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	<title>arte Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Acquaformosa: viaggio nella comunità albanese del cosentino</title>
		<link>https://www.borderliber.it/acquaformosa-articolo-sabato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 08:32:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Acquaformosa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Adriana Sabato ci parla della sua visita presso la comunità cosentina di Acquaformosa. In copertina una foto dell&#8217;autrice  Acquaformosa (Firmoza) è una comunità albanese di lingua arbëreshë in provincia di Cosenza che annovera 933 abitanti. Collocato ad un&#8217;altitudine di 756 metri sul livello del mare, il suo territorio è posto nell&#8217;alto bacino del fiume Esaro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Adriana Sabato ci parla della sua visita presso la comunità cosentina di Acquaformosa. In copertina una foto dell&#8217;autrice </strong></p>
<p>Acquaformosa (Firmoza) è una comunità albanese di lingua arbëreshë in provincia di Cosenza che annovera 933 abitanti. Collocato ad un&#8217;altitudine di 756 metri sul livello del mare, il suo territorio è posto nell&#8217;alto bacino del fiume Esaro e fa parte del Parco nazionale del Pollino ed è caratterizzato dalla presenza di diversi centri di origine albanese e, fra questi, Lungro è il più vicino.</p>
<p>Acquaformosa è collocata lungo il versante sud del monte Cozzo di Lepre (1421 sul livello del mare) e il territorio circostante non presenta solchi, calanchi o valli profonde scavati dal deflusso delle acque.</p>
<p>Le origini storiche di Acquaformosa risalgono al 1140, allorché il Conte Ogerio (o Ruggero) e sua moglie Basilia, Signori di Brahalla (l’odierna Altomonte) dal 1140 al 1197, donarono ai monaci cistercensi dell’abbazia di Santa Maria della Sambucina di Luzzi, la chiesa di Santa Maria di San Leucio e delle vaste tenute dove avrebbero potuto edificare un monastero ed un casale nelle sue vicinanze, verso di cui esercitare la giurisdizione civile e criminale come feudatari.</p>
<p>Salendo verso il borgo ci colpisce immediatamente la Chiesa di San Giovanni Battista, un vero splendore. Costruita dagli albanesi all&#8217;incirca nel 1500 e ricostruita tra il 1936 e il 1938, presenta evidenti elementi dell&#8217;architettura romanica: ancor di più ci affascina all’interno, la presenza di imponenti mosaici in oro ad opera dell&#8217;artista locale Biagio Capparelli.</p>
<p>È importante ricordare che la Chiesa Madre osserva il rito greco-bizantino cattolico ed è l’unica dell’eparchia rivestita di mosaici realizzati da un unico artista su una superficie così estesa.</p>
<p>Il parroco, papàs Vincenzo Matrangolo, spinto dal desiderio di arricchire la sua chiesa con immagini che predicassero la parola del Vangelo, dopo aver preso contatti per una possibile commissione con una pittrice greca decide, su suggerimento di papàs Pietro Tamburi, di contattare uno dei suoi stessi parrocchiani: Biagio Capparelli, che aveva collaborato alla realizzazione musiva della Theotôkos in trono nella cattedrale di Lungro.</p>
<p>Biagio Capparelli che aveva terminato gli studi presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma accetta nel 1988 di assumere questo incarico e prima di mettersi all’opera si reca a studiare sul posto le maggiori realizzazioni musive presenti in Italia (Monreale, Cefalù, Ravenna).</p>
<p>Osservando dall’alto i suoi meravigliosi pendii collinari e le sue forme dolci e continue, concludiamo una visita che (sperando di ripetere) ci ha riempito di gioia e grande entusiasmo. A presto!</p>
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		<title>Don Chisciotte: un classico ovunque e per sempre</title>
