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	<title>Anni Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Messia popolari e disoccupati</title>
		<link>https://www.borderliber.it/messia-disoccupazione-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2023 02:49:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Messia popolari e disoccupati&#8221; è un articolo di Martino Ciano Rimandare sempre al futuro le cose migliori; prostrarsi al cospetto del mare nell&#8217;attesa di un Messia, anzi di un Guaritore dell&#8217;anima e del corpo; l&#8217;indolenza della lamentela, le braccia conserte di chi non vuole più lavorare o di coloro i quali hanno già ricevuto tutto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Messia popolari e disoccupati&#8221; è un articolo di Martino Ciano</strong></p>
<p>Rimandare sempre al futuro le cose migliori; prostrarsi al cospetto del mare nell&#8217;attesa di un <strong>Messia, anzi di un Guaritore dell&#8217;anima e del corpo</strong>; l&#8217;indolenza della lamentela, le braccia conserte di chi non vuole più lavorare o di coloro i quali hanno già ricevuto tutto e navigano nel mare quieto della catastrofe, sentendosi salvi, anche tra onde affamate. <strong>Cos&#8217;è questo mondo che mi circonda?</strong></p>
<p><strong>Oggi ho parlato con una lavoratrice che ha ricevuto la sua lettera di licenziamento</strong>, per qualche altro giorno sarà dipendente, attende con ansia il passaggio di stato in una disoccupazione svilente. Il <strong>fine-vita</strong> è nella sua firma posta con una grafia accigliata. Prima piange, poi ride, poi si azzittisce, poi sparisce. Si chiuderà in casa per pensare a una soluzione. Spero non sia l&#8217;inizio di una depressione.</p>
<p>Ma di che cazzo parlano i <strong>Signori dei salotti che si arrampicano sugli specchi della retorica</strong>. Mi appaiono tutte le sere in trasmissioni televisive in cui svuotano la parole di ogni significato. <strong>Devono litigarsi, devono gridare, devono prendere le parti di qualcuno, devono soffiare su un fuoco ormai spento.</strong> I sinistranti e le loro lezioni di sciccoso radicalismo, i destroidi che inventano slogan per cerebrolesi viziosi.</p>
<h3>In case popolari in attesa di un messia</h3>
<p>C&#8217;è vicino a me una pensionata al minimo che a 76 anni ancora deve arrabattarsi.<strong> &#8220;Povera in gioventù, povera in vecchia. Una vita di merda, insomma&#8221;.</strong> Quando morirà non avrà neanche i soldi per un degno funerale. Ha lavorato sempre da precaria, altro che boom-economico e &#8220;tempi migliori&#8221;. Mi racconta che ci sono stati giorni felici in cui le hanno venduto solo illusioni spacciate per opportunità. Se avesse cinquant&#8217;anni in meno farebbe saltare in aria i palazzi del potere.</p>
<p>Intanto, la casa umida le sta crollando addosso. I figli sono lontani, le mandano ogni tanto qualche spicciolo. <strong>&#8220;Non mi hanno abbandonata. Se ne sono andati per la disperazione, ché qui sarebbero stati operai sottopagati ed elemosinanti. A volte mi chiedo perché li ho messi al mondo&#8221;.</strong> Non si indigna di dire come la pensa. <strong>&#8220;I muri di queste stanze hanno sentito discorsi peggiori&#8221;.</strong></p>
<p>La sensazione che il futuro sia una presa per il culo, <strong>un anestetico per cavalli imbizzarriti</strong>, mi accompagna da tanti anni. Questa Provvidenza, che a volte si invoca, o soffre di letargia o si offende per le bestemmie rivoltele. Ma sia ben chiaro, di questo tempo nulla mi piace, ché la voglia di demandare <strong>al Mercato, ai Consumatori e ai Burocrati</strong> la felicità mi è passata da tempo.</p>
<p>Mentre le discussioni sull&#8217;ex reddito di cittadinanza e la solita chiacchiera sui giovani che non hanno voglia di lavorare mi assalgono le orecchie, <strong>penso a quando il sole si spegnerà ed esploderà.</strong> Accadrà tra qualche miliardo di anni. È scritto e provato scientificamente, come questo giorno che sta finendo.</p>
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		<title>Alleria</title>
