Il giro in più. Rossella Mele e la sua “Crotone londinese”

Il giro in più. Rossella Mele e la sua “Crotone londinese”

Recensione di Martino Ciano

Oh i ricordi, che strane sensazioni danno, soprattutto quando vanno riannodati, ricomposti, riabilitati. Loro compongono la trama della nostra inquietudine, donandoci risposte a domande che ci hanno perseguitato. Sono i nostri migliori amici e i nostri peggiori nemici, a volte ci ingannano e a volte ci salvano.

Rossella Mele, scrittrice calabrese che ho avuto il piacere di conoscere attraverso il suo romanzo Il giro in più, ha giocato con i ricordi in maniera sapiente, costruendo un’opera sulla quale aleggia quella amara nostalgia che appartiene a tutti coloro che guardano da lontano la Calabria.

L’amore e l’odio per la terra natia si contendono il cuore di Nina, protagonista di questa storia. Lei è nata a Crotone, città dalla quale è fuggita, è spatriata, perché priva di opportunità. Noi calabresi conosciamo bene certe dinamiche, ci piace il silenzio, ci facciamo andare bene tante cose, nel nostro cuore alberga sempre la speranza che qui venga un salvatore, un divino giudice che in poco tempo metta tutto a posto; fatto sta che ogni cosa resta com’è e bisogna scegliere tra vivere o morire.

Nina racconta la sua storia da Londra. I ricordi affiorano nella sua mente mentre è distesa a terra, tra i feriti e le vittime di un attentato terroristico. Si vede insanguinata, sente le sirene delle ambulanze e della Polizia, e tutto le ricorda alcune scene di cui era già stata protagonista a Crotone, quando la ‘ndrangheta ammazzava.

In mezzo a queste scene crotonesi c’è anche sua sorella, Lucia, quell’arrivo inaspettato che le distrugge la vita. Un trauma per lei, che si vedeva eterna figlia unica, coccolata, amata e protetta. Ed ecco che le immagini si susseguono in un flusso inarrestabile che Rossella Mele dirige perfettamente, collocando ogni frammento in un mosaico di amarezza. Nessuno vuole fuggire dal proprio luogo di nascita. Disprezzare la propria casa è come disprezzare sé stessi, e questi sensi di colpa e di redenzione si avvertono pagina dopo pagina.

La scrittrice calabrese è dura, ma non esprime giudizi, racconta i fatti così come la memoria glieli riconsegna. Non c’è nessuna differenza tra Crotone e Londra, soprattutto in quel momento di dolore e di morte, perché tanto in un luogo quanto in un altro le aspettative e le speranze sono state tradite. Si è calabresi ovunque, così come si è veri solo davanti alla morte. E Nina comprende questo aspetto proprio in quel momento… a cosa è servito quindi andare via?

È un romanzo di denuncia questo di Rossella Mele, ma per me è anche una bellissima scoperta. Un libro che mi è capitato tra le mani, divorato in pochi giorni, in cui ho trovato una scrittura precisa e tagliente, in cui non v’è mai solo la denuncia (perché a parlare male della Calabria basta poco), ma anche la nostalgia di una protagonista, Nina, figlia di Calabria, che non ha nessuna intenzione di arrendersi.

 

 

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