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	<title>amore Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Erezioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 11:38:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Erezioni&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagina creata con l&#8217;intelligenza artificiale Te ne stavi tra le tue erezioni a giocare con i corpi degli amori passati. In una immaginifica necrofilia assaporavi giornate vitali in cui eri avvitato con la &#8220;lei&#8221; che la tua fantasia ti riportava davanti, strappandola dai ripostigli dell&#8217;oblio. Come [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Erezioni&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagina creata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>Te ne stavi tra le tue erezioni a giocare con i corpi degli amori passati. In una immaginifica necrofilia assaporavi giornate vitali in cui eri avvitato con la &#8220;lei&#8221; che la tua fantasia ti riportava davanti, strappandola dai ripostigli dell&#8217;oblio.</p>
<p>Come all&#8217;epoca, anche se navigavi solitario come un nocchiero che teneva dritta la barra nel mare agitato, non pensavate al dopo: c&#8217;era da raggiungere la soddisfazione a tutti i costi. Così succedeva: vi completavate, dopodiché ognuno se ne andava con una trascinante e soddisfatta andatura da cammello.</p>
<p>Nel deserto che ognuno calpestava a piccoli passi, attraversandolo per opposte direzioni, ciascuno mirava al proprio orizzonte. E di un senso distruttivo appariva quel trovarsi, prendersi e abbandonarsi al proprio domani, finché l&#8217;uno non voleva più riempire l&#8217;altro di sé. E con raffinatezza, ogni carezza veniva allontanata, posta in un angolo, ripiegata come un panno. E sempre stropicciato rimaneva il cuore; poi il viso si incendiava e si sperdeva incenerito.</p>
<p><em>Addio amore.</em><br />
<em>Amore di chi? </em><br />
<em>Di te e di nessun altro.</em></p>
<p>Una volta ripuliti d&#8217;ogni odore e depurati d&#8217;ogni traccia dell&#8217;altro, scomparendo tra i callosi tessuti degli emisferi cerebrali, senza nessun ritorno come se ognuno fosse caduto in un fosso profondo, o in un pozzo di campagna lasciato aperto, si compiva la dimenticanza: l&#8217;esserci ora, poi mai più; essere dolore e gioia e poi non essere niente; essere tormento e godimento e poi annullare ogni fremito come se ci si fosse rifugiati in un coma.</p>
<p>Ecco, tra le tue erezioni, al termine d&#8217;ogni operazione, spenta la luce della lampada, chiusi gli occhi nell&#8217;attesa del colpo fatale del sonno, ti consolavi dicendoti che dopotutto avevi protetto ogni cosa tra le tue mani e che forse eternamente sarebbe rimasta lì, finché morte non t&#8217;avrebbe separato dalla solitudine.</p>
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		<title>Il Bócolo di San Marco: tra leggenda, amore e storia veneziana</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-bocolo-di-san-marco-tra-leggenda-amore-e-storia-veneziana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 02:30:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il Bócolo di San Marco: tra leggenda, amore e storia veneziana&#8221; è un articolo di Letizia Falzone Mentre tutta Italia celebra il 25 aprile come Anniversario della Liberazione, a Venezia questa data profuma di rose. Se vi capita di passeggiare tra le calli in questo giorno, noterete quasi ogni donna con in mano un bocciolo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Il Bócolo di San Marco: tra leggenda, amore e storia veneziana&#8221; è un articolo di Letizia Falzone</strong></p>
<p>Mentre tutta Italia celebra il 25 aprile come Anniversario della Liberazione, a Venezia questa data profuma di rose. Se vi capita di passeggiare tra le calli in questo giorno, noterete quasi ogni donna con in mano un bocciolo di rosa rossa: il celebre “Bócolo”.</p>
<p>Ma da dove nasce questa tradizione che trasforma Venezia in una città ancor più romantica di quanto già non sia? La risposta affonda le radici in una leggenda medievale dal sapore epico e tragico.</p>
<h3>Il Bócolo di San Marco: la leggenda di Vulcana e Tancredi</h3>
<p>La protagonista è Maria, figlia del Doge Orso I Partecipazio. Per via della sua chioma rossa e vaporosa, tutti in città la chiamano “Vulcana”. Maria è perdutamente innamorata di Tancredi, un giovane popolano.</p>
