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	<title>Adelphi Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Essere una macchina: O&#8217;Connell e l&#8217;umanità nuova</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 09:55:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Essere una macchina&#8221; di Mark O&#8217;Connell, Adelphi, 2018 Non c&#8217;è più da meravigliarsi, infatti quello leggerete in queste pagine è ormai dibattito pubblico. Anche l&#8217;autore non ha trattato l&#8217;argomento come se avesse scoperto qualcosa di stupefacente, ma ponendo la questione su un livello &#8220;umano&#8221;. Insomma, chiamateli transumanisti o postumanisti, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Essere una macchina&#8221; di Mark O&#8217;Connell, Adelphi, 2018</strong></p>
<p>Non c&#8217;è più da meravigliarsi, infatti quello leggerete in queste pagine è ormai dibattito pubblico. Anche l&#8217;autore non ha trattato l&#8217;argomento come se avesse scoperto qualcosa di stupefacente, ma ponendo la questione su un livello &#8220;umano&#8221;. Insomma, chiamateli <strong>transumanisti</strong> o <strong>postumanisti,</strong> ma lì fuori, mentre voi e io dibattiamo sull&#8217;aumento dei prezzi, persone ossessionate dalla tecnologica stanno lavorando alla robotizzazione dell&#8217;uomo. O per dirla meglio: al superamento del nostro vetusto e claudicante hardware.</p>
<p><strong>Mark O&#8217;Connell</strong> va tra loro e si fa raccontare delle ricerche che stanno conducendo sul trasferimento del cervello in comode chiavette Usb; su <strong>tecniche crioniche</strong> per conservare il corpo in un sonno organico, per poi scongelarlo nel momento in cui gli si potrà garantire riparazioni e cure che lo rendano immortale; sull&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale per aumentare le capacità del corpo e della mente; e, addirittura, sulla definitiva sconfitta della morte.</p>
<p>Sembra un film distopico o utopico? Nessuno dei due: questa è semplicemente la realtà. &#8220;<strong>Essere una macchina</strong>&#8221; non ci racconta qualcosa di sconvolgente, basta leggere le stravaganti dichiarazioni che ogni tanto rilasciano personaggi come <strong>Musk</strong> e <strong>Thiel</strong> per capire che non è più un sogno. Piuttosto, <strong>O&#8217;Connell</strong> ci descrive tutto mettendo da parte lo stupore, ma ponendo alcune domande che dovrebbero sanare legittime perplessità.</p>
<p><strong>Prima fra tutte:</strong> la nuova umanità comprenderà la totalità dei suoi esemplari o sarà il risultato di una accurata selezione? <strong>Altro aspetto:</strong> siamo sicuri che ciascuno di noi trovi vantaggioso resuscitare in una macchina, vedersi come un cyborg o vivere in eterno? <strong>In ultimo:</strong> i transumanisti partono dal fatto che cervello e corpo siano macchine di carne, pertanto la &#8220;<strong>mutazione</strong>&#8221; in robot in parte ci replicherebbe ma, principalmente, correggerebbe i nostri difetti. <strong>C&#8217;è un però:</strong> l&#8217;essere umano è questo, ossia un puro meccanismo deterministico?</p>
<p>Ed è qui che &#8220;<strong>Essere una macchina</strong>&#8221; diventa una appassionante lettura, perché l&#8217;autore non vuole stupirci mostrandoci cosa saremo, ma cosa è disposta a sacrificare di noi la scienza per rispondere all&#8217;aspirazione di sostituirsi a <strong>Dio</strong>. Sia ben chiaro, nulla di moralistico, ma qualcosa che nasce spontaneamente, perché a sentire parlare questi scienziati, capteremo molto fanatismo. Non è un caso che <strong>O&#8217;Connell</strong> non esiti a rappresentare il transumanesimo come una &#8220;<strong>nuova religione</strong>&#8220;.</p>
