Nei labirinti di Borges. Il libro di sabbia e altro

Articolo di Martino Ciano già pubblicato per Zona di Disagio

Se il tempo e lo spazio sono infiniti, allora indeterminati sono il momento e il luogo in cui ci troviamo.

Il caos è tra noi e la logica non è in grado di ordinarlo. Qualsiasi tentativo è vano. La realtà cede il passo all’incondizionato, così come la razionalità paga un tributo al sogno. Borges ha avuto il merito di instillare inquietudine a tutti i suoi lettori. Le sue paure sono diventate le nostre; le sue parole sono state ripetute da noi. Siamo diventati i suoi doppi. In questi tredici racconti, lo scrittore latino-americano torna alle origini, riproponendo temi cari trattati in Finzioni e L’Aleph.

Il doppio, l’onirico, la realtà che si mischia con il sogno. Nessuno sa chi è, dove è e cosa fa. Questo smarrimento non è il sintomo di una dissociazione, bensì, l’unica strada percorribile per giungere alla fine del labirinto… il labirinto, ossia, manifestazione dell’aporia, dell’enigma irrisolvibile; il labirinto, ovvero, ripetizione infinita di un modello che va accettato stoicamente… la porta della gabbia è sempre aperta, siamo noi che non ce ne accorgiamo. Il gioco al massacro si compie pagina dopo pagina, senza spargimento di sangue, senza tragici eventi, ma solo ragionando su ciò che non può essere compreso. Forse potremmo giungere a una soluzione; forse potremmo trovare la soluzione, ma dovremmo far parlare la follia, uccidendo senza pietà la razionalità.

Tredici racconti compongono Il libro di sabbia; ad essi Adelphi ne ha aggiunti altri quattro. Borges narra di strani incontri con se stesso, di cercatori di parole in grado di far resuscitare le cose, di libri che non hanno né un inizio né una fine, di pietre preziose che si moltiplicano e sfidano le leggi basilari della matematica. Il mito si scontra con il quotidiano, mai si distingue l’uno dall’altro. Questa raccolta esce nel 1975. L’autore argentino usa una scrittura sintetica, concisa. In questi racconti sono chiare le premesse e ancor più lampanti le conclusioni; a restare immutata dalla prima all’ultima riga è solo la nostra inquietudine. Spaesati iniziamo a leggere e spaesati terminiamo; proprio l’ultimo racconto, ossia Il libro di sabbia ci dona la paura più grande, quella dell’infinito di fronte al quale l’uomo prova meraviglia e impotenza.

Chi sogna chi? Io so che ti sogno, ma non so se tu mi stai sognando.

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