Mille battute di lavoro sottopagato

Articolo di Martino Ciano

Vuoi lavorare, giovanotto? Inizia e poi vediamo…
Settecento euro al mese, anche se sei assunto per tre ore e trenta, per quattro giorni alla settimana; anche se lavori effettivamente per dieci ore al giorno, per sei giorni alla settimana; anche se poi mi dovrai garantire qualche presenza durante i giorni festivi, ché qui si tira la carretta tutti insieme… siamo come una famiglia, poi che qualcuno mangi di più dell’altro è cosa nota… e mica te la vorrai prendere per questo? Non essere il solito egoista!

La gavetta te la sarai pure fatta altrove, ma qui è tutta un’altra cosa.
Vedi c’è un aspetto che non devi dimenticare, se non ci fossi io, tu dove cazzo andresti a piangere? Dovevi fare il dipendente statale se volevi credere alla storiella che oltre al lavoro, nella vita, esiste qualcos’altro.

Che poi il sabato sera non ti basta per riposarti, per bere, per scopare, per sniffarti cocaina che sa di calce, per fare il movente nella movida notturna, insieme a quattro morti di fame come te, in cui uno è più cornuto dell’altro?

Che poi ci sono posti in cui si campa bene anche con poco. Ci sono amici miei che lavorano in città grandi. Hanno tutti i diritti, persino la tredicesima, ma vivono male, si alzano alle sei del mattino e si ritirano alle sette di sera.

Tu hai altro… ad esempio, la speranza che qualcosa possa cambiare.
Avanti, vagabondo… inizia a lavorare!

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