<p>Ora, è risaputo che in concetti come la <strong>Singolarità</strong> c&#8217;è tanta filosofia e teologia. Questo aspetto dovrebbe dimostrarci che l&#8217;umanità non inventa nulla di nuovo, piuttosto rielabora e sfrutta i moderni mezzi di produzione per modificare il proprio habitat e le sue istituzioni. <strong>Ma perché scomodare il marxismo</strong>?</p>
<p>&#8220;<strong>Essere una macchina</strong>&#8221; è il primo passo verso la conoscenza di una nuova epoca che non può essere assolutamente ignorata. I suoi effetti si riverseranno in breve tempo su tutti. Il problema è capire &#8220;come&#8221; questo processo avverrà e secondo quali criteri. Che l&#8217;essere umano sia destinato a diventare cavia e schiavo di sé stesso?</p>
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		<title>Manuale del boia: Duff e l&#8217;arte dell&#8217;impiccagione</title>
		<link>https://www.borderliber.it/manuale-del-boia-duff-ciano-articolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2026 19:03:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Adelphi]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Manuale del boia&#8221; di Charles Duff, Adelphi, edizione del 1998 In Inghilterra, l&#8217;impiccagione dei criminali doveva essere qualcosa di tremendamente serio, visto il modo in cui Charles Duff ne parla nel suo pamphlet. Certamente, il tono è ironico, tant&#8217;è che ci sembrerà di trovarci davanti a un&#8217;apologia della pena [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Manuale del boia&#8221; di Charles Duff, Adelphi, edizione del 1998</strong></p>
<p dir="ltr">In Inghilterra, l&#8217;impiccagione dei criminali doveva essere qualcosa di tremendamente serio, visto il modo in cui <strong>Charles Duff</strong> ne parla nel suo pamphlet. Certamente, il tono è ironico, tant&#8217;è che ci sembrerà di trovarci davanti a un&#8217;apologia della pena di morte, invece siamo di fronte a una dura reprimenda.</p>
<p dir="ltr">Lo stile è tutto e questo libro lo dimostra. Il modo in cui l&#8217;autore ci racconta di questa pratica brutale coinvolge e interroga. &#8220;<strong>Manuale del boia</strong>&#8221; uscì per la prima volta nel 1928, ma l&#8217;edizione che ci propone <strong>Adelphi</strong> è quella del 1948 nella sua forma riveduta e ampliata.</p>
<p dir="ltr">Teniamo conto che in <strong>Inghilterra</strong> la pena di morte fu abolita definitivamente nel dicembre del <strong>1969</strong>, dopo la sospensione decisa nel <strong>1965</strong>. Non va dimenticato però che le ultime esecuzioni ci furono nel <strong>1964</strong>. Questo per quanto riguarda il reato di omicidio, perché per due reati non comuni, quali pirateria e tradimento, fu eliminata solo nel <strong>1998</strong>. Ma se andiamo a vedere, anche in altri paesi europei la sua abolizione è pressoché recente.</p>
<p dir="ltr"><strong>Duff</strong> colse una certa passione tutta inglese per l&#8217;arte dell&#8217;impiccagione, nonché per il boia, innalzato quasi a figura mitologica. Il bello di tutta la faccenda è che, da buon giornalista, lui scrisse questo libro non solo per informare ma soprattutto per alimentare il dibattito in maniera intelligente, mettendo in luce paradossi e ipocrisie del caso.</p>
<p dir="ltr"><strong>Duff</strong> portò a galla gli studi che gli stessi boia effettuarono affinché l&#8217;esecuzione fosse indolore. L&#8217;obiettivo era che tutto si concludesse velocemente con la frattura dell&#8217;osso del collo e non con un &#8220;<strong>disumano</strong>&#8221; strangolamento. Per avere questo risultato, partendo dal peso del condannato, l&#8217;esecutore calcolava la lunghezza della corda e per quanto dovesse cadere il corpo del criminale.</p>
