Furore in due quarti motivazionali

Articolo di Martino Ciano

Un giorno dopo l’altro, sette giorni sono passati, ricomincia il ciclo. Risuona, risuona tutto intorno a noi, come se fosse necessaria sempre la routine, ché mantenere accelerato il battito cardiaco è vitale. Vitali sono le cose che ci restano in mano. Quali? Lo scopriremo strada facendo.

Manco più in pace si può mangiare, ché qualcuno sempre ti telefona, sempre ti manda un messaggio, sempre ti chiede qualcosa. Mai si arrestano le cose da fare, gli impegni; zeppe di impegnativi scarabocchi sono le nostre agende multimediali, cartacee e mentali, addirittura nuovi termini sono stati inventati per incastrare nel famigerato ritmo quotidiano frammenti di lucidità, di ansia e di stress. Ho trovato un libro dal titolo motivazionale. Ne sfoglio qualche pagina e già dall’introduzione capisco dove vuole andare a parare, ossia devi fare, fare, ritagliarti del tempo per te per poi ripartire come una freccia, ché la vita è meravigliosa se sai trarre linfa anche dal negativo. Insomma, se non schiatti prima sarai un vincente. 

Nuove parole affiorano nella mia mente, neologismi di disagio controllato, libera associazione di bestemmie che rendono il cielo un inferno. Tranquilli, è tutto un non senso logico, studiato nei minimi dettagli. Uno si alza, va al lavoro, poi torna a casa, mangia, si riposa e così via. Nel mezzo stanno le minacce nucleari, il caro-bolletta, il caro-felicità e il caro-estinto. Che fai tu in tutto questo ingorgo? Sopravvivo, mi ha risposto un tipo con cui prendo un caffè al bar. Campare alla giornata è il modo migliore per essere felici, anche questa è cultura, questo aggiunge mentre fuma la sua beata sigaretta. Fumo anch’io, quindi non posso fargli la morale.

Detto ciò, in questa semplice ripetizione di gesti e di discorsi, mi ha anche annunciato i suoi desideri serali, ossia sonnecchiare mentre la partita di calcio scorre in Tv. Così finisce il furore di un attimo, la routine che è perdita di ogni significato, che ricicla sempre gli stessi simboli, che rianima sempre le solite azioni, è un encefalogramma piatto miracolato. Miracolato, visto che ancora qualcosa di diverso si riesce a percepire. Per fortuna, alle ore 17 ho messo off-line il mio cellulare, per due ore circa sono risultato tecnologicamente morto.

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