Mito e resurrezione. Una speranza

Articolo di Martino Ciano già pubblicato per Zona di Disagio

Strenuo tentativo darsi certezze; distruttiva è la volontà di ricerca.

Pulsione di vita, pulsione di morte. Cosa rimane nei nostri occhi dell’ultima cena che il tempo ci apparecchia quotidianamente? Oggi non mi va di essere reale, preferisco sognare, aggrapparmi al mito e alla resurrezione. Ripongo tra i miei scaffali il libro Il Mito di Walter Friedrich Otto, storico delle religioni e filologo tedesco. Il suo libro l’ho trovato su una bancarella; se ci penso bene, una bancarella è sempre un luogo mitico. L’ho letto e mi sono tuffato nella teoria del mito originario, laddove c’è Dio con le sue rappresentazioni.

Il mito è verità. Non è né fiaba né leggenda, ma qualcosa di profondo… è voce di Dio che sgorga dalle bocche degli uomini. Da uomini empatici, come i poeti. Poeti, ossia, strumenti attraverso cui l’Essere testimonia la sua esistenza, il suo EsserCi. Nascita, morte e resurrezione. Tante voci, tante varianti… siamo figli di un politeismo che confluisce in un’unica radice. Non dobbiamo aver paura di tutto questo perché l’unicità è incomprensibile; dobbiamo dividere, suddividere, con-dividere e poi riunire. Attraverso l’esperienza ogni cosa torna al suo posto. Al termine della vita, mettendo insieme i cocci, scopriremo che tutto è ed è stato unico.

Il mito racconta qualcosa che ci unisce al divino. Il mito è un ponte, chi lo percorre non avrà paura dell’abisso. Non c’è bellezza nel mito, ma verità. Persino il nostro linguaggio è parte di un mito, perché ogni parola ha un’origine divina. Eppure, tutto ciò l’abbiamo dimenticato. Siamo gli uomini della tecnica, del nozionismo utilitaristico; l’induzione viene prima dell’intuizione. Non ci sono spiriti guida o religioni da acclamare. Tutto crea e tutto distrugge… l’uomo.

Che bisogno c’è di trastullarsi la mente, di invocare la resurrezione? La risposta è semplice: non c’è nessun motivo. L’uomo distruggerà la morte, dice la scienza. È il suo obiettivo. Senza morte non c’è bisogno di resurrezione; senza resurrezione non c’è bisogno di Dio; senza Dio non c’è bisogno del mito. Atei e maledetti viviamo la favola cruda della produzione in serie e dell’amoralismo sociale… i nostri miti sono la pancia piatta, il tatuaggio e una vacanza in un centro benessere. Così, vado alla ricerca del mito, quello antico, lontano… la verità.

La verità non esiste, ma mi piace credere nella resurrezione… nel mito che ha detto tutto prima che i tempi della tecnica e della logica ci togliessero la felicità. So di contraddirmi, per fortuna; ma è proprio in questo contraddirsi che si risorge… e il tramonto quotidiano non fa paura.

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