<p dir="ltr">Logicamente, errare è umano, quindi ci sono state delle volte in cui le cose non sono andate lisce. <strong>Duff</strong> ci racconta di quando, purtroppo, il collo dell&#8217;impiccato non si è spezzato subito, o di volte in cui, a causa del peso eccessivo del condannato, la testa si è staccata dal corpo. Insomma, il &#8220;<strong>Manuale del boia</strong>&#8221; sa come strapparci un sorriso anche parlandoci di dettagli macabri. La cosa che però dovrebbe farci pensare è che non c&#8217;è nulla di inventato.</p>
<p dir="ltr">A modo suo, l&#8217;autore smaschera tutta l&#8217;ipocrisia che si celava in quegli anni e che era caldeggiata dai conservatori. A colpi di statistiche viene pure dimostrato che la pena di morte non fu capace di limitare gli omicidi. Ma al di là di tutto, perché dovremmo leggere questo libro? La risposta è semplice: ancora oggi, nonostante <strong>l&#8217;Europa</strong> abbia bandito la pena capitale, il giustizialismo si abbatte soprattutto sui più deboli.</p>
<p dir="ltr">Non è l&#8217;inasprimento delle pene che cambia la società, ma è la comprensione di determinati fenomeni che spinge a una progressiva emancipazione. La prevenzione ha sempre un suo valore. Se è vero che la pena capitale sia solo un ricordo della storia europea, non si può negare il ritorno di un certo fascino verso &#8220;<strong>il pugno di ferro</strong>&#8220;.</p>
<p dir="ltr"><strong>Duff</strong> non risparmia, sempre ironicamente, attacchi feroci ai poteri forti. La forza di libri del genere è che fanno riflettere con leggerezza su temi importanti; pratica che, ahinoi, è caduta in disuso.</p>
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		<title>Lotteria delle anime: Matteucci in Purgatorio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 09:45:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Lotteria delle anime&#8221; di Rosa Matteucci, Adelphi, 2026 Leggere Rosa Matteucci, almeno per me, vuol dire tornare alla letteratura capace di sperimentare, di oltrepassare le mode del momento tanto da farsene beffa. Quando dopo l&#8217;ottimo &#8220;Cartagloria&#8221; mi sono trovato tra le mani questo racconto breve, ho abbandonato tutto e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Lotteria delle anime&#8221; di Rosa Matteucci, Adelphi, 2026</strong></p>
<p>Leggere <strong>Rosa Matteucci</strong>, almeno per me, vuol dire tornare alla letteratura capace di sperimentare, di oltrepassare le mode del momento tanto da farsene beffa. Quando dopo l&#8217;ottimo &#8220;<strong>Cartagloria</strong>&#8221; mi sono trovato tra le mani questo racconto breve, ho abbandonato tutto e mi sono concesso un lungo e felice respiro.</p>
<p>Dopo poche pagine, &#8220;<strong>Lotteria delle anime</strong>&#8221; mi è sembrato un po&#8217; come quei trattatelli medievali che illustravano con accuratezza maniacale e scientifica cose estranee e bizzarre, come i mondi ultraterreni. Tant&#8217;è che alla fine ti convincevi che lo scrittore fosse stato davvero da quelle parti o avesse ricevuto istruzioni inconfutabili da chissà quale entità. <strong>Rosa Matteucci</strong> fa lo stesso, unendo tutto nel suo inconfondibile stile, in cui la parola è creatrice di una realtà inequivocabile.</p>
<p>Ciò che rende ancora più appassionante il viaggio tra queste pagine è quell&#8217;ironia che trasforma le assurdità in &#8220;<strong>verosimiglianza</strong>&#8220;. Sentiremo davvero le voci delle anime purganti che supplicano la protagonista di &#8220;<strong>pregare per loro</strong>&#8220;. Ciascun trapassato, imprigionato in questo luogo di dolorosa purificazione, chiederà qualcosa per sé, affinché si compia il passaggio verso il Paradiso.</p>
