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	<title>articoli Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>A futura memoria di Leonardo Sciascia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/leonardo-sciascia-a-futura-memoria-adelphi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Mar 2022 05:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Intellettuali]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo Sciascia]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Nicola Vacca. In copertina: &#8220;A futura memoria&#8221; di Leonardo Sciascia, Adelphi Leonardo Sciascia è stato uno scrittore con un grande rispetto per la verità e questo gli procurò molti nemici sia nel mondo politico che in quello della cultura del suo tempo. Egli è stato uno dei pochi intellettuali liberi e davvero indipendenti. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Nicola Vacca. In copertina: &#8220;A futura memoria&#8221; di Leonardo Sciascia, Adelphi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Leonardo Sciascia è stato uno scrittore con un grande rispetto per la verità e questo gli procurò molti nemici sia nel mondo politico che in quello della cultura del suo tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Egli è stato uno dei pochi intellettuali liberi e davvero indipendenti. Soprattutto leggendo i suoi scritti civili si evince tutta la sua libertà di pensiero e la sua ostinata volontà a stare sempre dalla parte del giusto e degli infedeli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Adelphi nel 2017 rimanda in libreria  <em>A futura memoria (se la mem</em>oria <em>ha un futuro),</em> il volume che raccoglie gli articoli usciti su quotidiani e riviste tra il 1979 e il 1988.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo libro apparve la prima volta presso Bompiani nel dicembre del 1989, poco dopo la morte di Sciascia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Paolo Squillacioti è il curatore di questa nuova edizione e fornisce al lettore un interessante apparato filologico degli scritti sciasciani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>A futura memoria</em> è insomma un libro profondamente sciasciano, – scrive Squillacioti – ma realizzato con un apporto limitato dell’Autore».</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa nuova edizione il volume è stato sottoposto a una cura redazionale indispensabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’attività saggistica di Leonardo Sciascia gli scritti civili legati soprattutto all’attività culturale e politica occupano un posto centrale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste pagine, finalmente restituite allo loro precisa definitività, ci consegnano il ritratto di un intellettuale puro, che ha creduto nell’eresia e scritto con il convincimento di dare fastidio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le sue invettive hanno colpito sempre nel segno, perché non si è mai piegato al compromesso e all’opportunismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Matteo Collura ha giustamente osservato che Sciascia scrittore è un eretico con il culto dell’opposizione, un anticonformista delle idee sempre pronto a dare battaglia, instancabile combattente in un Paese di trasformisti in cui tutti fanno a gara per salire sul carro del vincitore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un articolo pubblicato sull’Espresso il 20 febbraio del 1983, discutendo del mondo culturale, se la prende con quegli intellettuali servili che partecipano a una categoria o a una corporazione e affonda la sua penna: «Conosco persone di astrale cretineria che trovano spalancate le porte delle case editrici e giornali; e presumo ce ne siano in circolazione, da noi, più di quanto una società bene ordinata possa sopportarne senza cadere in collasso».