“C’era una volta la Collatina antica”. Storia e vita di una strada aliena

“C’era una volta la Collatina antica”. Storia e vita di una strada aliena

Recensione di Maurizio Carvigno. In copertina: “C’era una volta la Collatina Antica” di Stefano Marinucci, edito da Intra Moenia

Guida, saggio, diario di viaggio, libro di memorie, vivida testimonianza ma anche sferzante denuncia sociale. Questo e molto altro è “C’era una volta la Collatina Antica” di Stefano Marinucci, edito da Intra Moenia, un libro che gli amanti di Roma ma anche della storia urbana e sociale non possono non avere.

Scrittore raffinato ed eclettico, curiosissimo, attento osservatore dell’ambiente che lo circonda con una sensibilità non comune, Stefano Marinucci con questo sorprendente libro ci porta alla scoperta di una strada antica, la Collatina, che si mostra senza infingimenti, senza filtri, esattamente per quello che è, nel bene ma anche, purtroppo, nel male di un eccessivo, inaccettabile degrado, una ferita aperta che offende la storia, che percuote la memoria, uno sfregio che è degnamente rappresentato da un’icastica foto, la prima di una serie di bellissime che compongono questo libro e che mostra una poltrona abbandonata in mezzo a un prato incolto, simbolo, quantomai efficace, di quello che noi umani possiamo fare dell’ambiente in cui viviamo.

Ma “C’era una volta la Collatina Antica” è, innanzitutto, un viaggio singolare ed emozionante lungo quindici chilometri che principia da Porta Tiburtina, nel popolare quartiere di San Lorenzo, e termina nell’affascinante e poco conosciuta antica città di Gabi.

Un’avventura scandita da realtà pressoché sconosciute, da pezzi di passato e lacerti di presente, un composito universo sillabato in dieci tappe, ognuna delle quali custodisce scrigni dentro i quali si celano notizie, racconti, ricordi, riflessioni. Dieci fermate connesse fra loro, ognuna delle quali legate a un luogo iconico di questa antica via, una strada che si svela lentamente ai nostri occhi curiosi, schiudendosi come una crisalide che spera di trasformarsi nella più bella delle farfalle.

“C’era una volta la Collatina Antica” è, tuttavia, anche un reportage per comprendere, come scrive Marinucci, le profonde trasformazioni di un paesaggio, l’antropizzazione e l’alterazione degli ecosistemi, mutamenti che lungo il percorso di queste antica via assumono spesso la forma di ustioni che cicatrizzano un tessuto ignobilmente sfregiato.

Un libro fotografico nel senso più ampio del termine, perché alle diverse e già menzionate belle fotografie che non mancano e che tradiscono facilmente la formazione da videoartista di Marinucci, si aggiunge anche, se non soprattutto, la scrittura fotografica dell’autore che si palesa attraverso istantanee descrittive che affiorano dal passato per confondersi suggestivamente con il presente, con un’attualità che non smette mai di sferzarci.

Protagonista del libro è, neppure a dirlo, l’antica via Collatina, niente a che vedere con la Casilina moderna, una strada “vecchia”, dunque, per molti pressoché aliena, nascosta dentro una città che fa fatica a ricordarla ma che Marinucci lascia finalmente parlare attraverso la sua millenaria storia, i suoi monumenti, muti testimoni del tempo, ma anche attraverso dei testimoni diretti che Marinucci incontra lungo il percorso e che, come Remo, narrano realtà perdute fatte di piccole storie, pervase di incommensurabile fascino che si intrecciano alla grande storia, quella appresa negli anni delle superiori.

La prima di queste dieci, suggestive tappe, fonte di inesauribili sorprese, coincide con il quartiere di San Lorenzo, ieri come oggi luogo simboli di Roma, teatro di storia e memoria, di drammi e speranze, di spietate distruzioni e di incredibili rinascite.

Come, infatti, non ricordare il terribile bombardamento del 1943, quando dal cielo caddero «bombe come neve, il diciannove luglio a San Lorenzo», come cantò De Gregori, un bombardamento che sconquassò un quartiere popolare, animato da operai, da molti antifascisti, da diverse fabbriche come quelle della birreria Roma, come si chiamava un tempo, riconoscibilissima dalla svettante e oggi dismessa ciminiera, che unisce terra e cielo di questa prima, iniziale porzione di via Collatina, perfetta espressione allegorica della città stessa.

Ma il viaggio proposto da Stefano Marinucci attraversa anche altri quartieri iconici come quello di Casal Bertone, immortalato da Pasolini nello splendido “Mamma Roma” o parchi urbani come quello della Cervelletta, «un germe che gli anticorpi della cementificazione non riescono a debellare, anche se i palazzinari hanno ormai compreso che la portata del fenomeno supera costantemente le loro preoccupazioni.»

“C’era una volta la Collatina Antica”, un titolo bellissimo, cinematografico, è un regalo che Stefano Marinucci fa a Roma, ai romani ma soprattutto a tutti coloro che non vogliono arrendersi all’indifferenza del tempo presente che prima calpesta la storia, poi, dopo averla accartocciata, alla stregua del peggiore dei rifiuti, la lancia nel primo prato a disposizione, esponendola al pubblico ludibrio, lasciandola in balia della corrosione del tempo.

Un libro per ricordare la vita che è scorsa lungo questa storica via, per cristallizzare un passato glorioso fatto di epici racconti ma anche e soprattutto per denunciare lo scempio che di questo luogo è stato fatto, un pezzo della nostra storia trasformato in una discarica a cielo aperto, un’offesa alla antichità, uno sfregio al ricordo.

Tra i tanti meriti di Stefano Marinucci c’è anche quello, come opportunamente evidenziato da Cinzia Tani nella prefazione di usare il noi in luogo dell’io, così che «ci sentiamo protagonisti del suo originale pellegrinaggio, camminiamo insieme a lui nell’afa estiva o sotto il bel sole di un’ottobrata romana per proseguire in un tiepido inverno e concludere in primavera con un’allerta meteo, mentre ci avviciniamo al castello di Lunghezza.»

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