<p>Il loro amore, però, è ostacolato dalla nobile famiglia Partecipazio, che mai accetterebbe un genero senza titoli. Maria, determinata a non rinunciare al suo uomo, suggerisce a Tancredi un piano: arruolarsi nell’esercito di Carlo Magno per combattere i Mori in Spagna. Coprendosi di gloria militare, Tancredi avrebbe finalmente ottenuto il prestigio necessario per chiedere la sua mano.</p>
<p>Il giovane combatte con valore estremo, ma il destino è crudele. Durante una battaglia, cade ferito a morte sopra un roseto bianco. Con le ultime forze, coglie un bocciolo, che si tinge del suo sangue vermiglio, e lo affida al paladino Orlando (il celebre eroe della Chanson de Roland), chiedendogli di portarlo a Venezia alla sua Maria.</p>
<p>Orlando tiene fede alla promessa. Maria riceve il fiore il 24 aprile, chiudendosi in un dolore muto. Il mattino seguente, il giorno di San Marco, viene trovata senza vita: sul petto stringe ancora quel bocciolo, simbolo di un amore eterno oltre la morte.</p>
<h3>Realtà contro Leggenda: Il “Debunking” Storico</h3>
<p>Come ogni bella storia, anche quella del Bócolo si scontra con la fredda cronologia. Sebbene affascinante, il racconto è un meraviglioso anacronismo. Tuttavia, a Venezia la magia conta più dei manuali di storia, e il gesto di regalare il “Bócolo” rimane un rito imprescindibile per ogni innamorato.In definitiva, il 25 aprile veneziano ci ricorda che dietro ogni grande evento storico c’è sempre una dimensione umana. Che si tratti della liberazione di un popolo o del bacio di due amanti separati dalla guerra, il messaggio è lo stesso: la speranza che, nonostante il dolore, qualcosa di bello possa ancora fiorire.</p>
<p>Un consiglio per i viaggiatori: Se vi trovate a Venezia il 25 aprile, ricordate che il bocciolo deve avere il gambo lunghissimo. È questo il dettaglio che distingue il vero “Bócolo” di San Marco da una comune rosa.</p>
<p>E voi conoscevate la storia di Vulcana? Regalerete un Bócolo quest’anno?</p>
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		<title>Gli occhi come dicevi tu: l&#8217;esordio di Wanda Lamonica</title>
		<link>https://www.borderliber.it/gli-occhi-come-dicevi-tu-articolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 13:48:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Gli occhi come dicevi tu&#8221; di Wanda Lamonica, autoprodotto, 2026 Delicatezza, ma anche tanta autoironia. &#8220;Gli occhi come dicevi tu&#8221; di Wanda Lamonica non alza mai la voce, ma riesce comunque a farsi sentire, a imporsi. L&#8217;autrice di Praia a Mare è al suo esordio, ma ha costruito una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Gli occhi come dicevi tu&#8221; di Wanda Lamonica, autoprodotto, 2026</strong></p>
<p>Delicatezza, ma anche tanta autoironia. &#8220;<strong>Gli occhi come dicevi tu</strong>&#8221; di <strong>Wanda Lamonica</strong> non alza mai la voce, ma riesce comunque a farsi sentire, a imporsi. L&#8217;autrice di Praia a Mare è al suo esordio, ma ha costruito una storia matura, che si muove in punta di piedi. Proprio per questo arriva più a fondo. Non cerca colpi di scena, non forza la mano: si affida ai sentimenti, trattati però con una sincerità che evita la trappola della retorica.</p>
<p>Laura è il centro del romanzo, ma non è mai un personaggio chiuso in sé. Sì sente parte del Mondo, anche se questo non sa spesso ascoltarla. È una figura attraversata dalle crepe e dalle ripartenze, da quelle fragilità che, senza proclami, ma con il tempo e la pazienza sanno trasformarsi in qualcosa di prezioso. In lei si riflette una verità semplice e spesso dimenticata: ogni storia personale può assomigliare a mille altre, ma resta irripetibile nel modo in cui si piega, resiste e cambia forma. Secondo questo principio noi leggiamo la vita &#8220;come se fosse la prima volta&#8221;, anche se di nuovo c&#8217;è ben poco.</p>
<p>In questa tensione tra vulnerabilità e forza, &#8220;<strong>Gli occhi come dicevi tu</strong>&#8221; trova la sua voce più autentica. Lamonica infatti scrive come se stesse ancora dialogando con quella dimensione intima e raccolta che le ha permesso di crescere nel tempo. Si avverte una naturalezza che deriva dall&#8217;urgenza di comunicare. Si comprende anche che è stata lontana da certi editor che avrebbero trovato soluzioni comode al suo scritto. L&#8217;autrice chiede fiducia ai lettori, e questo è un altro punto di forza.</p>
<p>I sentimenti, qui, non sono mai edulcorati: portano con sé chiaroscuri, esitazioni, ritorni inattesi. L’amore finisce, si trasforma, talvolta si ripresenta sotto altre forme, e nel frattempo lascia segni che incidono sul futuro, nel bene e nel male. C’è anche il disincanto, che appare come una resa momentanea davanti agli accidenti della vita, ma non diventa mai cinismo. Piuttosto, è il luogo da cui ripartire. Perché in questo romanzo resta sempre accesa una fiducia di fondo: quella che anche ciò che ci spezza può, in qualche modo, riunirci in altri momenti.</p>
