Pierre Klossowski. Il bagno di Diana. Adelphi

Pierre Klossowski. Il bagno di Diana. Adelphi

Recensione di Martino Ciano – già pubblicata su Gli amanti dei libri

Eros e morte litigano dall’alba dei tempi; eros e morte sono la nostra essenza e in questa dicotomia, in questa guerra senza fine, si lega in maniera indissolubile la lettura di Klossowski nei confronti del mito di Diana e Atteone. Fuori da ogni accademismo, lo scrittore francese ci porta a spasso in questo luogo dell’anima, in questa grotta dove il giovane cacciatore sorprende nuda la dea della caccia, indefessa protettrice della sua verginità e delle partorienti, mentre si prepara per il bagno.

La reazione è violenta, Diana schizza dell’acqua in faccia ad Atteone, il quale si tramuta in un cervo che verrà poi sbranato dai cani. Klossowski percorre strade particolari per spiegare questo mito che ci è stato tramandato da Ovidio. Si concentra sulla dicotomia eros-morte. Atteone infatti richiama anche l’immagine dell’uomo con le corna. Dioniso? E se così fosse, egli avrebbe cercato di stuprare la vergine Diana? E dietro Atteone si cela un demone o, viceversa, un demone inganna il giovane cacciatore?

La prima contraddizione che lo scrittore francese rintraccia tra le tante varianti del mito è proprio il fatto che Atteone sia capitato casualmente nella grotta, in cui la dea stava per fare il bagno. Altro elemento fuori dal mito, ma rintracciabile, è che la dea nel momento in cui schizza l’acqua in faccia al giovane cacciatore, mostri la sua vulva; un gesto di rivalsa, quasi schizofrenico. Una contraddizione insita in ogni teofania, la quale incarna il desiderio di possedere ogni attributo divino.

Non è un discorso semplice quello che porta avanti Klossowski, ma non è neanche forzato. La visione della divinità smuove un apparato linguistico, ciò che io vedo è ciò che io sento e che non riesco a spiegare con parole umane. Pertanto, Atteone rimane abbacinato da Diana che si sta immergendo in acqua. Il suo bagno riposante è quiete del tutto, e di fronte a questa apparizione, il giovane cacciatore non può che cadere in estasi. Estasi inspiegabile, impossibile da raccontare secondo i nostri termini linguistici; estasi che lascia l’amaro in bocca nel momento in cui finisce, in quanto l’uomo vi accede solo per un attimo; estasi che uccide, perché la sensualità che sprigiona la dea, non è penetrabile carnalmente ma solo spiritualmente. Pertanto, l’unione tra Atteone e Diana, per quanto desiderata da entrambi, non può avvenire. Anche se sono faccia a faccia, essi abitano mondi diversi. In poche parole, il dialogo tra la divinità e l’uomo è solo puro sentimento, ossia, un sentire linguisticamente intraducibile, ma accessibile solo allo spirito, così come ci ricorda Heidegger.

Infatti, Diana trasforma Atteone in cervo proprio per impedire che egli racconti ad altri ciò che ha visto.

Atteone, insomma, più che vedere Diana la sente; il suo tentativo di raffigurarla in carne e ossa lo inganna, lo trasforma, lo rende demone. Klossowski ci porta per mano in questa bellissima rilettura, tradotta con dovizia da Giuseppe Girimonti Greco. Un libro che ci apre a nuovi scenari linguistici in cui il mito non è solo un episodio da raccontare, ma un evento unico e irripetibile che spiega il tutto.

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