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	<title>adolescenza Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Risveglio di Primavera: Wedekind e la tragicomica adolescenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 09:40:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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		<category><![CDATA[Adelphi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Risveglio di Primavera&#8221; di Frank Wedekind, Adelphi, 2026 Per quanto ognuno di noi l&#8217;abbia attraversata, essa ci appare ancora come un&#8217;età oscura che non si mostra mai per intero. Tormentata e perturbante, è capace di trasformare persino la gioia in qualcosa di inquieto. Stiamo parlando dell&#8217;adolescenza, età misteriosa che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Risveglio di Primavera&#8221; di Frank Wedekind, Adelphi, 2026</strong></p>
<p>Per quanto ognuno di noi l&#8217;abbia attraversata, essa ci appare ancora come un&#8217;età oscura che non si mostra mai per intero. Tormentata e perturbante, è capace di trasformare persino la gioia in qualcosa di inquieto. Stiamo parlando dell&#8217;adolescenza, età misteriosa che ci ha lasciato solo tante domande.</p>
<p>L&#8217;adolescenza che ci viene mostrata dal drammaturgo <strong>Frank Wedekind</strong> nella sua opera teatrale, <strong>&#8220;Risveglio di Primavera&#8221;</strong>, non è tanto differente da quella dei nostri giorni. Infatti, i pensieri dei giovanissimi protagonisti di questa &#8220;tragedia&#8221; di fine <strong>XIX secolo</strong> sono uguali a quelli dei ragazzini di inizio <strong>XXI secolo</strong>. Cambia il contesto, ma non quella schizofrenia fisica, mentale e ormonale che di giorno in giorno trasforma fanciulle e fanciulli.</p>
<p>Quando però <strong>Wedekind</strong> presentò la sua opera, la prima cosa che ricevette fu una censura; tant&#8217;è che questo testo lo pubblicò nel <strong>1891</strong> a proprie spese. Solo nel <strong>1906</strong>, cioè dopo quindici anni e con qualche &#8220;adattamento&#8221; ai costumi e alla morale dell&#8217;epoca, riuscì a calcare il palco del teatro di <strong>Berlino</strong>. Da allora, però, il suo successo non ha conosciuto sosta.</p>
<p><strong>&#8220;Risveglio di Primavera&#8221;</strong> intreccia i destini di alcuni studenti che fanno conoscenza della vita e della morte, del sesso e della pudicizia. Il loro avvicinamento a pratiche e pensieri poco consoni al buoncostume è costante. L&#8217;autore ci pone tutto su un piano ironico, anche quando il dramma si manifesta in ogni suo aspetto. Ma l&#8217;intento non è quello di creare uno shock generazionale, bensì quello di mostrare la caducità di una società che mente spudoratamente sulla natura dell&#8217;uomo, quindi su sé stessa.</p>
<p>L&#8217;adolescenza appare come il momento in cui tutto può essere messo in discussione, in cui ogni esperienza può essere ripetuta fino alla noia. A guidare lo spirito c&#8217;è una carica di immortalità e di impunità. Persino giocare con il suicidio, quindi con la morte, diventa lecito e stuzzicante. Come capita nella realtà, chi vive questa fase si scontra con l&#8217;autorità: questo mostro che ingloba genitori, scuola e Stato, che ha il compito di limitare e di dirigere le pulsioni.</p>
<p><strong>Wedekind</strong> prende questi elementi e crea un&#8217;affascinante <em>pièce</em> teatrale che non ha paura di scontrarsi con le convenzioni. C&#8217;è uno svelamento dell&#8217;ipocrisia, ma soprattutto di quel potere che prova a contenere, nonché a sclerotizzare, le naturali mollezze dell&#8217;essere umano. Va detto che il tono è molto ironico, eppure non mancano cinismo e macabri risvolti.</p>
<p>Per intenti,<strong> &#8220;Risveglio di Primavera&#8221;</strong> ha richiamato alla mia memoria due opere: <strong>&#8220;I turbamenti del giovane Törless&#8221;</strong> di Musil e <strong>&#8220;Sovvertimento dei sensi&#8221;</strong> di Zweig. Oggi, <strong>Adelphi</strong> riporta tra le nostre mani un pezzo importante del teatro moderno, che ci mostra come l&#8217;indagine di alcuni temi resti sempreverde. Peccato che noi contemporanei abbiamo messo su questi argomenti il timbro della banalità.</p>