<p>La vera forza del libro sta in questo: nella capacità di farsi specchio. In Laura si riconosce chiunque, senza barriere, senza categorie. Ed è forse questo il risultato più difficile da ottenere: raccontare una storia personale facendola diventare universale.</p>
<p>Quando dico che Lamonica si è fidata dei suoi lettori, mi riferisco al pubblico che negli anni ha saputo riunire sulla sua pagina &#8220;<strong>I papaveri sussurrano al tramonto</strong>&#8220;. Lì, lei mette i suoi pensieri e i suoi brevi racconti. Ebbene, in silenzio, senza fare rumore, <strong>Wanda Lamonica</strong> ha raggiunto quasi <strong>42 mila follower</strong>. Basta questo per capire che la narrativa ha molti modi per giungere, l&#8217;importante è non &#8220;prendersi seriamente&#8221;, ma divertirsi con le parole come se fosse &#8220;una questione di vitale importanza&#8221;. Ecco, Lamonica fa questo e ciò è quello che mi piace di lei.</p>
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		<title>Il cordone ombelicale: Fais e ciò che di umano resta dell&#8217;amore</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-cordone-ombelicale-fais-romanzo-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 15:32:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Connessioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il cordone ombelicale&#8221; di Matteo Fais, Connessioni, 2025 È sempre una storia inquieta quella tra un uomo giovane e una donna in là con l&#8217;età. In essa si mischiano tabù sociali, interrogativi sulla natura dell&#8217;amore, la ricerca dell&#8217;eterna giovinezza, forse un&#8217;esperienza non comune o il bisogno, per l&#8217;uomo, di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il cordone ombelicale&#8221; di Matteo Fais, Connessioni, 2025</strong></p>
<p>È sempre una storia inquieta quella tra un uomo giovane e una donna in là con l&#8217;età. In essa si mischiano tabù sociali, interrogativi sulla natura dell&#8217;amore, la ricerca dell&#8217;eterna giovinezza, forse un&#8217;esperienza non comune o il bisogno, per l&#8217;uomo, di ritrovare la protezione materna.</p>
<p>Torniamo quindi all&#8217;origine e partiamo dalla domanda delle domande: cos&#8217;è l&#8217;amore? Inutile cercare una risposta che esaudisca tutti, ciascuno faccia da sé. A questa però aggiungiamone un&#8217;altra, più specifica: esiste il &#8220;per sempre&#8221; o è solo un gioco della mente in cerca di sicurezza?</p>
<p>&#8220;Il cordone ombelicale&#8221; di Matteo Fais non è il banale racconto di una storia d&#8217;amore con i suoi alti e bassi, ma l&#8217;attraversamento dei diversi stadi dell&#8217;amore. Dal rapimento all&#8217;estasi, fino al passaggio dal sogno alla nuda realtà, tocchiamo con mano il cammino di Walter e Mary, due personaggi che rimbalzano dal tragico al comico, che nei loro dialoghi lottano contro le loro paure. Sanno di essere fuori dalla norma, di infrangere il codice comportamentale e le consuetudini. Se ne fregano anche, ma hanno anche continuamente bisogno di ripeterlo.</p>
<p>È attraverso questa necessità di confessare pro e contro della loro relazione che si svela l&#8217;intima paura del giudizio. Ma non è questo il tema portante. &#8220;Il cordone ombelicale&#8221; è un romanzo sul senso di protezione che ciascuno di noi cerca in una storia d&#8217;amore. Mary e Walter sono amanti, tradiscono i loro rispettivi partner. Lei è una donna che ha superato i cinquant&#8217;anni, consapevole di aver convissuto per trent&#8217;anni con un uomo che non voleva. Lui è un trentenne che cerca nella maturità della donna ciò che non riesce a ricevere dalla sua compagna coetanea.</p>
<p>Entrambi cercano nell&#8217;altro un riscatto personale, ma senza accorgersene si plagiano a vicenda, si tirano contro i peggiori giudizi, dimostrando di essere anche loro pieni di perbenismo. Man mano che il rapporto va avanti, torna sempre l&#8217;immagine del tempo che passa. Per Walter e Mary, anche se lui cercherà di non esserne schiavo, l&#8217;amore è qualcosa di estetico. C&#8217;è bisogno sempre di una bellezza che rifiorisce e che non cede il passo al decadimento; così come c&#8217;è bisogno di una passione che si rinnova, che mai si evolve in una convivenza più quotidiana.</p>