<p><strong>Matteucci</strong> fa largo uso delle &#8220;fonti&#8221; medievali, dei <strong>Padri della Chiesa</strong>, delle tante isterie storiche. Ciò non fa che rendere attuale questo &#8220;<strong>Purgatorio</strong>&#8221; in cui tutti finiremo, perché nessuno di noi ha vissuto secondo la regola divina. Sarà anche un modo per sorridere di certe credenze, di alcuni aspetti che ancora trovano posto tra i nostri costumi e rintracceremo in alcuni passaggi più di qualche motivo per cui &#8220;<strong>non possiamo non dirci cristiani</strong>&#8220;.</p>
<p>Ma come detto fin dall&#8217;inizio, &#8220;<strong>Lotteria delle anime</strong>&#8221; è prima di ogni cosa &#8220;letteratura&#8221;, di quella capace di mischiare le categorie, di giocare con la tradizione, di farsi spazio tra le contraddizioni. È questo un racconto breve di appena 57 pagine, ma che per stile e intenti supera di gran lunga alcune proposte che lucrano sulle proprie disgrazie, tanto da poter definire buona parte dell&#8217;autofiction una moderna &#8220;<strong>simonia</strong>&#8220;.</p>
<p>Qui, invece, la bella scrittura incontra l&#8217;originalità. Forma e sostanza coincidono, perché non sempre un buon tema viene esposto senza sbavature. Lo stile di Matteucci è noto a chi la segue da anni, ma è anche capace di rinnovarsi. In questo caso è più chiaro, ma sempre irruento, capace di evocare nitide caricature delle nostre paure e delle nostre convinzioni.</p>
<p>Insomma, possiamo dire, senz&#8217;ombra di dubbio, di essere davanti a un&#8217;ennesima &#8220;<strong>commedia</strong>&#8221; ben architettata da questa scrittrice italiana di cui bisognerebbe parlare con maggiore frequenza.</p>
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		<title>Risveglio di Primavera: Wedekind e la tragicomica adolescenza</title>
		<link>https://www.borderliber.it/risveglio-di-primavera-wedekind-e-la-tragicomica-adolescenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 09:40:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Risveglio di Primavera&#8221; di Frank Wedekind, Adelphi, 2026 Per quanto ognuno di noi l&#8217;abbia attraversata, essa ci appare ancora come un&#8217;età oscura che non si mostra mai per intero. Tormentata e perturbante, è capace di trasformare persino la gioia in qualcosa di inquieto. Stiamo parlando dell&#8217;adolescenza, età misteriosa che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Risveglio di Primavera&#8221; di Frank Wedekind, Adelphi, 2026</strong></p>
<p>Per quanto ognuno di noi l&#8217;abbia attraversata, essa ci appare ancora come un&#8217;età oscura che non si mostra mai per intero. Tormentata e perturbante, è capace di trasformare persino la gioia in qualcosa di inquieto. Stiamo parlando dell&#8217;adolescenza, età misteriosa che ci ha lasciato solo tante domande.</p>
<p>L&#8217;adolescenza che ci viene mostrata dal drammaturgo <strong>Frank Wedekind</strong> nella sua opera teatrale, <strong>&#8220;Risveglio di Primavera&#8221;</strong>, non è tanto differente da quella dei nostri giorni. Infatti, i pensieri dei giovanissimi protagonisti di questa &#8220;tragedia&#8221; di fine <strong>XIX secolo</strong> sono uguali a quelli dei ragazzini di inizio <strong>XXI secolo</strong>. Cambia il contesto, ma non quella schizofrenia fisica, mentale e ormonale che di giorno in giorno trasforma fanciulle e fanciulli.</p>