<p>A dimostrazione di ciò, c&#8217;è da considerare la prefazione dello scrittore statunitense <strong>Jonathan Franzen</strong>, che arricchisce il tutto con quel gusto postmoderno che ci dà modo di interpretare meglio questo testo.</p>
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		<title>Jamie Miller: un adolescente di oggi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 May 2025 22:01:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Adolescence]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Jamie Miller: un adolescente di oggi?&#8221; è un articolo di Letizia Falzone. In copertina un fotogramma della serie &#8220;Adolescence&#8221; Immaginate che alle luci dell&#8217;alba, le forze dell’ordine irrompano in casa vostra per arrestare vostro figlio. L’accusa è terribile: ha ucciso una sua coetanea. Subito pensereste a un errore giudiziario, a uno scambio di persona. Ma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Jamie Miller: un adolescente di oggi?&#8221; è un articolo di Letizia Falzone. In copertina un fotogramma della serie &#8220;Adolescence&#8221;</strong></p>
<p>Immaginate che alle luci dell&#8217;alba, le forze dell’ordine irrompano in casa vostra per arrestare vostro figlio. L’accusa è terribile: <strong>ha ucciso una sua coetanea.</strong> Subito pensereste a un errore giudiziario, a uno scambio di persona. Ma se non fosse così? È quello che a poco a poco cominciano a domandarsi i genitori del timido tredicenne <strong>Jamie Miller</strong>, un ragazzino che va molto bene a scuola e che non ha mai dato problemi.</p>
<p><strong>“Adolescence”</strong> in soli quattro episodi mette in discussione il mondo degli adulti e la loro capacità di capire i propri figli, sempre più assorbiti dai <strong>social</strong> e da una cultura parallela che appare sempre più indecifrabile. Narrata in tempo reale, con lunghi piani sequenza che inducono gli spettatori a sentirsi costantemente intrappolati nello stesso incubo dei <strong>Miller</strong>, la serie segue l’arresto di <strong>Jamie Miller</strong>, le indagini a scuola, il suo difficile colloquio con una psicologa (forse l’episodio più riuscito in assoluto) e le reazioni della famiglia e della comunità.</p>
<p>Disturbante, coinvolgente, psicologica, un viaggio immersivo senza vie di fuga.</p>
<p>Tante le tematiche trattate: bullismo, identità sessuale,<strong> revenge porn</strong>, il ruolo dei social network nella vita degli adolescenti di oggi: i loro codici, il loro linguaggio sospeso tra parole ed emoticon. Un <strong>microuniverso</strong> che rischia di relegare ad anni luce di distanza la possibilità &#8211; o meglio la volontà &#8211; di comprensione da parte del mondo adulto.</p>
<p>È un esame di coscienza personale e collettiva, un’analisi sociale cruda e spietata, la lama che si fa spazio nel fallimento, un capolavoro di tecnica cinematografica, la bravura ipertrofica del cast, in primis dell’esordiente <strong>Owen Cooper</strong> che è solo un bambino, e che potrebbe essere il figlio di ciascuno di noi, dentro una storia che è quella di chiunque di noi.</p>
<p>Un piccolo capolavoro televisivo ricco di spunti di riflessione che ha il merito di affrontare con grande lucidità temi complessi come il bullismo, la solitudine, la mascolinità tossica e la radicalizzazione online. <strong>“Adolescence”</strong> non propone soluzioni facili, ma invita i genitori a farsi le domande giuste per capire il mondo e i meccanismi mentali dei ragazzi di oggi. Ci costringe a porci domande molto scomode: quanto conosciamo davvero i ragazzi di oggi? Quanto conosciamo davvero i nostri figli?</p>
