Nessun giorno da attendere

Nessun giorno da attendere

Articolo e foto di Martino Ciano – già pubblicato per Zona di Disagio

Ho dato alle fiamme i miei quaderni. Periodo duemilauno-duemilasette. Sette anni di parole balorde scritte con una calligrafia piccola, elegante, femminea, in cerca di identità. Lettere nascoste a occhi estranei, segni di una coscienza annoiata. Il nulla.

Il fuoco ha divorato i fogli. Alcuni di essi erano ingialliti. Ho provato piacere mentre li vedevo accartocciarsi, mentre venivano gustati da lingue vermiglie, vogliose. Se avessero urlato per il dolore sarei stato ancor più contento, ma erano fogli con pensieri morti, in avanzato stato di decomposizione, ormai inutili. Se vuoi iniziare daccapo, devi anche amare le ceneri dei tuoi rottami.

Nuovi linguaggi e nessun giorno d’attendere, questo mi ripetevo in mente, ossia, nuove parole per confermare che solo il nulla è eternamente perfetto e uguale a se stesso. Il nulla è il vero motore immobile che innesca l’angoscia della realtà.

Dopo il rito non ho raccolto la cenere. Il vento ha fatto il resto. Ne sono uscito pulito, anche questa volta. Non mi sono sporcato le mani. Dopo aver accatastato sette quaderni nel mezzo del mio giardino, li ho cosparsi di liquido infiammabile, poi, ho dato fuoco a un pezzo di carta e l’incendio è divampato. Ho messo le mani in tasca. Un sorriso sul viso. È stato tutto veloce. Un infarto. Nessun rimorso o pensiero. Il silenzio. Il sole ancora alto, legato al cielo da un’ora legale che da troppi anni ritarda il tramonto, la sera, la pace e il sospiro di sollievo di Dio… la natura ci chiederà conto anche di questo. Non si dovrebbe giocare con il tempo.

Sono andato via. Ho tirato su il cappuccio della felpa. Ora non ci saranno più giorni da attendere, ma solo da inventare. E tutto ciò che verrà, forse, sarà un miraggio. Una storia che vuol essere raccontata non può restare una voce urlante nella testa. Adesso, però, non ci sono parole da scrivere, né logiche né illogiche. Abbiamo chiarito anche troppe proposizioni e a niente è servito. È un atto di coraggio bruciare i propri pensieri, queste verità soggettive con pretese da primi-della-classe ci rendono spesso ottimisti. L’ottimismo è causa di estinzione.

Ho atteso che il sole sparisse. Ho camminato tanto, ma non so come mi sono trovato lì, davanti a un bar. Imprecazioni-amarcord-calcio-linguistiche hanno reso il mio arrivo una festa, sembrava quasi che mi aspettassero, eppure, nessuno si è accorto di me. Mi sono ingannato. L’inganno è sempre il risultato di un pensiero che ci fa innamorare di noi stessi.

È finito così il giorno, con un inganno. Non c’è più nulla da raccontare, ma solo parole da mettere in fila, pensieri ai quali provare a dare un ordine, fogli da imbrattare e, prima o poi, da bruciare.

Da bruciare, per fortuna.

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