Ipertrofia estiva. Viaggio tra le “bellezze” quotidiane

Ipertrofia estiva. Viaggio tra le “bellezze” quotidiane

Articolo e foto di Martino Ciano

È una costante l’ipertrofia estiva che accresce ogni entusiasmo, tant’è che sono rimasto colpito dal fatto che anche coloro i quali vanno in vacanza non riescono a rilassarsi, a sgonfiarsi dallo stress. Tutto lievita a dismisura. La noia si fa nervosismo. Appesantiti da sdraio, ombrelloni, borse e giochi per bambini; afflitti da poche ore di sonno; condannati a indossare un sorriso largo, ingessato, dipinto dalla routine mare-doccia-aperitivo-cena-passeggiata… relax, relax, relax di cosa? Ognuno vorrebbe stare solo, appartato; vorrebbe disconoscere coniuge e figli, nipoti e generazioni intere. Vorrebbe spargere sangue.

La vacanza è iniziata e dovrà finire insieme. La tintarella, la scappatella e, perché no, la fuga perfetta senza lasciare traccia; la fuga priva di ogni richiesta di aiuto, senza lasciare giustificazioni scritte a mano su un fogliettino di carta. Quanti omicidi ispira l’estate, quanta solitudine nel mezzo della moltitudine si cristallizza.

Su una rivista ho letto che l’insonnia del periodo estivo è alimentata anche dal costante eccitamento, un’euforia che è capace di generare malessere perché si mostra inappagabile. Scorre nel sangue un’adrenalina velenosa. Non sono un medico, quindi mi accontento di riportare ciò che ho appreso dalle pagine del giornale. I sintomi di questa malattia si disperdono come il sudore che gronda dalla fronte, come la puzza che si sviluppa dopo ogni alzata di ascella. Relax, relax, relax di cosa? La vacanza…

Ne vedo parecchi di tipi incazzati che menano e sporcano senza motivo. Biciclette che sfilano, adolescenti che rompono le fontanelle, chi sporca, chi sputa a terra, chi piscia negli angoli, chi vuole sentirsi vandalo per una sera. La notte è come il giorno e di giorno si dorme su una sdraio, mentre nello stabilimento balneare ti pompano di musica, di giochi acquatici, di animazioni rianimatrici del movimento obbligato, del fitness mordi e fuggi.

Hai speso un patrimonio per essere turista e alla fine ti senti un coglione e un pollo spennato.

Finirà la vacanza e tornerai a casa deluso, eppure sarà bello pensare a quando ti rilassavi al solleone. Rimpiangerai persino quei momenti in cui i tuoi familiari ti portavano come una Madonna in processione verso la gelateria; ti sentirai un eroe quando ricorderai il tuo litigio con un cassiere che ti ha presentato il conto, un conto salato, ché ogni anno i prezzi lievitano sempre un po’ di più; ma tu hai dimenticato che sei stato nel paese in cui solo di estate si campa, mentre il resto dell’anno si pasce. Su di te gira l’economia, coglione.

Sorriderai ripensando a quella frase sputata con disprezzo: “‘Sti pezzenti, vi farei mangiare merda”. Avresti voluto far scoppiare la rissa, ma poi ti sei ricordato che sei un rispettabile borghese che vive in una città multietnica, multicolore, multisessuale, multi-ogni-cosa; non puoi sporcarti le mani con gente che non conosce il mondo. Tu sei un turista, ti sei bagnato il culo in ogni mare e sai incazzarti in base alle regole imposte dall’etnia ospitante.

Perciò, hai risposto con un vaffanculo silenzioso, evacuato da un dito medio. Il gelato era buono, però la faccia gliela avresti spaccata volentieri… sarà per il prossimo anno, tanto sempre lì ritornerai.

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