In parole e pensieri…

Di Adriana Sabato

Punto e a capo, ci risiamo.
Sembrava finita e non lo è, cosa accade, non saprei.
Butto giù i piedi dal letto al mattino e mi chiedo cosa accade, me lo chiedo ancora e un’altra volta ancora.
Il mondo è fuori di testa, il mondo è impazzito davvero, questo accade.
Dalla padella alla brace, non è ancora finita, non abbiamo abitudine al dolore.

Beata civiltà sprofondata nel benessere, è forse questa la colpa?
Sai affrontare l’ennesimo colpo di cesoia alle tue lunghe e, a volte inutili, ramificazioni?

Potatura, o lacerazione che marcisce e degenera, e uccide un’umanità già troppo ferita e gemente; non saprei, troppe cose non so.
Troppe cose non sappiamo
La pagina bianca non si tinge di inchiostro ma di sangue.
E la follia ci riporta a tempi oscuri, dimenticati, ormai scivolati nell’oblio che credevamo ormai ingoiati dal tempo.
Ma il tempo di noi non dimentica nulla, anzi ritorna e presenta il suo conto.
Le rughe del tempo riemergono sulla strada della storia.
Ci fanno inciampare in sassi acuminati che, no, non possiamo scansare anche volendo, non riusciamo ad evitare, la storia ritorna e ci presenta il conto.

Solo la musica non tace, non riesce a tacere, non può.
La musica esiste, c’è, noi esistiamo, ci siamo.
Esiste ancora l’inno di cantori stanchi ma fieri di essere al mondo.
I bambini nascono ancora, esistono, ci sono.
Anche se il foglio è ancora bianco e non si tinge d’inchiostro ma di sangue.

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