<p>Una serie che tutti dovremmo vedere: perché parla del mondo in cui viviamo, parla di tutti noi. Perché quella mascolinità tossica di cui tanto si parla sui social e in Tv può nascere anche dietro le porte chiuse delle camerette di adolescenti che chiamiamo “normali”. Quattro episodi girati in un unico piano sequenza che vi buttano dentro lo schermo e vi lasciano lì, insieme ai protagonisti della storia, senza mai dimenticare il motivo per cui siete lì. Senza redenzione, senza lieto fine, con la sensazione di essere in difetto.</p>
<p>E facciamocele quelle domande, prima che cadano disperate nel vuoto: <strong>avremmo potuto fare di più?</strong></p>
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		<title>Adolescence: la mia, la serie TV</title>
		<link>https://www.borderliber.it/adolescence-recensione-grandinetti-serietv/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Mar 2025 22:01:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Adolescence: la mia, la serie TV&#8221; è un articolo di Daniela Grandinetti. In copertina un&#8217;immagine rielaborata dall&#8217;autrice Sarò stata un’adolescente strana, ma quando avevo più o meno quindici anni per un certo periodo ho avuto una fissa: dovevo star male. Ero una ragazzina solare, piena di interessi, di cose da fare (se non le avevo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Adolescence: la mia, la serie TV&#8221; è un articolo di Daniela Grandinetti. In copertina un&#8217;immagine rielaborata dall&#8217;autrice</strong></p>
<p>Sarò stata un’adolescente strana, ma quando avevo più o meno quindici anni per un certo periodo ho avuto una fissa: dovevo star male. Ero una ragazzina solare, piena di interessi, di cose da fare (se non le avevo le inventavo), di relazioni, ma la mia zona d’ombra era spessa, a volte oscura, facevo cose che mi portavano a star male dentro e pensavo nientepopodimeno che al suicidio, nessun motivo, mi affascinava l’idea.</p>
<p>Ricordo mi costringevo ad ascoltare in loop una cassetta con la colonna sonora di uno sceneggiato tv, <strong>Malombra</strong>, tratto dal romanzo di <strong>Fogazzaro</strong> (che ho scoperto su <strong>YouTube</strong> si trova ancora, ma cosa non si trova ormai) e niente, la ascoltavo e piangevo. Una volta in campeggio (era stata una conquista epica ottenere il permesso dai miei genitori andare in <strong>Sila</strong> con il gruppo scout) mi allontanai e me ne andai in tenda: e figurarsi se non avevo portato il mangiacassette a pile!! Stesa nel mio angolo, con la testa sullo zaino e quella musica, fissavo la lama di un coltello rubato in cucina.</p>
<p>Diciamolo, ero maledettamente teatrale, e un po’ lo sono rimasta, ho anche sposato un attore teatrale, finendo per separarmi, ma questa è un’altra storia. Lo ero a tal punto che le mie amiche mi tenevano d’occhio per quelle stranezze e quella volta non vedendomi mi sono venute a cercare. Piombarono nella tenda al grido di oddio e falla finita. Volevo essere cercata e trovata, con quella fissa della solitudine che quando prende gli adolescenti è una pacchia per l’inconscio che confonde ogni cosa.</p>
<p>Figuriamoci se poteva saltarmi in testa di parlare con un adulto: giammai mi avrebbe capito, i genitori (i miei poi, che avevano fatto a botte con la vita per sistemarsi dopo la guerra) neanche a pensarci. Una volta accadde anche, per dire, che una sera un ragazzino che mi infastidiva, mi seguì e si infilò fulmineo nel portone, dietro di me.</p>
<p>Avevo citofonato, la porta al secondo piano era aperta, mi sono ritrovata con &#8216;sto pazzo che mi infilava le mani ovunque, io cercavo di respingerlo, di spaventarlo <strong>“la porta è aperta, mio padre sente, ti fa a pezzi”</strong>. Però non gridai, non chiesi aiuto, avevo il controllo della situazione (diciamo così) e un solo pensiero mi girava in testa: se i miei se ne fossero accorti, addio, non sarei uscita per un pezzo. Alla fine gli sferrai un calcio e lo spinsi fuori con tutte le mie forze. Anche se i miei poi se ne accorsero che qualcosa era successo, ma minimizzai. Me l’ero sbrigata da me, non mi faceva paura.</p>