		<link>https://www.borderliber.it/alleria-in-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Nov 2022 02:01:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Daniela Grandinetti Pino Daniele c’è, sempre “Passa &#8216;o tiempo e che fa Tutto cresce e se ne va..” “Ho trovato un video in cui ballavi la tarantella e pesavi trenta chili meno” dice Ivan incollato al cellulare. “No, dai, voglio vederlo!” Il cameriere, un ragazzino sudato, lascia sul tavolo due vassoi di polpette [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Daniela Grandinetti</strong></em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Pino Daniele c’è, sempre</em></p>
<p><em>“Passa &#8216;o tiempo e che fa Tutto cresce e se ne va..”</em><br />
“Ho trovato un video in cui ballavi la tarantella e pesavi trenta chili meno” dice Ivan incollato al cellulare.<br />
“No, dai, voglio vederlo!”</p>
<p>Il cameriere, un ragazzino sudato, lascia sul tavolo due vassoi di polpette e uno di patate con pancetta abbrustolita. Il profumo provoca l’assalto delle forchette e le chiacchiere scemano nei bocconi di cibo.</p>
<p>Bebè ha rubato il cellulare a qualcuno e lo ha piazzato dritto davanti al bicchiere. In piedi sulla sedia balla canticchiando una canzone che ha trovato su YouTube. È così bella con i capelli biondi sciolti e gli occhi limpidi e azzurri, le manine che si muovono per aria, incurante del resto dei commensali. Adulti e polpette sono un pianeta lontano e sconosciuto. Lei è la più piccola, quattro anni tra due settimane. Ha una maglietta bianca e dei pantaloni verde smeraldo. È felice, la sua infanzia è un frammento incastonato nel sogno del tempo.</p>
<p><em>“Passa &#8216;o tiempo e che fa Se la mia voce cambierà E non ti aspetti niente, perché lo sai Che passa &#8216;o tiempo, ma tu non cresci mai…”</em></p>
<p>Anna osserva Bebè sorridendo, poi abbraccia tutti con lo sguardo, quelli che domani partiranno, quelli che domani resteranno. Il ragazzino sempre più sudato porta le pizze.</p>
<p>“Insomma il video, l’hai trovato?”<br />
“No, chiudi gli occhi e ricordati quando ballavi con trenta chili meno, fai prima.”</p>
<p>È una calda serata d’agosto, ma da quando hanno preso posto a tavola si è alzato un venticello gradevole. Stanno ridendo come allora, succede sempre quando si ritrovano. Bebè continua a ballare sulla sedia. Anna li osserva in silenzio, ride con loro, vorrebbe che restassero così per sempre, metà bambini, metà giovani, metà vecchi, a prendersi in giro come un tempo, come questo tempo che durerà lo spazio di una cena all’aperto una sera d’estate, quando i ricordi gonfiano le guance e il sangue pulsa al ritmo di sorsi di birra ghiacciata. Guarda i loro volti sorridenti e raccoglie dentro di sé l’immagine dei lineamenti abbronzati, dei vestiti a fiori e delle camice di lino. Il profumo del basilico appassito sulla pizza calda.</p>
<p>“Trenta chili fa avevo anche vent’anni di meno”</p>
<p><em>“Allerìa, pe&#8217; &#8216;nu mumento te vuò scurdà che hai bisogno d&#8217;alleria Quant&#8217;e sufferto &#8216;o ssape solo Dio..”</em></p>
<p>I lampioni lungo il corso sono accesi, emanano una luce rossastra, non sono gli stessi di quando lei era bambina in quel luogo. Non lo sono neanche i bar, le pizzerie, la gente che passeggia al fresco.</p>
<p>“A che ora partite domani?”<br />
“Con calma, verso le undici, facciamo tappa a Roma.”</p>
<p><em>“E saglie la voglia d&#8217;alluccà Ca nun c&#8217;azzecchi niente tu Vulive sulamente da’ E l&#8217;alleria se ne va..”</em></p>
<p>Ora è un altro tempo.</p>
<p>Anna si volta di scatto, Bebè ha spento il cellulare e ha smesso di ballare, c’è la musica <em>lounge</em> del locale in sottofondo. La birra nel bicchiere è calda.</p>
<p>“Me ne può portare un’altra?” chiede al ragazzo sempre più sudato.</p>
<p>Sul campanile della chiesa, proprio di fronte, c’è la luna, e una stella, Anna se ne accorge mentre beve un sorso di birra fredda e qualcosa le brucia nella gola e nel petto. Non è né brutta né bella, solo non sa dargli un nome. Stiamo qui, come adesso. Pensa. Con una scintilla dalla parte del cuore.</p>
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		<title>Ricordi di velocità, le trincee capovolte delle foglie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2022 00:10:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Napoleone Dulcetti Scorrono le case, curioso il meccanismo di questo cavallo con le ruote, un paio di pedalate e tutto cammina. Passo in mezzo a dialetti e parlate, un gatto nero immobile sul marciapiede, dorme. La mano fredda dell’inverno ci ha accarezzato troppo presto, eppure è ancora autunno. Le foglie giocano a frantumarsi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Napoleone Dulcetti</strong></em></p>
