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	<title>Archetipi Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>In linea d&#8217;aria di Rocco Giudice</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Apr 2025 22:09:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;in linea d&#8217;aria&#8221; di Rocco Giudice, Qed Edizioni, 2025 In linea d&#8217;aria fa intendere una distanza che si può colmare solo usando le vie del cielo, viaggiando con la testa fra le nuvole, ricercando nell&#8217;etere parole che siano leggere, prive dei pesi terreni. In linea d&#8217;aria due luoghi, due [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;in linea d&#8217;aria&#8221; di Rocco Giudice, Qed Edizioni, 2025</strong></p>
<p><strong>In linea d&#8217;aria</strong> fa intendere una distanza che si può colmare solo usando le vie del cielo, viaggiando con la testa fra le nuvole, ricercando nell&#8217;etere parole che siano leggere, prive dei pesi terreni. <strong>In linea d&#8217;aria</strong> due luoghi, due città, due persone, si guardano senza ostacoli o barriere.</p>
<p>Parto da questa metafora per raccontare la raccolta di <strong>Rocco Giudice, poeta della distanza e dell&#8217;assenza. </strong>Sceglie anche lui la via semplice, lineare, difficile però da attuare fino in fondo, perché bisognerebbe essere puro pensiero, svestirsi del corpo e di ogni struttura e sovrastruttura sociale.</p>
<p>La poesia di <strong>Giudice</strong> è così: una freccia che centra l&#8217;obiettivo superando le impurità che separano il presente dal passato, i morti dai vivi, i ricordi dai rimpianti, le gioie dei bei tempi dal dolore dell&#8217;oggi.</p>
<p>La parola si fa ponte che l&#8217;autore attraversa solo per essere spettatore di un qualcosa di immodificabile, ma che può solo essere raccontato con <em>il senno di poi</em>. E in questo slancio che avviene lungo la <strong>&#8220;linea d&#8217;aria&#8221; </strong>che si riformula la coscienza, aggiungendo a essa la consapevolezza del più doloroso dei limiti che l&#8217;uomo ha: <strong>dover </strong><strong>essere molte volte spettatore di sé stesso</strong>.</p>
<p>Scrivere vuol dire andare oltre perché la vita, il mondo, la quotidianità non bastano. Ciò che rende genuino lo stile è la caduta di ogni freno inibitore, perché spogliarsi e restare nudi è un atto di coraggio. Mostrare la propria vulnerabilità, nonostante essa caratterizzi tutti gli uomini, non è semplice. Giudice lo fa, trovando casa in quel luogo misterioso in cui i ricordi si legano alle aspirazioni, i traumi hanno ormai punte arrotondate e la vita sembra fluire senza scossoni <strong>in un&#8217;accettazione che dovrebbe dimostrare saggezza.</strong></p>
<p>Ma può morire il bambino che è in noi? L&#8217;eros che ci ha tirato nella mischia? La volontà di potenza che sfida la paura della morte? No, nessuno può perdere queste caratteristiche, neanche nell&#8217;estrema caducità. Aver fatto esperienza anche per una sola volta della gioia e del dolore ci condanna. <em>&#8220;Dopo la prima morte non ce n&#8217;è un&#8217;altra&#8221;</em> scriveva <strong>Dylan Thomas</strong>.</p>
<p><strong>&#8220;In linea d&#8217;aria&#8221;</strong> è una raccolta che ci porta lungo le strade del cielo, percorrendo rotte che ciascuno di noi può tracciare in libertà, senza preoccuparsi di inciampare, di cadere, di trovarsi davanti a qualcosa di insormontabile. È una poesia atipica quella di <strong>Giudice</strong>, che si dibatte tra mondi possibili, a cui appare limitata anche una sola rotta, in cui si disvela il dramma dell&#8217;uomo che ogni giorno fa i conti con ciò &#8220;che resta e ciò che va via&#8221;.</p>
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