<p><strong>L’adolescenza</strong> è il tempo più luminoso e terribile della vita, così è sempre stato se pure <strong>Manzoni</strong> nei <strong>I promessi sposi</strong> dice che è quell&#8217;età così critica, nella quale par che entri nell&#8217;animo quasi una potenza misteriosa, che solleva, adorna, rinvigorisce tutte l&#8217;inclinazioni, tutte l&#8217;idee, e qualche volta le trasforma, o le rivolge a un corso impreveduto.</p>
<p>Non avevamo <strong>Crepet </strong>o<strong> Galimberti</strong>, avevamo però<strong> Dostoevskij</strong>, almeno io a quell’età lo leggevo: ma questo desiderio di disordine, più spesso che non si creda, non deriva forse da una celata sete di ordine e di “grazia” (uso la vostra parola)? La gioventù è pura già solo per il fatto di essere gioventù. Forse in questi impeti di follia tanto precoci è racchiusa proprio questa sete di ordine e questa ricerca di verità, e se certi giovani d&#8217;oggi vedono questa verità e questo ordine in cose tanto sciocche e ridicole che non si capisce nemmeno come loro abbiano potuto crederci, di chi è la colpa?” (L’adolescente)</p>
<p>Sono un’insegnante, so che l’adolescenza oggi non è la stessa di allora, né quella di altri tempi ed è per questo che la serie <strong>Adolescence</strong> in onda su <strong>Netflix</strong> a me è piaciuta, anche se all’inizio l’ho guardata con scetticismo, mi sembrava scontata. Certo mi fa sorridere la guerriglia che puntuale crea sui social le fazioni pro/contro che ne ha fatto la miniserie più vista a pochi giorni dall’uscita: disturbante, capolavoro, puro cinema, sopravvalutata, un pugno nello stomaco, imperdibile, genitori ed educatori devono guardarla (tipo una purga?). Ma su tutto: che tecnica in una serie tv! Un unico piano sequenza….. tutti esperti, all’improvviso.</p>
<p>Io confesso che l’ultimo (e forse unico) piano sequenza che conoscevo e conosco è quello di Brian De Palma nel film Omicidio in diretta, del 1998, dieci minuti su Nicholas Cage in un palazzetto dello sport. Senza rischio di spoiler (la trama è chiara dopo la prima mezz’ora) quello che ho apprezzato nella serie è l’asciuttezza del racconto, la bravura degli attori, il mosaico che ne viene fuori messo insieme con occhio clinico. Non c’è violenza, non c’è sangue, non c’è pruriginosa mania di mostrare il sensazionale.</p>
<p>Un ragazzino dolce, pallido e spaventato uccide una sua coetanea. Lo inchioda una telecamera: lo vediamo sperduto nella centrale di polizia dove tutti cercando di spiegargli con garbo quello che sta accadendo e accadrà. Siamo sorpresi e atterriti all’idea che possa averlo fatto davvero. Ovviamente ci sono quelli che subito fanno il post sulla mascolinità tossica: ma il padre di Jamie (il ragazzino protagonista) è un uomo gentile, innamorato della moglie, lavoratore.</p>
<p>Un uomo che si trova a dover comprendere dove ha sbagliato e combattere con la comunità nella quale ha sempre vissuto (una tranquilla cittadina inglese) che lo addita come responsabile, colui che ha cresciuto un assassino. La freddezza delle procedure, lo sguardo attonito della psicologa che deve stilare il profilo di Jamie, il suo profondo malessere di fronte al ragazzino.</p>
<p><strong>La scuola:</strong> adolescenti arroganti e senza empatia, professori senza spina dorsale e senza mezzi per contrastare la violenza dei comportamenti, il linguaggio inopportuno perfino nel momento della tragedia. La sensibile fermezza dei poliziotti. Non c’è spettacolo del dolore, non c’è “mascolinità tossica” (almeno non l’ho percepita) perché si scopre che nel linguaggio delle emoticon di Instagram c’è un mondo nel quale lo stesso Jamie è accusato e perseguitato (anche dalla vittima) di essere un incel influenzato dal involuntary celibacy cioè uno che alle donne non potrà mai piacere e che le donne schivano e tengono lontano. Lui, un ragazzino brillante, che trascorre ore nella sua camera davanti a un pc.</p>