<p>Scorrono le case, curioso il meccanismo di questo cavallo con le ruote, un paio di pedalate e tutto cammina. Passo in mezzo a dialetti e parlate, un gatto nero immobile sul marciapiede, dorme. La mano fredda dell’inverno ci ha accarezzato troppo presto, eppure è ancora autunno. Le foglie giocano a frantumarsi sotto le gomme e svolazzano fra i raggi come farfalle. La strada è asciutta, un deserto nero e secco senza sabbia, una superficie liscia su cui sfrecciare.</p>
<p>Quanto mi piace questa brezza sulle rughe, girare il mondo in bicicletta è sempre stato in cima alle <em>“cose che un giorno farò”</em>. Conosco la meta ma non ricordo più il sentiero. La direzione è <em>verso i figli, no spetta, mio nipote, no aspetta… </em>Ho in mente dei nomi, quello è il mio punto di arrivo e di partenza, mi basta sapere questo.</p>
<p>Non ricordo quanti anni ho, ma indosso delle scarpe da ginnastica bianche con le strisce nere laterali, le stesse che portavo al liceo, o al ginnasio, sono così candide che devono essere nuove, sento ancora l’odore della scatola che le conteneva. Molte persone mi salutano quando mi vedono:</p>
<p><em>Cia …….à!   We …….à!  Cumu iamu ……à?</em></p>
<p>Non riesco a distinguere le lettere prima della <em>a</em> accentata, è una parola con cui molti mi identificano, un aggettivo che ancora oggi, in qualche modo, percepisco mio, come il lenzuolo che ti sfiora durante i primi mesi della primavera. Qualunque cosa sia penso abbia un’accezione positiva. Che bello questo viale alberato, qui le foglie si ammassano ai bordi, assomigliano a delle fosse rovesciate. La croce in cima alla chiesa è spenta, eppure è già sera, il sole scende rapidamente ormai, la luce dura poco, è tutto più lento ma bisogna fare in fretta, prima che il buio arrivi.</p>
<p>Pedalare è come ricordare, basta un po’ di sforzo e tutto gira, forse è per questo che mi piace così tanto. Si va in avanti eppure si passa e ripassa fra luoghi conosciuti. Questa è la mia macchina del tempo, mi riporta in epoche che ho già attraversato, ma non è tutto rose e fiori perché la velocità gioca brutti scherzi e siamo costretti a ricordare in fretta, inseguiti da quella scia di pensieri negativi che vogliamo ingannare. I ricordi sono come le foglie secche, si accumulano, si mescolano, spesso si frantumano in trincee capovolte. Dovrei passeggiare, sarebbe meglio, ma il mio ginocchio è troppo debole e poi, in fondo, ricordare in bicicletta, sul vento….va bene così.</p>
<p>Un gruppo di bambini rincorre una sfera arancione che porta il nome di un santo che è davvero super, il suo rumore sul pavimento è musica, vorrei scendere e giocare con loro, lo farò, la prossima volta che passerò di qui.</p>
<p>Un signore alto e possente mi sorride, accanto a lui una signora gli tiene il braccio e mi manda un bacio. Somigliano tanto a mamma e papà. Scompare tutto per un secondo, mi scende una lacrima che asciugo subito, la conservo per stasera quando sarò coricato a vedere delle foto sul mio cellulare. Il paese è vuoto, ma una lingua di automobili copre di colori l’asfalto grigio. Ci passo in mezzo, dribblo il traffico come facevano i miei attaccanti preferiti. Sento l’odore della terra battuta dei campetti di calcio su cui segnavo tempo fa, il sapore di una bevanda gialla e fredda alla fine dei miei incontri di tennis, la terra rossa sulle stesse scarpe che porto adesso.</p>
<p>Capite, allora, perché amo così tanto andare in bici? Rivivere tutto mentre si sta facendo una cosa piacevole. C’è troppa confusione in questa parte di paese assente, verso il tramonto allora, sul lungomare, dove la via è libera, ma piena di cose che parlano. C’è ancora una striscia arancione che graffia le tenebre, allineo il manubrio alle sue sfumature e corro, è ora di tornare. La strada non la ricordo, ma so la meta, e pedalando mi porta a casa.</p>
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		<title>L&#8217;unico possibile</title>
		<link>https://www.borderliber.it/lunico-possibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Aug 2022 02:12:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Wanda Lamonica Era il mio primo amore. Per me, l&#8217;unico possibile, quello eterno, non ce ne sarebbero stati altri. Ci avrei messo la mano sul fuoco, oltre al cuore, che bruciava già. A 16 anni credi così. Credi che non potrà esserci altro. Che una cascata di riccioli biondi e due occhi verdi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Wanda Lamonica</strong></em></p>