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Soltanto uno scrittore che seve la verità diventa profetico. Leonardo Sciascia lo è stato nella convinzione che le parole devono sempre rivelare il pensiero e mai nasconderlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Espressione esemplare della sua <em>vis</em> polemica è il famoso articolo sui professionisti dell’antimafia apparso sul <em>Corriere della Sera</em> del 10 gennaio 1987, che non mancò di attirargli numerose critiche da parte di quella cultura che ama definirsi progressista. L’articolo si scagliava contro chi, nella magistratura, si serviva della lotta alla mafia come strumento di potere. Sciascia non fu per niente tenero con il Coordinamento antimafia, che definì «una frangia fanatica e stupida». Basta pensare alle trattative tra lo Stato e Cosa Nostra che ancora oggi occupano le nostre cronache, per capire come i professionisti dell’antimafia smascherati nel 1987 dallo scrittore siciliano siano ancora in servizio permanente ed effettivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sciascia è stato uno dei primi a denunciare le disfunzioni dell’amministrazione giudiziaria e lo strapotere della casta dei magistrati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grande sostenitore dello Stato di diritto, riteneva vergognoso che un magistrato, nel nostro ordinamento, non dovesse rendere conto dei propri errori e, quale che ne fosse l’entità, nemmeno la sua carriera – percorsa automaticamente fino al vertice – dovesse pagarne il prezzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle sue pagine sul garantismo, grande lezione di civiltà, oggi siamo costretti a guardare dopo gli anni equivoci della stagione giustizialista. «Tutto è legato, per me, al problema della giustizia: in cui si involge quello della libertà, della dignità umana, del rispetto tra uomo e uomo». A queste parole (che si leggono in <em>Porte aperte</em>) doveva pensare quando, sul <em>Corriere</em>, sosteneva l’innocenza di Enzo Tortora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E molto tempo prima che scoppiasse Tangentopoli – siamo nel 1987 – scriveva pagine memorabili in difesa dello Stato di diritto, denunciando coraggiosamente le deviazioni ideologiche del sistema giudiziario e stigmatizzando gli aspetti deteriori della giustizia-spettacolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leonardo Sciascia non solo scrittore <em>corsaro</em>, ma soprattutto uomo di pensiero libero e eretico che non si cura delle critiche dei benpensanti e degli imbecilli. L’unica cosa che ha a cuore è tirare il collo alla retorica e al conformismo non preoccupandosi affatto di risultare scomodo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando i suoi articoli scatenavano polemiche lui con grandissima ironia citava Alberto Savinio: «avverto gli imbecilli che le loro proteste cadranno ai piedi della mia gelida indifferenza».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il modo migliore per rendere omaggio alla sua caratura morale è quello di riconoscergli il ruolo indiscusso di intellettuale scomodo che non ha mai rinunciato alla ragione per raggiungere la verità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così scrive di sé in un articolo pubblicato su <em>La Stampa</em> il 6 agosto 1988</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Di volta in volta sono stato accusato di diffamare la Sicilia o di difenderla troppo; i fisici mi hanno accusato di vilipendere la scienza, i comunisti di aver scherzato su Stalin, i clericali di essere senza Dio; e così via.<br />Non sono infallibile; ma credo di aver detto qualche inoppugnabile verità. <br />Ho sessantasette anni, ho da rimproverarmi e da rimpiangere tante cose; ma nessuna che abbia a che fare con la malafede, la vanità e gli interessi particolari. Non ho, lo riconosco, il dono dell&#8217;opportunità e della prudenza. Ma si è così come si è».</p>



<p class="wp-block-paragraph">A noi restano, <em>A futura memoria</em>, le sue argute intuizioni sulle contraddizioni culturali, morali e politiche del nostro Paese. Ci piace pensarlo come un uomo in rivolta che, per amore del vero e della giustizia, ha sopportato la solitudine riservata ai disturbatori e ai pensatori scomodi.</p>
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		<title>Lettere luterane: Pasolini, l&#8217;Italia e il potere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Oct 2017 04:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia Cristiana]]></category>