<p>Ma così come sfiorisce la bellezza, così la passione iniziale viene sostituita da qualcosa che diventa più tenue, ma che allo stesso tempo si fa sicurezza e concretezza. Tutto ciò fa dell&#8217;amore una questione spinosa, in quanto il fedifrago è spesso colui che non riesce ad arrendersi all&#8217;idea che &#8220;il tempo passa&#8221;, che l&#8217;amore è un variegato e momentaneo stato di alterazione della coscienza che lascia spazio a una &#8220;convivenza che permette alla specie di sopravvivere&#8221;. Ciò che è romantico è sempre tragico, e sia Walter che Mary ce lo fanno capire.</p>
<p>Ma ciò che è romantico, quindi inquieto, passionale e tempestoso, è il lato umano dell&#8217;amore, con cui abbiamo plasmato anche i nostri dei. In senso naturale, invece, l&#8217;amore è qualcosa che in natura non esiste e che come finalità ha solo la riproduzione della specie. Pertanto, ancora una volta &#8220;Il cordone ombelicale&#8221;, ci fa capire che noi abbiamo bisogno dell&#8217;amore perdutamente umano, ma che, alla fine, la natura prevale su tutti noi.</p>
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		<title>Tempo sospeso</title>
		<link>https://www.borderliber.it/tempo-sospeso-articolo-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 10:09:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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		<category><![CDATA[amore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Tempo sospeso&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale  Dedicò al tempo sospeso la sua vita, quasi non volesse concedere a sé stesso tregua alcuna. Certe volte né dormiva né mangiava, preferiva abbandonarsi ai ricordi tristi e felici con una sigaretta tra le labbra e con lo sguardo acquoso. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Tempo sospeso&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p dir="ltr">Dedicò al tempo sospeso la sua vita, quasi non volesse concedere a sé stesso tregua alcuna. Certe volte né dormiva né mangiava, preferiva abbandonarsi ai ricordi tristi e felici con una sigaretta tra le labbra e con lo sguardo acquoso. Avrebbe persino aperto la finestra del salotto, avrebbe spiccato il volo per lasciarsi sfracellare al suolo e provare sulla propria pelle la morte e poi risvegliarsi.</p>
<p dir="ltr">Narrava alla sua memoria una storia immaginata, mai vissuta, creata con pezzi di quotidianità intravista da dietro una finestra.  Gli procurava terrore la pioggia. Mai il tuono né il lampo, solo gli scrosci cadenti dal cielo lo mettevano in ansia. Pensava di annegare, di soccombere sotto l&#8217;acqua. Considerare la morte come rifugio gli faceva bene, gli dava un po&#8217; di adrenalina.</p>
<p dir="ltr">Quando pensava all&#8217;amore, il tempo sospeso si faceva vivido, non più finzione. Si cristallizzava davanti ai suoi occhi. Lui ansimava, comparivano le brutte storie, i personaggi delle sue disavventure, le compagne perse lungo il tragitto, quelle tradite e quelle che ancora malediva per il solo fatto di aver incrociato il suo sguardo. Si sentiva stanco, privato, impotente. Se ne stava lì, per ore, nell&#8217;amor che nulla ha amato ma che non si accontentava di essere perdonato.</p>
<p dir="ltr">Scrisse un giorno: &#8220;Muoio ogni tanto, d&#8217;amore e per inganno. Mi rendo docile e indifferente, mi stringo le mani intorno al collo, tentenno, non perdo il respiro. Nei prati inviolati, tra la melma, i pozzi abbandonati, aridi e spalancati, si nasconde il tempo sospeso. Monumento, la mia memoria che non si schioda da un tronco di noce. Mi coglie la malinconia, impreparato, lame di coltelli tra i papaveri, rollio di erba per i miei dolori&#8221;.</p>
<p dir="ltr">Non parve a lui né una poesia né una dichiarazione, solo parole senza nessun rigore. Si lasciava andare alla noia, annusava la sua decomposizione. La pelle screpolata sulle mani e un sapore agrodolce nella bocca.  Così, come se penzolasse da una una corda, avvertiva il tempo sospeso. La morte nell&#8217;atto di nascere: la madre a gambe spalancate, la sua testa che sbuca dalla vagina dilatata, il pianto che sopraggiunge al primo respiro, il distacco che prende il sopravvento&#8230; poi sarà, giorno dopo giorno, un susseguirsi di vita e morte.</p>
<p dir="ltr">E di questi misteri, nel tempo sospeso, lui si infarciva fino a esplodere. L&#8217;evento naturale di una catastrofe che la sua mente costruiva mentre lui restava lì, disteso sul letto, con le braccia spalancate, lo sguardo fisso sul soffitto. Metteva fine al tempo sospeso sorridendo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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