<p>Era il mio primo amore. Per me, l&#8217;unico possibile, quello eterno, non ce ne sarebbero stati altri. Ci avrei messo la mano sul fuoco, oltre al cuore, che bruciava già. A 16 anni credi così. Credi che non potrà esserci altro. Che una cascata di riccioli biondi e due occhi verdi non verranno mai sostituiti da quelli di nessun altro. Ma quando poi, inevitabilmente, la magia finisce, il mondo cessa quasi di esistere. Perché lui scompare. Proprio lui, che era il tuo mondo.</p>
<p>&#8220;Rimaniamo amici&#8221;, mi disse sorridendo Flavio. Ricordo perfettamente il percorso di quelle sue due parole. Dapprima mi rimasero appese in gola per qualche secondo, poi mi rimbalzarono ovunque, nel petto, come le sfere d&#8217;acciaio di un flipper impazzito, andando ad urtare certezze e consapevolezze nuove di zecca che pensavo non si sarebbero sgretolate mai. Pensai a come le sue labbra, le stesse che avevo baciato con tanta passione, potessero, a comando, tornare ad essere normali labbra con cui amichevolmente comunicare, ignorandone il potere prepotente del brivido e delle vertigini sui miei sensi. Pensai a dove fosse finito l&#8217;amore di Flavio per me e cominciai a chiedermi in cosa avrei potuto rimediare per farmi amare ancora. Perché mortificarmi mi è sempre riuscito bene. L&#8217;autostima, con l’età, non è mai cresciuta granché.</p>
<p>&#8220;Perché?&#8221;, gli chiesi, provando ad avvicinarmi, provando a rianimargli i sentimenti confidando nell&#8217;originaria alchimia fra noi.<br />
&#8220;Semplicemente, succede &#8220;, mi rispose sconsolato, alzando le braccia.</p>
<p>Il flipper, questa volta, mi si attivò nello stomaco, azionando conati di vomito difficili da trattenere. Forse un paio di sfere andarono persino a tapparmi qualche valvola dell&#8217;apparato digerente. Perché poi non mangiai per intere settimane . Quel &#8220;semplicemente, succede”, e questo lo scoprii solo dopo, si chiamava Doriana. Fu allora che capii che, una volta usciti, in un cuore, a forza, non ci rientri più. Che persino gli occhi di chi ti ha tanto amato possono perdere il loro velo fatato e vederti , all&#8217;improvviso, come quelli di tutti gli altri. Che di un addio, a 16 anni come a 50, non si ha mai abbastanza cura come di un inizio, che invece accende tutto e prospetta meraviglie. E io, principessa, rosa d&#8217;inverno, aurora boreale, stella luminosa, tornavo di colpo ad essere semplicemente Sara, la più <em>rospa</em> di quattro sorelle. L&#8217;unica bimba appiccicata alla gonna della maestra.</p>
<p>Tornavo ad essere Sara della III B di un qualunque Liceo Scientifico di provincia, la nana con le tette piccole e i capelli mosci. Tornavo ad essere Sara con l&#8217;apparecchio ai denti che faceva di ogni parola con la esse un sussurro aspro. Il neo sulla guancia che per Flavio era una goccia di cioccolato, adesso mi sembrava solo uno sputo nero sulla guancia. A 16 anni credi così. Che tu sia speciale ed insostituibile e che una promessa sia sacra. Che nessuno potrà mai dimenticarti e che basterà riprovarci un po&#8217; per ritrovare quell&#8217;amore prodigioso che per qualche stupido motivo si sarà distratto e perso.</p>
<p>Ho rivisto Flavio la scorsa estate. L&#8217;avrei riconosciuto tra mille, lo riconoscerei tra cento anni ancora. Ordinava una birra al bar del mio stesso lido, io cercavo mia figlia per poter andare finalmente a casa. &#8221; Silvia?&#8221; La sua voce. Un coro di stelle. Che bello, mi dico, mi ha riconosciuta. Mi abbasso la maglietta per coprirmi il sedere. &#8220;Flavio, ciao&#8230;.da quanto tempo&#8221;. Mi guarda e sorride. E io, con quel sorriso, faccio subito pace col mondo, come tanto tempo fa. &#8220;Sei sempre bellissima&#8221;, mi dice emozionato. Poi indica la barista ,sollevando una mano. &#8220;Prendi qualcosa?&#8221; E sul polso noto qualcosa che mi è familiare. Un ciondolo d&#8217;oro a forma di nodo, il mio regalo per i suoi 18 anni. A 16 anni credi che alcune persone ti rimarranno dentro per sempre. Incancellabili. Indissolubili come alcuni nodi. E a volte accade.</p>
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