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		<category><![CDATA[Letteratura italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere Luterane]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta di scritti]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano già pubblicato su Zona di Disagio. In copertina una foto di Pier Paolo Pasolini autore di &#8220;Lettere Luterane&#8221; Nell’Italia dei retori e dei demagoghi parlare di Pasolini è un vizio. Esaltato, criticato, amato, odiato, c’è stato presentato in tutte le salse. Si sono usati paroloni, si sono sprecati fiumi di inchiostro, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano già pubblicato su <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2016/09/15/lettere-luterane-al-cuore-dellitalia/">Zona di Disagio</a>. In copertina una foto di Pier Paolo Pasolini autore di &#8220;Lettere Luterane&#8221;</strong></p>
<p>Nell’Italia dei retori e dei demagoghi parlare di Pasolini è un vizio. Esaltato, criticato, amato, odiato, c’è stato presentato in tutte le salse. Si sono usati paroloni, si sono sprecati fiumi di inchiostro, nessuno però ne ha raccolto l’eredità.</p>
<p>Gli unici che hanno provato ad imitarlo sono stati gli amanti del complotto, che ancora oggi provano a spiegare i mutamenti storici attraverso tesi fantasiose, dimenticando, però, che proprio Pasolini non amava ipotizzare o tessere trame senza senso, ma analizzava i fatti.</p>
<p><strong>Più di <em>Scritti Corsari </em>amo <em>Lettere Luterane</em> proprio perché in questi suoi articoli analizza con dovizia la situazione italiana. E lo fa così bene, che ancora oggi le sue parole sono attuali.</strong></p>
<p>Questi articoli apparvero su <strong><em>Il Corriere della Sera</em>,</strong> quando ancora la carta stampata aveva un valore. Venivano pubblicati con cadenza settimanale. L’ultimo era rivolto a Italo Calvino e porta la data del 30 ottobre 1975, tre giorni prima del suo assassinio. In questi scritti coraggiosi viene preso di mira il sistema. <strong>Pasolini fa nomi e cognomi, chiede il processo dei potenti democristiani perché colpevoli del degrado della società italiana.</strong> La Dc era il male assoluto per Pasolini, i suoi corrotti dirigenti avevano prima sfruttato i dogmi clerico-fascisti, poi quelli del consumismo. Questo passaggio è importante per l’intellettuale bolognese, perché proprio gli anni ’70 hanno portato quel falso progresso sinonimo di imbruttimento e di arretramento.</p>
<p><strong>Pasolini pone sotto gli occhi di tutti i germi della spersonalizzazione delle masse, della globalizzazione economica e dell’omologazione dell’individuo. Per lui i primi ad essere caduti nella trappola sono i giovani del sottoproletariato, quegli eroi delle borgate e del Mezzogiorno di Italia, che vivevano di una cultura propria, vera, ricca di simboli.</strong> Parlavano una lingua viva, un dialetto che si arricchiva ogni giorno di nuove espressioni, di parole autentiche che sapevano rappresentare la realtà. Il progresso, invece, li aveva resi sciatti, ricercatori di un benessere che era asservimento e che li collocava in una dimensione piccolo-borghese, entro cui l’unica aspirazione era la<strong> <em>roba</em>.</strong></p>
<p>Sia ben chiaro, Pasolini era per l’emancipazione del sottoproletariato, ma questa doveva avvenire con altri mezzi. Il progresso non doveva essere solo economico, ma soprattutto umano. Per questo motivo egli sputa veleno contro la televisione e la scuola dell’obbligo, che in Italia erano mezzi nelle mani dei potenti democristiani.</p>
<p><strong>Vero è che Pasolini fu sempre un intellettuale comunista, mai prenderà le distanze da un partito poco democratico, come fecero molti suoi colleghi. Forse questa è stata la sua unica pecca, ma in <em>Lettere Luterane</em> non mancano le frecciatine al Pci.</strong> Infatti, lo definì un partito troppo mite in alcuni momenti e sempre pronto a creare dirigenti piccolo-borghesi valutabili con il metro della roba e in preda alla febbre consumistica.</p>
<p>Pasolini è un mondo a sé. Va letto e riletto, scoperto e riscoperto. Va estrapolato dalla sua epoca e rivalutato in un contesto più ampio, fuori dalla storia come si fa con i profeti. <strong>Voleva l’educazione sessuale nelle scuole, chiedeva un processo al potere, anticipò con <em>Petrolio </em>la fine della Prima Repubblica e l’incompetenza dei futuri politici, lesse nel profondo la società italiana.</strong></p>
<p><strong><em>Il potere è l’unica vocazione autentica degli italiani. </em></strong>Penso di non aver mai letto in nessun altro intellettuale una frase così vera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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