<p><strong>Una delle tesi della cultura incel</strong> (merito della serie è portare all’attenzione questo fenomeno che si sta diffondendo nel mondo sotterraneo del web frequentato da adolescenti) è che l&#8217;80% delle donne sia attratta solo dal 20% degli uomini, un principio matematico sulla base del quale si afferma che il 20% delle cause provoca l&#8217;80% degli effetti. Sono quindi pochi gli uomini che attirano le donne. E un ragazzino timido e innocuo come Jamie, che sta nell’80% degli invisibili poco attraenti, con la sua pelle chiara, i suoi occhi verdi aperti già stanchi sul mondo, si trasforma in qualcosa di diverso, in modo subdolo e silenzioso: diventa assassino della sua “bulla” preferita. Tutti vittime e carnefici.</p>
<p>Alla fine c’è un padre impotente che si chiede cosa avrebbe potuto e dovuto fare e non trova risposta, una madre che invece sa di non aver fatto, e un’ultima scena in cui quel padre ha tra le mani un orsacchiotto, quello che sta, che è sempre stato sul cuscino di Jamie. Quello che lui credeva essere il compagno del suo bambino, mentre alle sue spalle il video del pc è buio, spento, nero. Un mostro che abita la piccola camera del figlio.</p>
<p>Si rimane impotenti, ignari di quella manosphere, quel sottobosco di voci che parlano più forte di genitori, educatori, adulti, che si insinuano in maniera subdola, pervicace e costante tanto da far scoppiare una violenza inaspettata. È recente il caso di un giovane universitario che si è suicidato a <strong>Perugia</strong> “aiutato” da ragazzi come lui, “istigazione al suicidio” da parte di un diciottenne mai incontrato e conosciuto sul web solo con il suo nickname, al quale aveva confidato problemi e ansie e il pensiero di uccidersi. Genitori ignari e un figlio che aveva affittato una stanza e possedeva cinque cellulari, entrato in un giro di vendita di farmaci.</p>
<p>Non ho la ricetta, né mi frega del piano sequenza di cui tutti parlano, non ci sono formule, e qualsiasi conclusione mi appare retorica, inutile. Nemmeno dire: noi avevamo <strong>Manzoni, Dostoevskij</strong>, anche se per fortuna li abbiamo avuti, per fortuna abbiamo elaborato il mondo e le sue insidie tra le pagine dei romanzi diventando consapevoli di insidie e meraviglie (magari ripensarci?)</p>
<p>Ecco: io giocavo con un coltello, pensavo di farmi male sulle note di una musica melensa sapendo che mai l’avrei fatto, sapendo che avevo occhi puntati addosso: che erano poi gli occhi dei miei coetanei.</p>
<p>Jamie, in Adolescence, con un coltello invece uccide.<br />
Dovremmo fermarci. Tutti.<br />
E al diavolo il piano sequenza.</p>
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		<title>L&#8217;estate breve. Enrico Macioci e la fragile adolescenza</title>
		<link>https://www.borderliber.it/macioci-estate-breve/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2024 02:27:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[TerraRossa edizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;L&#8217;estate breve&#8221; di Enrico Macioci, TerraRossa edizioni, 2024 È un&#8217;adolescenza irrisolta quella del protagonista del romanzo di Enrico Macioci. Troppe le domande lasciate in sospeso, troppi i dubbi che hanno minato il prosieguo della vita. Fin quando lui non decide di tornare tra i luoghi del quartiere in cui [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;L&#8217;estate breve&#8221; di Enrico Macioci, TerraRossa edizioni, 2024</strong></p>
<p>È un&#8217;adolescenza irrisolta quella del protagonista del romanzo di <strong>Enrico Macioci.</strong> Troppe le domande lasciate in sospeso, troppi i dubbi che hanno minato il prosieguo della vita. Fin quando lui non decide di tornare tra i luoghi del quartiere in cui aveva vissuto&#8230;</p>
<p><strong>La giovinezza esclude la morte da sé</strong> e, pertanto, rende l&#8217;incedere del tempo qualcosa di cui non ci si preoccupa. Nessuna scadenza da rispettare, ogni giorno è un incontro con la nuda vita; ogni momento è buono per fare esperienza del mondo. <strong>Alla fine degli anni Ottanta la vita aveva ritmi diversi, ma le pulsioni erano le stesse di oggi.</strong> Il ragazzo ora diventato adulto mette in fila i ricordi, senza fare distinzione tra ciò che è importante o ciò che non lo è.</p>