		<link>https://www.borderliber.it/don-chisciotte-un-classico-ovunque-e-per-sempre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 09:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Adriana Sabato. In copertina un fotogramma di &#8220;Don Chisciotte&#8221; Un classico senza tempo torna sul grande schermo: è arrivato nelle sale cinematografiche a partire dal 26 marzo 2026, Don Chisciotte il nuovo lavoro diretto da Fabio Segatori, che riporta al cinema il celebre capolavoro di Miguel de Cervantes attraverso una rilettura capace di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Adriana Sabato. In copertina un fotogramma di &#8220;Don Chisciotte&#8221;</strong></p>
<p>Un classico senza tempo torna sul grande schermo: è arrivato nelle sale cinematografiche a partire dal 26 marzo 2026, Don Chisciotte il nuovo lavoro diretto da Fabio Segatori, che riporta al cinema il celebre capolavoro di Miguel de Cervantes attraverso una rilettura capace di coniugare fedeltà all’originale e sensibilità contemporanea. Il film si presenta come un progetto ambizioso e controcorrente, pensato per restituire tutta la forza simbolica e narrativa di una figura che continua a interrogare il presente.</p>
<p>Al centro della pellicola si distingue Alessio Boni, che dà volto e corpo al protagonista, offrendo un’interpretazione autentica e profondamente sentita del “cavaliere dalla trista figura”. Accanto a lui, Fiorenzo Mattu costruisce un Sancio Panza carico di umanità e delicatezza, capace di bilanciare la tensione ideale del protagonista con una dimensione più concreta e terrena. Un’interpretazione intensa e un cast corale rendono questa pellicola tra i titoli più attesi dei prossimi giorni.</p>
<p>Il film è stato presentato in concorso il 22 marzo alla 17ª edizione del BIF&amp;ST – Bari International Film&amp;Tv Festival, ricevendo grande attenzione da parte della critica e del pubblico presente. Questa prima proiezione ha sottolineato la capacità del progetto di coniugare il rispetto per il testo classico con una lettura contemporanea e coinvolgente.</p>
<h3>La storia di Don Chisciotte</h3>
<p>La vicenda di Don Chisciotte prende avvio nel 1571 con Miguel de Cervantes ferito durante la battaglia di Lepanto e ricoverato in un ospedale di Messina. Tra febbre e allucinazioni, lo scrittore assiste all’incendio dei libri di Don Alonso Chichano, un uomo ossessionato dai romanzi cavallereschi.</p>
<p>Privato dei suoi volumi, Don Alonso decide di trasformare la fantasia in azione, diventando cavaliere errante. Nasce così Don Chisciotte della Mancia, che elegge Dulcinea a dama ideale e coinvolge Sancio Panza, sedotto dalla promessa di un castello da governare. Il cavaliere si batte per proteggere i più deboli, anche a costo di apparire ridicolo e folle. Sbeffeggiato, umiliato e infine sconfitto, viene riportato a casa rinchiuso in una gabbia, ma non può rinunciare ai suoi ideali e muore consapevole che la sua lotta rimane eterna.</p>
<p>Il Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes, scritto in due parti tra il 1605 e il 1615, è stato definito dagli esegeti una &#8220;federazione di generi letterari&#8221;: espressione che si riferisce al concetto di classificazione, convivenza e spesso ibridazione delle diverse forme di scrittura narrativa e poetica.</p>
<p>Il romanzo è stato scritto da Cervantes in età matura e dunque la sua vita, caratterizzata da avventure ed esperienze forti, si è trasformata in un racconto riconosciuto universalmente come pietra miliare della letteratura occidentale e capostipite del romanzo moderno.</p>
<p>Quest&#8217;opera rivoluzionaria segna il passaggio dal Medioevo all&#8217;epoca moderna, fondendo idealismo e realismo in modo innovativo.</p>
<p>Ecco i punti chiave che rendono il Don Chisciotte un capolavoro assoluto:</p>
<p>Contrasto tra Sogno e Realtà: La narrazione esplora la tensione tra l&#8217;idealismo folle di Don Chisciotte (che vede giganti dove ci sono mulini) e il realismo pratico di Sancho Panza.</p>
