Giovani veri adulti e adulti bambini, ma solo i primi vanno in terapia?

Giovani veri adulti e adulti bambini, ma solo i primi vanno in terapia?

Articolo e foto di Angelo Maddalena

Un po’ di anni fa avevo scritto un racconto con una “visione” dei nostri giorni, era più o meno il 2008, e dicevo che i nati dagli anni ‘70 in poi sono “condannati” al 270 bis, se sono troppo vivaci e frequentano o militano in gruppi anarchici insurrezionalisti, oppure sono condannati al Tso, Trattamento Sanitario obbligatorio.

In quel periodo abitavo a Bologna, avevo assistito (sia nel senso di vedere dal vivo, sia nel senso di stare vicino) a giovani che venivano arrestati con l’accusa di 270 bis del codice penale, per motivi risibili, cioè di “associazione sovversiva con finalità di eversione dell’ordine democratico”, e avevo vissuto per pochi mesi con Antonio, un ragazzo (allora aveva 25 anni circa) che aveva subito un TSO in piazza Santo Stefano a Bologna, per il fatto di aver bevuto una birra in più e perché urlava in piena piazza, e forse era un po’ molesto, cose per cui fino a dieci anni prima al limite ti dicevano, gli amici, di calmarti, o i vigili urbani se ti vedevano ti intimavano di “circolare”.

Sempre in quel periodo, per allargare un po’ lo sguardo, musicisti di strada, a Siena come a Milano, a Bordighera come a Barcellona (spesso ho assistito a episodi e a volte ne sono stato vittima in quanto cantante di strada) venivano multati e allontanati, a volte subivano il sequestro dello strumento musicale, solo per aver iniziato pochi minuti prima dell’orario fissato dal permesso o per essersi spostati di pochi metri rispetto allo spazio concesso: è un delirio sottile e poco visibile, per chi non lo vuole vedere, uno stravolgimento antropologico, una vera epidemia della repressione e della criminalizzazione della vita di strada, della dimensione non mercificabile dell’agire umano e di chi non si sottomette a questa mercificazione (spesso di tutto ciò, e questo è un altro punto importante, non ne sono coscienti neanche le vittime, come quel “cantastorie” toscano che alla domanda se avvertisse sempre più criminalizzazione nei confronti degli artisti di strada, mi disse che a volte gli era capitato anche a lui, “ma io mi cerco altri posti, non credo sia così grave”, e questo è semplice narcisismo molto diffuso anch’esso negli ultimi decenni nel nostro occidente cristiano, ne parla Cristopher Lasch in La cultura del narcisismo, pubblicato nel 1978).

Ma torniamo al TSO “quotidiano” o sotterraneo sempre più diffuso. Conosco Serena, ha quasi 25 anni, ho seguito la sua vicenda personale da quando era bambina. Fin da quando aveva 13 anni ha dimostrato una lucidità e un coraggio nell’esplicitare consapevolezze circa le storture della famiglia di sua madre che ancora oggi, sua madre e alcuni suoi fratelli (zii di Serena) fanno fatica a esplicitare. In tutto ciò Serena, negli anni, ha iniziato a frequentare psicologi, eppure la sua lucidità e consapevolezza personale e familiare, e finanche sociale, è sempre più “adulta” degli adulti che la circondano. Ha scritto e pubblicato un libro in cui, in terza persona, racconta e sviscera questioni importanti dei rapporti tra suoi coetanei, tra lei e gli adulti che la circondano in famiglia ecc. Insomma, dimostra che dovrebbe essere lei a fare da psicologa agli adulti che la circondano, eppure da più di un anno continua una terapia presso psicologi e psichiatri.

Ne viene fuori questo quadro: uno degli aspetti più aberranti e inquietanti del nostro tempo è questa psichiatrizzazione di giovani che mostrano lucidità e coraggio intellettuale come fossero adulti, mentre invece la “bambinizzazione” di molti “adulti” è tollerata e malcelata. Lo so, potrebbe sembrare uno dei tanti e antichi aspetti perversi della borghesia, però guardando indietro con lo sguardo del granchio di Kuchembach, viene da dire che fino a qualche decennio fa, i “giovani” si davano alla lotta armata e alla droga, al narcisismo, e non venivano criminalizzati e psichiatrizzati, oggi stiamo psichiatrizzando giovani che non hanno modo di commettere atti così fuori dalle regole da risultare passibili di repressione, però vengono psichiatrizzati quasi in modo preventivo, non solo (spesso) senza un motivo plausibile e oggettivo, ma vengono sprecati e buttati al macero energie e creatività, lucidità e risorse enormi di cui una comunità dovrebbe fare tesoro, invece le butta in psichiatria facile e “leggera”?!

Riprende questo discorso Il Messaggero di Sant’Antonio di maggio 2023, a pagina 16, l’articolo è di Giulia Cananzi, il titolo La grande diserzione. Cananzi cita Colamedici, filosofo e coautore del libro Ma chi me lo fa fare?, dedicato a tanti giovani che non ambiscono più al lavoro fisso (anche Serena è coinvolta in questa tendenza), partecipando al movimento delle grandi dimissioni: più di 2 milioni di italiani hanno lasciato il proprio lavoro nell’ultimo anno, volontariamente.

Colamedici, riferendosi alla generazione cosiddetta dei Neet (“3 milioni di giovani che non studiano né lavorano”), dice che si tratta di una great resignation, nel senso più letterale del termine, di una grande rassegnazione, un grido sordo di dolore” (…) “Evidente che per questi ragazzi, lavoro e formazione, così come vengono proposti, non hanno senso. E hanno ragione. La società sembra dire a questi giovani: ‘Non mi interessa la vostra vita, né il vostro futuro’” (…) “Il mondo dà loro degli inetti, degli incapaci, dei deboli rispetto ai loro genitori. E loro che fanno? Disertano, si ritirano, rispondono con la stessa moneta: non ci interessa”. L’articolo di Cananzi conclude sempre con le parole di Colamedici: “Le persone stanno oggettivamente dicendo ‘io non ce la faccio’ e il cambiamento comincia dal riconoscimento del problema, dal dare un nome al proprio malessere, dal parlarne con gli altri, dal riscoprire che il senso della nostra vita è relazione”.

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