<p>Certamente l&#8217;arrivo di <strong>Michele</strong>, un giovane che eccelle in tutto, anche se non vuole, è l&#8217;inizio di una profonda crisi. Il protagonista lo teme, ma allo stesso momento lo adula. In poco tempo, Michele distrugge la cosa più importante per il nostro adolescente: <strong>la passione per il calcio.</strong> È bravo e lo dimostra subito, con ogni mezzo. Di qui inizia l&#8217;umiliazione costante che il narratore di questa storia pratica su se stesso. A ciò si uniscono le delusioni di amore, le ambizioni tradite, anche la morte di un suo amico.</p>
<p><strong>Cos&#8217;è quindi l&#8217;adolescenza?</strong> Un&#8217;illusione che prepara alla vita; la rivelazione in pillole di una raffinata crudeltà che il tempo disvela. Tutto è lì, in quell&#8217;età di passaggio che traveste di immortalità e onnipotenza i nostri sogni. Virili e pronti all&#8217;azione, insuperabili e apparentemente convinti delle nostre capacità, anche quando ci sentiamo impreparati, insicuri, scacciati da ogni ruolo che vogliamo assumere. <strong>L&#8217;adolescenza, anche quando si mostra terribile, non ci pone mai il quesito della fine, della morte, della seriosità.</strong> Persino, l&#8217;errore più grave sembra rimediabile, facilmente estinguibile; nulla impedisce di ricominciare il gioco e di essere più fortunati.</p>
<p>Lo dice bene Macioci in questo romanzo che racconta tutto con la giusta crudeltà, perché bambini e adolescenti sono istintivi e non conoscono la mediazione; loro è il timore e la paura, ma non l&#8217;ipocrita pacatezza o la ragionevolezza che insozza di quieto vivere le giornate solo per premeditare meglio la vendetta.</p>
<p>Quando agli inizi degli anni Novanta il protagonista va via dal quartiere, <strong>tanto la malinconia quanto un senso di salvezza si fanno spazio in lui,</strong> ma l&#8217;ombra di Michele lo perseguita, così come quei dubbi irrisolti che hanno minato il suo cammino e la sua formazione da adulto. Tant&#8217;è che torna in quei luoghi per fare di nuovo a cazzotti con il passato, forse per dirsi che la vita non è una nostra idea ma ciò che ne facciamo.</p>
<p><strong>L&#8217;estate breve</strong> è quindi un romanzo che ripulisce l&#8217;illusione dalla sua parte ingannevole, in favore di quella sola necessità, insita in ogni essere umano, di sognare, di immaginarsi, di proteggersi dalla morte appena essa si fa conoscere come compagna fedele della vita.</p>
<p><strong>&#8220;L&#8217;estate breve&#8221; di Macioci scorre non solo perché di facile lettura, ma perché ci appartiene, perché ognuno di noi ha vissuto quegli stati di grazia e di fallimento che ci hanno reso più o meno adulti.</strong> Questo quindi è un romanzo-chiave su uno degli appuntamenti più importanti della nostra vita: l&#8217;adolescenza con tutta la sua tragica felicità.</p>
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		<title>Ludovica. Noir atipico. Quinta parte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2024 01:55:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Conaci]]></category>
		<category><![CDATA[Hard Boiled]]></category>
		<category><![CDATA[Ludovica]]></category>
		<category><![CDATA[Noir]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[thriller]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto e foto di Salvatore Conaci L’avevo persa. Perché lei era una liceale, dannazione. L’avevo scoperto troppo tardi. L’avevo scoperto dopo averla vista, dopo che lei aveva visto me. Dopo che gli eventi ci avevano usati a loro piacimento. Dopo che ci eravamo spinti oltre una soglia definitiva. Ero stato con una liceale; e lei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto e foto di Salvatore Conaci</strong></em></p>
<p>L’avevo persa. Perché lei era una liceale, dannazione. L’avevo scoperto troppo tardi. L’avevo scoperto dopo averla vista, dopo che lei aveva visto me. Dopo che gli eventi ci avevano usati a loro piacimento. Dopo che ci eravamo spinti oltre una soglia definitiva. Ero stato con una liceale; e lei era stata con un quarantenne. Mi facevo paura. Avrei voluto caderle ai piedi e implorare il suo perdono.</p>