<p>Metaletteratura e Ambiguità: Il romanzo gioca con il concetto di finzione e realtà, con Cervantes che inserisce se stesso come personaggio e cita il suo stesso lavoro, sfumando i confini tra autore e opera.</p>
<p>Satira Sociale: Il testo è una satira contemporanea che mette in ridicolo la società cavalleresca medievale, sostituendola con un mondo pre-borghese.</p>
<p>Simbolo di Libertà: Il protagonista è un eroe senza tempo, simbolo di libertà individuale, che invita a non avere condizionamenti e a seguire i propri ideali, anche a costo di sembrare &#8220;folli&#8221;.</p>
<p>Profondità dei Personaggi: Don Chisciotte e Sancho Panza rappresentano un&#8217;umanità complessa, in equilibrio tra tragico e comico, lucidità e follia.</p>
<p>Il romanzo è considerato un&#8217;opera eterna e universale che, nonostante la distanza temporale, continua a offrire nuove chiavi di lettura a ogni generazione.</p>
<h3>Il cast e le interpretazioni</h3>
<p>Nel film Don Chisciotte Alessio Boni dà vita a “il cavaliere dalla trista figura” con straordinaria sincerità e realismo, mentre Fiorenzo Mattu offre un Sancio Panza dal forte spessore umano, capace di bilanciare la dimensione idealistica del protagonista con concretezza e calore.</p>
<p>Completano il cast Angela Molina, Marcello Fonte, Pino Torcasio, Galatea Ranzi e Carlo De Ruggieri, affiancati dalle esordienti Gabriella Bagnasco nel ruolo di Dulcinea e Martina Molinaro in quello di Altisidora. Gli interpreti contribuiscono a costruire un universo narrativo in cui le relazioni tra i personaggi e la loro profondità emotiva diventano fondamentali per trasmettere il senso delle folli avventure e degli ideali di Don Chisciotte.</p>
<h3>Produzione</h3>
<p>Don Chisciotte è un progetto sviluppato e distribuito da Baby Films, con il sostegno del MIC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, della Calabria Film Commission e della Lucana Film Commission, e in collaborazione con Rai Cinema. La produzione si distingue per l’indipendenza dalle logiche industriali dominanti, puntando sulla forza del testo classico, sul lavoro degli attori e sull’impatto dei luoghi scelti come set cinematografico.</p>
<h3>I paesaggi come co-protagonisti</h3>
<p>Il film Don Chisciotte trasforma il Sud Italia in un territorio mitico e sospeso nel tempo. Le riprese nell’Alto Ionio, tra Basilicata e Calabria, attraversano calanchi modellati dal vento, castelli medievali a picco sul mare, fiumare, spiagge incontaminate e distese bruciate dal sole. Un territorio di rara bellezza: i castelli federiciani di Roseto Capospulico, Rocca Imperiale e Oriolo, poi San Lorenzo Bellizzi, Trebisacce, Civita.</p>
<p>Luoghi autentici, aspri, materici, capaci di restituire allo schermo un mondo fuori dal tempo, perfetto per accogliere la visione ostinata e poetica del cavaliere della Mancia amplificandone il respiro epico e popolare. Al lavoro sui set 180 professionisti calabresi: 80 di troupe e 100 tra attori e comparse.</p>
<p>La natura diventa così elemento narrativo fondamentale, capace di dialogare con le vicende dei personaggi e di amplificare l’atmosfera poetica e visiva della storia.</p>
<h3>Don Chisciotte: un cinema fisico e materico</h3>
<p>In un’epoca dominata dall’Intelligenza Artificiale e dalle immagini digitali, Segatori sceglie un approccio concreto e tangibile per il suo film Don Chisciotte.</p>
<p>Simbolo di questa scelta è il mulino a vento funzionante alto 12 metri, costruito appositamente per il film, sul quale Alessio Boni viene ripreso mentre vola a testa in giù, in un vero “corpo a corpo” contro il mago Freston, antagonista della Giustizia e della Libertà. La fisicità delle scene sottolinea l’impegno degli attori e il legame tra corpo e narrazione. Da vedere.</p>
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		<title>Grazia e letteratura: può esistere grazia senza umiltà?</title>