<p>Quando però <strong>Wedekind</strong> presentò la sua opera, la prima cosa che ricevette fu una censura; tant&#8217;è che questo testo lo pubblicò nel <strong>1891</strong> a proprie spese. Solo nel <strong>1906</strong>, cioè dopo quindici anni e con qualche &#8220;adattamento&#8221; ai costumi e alla morale dell&#8217;epoca, riuscì a calcare il palco del teatro di <strong>Berlino</strong>. Da allora, però, il suo successo non ha conosciuto sosta.</p>
<p><strong>&#8220;Risveglio di Primavera&#8221;</strong> intreccia i destini di alcuni studenti che fanno conoscenza della vita e della morte, del sesso e della pudicizia. Il loro avvicinamento a pratiche e pensieri poco consoni al buoncostume è costante. L&#8217;autore ci pone tutto su un piano ironico, anche quando il dramma si manifesta in ogni suo aspetto. Ma l&#8217;intento non è quello di creare uno shock generazionale, bensì quello di mostrare la caducità di una società che mente spudoratamente sulla natura dell&#8217;uomo, quindi su sé stessa.</p>
<p>L&#8217;adolescenza appare come il momento in cui tutto può essere messo in discussione, in cui ogni esperienza può essere ripetuta fino alla noia. A guidare lo spirito c&#8217;è una carica di immortalità e di impunità. Persino giocare con il suicidio, quindi con la morte, diventa lecito e stuzzicante. Come capita nella realtà, chi vive questa fase si scontra con l&#8217;autorità: questo mostro che ingloba genitori, scuola e Stato, che ha il compito di limitare e di dirigere le pulsioni.</p>
<p><strong>Wedekind</strong> prende questi elementi e crea un&#8217;affascinante <em>pièce</em> teatrale che non ha paura di scontrarsi con le convenzioni. C&#8217;è uno svelamento dell&#8217;ipocrisia, ma soprattutto di quel potere che prova a contenere, nonché a sclerotizzare, le naturali mollezze dell&#8217;essere umano. Va detto che il tono è molto ironico, eppure non mancano cinismo e macabri risvolti.</p>
<p>Per intenti,<strong> &#8220;Risveglio di Primavera&#8221;</strong> ha richiamato alla mia memoria due opere: <strong>&#8220;I turbamenti del giovane Törless&#8221;</strong> di Musil e <strong>&#8220;Sovvertimento dei sensi&#8221;</strong> di Zweig. Oggi, <strong>Adelphi</strong> riporta tra le nostre mani un pezzo importante del teatro moderno, che ci mostra come l&#8217;indagine di alcuni temi resti sempreverde. Peccato che noi contemporanei abbiamo messo su questi argomenti il timbro della banalità.</p>
<p>A dimostrazione di ciò, c&#8217;è da considerare la prefazione dello scrittore statunitense <strong>Jonathan Franzen</strong>, che arricchisce il tutto con quel gusto postmoderno che ci dà modo di interpretare meglio questo testo.</p>
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		<title>La prima luce: Emma Chapman e l&#8217;origine delle stelle</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-prima-luce-emma-chapman-e-lorigine-delle-stelle/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 09:40:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La prima luce&#8221; di Emma Chapman, Adelphi, 2026 Partirò dalla fine di questo saggio, tanto vista la natura del libro non commetterò il reato di &#8220;spoileraggio&#8221;. Comincio dalle pagine in cui l&#8217;autrice spiega che l&#8217;astronomia è una materia che insegna, a chi la pratica, a sentirsi &#8220;insignificante&#8221;. Nonostante tutto, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La prima luce&#8221; di Emma Chapman, Adelphi, 2026</strong></p>
<p>Partirò dalla fine di questo saggio, tanto vista la natura del libro non commetterò il reato di &#8220;spoileraggio&#8221;. Comincio dalle pagine in cui l&#8217;autrice spiega che l&#8217;astronomia è una materia che insegna, a chi la pratica, a sentirsi &#8220;insignificante&#8221;. Nonostante tutto, ciò non suscita malessere, ma la consapevolezza di quanto l&#8217;uomo sia una piccolissima parte del creato.</p>
