Frammenti dell’ultimo tramonto

Frammenti dell’ultimo tramonto

Articolo di Martino Ciano già pubblicato per Zona di Disagio

La terra ha preso il sole, anche oggi. Lo ha nascosto dietro un velo di rocce.

Ecco le montagne, guardiane del mare agitato del Golfo di Policastro. E poi il rosso, e poi il turchino, e poi il blu scuro, e poi il buio. Davanti a me la sera di un mercoledì di settembre; una sera bella, come se fosse l’ultima che il mondo vedrà; così profonda da inghiottire il respiro.

Questa è l’ora in cui la vita fa paura. La sera denuda, frusta, destabilizza. I passi si fanno lenti e angoscianti. Si diventa sentinelle, ci si guarda le spalle. La sera ci rende senza pietà. La luna ci salva, è il cerino che vorremmo tenere tra le mani. La luna ci osserva, è lo sguardo materno che ci fa sentire coccolati.

Eppure, da sola non basta.

Non basta a me, che ascolto la smarrita voce della sera. Non so che lingua parli, ma in essa si mischiano i ruggiti del mare, i latrati dei cani, i guati dei pneumatici che corrono sull’asfalto, il lamento degli alberi scossi dal vento. E in questo vociare, in cui ogni idioma diventa un gorgoglio, pronuncio l’unica parola che redime dal rumore: silenzio. Ma nulla tace, nulla si placa; anzi, resiste e si rafforza, diventa una voce dura… cemento.

Ho freddo. Ma questo riguarda solo me che ora tremo e sono l’ultimo frammento di quel tramonto consumatosi mezz’ora fa. Riflesso di sole, che mi ha lasciato un po’ di umanità; calore di raggi, che non hanno permesso la mia trasfigurazione notturna.

Vero uomo e vero dio?
Generato o creato?
Quale sostanza ci pervade quando veniamo risucchiati dalla notte?
Cosa ci fa temere e poi amare la notte?

Non so quale timore abbia ispirato queste parole. Mi sono lasciato catturare dal tramonto; così ho atteso che il sole sparisse dietro i monti che rendono nervoso il golfo. Poi, ho aspettato che il cielo diventasse nero, che anche l’ultimo bagliore si spegnesse. Ho ascoltato con calma il suono monotono delle campane. Ho contato i rintocchi fino a quando mi è stato possibile… mi ha punto il vento e non ho più avuto bisogno del tempo.

Stanco, eppur sorridente, ho iniziato a camminare.
Sono giunto a casa con la testa sgombra dai pensieri.

Il tramonto è l’ora crudele in cui tutti fanno i conti con un giorno che non potrà ripetersi. Nonostante il mondo giri sempre per lo stesso verso, non c’è azione o gesto che ritorni di nuovo a noi. A mani vuote ci accingiamo ad attraversare la notte, in cerca di qualcosa che sazi la nostra fame di possesso.

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