		<link>https://www.borderliber.it/grazia-e-letteratura-puo-esistere-grazia-senza-umilta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 17:15:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Grazia]]></category>
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		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Grazia e letteratura: può esistere grazia senza umiltà?&#8221; è un articolo di Giusi Sciortino La domanda sembra semplice, ma appena la si osserva da vicino rivela una complessità sorprendente: può una persona totalmente priva di umiltà essere colma di grazia? Se intendiamo la grazia nel suo senso più pieno – come qualità umana, spirituale, relazionale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>&#8220;Grazia e letteratura: può esistere grazia senza umiltà?&#8221; è un articolo di Giusi Sciortino</b></p>
<p>La domanda sembra semplice, ma appena la si osserva da vicino rivela una complessità sorprendente: può una persona totalmente priva di umiltà essere colma di grazia?</p>
<p>Se intendiamo la grazia nel suo senso più pieno – come qualità umana, spirituale, relazionale – la risposta tende naturalmente al no.</p>
<p>L’umiltà non è un gesto di sottomissione né un esercizio di autodenigrazione. È, piuttosto, una forma di lucidità: la consapevolezza dei propri limiti, del proprio posto nel mondo, del fatto che non siamo il centro assoluto della realtà. Senza questa lucidità, la persona si ripiega su se stessa, diventa autoreferenziale, dominata dall’ego. E in quello stato può esserci brillantezza, talento, perfino fascino, ma difficilmente grazia.</p>
<p>La grazia, infatti, è una qualità che nasce sempre da una relazione. È fatta di ascolto, di misura, di quella capacità sottile di non occupare tutto lo spazio. È una leggerezza che non coincide con la superficialità, ma con la disponibilità a lasciare che l’altro esista, che il mondo respiri. Una persona priva di umiltà può apparire magnetica, splendente, geniale; ma la sua presenza tende a essere pesante, invadente, segnata dalla volontà di affermarsi. La grazia, invece, ha qualcosa di trasparente: non si impone, accade.</p>
<p>Si potrebbe dire che l’ego produce una grandezza rumorosa, mentre l’umiltà rende possibile una grazia silenziosa.</p>
<p>Eppure, esistono figure che sembrano contraddire questa dinamica. Alcuni artisti, pur segnati da narcisismo o teatralità, hanno creato opere di autentica grazia. Wilde, Byron, e molti altri: vite eccentriche, egocentriche, talvolta autodistruttive, ma capaci di momenti di pura armonia nella scrittura. Come spiegare questo scarto?</p>
<p>La distinzione decisiva è tra grazia nella vita e grazia nell’opera.</p>
<p>Nella vita quotidiana, la grazia è una qualità della presenza: un modo di stare al mondo che non ferisce, non invade, non pretende. Qui l’umiltà è indispensabile. Senza umiltà non c’è spazio per l’altro, e senza spazio per l’altro non c’è grazia.</p>
<p>Nell’opera artistica, invece, l’umiltà assume un significato diverso. Non è psicologica, ma creativa. È la capacità di mettere l’opera al centro, di lasciare che la forma, il linguaggio, l’immaginazione parlino da sé. L’artista deve scomparire dietro ciò che crea, deve evitare che il proprio ego soffochi la voce dell’opera. Paradossalmente, una persona vanitosa nella vita può essere umile davanti alla propria arte: può avere la disciplina, la dedizione, l’abnegazione necessarie a lasciar emergere qualcosa che la supera.</p>
<p>Quando questa umiltà creativa manca, l’opera diventa manierista, autoreferenziale, blasonata: brillante, forse, ma priva di profondità.</p>
<p>Resta allora una domanda affascinante: esiste una grazia orgogliosa?</p>
<p>Forse sì, ma è una grazia fragile, estetica, più vicina al carisma che alla vera leggerezza. È una grazia che incanta ma non tocca, che stupisce ma non consola. Una grazia che vive di superficie, non di profondità.</p>
