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	<title>Antonio Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>La fortuna del Greco. Reale e la ricerca della serenità</title>
		<link>https://www.borderliber.it/fortuna-greco-libro-reale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jan 2024 02:08:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La fortuna del Greco&#8221; di Vincenzo Reale, Rubbettino, 2024 La fortuna si cerca o è un dono? E davanti alle pagine di questo libro che significato daremo alla parola fortuna? Essa è per caso qualcosa che si può comprendere solo alla fine della nostra esistenza, magari quando, tirando un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><em><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La fortuna del Greco&#8221; di Vincenzo Reale, Rubbettino, 2024</strong></em></p>
<p dir="ltr">La fortuna si cerca o è un dono? E davanti alle pagine di questo libro che significato daremo alla parola fortuna? Essa è per caso qualcosa che si può comprendere solo alla fine della nostra esistenza, magari quando, tirando un sospiro di sollievo per tutto ciò che abbiamo affrontato, potremo dire di avercela fatta?</p>
<p dir="ltr">Forse è proprio questa la fortuna di cui <strong>Vincenzo Reale</strong> ci parla. È quella del superstite che, con la giusta sobrietà, agisce e affronta le avversità, accettando con piglio stoico la sua umanità e la sua fallacità.</p>
<p dir="ltr">Ecco <strong>Antonio il Greco</strong>, ossia un vaccaro che aspira a diventare muratore,<strong> che si fa uomo nella Calabria arcaica dell&#8217;Aspromonte</strong>, che emigra per lavoro, che torna nella sua <strong>Carafa Nuova</strong> per costruire una casa, anche se intorno a lui il terremoto ha spazzato via le altre. Ha voglia di riposarsi tra i suoi affetti. Ci è riuscito, ma non è stato semplice.</p>
<p dir="ltr">Suo compagno di avventure è stato il  cugino, <strong>soprannominato il Tozzolo. </strong>Lui era uno di quelli che non aveva voglia di lavorare, di faticare, di soffrire; eppure, è stato sempre al fianco del Greco. L&#8217;esordio di Reale racconta <strong>lo spirito della Calabria</strong>, di quella vera, che non ha paura di mostrarsi con le sue contraddizioni, che non si  lagna troppo, ma che con dignità porta avanti la propria storia. È l&#8217;antica saggezza che penetra la <strong>&#8220;necessità&#8221;</strong>, la quale lega tutti a sé, siano essi facoltosi o disgraziati, vaccari o vagabondi, criminali o uomini pii.</p>
<p dir="ltr">Tra le pagine del libro domina l&#8217;Aspromonte, <strong>Olimpo in cui è possibile entrare purché se ne abbia rispetto.</strong> Spiriti, santi e streghe stanno qui e abitano con gli uomini. Suggeriscono la via da prendere, talvolta ti fanno cadere in fallo, spesso sono nemici della volontà umana. Sono entità che spiano la vita, che guardano con invidia le gesta degli individui. Eppure, Antonio e suo cugino non si sentono <strong>&#8220;agiti da&#8221;</strong> quel mondo invisibile e misterioso; loro vanno incontro alla vita, convinti che le <strong>Furie vendicatrici</strong> sono in agguato e non fanno distinzioni.</p>
<p dir="ltr">Ma c&#8217;è un altro aspetto interessante: <strong>questo popolo di combattenti, che sa ridere e piangere, che vive di ragione e di felice follia, che pesca a piacimento dai decaloghi del dionisiaco e dell&#8217;apollineo</strong>, non sa nulla delle grandi disquisizioni etnologiche; anzi, se ne infischia, eppure contiene in sé lo spirito delle grandi scuole filosofiche, nonché la nostalgia dell&#8217;essere contemporaneamente a casa propria e lontano dalle origini.</p>
<p dir="ltr">Amore e odio non si dominano, ma si vivono e si accettano; essi agitano i corpi, promuovono le azioni. Questi uomini esistono nelle emozioni, si abbandonano al loro volere; tutto è tragico, anzi sarcastico.</p>
<p>Antonio il Greco, quindi, <strong>avrà avuto la fortuna di tornare nella propria patria</strong>, di aver viaggiato e sofferto, di aver riso e pianto, d&#8217;essere stato vivo persino tra la morte, <strong>&#8220;dell&#8217;essere stato e del non poter mai non essere&#8221;</strong>. Reale mette in mostra il suono intimo di una Calabria che è culla di una sapienza fatta di esperienza collettiva; una sapienza capace di riposare anche nel mezzo della disgrazia.</p>