<p>Ecco, guardare il cielo fa questo effetto. Penetrare l&#8217;Universo educa all&#8217;umiltà. Magari, un giorno, l&#8217;astronomia sarà una parte della terapia per domare il narcisismo di questi tempi bui? Vedremo. Intanto, diciamo subito che entrare in questo libro, pur tenendo conto che non è un argomento per tutti, è semplice e stuzzicante.</p>
<p><strong>Emma Chapman</strong> ha il gusto per la divulgazione. Ci racconta la nascita dell&#8217;Universo; ci svela l&#8217;evoluzione del cosmo; ma soprattutto ci introduce alle <strong>&#8220;stelle&#8221;</strong> da cui tutto nasce. La sfida è la seguente: rintracciare le stelle appartenenti alla <strong>Terza Popolazione</strong>, ossia quelle che si formarono tra cento e duecento milioni di anni dopo il <strong>Big Bang</strong>.</p>
<p>La particolarità di questi astri è che erano composti solo di idrogeno e di elio. In loro non erano presenti metalli, ma proprio loro hanno avviato quella reazione a catena che oggi, a distanza di 14 miliardi di anni, ha permesso a noi di essere qui.</p>
<h3>La prima luce: il problema dell&#8217;origine</h3>
<p>Le prime stelle hanno avuto vita breve ed è per questo motivo che è così difficile captarle. Possiamo recuperare solo gli strascichi della loro presenza. Finora gli strumenti usati dagli scienziati sono stati enormi dispositivi telescopici, ma quelli che stanno dando maggiore soddisfazione sono le antenne che captano le onde radio.</p>
<p>Tale aspetto è di vitale importanza, perché l&#8217;Universo non solo si mostra ai nostri occhi, ma ha anche una sua voce. Ci sono interferenze che provengono dalle origini, da quell&#8217;immensa primordiale esplosione che accese il motore dell&#8217;esistenza.</p>
<p>Cosa c&#8217;era prima di quel momento non lo sappiamo ancora. Interrogarsi su chi abbia dato inizio a tutto questo è al momento solo un gioco di fantasia. La verità disarmante è proprio che ancora ne sappiamo poco. Man mano che continuiamo nella lettura, &#8220;<strong>La prima luce</strong>&#8221; ci apparirà come un romanzo fantascientifico. <strong>Chapman</strong> pungola la nostra immaginazione, arricchendo il nostro bagaglio culturale.</p>
<p>Per quanto piccoli, il cosmo è la nostra casa comune. Per quanto immenso, oltre l&#8217;Universo, che conosciamo solo in piccolissima parte, non c&#8217;è altro; e anche se ci fosse, nelle condizioni attuali, quell&#8217;altrove non è raggiungibile. <strong>Possibile che tutto questo non ci stupisca o non ci faccia cambiare prospettiva di vita?</strong></p>
<p>Purtroppo no, ma questo è un altro discorso. Ciò che ci resta di &#8220;<strong>La prima luce</strong>&#8221; è il fascino che ci instilla nel cuore. Impossibile non captare anche la meraviglia della stessa autrice, per cui certe cose sono pane quotidiano. Eppure, Chapman non è mai sazia, e si nota che in alcuni punti deve pure &#8220;frenarsi&#8221; per restare nei panni della scienziata.</p>
<p>Sia ben chiaro, però, Chapman si prende tante &#8220;<strong>licenze poetiche</strong>&#8220;, proprio perché il suo compito è quello di sanare ogni nostro dubbio, in quanto uomini comuni abituati a sguardi fugaci verso il cielo inquinato dalle luci cittadine.</p>
<p>&#8220;<strong>La prima luce</strong>&#8221; è un viaggio e come tale si può godere solo se si affronta con serenità. C&#8217;è una storia di quattordici miliardi di anni sulla nostra testa e di essa conosciamo solo un infinitesimo. Poi, che ci piaccia o meno, dobbiamo accettare che quell&#8217;infinitesimo siamo noi.</p>
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