La vita vince sulla morte

La vita vince sulla morte

Racconto e foto di Giuseppe Gervasi

La pandemia aveva annientato le nostre abitudini. Anche la lavanda dei piedi, il gesto che Gesù fece nell’ultima cena, aveva perso la sua ritualità. Il tintinnìo delle monete del tradimento di Giuda si sente ancora oggi a distanza di tanti secoli e attira nuovi Iscariota che per trenta denari regalano la falsità di un bacio, perdendosi nell’incubo del gesto finale.

Abbiamo ancora davanti agli occhi l’immagine di Papa Francesco: solo e benedetto dalla pioggia. Il triste suono delle campane che si confondeva con quello di un’ambulanza. Deserta la piazza nella quale si muoveva un solo uomo vestito di bianco, con il volto stravolto dalla fatica e dalla sofferenza, portando un messaggio di speranza nel cuore. Era la prima volta nella storia che un pontefice nudo innanzi al mondo, benediceva il popolo di Dio concedendo l’indulgenza plenaria senza che nessuno calpestasse il suolo di San Pietro:

“Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi”. Ancora oggi le parole dell’uomo Francesco volteggiano nell’area di una Pasqua tornata normale.

Le campane si zittiscono.
Un uomo è morto sulla croce.
Qualcuno lo ha ucciso.
E intanto la vita vince sulla morte.
Una pietra smossa ci regala la speranza
e la luce di un sepolcro vuoto.
Tre croci sferzate dal vento e dalla pioggia
resistono e ci guardano con una dolcezza stranamente muta.

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