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		<title>Dalla creazione alla negazione o dell’uccisione della vittima votiva</title>
		<link>https://www.borderliber.it/vittima-sacrificale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2023 01:56:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio]]></category>
		<category><![CDATA[Folklore]]></category>
		<category><![CDATA[Maiale]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[Rito]]></category>
		<category><![CDATA[Sacrificio]]></category>
		<category><![CDATA[Santo]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Uccisione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Adriana Sabato Avete presente l’uccisione del maiale? L&#8217;uccisione, quel rito che qui, ancora oggi e come in altri paesi d’Italia, si compiva il 17 gennaio, prevedeva di ammazzare il maiale per onorare Sant&#8217;Antonio Abate. Ma, mi sorge un dubbio… Sant’Antonio Abate non è il protettore degli animali? Un vero e proprio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo e foto di Adriana Sabato</strong></em></p>
<p>Avete presente l’uccisione del maiale?</p>
<p><strong>L&#8217;uccisione, quel rito che qui, ancora oggi e come in altri paesi d’Italia, si compiva il 17 gennaio</strong>, prevedeva di ammazzare il maiale per onorare Sant&#8217;Antonio Abate. Ma, mi sorge un dubbio… Sant’Antonio Abate non è il protettore degli animali? Un vero e proprio ossimoro, giustificato in tempi antichi dalla fame; sì, la fame. Oggi siamo abituati a tutti i comfort possibili, e manco la parola fame sappiamo cosa sia: <strong>ma un tempo non era affatto così.</strong></p>
<p>La vita era difficile, c’era poco e quel poco lo si apprezzava a lungo. Appena 60 o 70 anni fa l’uccisione del maiale per la famiglia contadina era un lieto evento atteso tutto l’anno. Ed erano momenti di festa, perché significava cibo più abbondante e saporito del solito. <strong>Un tempo il maiale veniva sgozzato e veniva posto &#8211; i piedi legati &#8211; a testa in giù per la colatura del sangue.</strong> Era una tradizione rurale: un uso cruento per alcuni mentre per altri <strong>&#8220;la più nobile fra le tradizioni della vita contadina&#8221;</strong>. Una festa alla quale partecipava tutta la famiglia, parenti, compari, vicini di casa. Si era insomma in tanti.</p>
<p>L’uccisione del maiale: un vero e proprio sacrificio del quale il maiale aveva ed ha sentore, quella percezione vaga di pericolo imminente, quel qualcosa di istintivo per cui si dice che i maiali piangono come se facessero rumore di fronte alla morte. <strong>L’ultimo segno di vita che si oppone ad un tragico destino.</strong> Un alitare sopra il collo. Non è più vita, ma il nulla, il sussurro mortale è lì, è lì vicino, addosso al povero animale. Diventa sempre più stringente, quasi un assillo, diventa sempre più un abbraccio, un sospingersi sull’orlo dell’abisso. <strong>Un altro passo e via, una spinta e si parte, il viaggio inizia e gli occhi pesano, il buio sovrasta la povera vittima, la trascina in un vortice sempre più buio e sempre più lontano finché…non sentirà più nulla?</strong> Nessuno può saperlo, ma il suo destino è ormai compiuto! Forse vedrà il suo corpo trasformarsi in salumi e squisitezze varie? Vedrà fornire cibo necessario ai meno abbienti?</p>
<p>Il suo ventre darà vita come madre il proprio frutto? Il proprio ventre ora è squartato e fatto a pezzi e darà vita, nonostante tutto! <strong>Eros e Tanatos</strong> si avvinghiano ancora in questa triste cerimonia fatta di disordine e fine dell’armonia vitale, della bellezza classica di un tempo, è inizio di incubi e di sogni, distruzione e abbattimento di ogni forma possibile e in cui tutto si confonde. Dalla creazione alla negazione, tutto si intreccia e si avviluppa, <strong>Venere si sposa con Satana, la Fata turchina con Cerbero e il sonno della ragione genera mostri,</strong> e, mentre Goya e Freud si stringono le mani in amichevole saluto, Dada incomincia a protestare.</p>
<p>Tutto è compiuto, la vittima ha assolto il suo incarico. <strong>E da lontano echeggia una sordida risata…</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/vittima-sacrificale/">Dalla creazione alla negazione o dell’uccisione della vittima votiva</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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