Noesi. Una armonica incomprensione

Di Martino Ciano

È sera, come ieri, come tutte le sere che ricordo. Sono nello stesso luogo in cui sono stato tempo addietro, anche quando senza un motivo mi sono ritrovato qui, in questa stanza, a scrivere con la speranza di catturare l’attimo o un atomo di coscienza da regalare all’anonima eternità. Ora è, ovvero, un boccone dato in pasto al passato che non ritorna davanti allo sguardo, ma solo di fronte agli occhi della mente come ricordo elaborato dalle sensazioni che proverò in quell’istante. 

Sorge così un dubbio che rende tutto incomprensibile: quanto è indipendente un ricordo? se in questo momento sono inquieto, ma quando ricorderò di oggi sarò sereno, mi inganno adesso o mi ingannerò dopo, nel ricordo?

Mi affido alla conoscenza, che non è mai verità, ma solo un atto di coraggio per non sprofondare nell’assurdo. Almeno questo mi è chiaro. Così, dei dolori, delle gioie e di ogni momento non rimane che l’occorrente per riderne o farne esperienza. E per quanto le cose si imprimano in noi, il tempo ce le strappa via e il ricordo è solo un vizio. Ed è per questo motivo che più conosco e più mi inganno. Per provare soddisfazione, la ragione si accontenta di poche nozioni e di superficiali sensazioni, e più tenta di spingersi in fondo, scavando e penetrando, più arretra davanti all’angoscia.

Infatti, ora non è altro che una sera qualsiasi, un momento prima della cena, l’attimo in cui si archiviano le fatiche del giorno, l’atomo di coscienza che il passato ha già divorato. Di questo giorno, la cui data non riporto per manieristico masochismo, apprezzo la mia incertezza, perché so già che un giorno rileggerò questo articolo e ricorderò questo momento, e mi ingannerò rimembrandolo con le sensazioni di quell’attimo futuro; e sperimentando su di me l’assenza di una ragione immutabile, forse riderò e penserò ancora una volta all’assurdità di un tempo senza coscienza, di ricordi che non appagano.

Mai riportiamo alla mente la purezza dei nostri attimi, anche quando ricordiamo i momenti di gioia veniamo rapiti dalle lacrime. Chiamiamo questo fenomeno nostalgia, ma è proprio quel tornare indietro a tutti i costi che ci inganna… mai attraversiamo pacificamente il passato.

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