Philip Roth. Nemesi. Einaudi

Un classico della letteratura postmoderna americana. Buona lettura con la recensione di Rosangela Papa, già pubblicata su Zona di Disagio.

Parafrasando Giambattista Vico con ” Corsi e ricorsi storici” dove il tempo cammina e si svolge in modo ripetitivo, pur se in luoghi e situazioni diverse, così in Nemesi di Philip Roth si legge una pagina della nostra storia e della nostra umanità che possiamo paragonare alla situazione attuale: la pandemia da Covid 19. Pertanto possiamo definire Nemesi come un libro profetico.

Esattamente un anno fa è arrivata, in maniera imperante, una terribile e subdola pandemia da Coronavirus e leggendo questo romanzo si ha la sensazione di rivedere e rivivere nella vita di tutti i giorni e nei comportamenti della gente tutte le cause e le conseguenze che stiamo purtroppo ancora scoprendo e vivendo: perdite, dolore, paura, angoscia, terrore, rabbia, confusione e smarrimento, distanze e disturbi psicologici.

Era l’estate del 1944 quando a Newark arriva un’epidemia da polio o poliomielite.

Inizialmente la polio o paralisi infantile era ritenuta una malattia che infettasse i bambini piccoli, ma con l’andare avanti nel tempo si manifestò anche negli adulti, come era successo al presidente degli Stati Uniti in carica, Roosevelt. Una malattia insomma che non faceva distinzione e discriminazioni. Una malattia che “cala dal cielo e da un giorno all’altro una persona muore. Un bambino addirittura!

Il protagonista del romanzo è Backy Candor, un giovane professore di educazione fisica e animatore di campi di giochi, sempre dedito al suo delicato ruolo educativo.

Mentre svolgeva il suo lavoro, un gruppo di ragazzi italiani immigrati negli Stati Uniti minaccia i presenti di attaccare loro la polio con l’intento di distruggere gli Ebrei. ” Noi ce l’abbiamo e voi no, perciò abbiamo pensato che potevamo venire qui ad attaccarvela”.

Buchy riuscì ad allontanarli e benché non ci fossero prove, gli italiani furono additati come responsabili della trasmissione dell’epidemia.

Era il 14 luglio quando sulla prima pagina di un quotidiano della sera apparve un articolo dal titolo “Autorità sanitaria allerta i genitori contro la polio”. Da quel momento le presenze nei campi giochi cominciavano a diminuire. Backy era combattuto tra il suo grande amore Marcia, la quale lo spronava a lasciare il campo e la voglia di combattere questa guerra. Il suo era un animo coraggioso e determinato in quanto educato dal nonno ebreo che aveva conosciuto la sofferenza dovuta all’antisemitismo. Backy comincia a perdere molti dei suoi alunni a causa della polio e da qui comincia a negare l’esistenza di Dio. Intanto Marcia prega per lui perché spaventata e preoccupata.

“Ma come può un’ebrea pregare un dio che ha fatto scendere una maledizione come questa su un quartiere di migliaia e migliaia di ebrei?” diceva Backy.

Ad un certo punto anche Backy è vittima della polio che lo rende invalido. Egli allontana Marcia dalla sua vita perché vuole che almeno lei possa salvarsi e vivere una vita felice. Cambia lavoro e vivrà una vita solitaria.

“Ecco come sono”.

” … non era più abbastanza uomo per poter essere un marito, un padre, e da parte di lei era irresponsabile pensare altrimenti.

“Smettila. ti supplico”

 ” La maggior parte delle donne sarebbero ben liete se uno storpio uscisse spontaneamente dalla loro vita.”

Backy, uomo sensibile, leale, coraggioso,  uomo che si fa carico di pesi e responsabilità e di colpe non proprie. E soprattutto un uomo in lotta tra la vita e il destino.

Ci sono tanti spunti su cui riflettere in Nemesi, l’esistenza di Dio, il razzismo, l’antisemitismo, l’emarginazione, l’ingiustizia, l’ indifferenza, ma anche l’Amore e il grande Coraggio.

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