>Cia …….à!   We …….à!  Cumu iamu ……à?</em></p>
<p>Non riesco a distinguere le lettere prima della <em>a</em> accentata, è una parola con cui molti mi identificano, un aggettivo che ancora oggi, in qualche modo, percepisco mio, come il lenzuolo che ti sfiora durante i primi mesi della primavera. Qualunque cosa sia penso abbia un’accezione positiva. Che bello questo viale alberato, qui le foglie si ammassano ai bordi, assomigliano a delle fosse rovesciate. La croce in cima alla chiesa è spenta, eppure è già sera, il sole scende rapidamente ormai, la luce dura poco, è tutto più lento ma bisogna fare in fretta, prima che il buio arrivi.</p>
<p>Pedalare è come ricordare, basta un po’ di sforzo e tutto gira, forse è per questo che mi piace così tanto. Si va in avanti eppure si passa e ripassa fra luoghi conosciuti. Questa è la mia macchina del tempo, mi riporta in epoche che ho già attraversato, ma non è tutto rose e fiori perché la velocità gioca brutti scherzi e siamo costretti a ricordare in fretta, inseguiti da quella scia di pensieri negativi che vogliamo ingannare. I ricordi sono come le foglie secche, si accumulano, si mescolano, spesso si frantumano in trincee capovolte. Dovrei passeggiare, sarebbe meglio, ma il mio ginocchio è troppo debole e poi, in fondo, ricordare in bicicletta, sul vento….va bene così.</p>
<p>Un gruppo di bambini rincorre una sfera arancione che porta il nome di un santo che è davvero super, il suo rumore sul pavimento è musica, vorrei scendere e giocare con loro, lo farò, la prossima volta che passerò di qui.</p>
<p>Un signore alto e possente mi sorride, accanto a lui una signora gli tiene il braccio e mi manda un bacio. Somigliano tanto a mamma e papà. Scompare tutto per un secondo, mi scende una lacrima che asciugo subito, la conservo per stasera quando sarò coricato a vedere delle foto sul mio cellulare. Il paese è vuoto, ma una lingua di automobili copre di colori l’asfalto grigio. Ci passo in mezzo, dribblo il traffico come facevano i miei attaccanti preferiti. Sento l’odore della terra battuta dei campetti di calcio su cui segnavo tempo fa, il sapore di una bevanda gialla e fredda alla fine dei miei incontri di tennis, la terra rossa sulle stesse scarpe che porto adesso.</p>
<p>Capite, allora, perché amo così tanto andare in bici? Rivivere tutto mentre si sta facendo una cosa piacevole. C’è troppa confusione in questa parte di paese assente, verso il tramonto allora, sul lungomare, dove la via è libera, ma piena di cose che parlano. C’è ancora una striscia arancione che graffia le tenebre, allineo il manubrio alle sue sfumature e corro, è ora di tornare. La strada non la ricordo, ma so la meta, e pedalando mi porta a casa.</p>
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