<p>La grazia autentica – nella vita e nell’arte – richiede sempre un gesto di sottrazione: un arretrare dell’io per lasciare emergere qualcosa di più grande. È una forma di libertà, forse la più rara: la libertà dall’ego.</p>
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		<title>Narcisismo patologico: il mercato dell&#8217;io</title>
		<link>https://www.borderliber.it/narcisismo-patologico-articolo-lettura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2026 15:50:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Narcisismo patologico: il mercato dell&#8217;io&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale  Scriveremo un racconto su di lui, anzi su tutti noi. Lo chiameremo &#8220;Narcisismo patologico&#8221;, una materia che oggi piace tanto. Sarà semplice descrivere la vita di ciascuno, inserendo vari elementi comuni in una realtà che richiede competizione, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Narcisismo patologico: il mercato dell&#8217;io&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p>Scriveremo un racconto su di lui, anzi su tutti noi. Lo chiameremo &#8220;Narcisismo patologico&#8221;, una materia che oggi piace tanto. Sarà semplice descrivere la vita di ciascuno, inserendo vari elementi comuni in una realtà che richiede competizione, presenzialismo e dimostrazione costante del proprio valore. L&#8217;etica della compravendita viene sempre messa in primo piano: chi già ha, può già acquistare molto; gli altri imiteranno, si indebiteranno e si specchieranno nei loro oggetti. Poi, si metteranno sul mercato e si venderanno.</p>
<p>Amanti perversi e incestuosi verso loro stessi, poeti dal frasario vago infarcito di qualche riferimento al dolore umano, alla quotidianità che non hanno vissuto, ai sacrifici che non hanno fatto, alla sofferenza che non hanno provato. Così umanitari, fin quando l&#8217;umanità serve a loro. Applausi e schiamazzi senza giubilo. Nessuna pietà e nessuna vergogna, solo vittimismo per risollevare un puerile senso di colpa in chi li scansa.</p>
<p>Così, il racconto di una nazione, di un paese, di un quartiere, del mondo intero, si fa riflessione menzognera. Vorrebbero insegnare, invece si demonizzano. Narcisismo che si spande tra mare e monti, calando giù dalla Groenlandia con furore barbarico. Attuale è il male antico di ciascuno: esistere oltre ogni perplessità. Poi sarà un esame di coscienza, una fune, la gogna pubblica o mediatica. L&#8217;importante è &#8220;uscirne interi&#8221;, anche come cadavere. Corrono i giorni, ma loro cercano e vogliono, pretendono e si somigliano. E ci riflettiamo in loro, facendoci luce a vicenda, come catarifrangenti in una strada buia. Che paura fanno, anche se sembra difficile riconoscerli.</p>
<p>&#8220;Narcisismo patologico&#8221; sarà un racconto contemporaneo, un neo-realismo sempreverde, senza passato o futuro, con un unico riferimento: &#8220;Io sono&#8221;. Sarà un prevedibile massacro, una deportazione di idee e di uno stile di vita, magari una casa accogliente, una donna o un uomo servizievole, un servo sciocco per cause momentanee. E una volta scoperti, corrono a nascondersi tra la folla, a saccheggiare la vita altrui, ad accusare e a odiare chi li ha portati allo scoperto.</p>
<p>Nessuno chiederà scusa. Ci vuole un autentico amore per le autopsie per scovare la natura umana e la sua ambiguità.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Scrittura contemporanea: una coazione a ripetere</title>
