Fiume sacro. Gianluigi Bruni e “l’utopia pericolosa”

Recensione di Martino Ciano già pubblicata per Gli amanti dei libri

Unitevi anche voi a questa ciurma di disperati; salite a bordo di una imbarcazione che naviga un fiume misterioso, pericoloso, inquinato, per andare alla ricerca di un architetto che pur di costruire la sua “città ideale” ha truffato mezzo mondo. Il fine giustifica i mezzi? Lo scoprirete pagina dopo pagina.

Fiume sacro, edito da Rubbettino, è l’ultimo romanzo di Gianluigi Bruni, autore romano di cui già avevamo apprezzato Luce del Nord, pubblicato sempre dalla casa editrice calabrese nel 2020. Anche in questo caso, una scrittura tagliente e una storia costellata di personaggi da pulp fiction fanno da cornice a un romanzo che nasconde in sé anche elementi mistici.

Protagonista della storia è Virginia, una ex detective che si è rifugiata ai margini del mondo e che si è abbandonata a una vita dissoluta, tra ubriaconi e perdigiorno. La persona di cui più si fida è Eleuteria, un trans brasiliano alle prese con i suoi problemi esistenziali. La loro vita cambia quando in questo posto abbandonato da Dio, in cui le giornate sono scandite dagli incontri che avvengono in una bettola, irrompe Bruna, una donna avvenente che va alla ricerca di suo marito Arnaud, un architetto scomparso nel nulla, che ha intrapreso un progetto folle, ossia costruire una città in cui tutto sia di tutti, in cui non esistano la proprietà privata e opprimenti fardelli etici e morali.

Fatto sta che la “Città del Sole” costa tanto e il povero idealista, nonostante abbia cercato ovunque i soldi per finanziare il suo progetto, alla fine non ha trovato di meglio che affidarsi a due strozzini, Astolfo e Rinaldo, che sentendosi truffati rivogliono indietro il prestito. Il risultato? La povera Virginia sarà colei che da inconsapevole disperata, isolatasi nei propri drammi, dovrà salvare sia Bruna dalle pretese dei due tonti usurai, sia portare a termine il lavoro affidatole.

Ne uscirà qualcosa di buono? Non ne parleremo di certo qui; sicuramente, nel romanzo di Bruni troveremo richiami all’innato desiderio dell’uomo di ritornare al paradiso dal quale è stato scacciato, risalendo lungo quel fiume che apre a terre nascoste, incontaminate, pronte ad accogliere chi è ormai stanco degli affari del mondo. Questa barca può quindi essere tanto una “Nave dei folli”, quanto una zattera sulla quale sono saliti dei pezzenti pronti per la loro Crociata; può andare alla ricerca della Gerusalemme Celeste, così come dell’Isola del Prete Gianni. Allo stesso modo, l’intero viaggio può incarnare un rito di purificazione che si compie lungo un fiume infernale che sfocia nella consapevolezza.

Ma sia chiaro, a dare forza al tutto è la scrittura di Bruni, autore che sa raccontare gli eventi con leggerezza, ma soprattutto capace di costruire una parodia sulla società della nostra epoca che sempre di più dimentica chi vive ai margini, preferendo le apparenze e scambiando per “truffaldine” quelle idee “illuminate” che richiedono delle rinunce.

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