<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Mon, 02 Nov 2026 06:37:06 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.4</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>Odette: storia di una fuga</title>
		<link>https://www.borderliber.it/odette-romanzo-articolo-conaci/</link>
					<comments>https://www.borderliber.it/odette-romanzo-articolo-conaci/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2026 23:01:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Odette]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Vintura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=16985</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Odette&#8221; di Salvatore Conaci, Vintura edizioni, 2026 Odette è una storia che tutti hanno avuto fretta di chiudere, ma è anche la protagonista di un caso con cui ancora troppe persone hanno a che fare. È per questo motivo che Cédric, aspirante scrittore, decide di imbastire un romanzo-verità su [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/odette-romanzo-articolo-conaci/">Odette: storia di una fuga</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Odette&#8221; di Salvatore Conaci, Vintura edizioni, 2026</strong></p>
<p dir="ltr">Odette è una storia che tutti hanno avuto fretta di chiudere, ma è anche la protagonista di un caso con cui ancora troppe persone hanno a che fare. È per questo motivo che Cédric, aspirante scrittore, decide di imbastire un romanzo-verità su di lei. Ad attirare la sua attenzione una frase letta su un muro.</p>
<p dir="ltr">Era il 1997 quando Odette, bella, giovane e intelligente, decise di porre fine alla sua vita. Fu davvero suicidio? E perché un gesto del genere, visto e considerato che aveva tutto ciò che una persona può desiderare dalla vita, compreso un invidiabile fidanzato, rampollo di una delle famiglie più in vista della provincia svizzera?</p>
<p dir="ltr">La verità verrà svelata e, come ogni noir che si rispetti, essa è sempre stata lì, sotto gli occhi e a disposizione di tutti. Ma ogni mondo è paese e anche Delémont, ridente cittadina svizzera, preferisce l&#8217;omertà alla cruda realtà dei fatti. È pur vero che «non esistono fatti ma le interpretazione», e questo lo sa bene l&#8217;autore del romanzo, il calabrese Salvatore Conaci.</p>
<p dir="ltr">Lui di omertà se ne intende, ma non dico questo in maniera dispregiativa, bensì con un pizzico di consapevolezza, in quanto residente nella provincia calabrese che nutre le persone di narrazioni orali che passano di bocca in bocca. Molti di queste nascondono quel lato oscuro che ogni società non vuole svelare. Ecco perché i personaggi di &#8220;Odette&#8221; sono così veri e vivi: sono la trasposizione di uomini e donne che esistono, che hanno una forma, che hanno un pensiero.</p>
<p dir="ltr">Ma andiamo allo stile. Conaci dissemina colpi di scena lungo 400 pagine senza aver fretta. Tutto scorre lento come una storia che va assaporata per intero, secondo quel mantra canonico al quale ci appigliamo nei momenti di serena disperazione e che recita pressappoco così: «tutta la verità, nient&#8217;altro che la verità».</p>
<p dir="ltr">La vicenda si svolge in un arco temporale che va dal 1997 al 2019 e inizia con il rapimento di un bambino. Non c&#8217;è solo Cédric, ma tanti altri personaggi che hanno responsabilità precise e colpe che inconsapevolmente stanno espiando. Il tutto apre una riflessione importante sul potere della scrittura, perché «Odette» è anche un romanzo che parla di letteratura.</p>
<p dir="ltr">Ogni cosa trova il proprio posto in una maniacale ricerca della verità, ma come detto, il confine tra verità e sottomissione a un contesto sociale che innalza le proprie regole a codice morale è molto sottile. Ciò avviene dovunque ed è uno dei fondamenti della società umana. Conaci quindi mischia il noir con qualcosa di profondo, che antropologicamente si collega all&#8217;universale necessità di autoprotezione che ogni società innesca.</p>
<p dir="ltr">In tal modo, «Odette» diventa quasi una tesi sociale con cui Conaci si diverte più che mai. Ancora una volta, a giocare il proprio ruolo è lo svelamento delle contraddizioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/odette-romanzo-articolo-conaci/">Odette: storia di una fuga</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.borderliber.it/odette-romanzo-articolo-conaci/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">16985</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Ambientalista del cazzo: una storia dalla Riviera dei Cedri</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ambientalista-del-cazzo-articolo/</link>
					<comments>https://www.borderliber.it/ambientalista-del-cazzo-articolo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2026 23:02:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Articolo]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Pino Maulicino]]></category>
		<category><![CDATA[Riviera dei Cedri]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=16978</guid>