		<link>https://www.borderliber.it/scrittura-contemporanea-ciano-articolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2026 14:47:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Mercato editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Pynchon]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Scrittura contemporanea: una coazione a ripetere&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale  Non dico che mi piacerebbe leggere ogni giorno un libro che inizia con una prefazione stile &#8220;Un lento apprendistato&#8221;, in cui il suo autore, nientepopodimeno che Thomas Pynchon, demolisce i suoi racconti parlando delle ingenuità che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/scrittura-contemporanea-ciano-articolo/">Scrittura contemporanea: una coazione a ripetere</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Scrittura contemporanea: una coazione a ripetere&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p dir="ltr">Non dico che mi piacerebbe leggere ogni giorno un libro che inizia con una prefazione stile <strong>&#8220;Un lento apprendistato&#8221;</strong>, in cui il suo autore, nientepopodimeno che <strong>Thomas Pynchon</strong>, demolisce i suoi racconti parlando delle ingenuità che contengono, ma diciamo anche che l&#8217;autocritica non è il punto forte degli scrittori contemporanei. Distaccarsi dalle dinamiche editoriali, per alcuni, sembra impossibile. Passano gli anni ma i guru della penna, vera o intelligentemente artificiale, sono sempre più agguerriti nel proporre solo sé stessi.</p>
<p dir="ltr">La storia è la seguente: sembra che ciascuno si senta un po&#8217; come quello che ha vissuto chissà quale tragedia. La scrittura contemporanea è diventato sfogo e non più indagine del mondo. Narrare sembra l&#8217;arte del raccontare ciò che è stato, ciò che realmente si è vissuto. Vero che l&#8217;esperienza arricchisce la scrittura, ma è altrettanto vero che il romanzo non è più terreno del possibile, dell&#8217;affascinante o di quello che non può essere verificato. Lo scrittore, peggio ancora il poeta, parla di sé, si cita, è autoreferenziale. Vuole dirci a tutti i costi dei suoi viaggi, delle sue ispirazioni, delle sue malattie o delle sue turbe psichiche. Pretende che il mondo lo ascolti. Mai però si autocritica, mai mette in discussione le sue parole.</p>
<p dir="ltr">L&#8217;inondazione del mercato di libri-marchetta coincide anche con il disinteresse per la lettura. D&#8217;altronde, se tutti hanno qualcosa di speciale da raccontare, ossia loro stessi, che senso ha leggere di altri, in quanto sono posti a priori un gradino sotto? Tutti vogliono raccontarsi, dedicarsi pagine di specialità. Dov&#8217;è la scrittura che parla dei mondi impossibili? Dov&#8217;è il linguaggio che apre a nuove categorie di pensiero? Dov&#8217;è il gioco di prestigio che fa della menzogna una scalata verso la verità? Più che scuole di scrittura contemporanea ci sarebbe bisogno di luoghi in cui si impari a leggere, a comprendere cosa sta nascosto dietro un romanzo di Pasolini, Roth, Bukowski o Kafka. In questa maniera ci sarebbero autori meno tecnici, ma più pronti a cogliere il significato profondo della scrittura.</p>
<p dir="ltr">L&#8217;esuberanza usata da certe case editrici per spacciare come innovativo un libro che è solo il risultato del marketing, alla fine, è un prodotto che darà un buon ricavo ma che sostanzialmente fa dell&#8217;autore un mestierante. Passi anche l&#8217;idea che &#8220;di qualcosa bisogna pure campare&#8221;, ma non si può accettare più che questo sia considerato il canone della scrittura contemporanea. A pagare le conseguenze di questo crollo verticale dell&#8217;ispirazione e dell&#8217;arte letteraria è proprio il lettore, anch&#8217;egli compresso mentalmente, legato a letture &#8220;Easy&#8221; che non richiedono elasticità, ma solo ricerca di un rifugio nel quale riconoscersi.</p>
<p dir="ltr">In un libro non bisognerebbe però specchiarsi, tutt&#8217;al più dovrebbe farci dubitare di ciò che vediamo o avvertiamo come familiare. Solo in questo modo avremo voglia di oltrepassare il limite della nostra conoscenza, rendendo così la lettura un&#8217;esperienza arricchente.</p>
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