<p>Perdonami, Ludovica. Perdonami! Ma come potevo sapere? Mi spieghi come potevo sapere? Guardati, Ludovica, là seduta tra i tuoi coetanei. Guardati da dove ti guardo io: cosa c&#8217;entri con tutti loro? Sei diversa, sei altro. Ho sentito altro, quando ci siamo visti. C’era qualcosa. Qualcosa in te, fuori di te, tutt’intorno a te. Qualcosa che non mi ha lasciato scampo.</p>
<p>Perdonami!, avrei voluto gridare in quel momento. E invece ho tenuto un’ora di lezione e sono scappato verso la mia auto in preda all’angoscia, senza curarmi delle presenze, di salutare i docenti, di osservare i movimenti dell’adolescente che avrei dovuto pedinare. Ludovica. La volevo così disperatamente, ma ora ne ero terrorizzato. Ho guidato fino a una pineta distante circa duecento metri dalla scuola. Una pineta che dà sulla spiaggia. Ho tirato il freno a mano sotto i pini di mare, al buio, nella solitudine più severa. Non saprei dire quante volte ho colpito lo sterzo. So solo che, passata la rabbia, le nocche della destra erano gonfie e sanguinolente. Ma non era niente. Niente, rispetto alla stramaledetta paura che ho provato poco dopo: in qualche modo, Ludovica aveva appena raggiunto la mia auto; attendeva che levassi la chiusura centralizzata. È entrata senza dire una parola.</p>
<p>«Quanti anni hai? Quant’è il danno?», le ho chiesto.</p>
<p>Silenzio.</p>
<p>«Ludovica, ti prego.»</p>
<p>«Diciassette. Ultimo anno. Ne compirò diciotto tra qualche mese.»</p>
<p>Diciassette. Tutti i viscidi figli di puttana lo dicono, lo so, ma non avrei mai, mai, potuto immaginarlo. Alta, colta, matura. Parlava di letteratura russa con una competenza universitaria. Come potevo indovinare quei fottutissimi numeri anagrafici?</p>
<p>«Ludovica, tu sembravi… mi disp…»</p>
<p>«Me lo dicono tutti, sembro molto più grande dell’età che ho. Non ti devi dispiacere, Patrizio. Io non sono cieca, io sapevo: sapevo che non eri esattamente un mio coetaneo.»</p>
<p>Cristo. «Devi andartene, Ludovica. Vattene, ti prego.»</p>
<p>«Perché?»<br />
«Perché io ho ventitré anni di più, e tu sei minorenne. È profondamente sbagliato. Un errore di merda al quale possiamo rimediare solo sparendo dalle nostre vite.»</p>
<p>Ho visto i suoi lineamenti indurirsi, incupirsi. «Un errore?», ha ripetuto, «credi che io passi le mie serate accalappiando uomini nei locali? Ho sentito qualcosa, l’altra sera, con te. Tra noi è successo qualcosa, Patrizio. E non puoi dirmi che non l’hai sentito anche tu. Non puoi dirmi che è stato tutto un caso, uno sbaglio nel percorso, un errore. Devi credermi, c’è stato subito qualcosa di misterioso e irresistibile, tra me e te.»</p>
<p>«È quello che ho percepito anch’io, ma non cambia la realtà dei fatti.»</p>
<p>Silenzio. Si è accorta della ferita, e senza fiatare ha preso la mano, e mi ha baciato le nocche. Il mio sangue le è finito sulle labbra. Gliel’ho levato col pollice; lei ha socchiuso gli occhi per un istante. La sua dolcezza mi straziava.</p>
<p>«Sono stata io a cercarti; io a volerti, sia l’altra sera che ora», ha sussurrato, intrecciando le sue dita con le mie, «non devi avere paura, non ti rinnegherò mai, davanti a nessuno, davanti a nessun problema. Cosa può accaderci, se sono io a implorarti di restare?»</p>
<p><strong>Leggi anche:<br />
</strong><a href="https://www.borderliber.it/ludovica-noir-racconto/">Prima parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-noir-atipico-seconda-parte/">Seconda parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-terza-parte/">Terza parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-quarta-parte/">Quarta parte di Ludovica</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-parte-cinque/">Ludovica. Noir atipico. Quinta parte</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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