					<description><![CDATA[<p>«Ambientalista del cazzo» è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto di Pino Maulicino, modificata con l&#8217;intelligenza artificiale  È una domenica mattina quando l&#8217;amico Pino Maulicino entra in un bar dell&#8217;alto Tirreno cosentino e, dopo aver pronunciato un cordiale «buongiorno», sente sibilare alle sue spalle un «ecco l&#8217;ambientalista del cazzo». Lì per lì [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/ambientalista-del-cazzo-articolo/">Ambientalista del cazzo: una storia dalla Riviera dei Cedri</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>«Ambientalista del cazzo» è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto di Pino Maulicino, modificata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p>È una domenica mattina quando l&#8217;amico <strong>Pino Maulicino</strong> entra in un bar dell&#8217;alto <strong>Tirreno cosentino</strong> e, dopo aver pronunciato un cordiale «buongiorno», sente sibilare alle sue spalle un «ecco l&#8217;ambientalista del cazzo».</p>
<p>Lì per lì Pino ci rimane male. Poi, ha deciso di pubblicare un videomessaggio su Facebook per spiegare che, dopotutto, lui «<strong>ama sensibilizzare le persone su ciò che appartiene a tutti, ovvero l&#8217;ambiente</strong>». Insomma, ha fatto capire che dovremmo stare tutti dalla stessa parte, proprio perché di devastazione ne vediamo troppa.</p>
<p>Comunque, non è la prima volta che Pino viene apostrofato così in pubblico. Mi ha detto che tante volte ha fatto finta di non sentire certe «parole» uscite dalla bocca di qualche buontempone.</p>
<p>Pino ignora una cosa, secondo me, che il tizio che ha pronunciato la locuzione «ambientalista del cazzo» è un genio e dovrebbe essere inserito nel «patrimonio dell&#8217;identità comune dell&#8217;alto Tirreno cosentino». Infatti, il tizio non ha fatto altro che esprimere una consuetudine consolidata dei nostri territori: «con la storia del bene comune né si mangia né si fa politica». Qui sono graditi solo coloro che coltivano il proprio orticello, facendo credere che ci guadagneranno pure gli altri coltivatori di orticelli.</p>
<p>L&#8217;ambientalista del cazzo Pino Maulicino, invece, ha dato prova di «<strong>voler spezzare l&#8217;indifferenza pubblica»</strong> in diverse occasioni. Infatti, ogni volta che c&#8217;è un incendio lui piazza sui social una fotografia; ogni volta che esce a passeggiare per boschi e prati, toglie qualche sacchetto della spazzatura bruciato o segnala le zone in cui si vanno a buttare i rifiuti. Ma queste sono minuzie.</p>
<p>L&#8217;azione più pericolosa compiuta dall&#8217;ambientalista del cazzo Pino Maulicino risale al 06 ottobre 2026. Il fricchettone naturalista di Grisolia, durante una passeggiata a Scalea, in un punto in cui qualche giorno prima c&#8217;era stato un incendio, ha scoperto un tubo della fognatura bruciato da cui fuoriusciva «acqua colorata».</p>
<p>C&#8217;è da dire che in quel luogo, molto vicino al centro abitato, Pino nota due ruscelletti che hanno formato un bel laghetto in cui si tuffa «quest&#8217;acqua diversamente potabile». Tutto intorno è un trionfo di rifiuti bruciati. Quindi che fa l&#8217;ambientalista del cazzo? Avvisa i Carabinieri Forestali, poi il Comune, solo che ci vuole tempo e, soprattutto, Pino non ha le competenze per dire se in quel laghetto entra pure «acqua avvelenata» o se quei rifiuti siano più o meno nocivi. Ci vogliono le analisi, ma anche tanta tanta pazienza.</p>
<p>Allora, come documentato in altri articoli di giornale, l&#8217;ambientalista del cazzo fa un video e lo mette su Facebook. Solo avvicinandosi a quella pozza maleodorante e respirando a pieni polmoni, il fricchettone di Grisolia ha rischiato lo svenimento. Scoppia un bordello. Come ha osato Pino sfidare i meccanismi del sistema liquido-panottico del Tirreno cosentino? La domanda trova la sua risposta proprio nella locuzione «ambientalista del cazzo».</p>
<p>Ora, io so, ma non ho le prove, che sul Tirreno cosentino c&#8217;è una élite che spinge a pensare che tutte le cose, anche le più terribili, siano volontà di Dio. Non c&#8217;è Terra più «millenarista» della mia Riviera dei Cedri. Qui tutti si battono il petto nell&#8217;attesa che un Messia converta i cuori. Nel frattempo, tra un «come Dio vuole» e un pianto greco, si commette ogni scempio, sicuri che prima o poi il Signore degli Eserciti farà giustizia con un paio di parole magiche, tipo e «sia la Foresta», «e sia un Lago», «e siano tutte le opere incompiute come la Scalea-Mormanno». E quelle appariranno in un batter d&#8217;occhio.</p>
<p>Insomma, dietro la locuzione «ambientalista del cazzo» c&#8217;è tutta una filosofia contorta ma affascinante. Pensate a quanti giovani stanno morendo di tumori strani, di patologie che prima non si conoscevano. E tutto ciò accade nella Terra in cui mia nonna ha coltivato pomodori, zucchine e peperoni fino alla veneranda età di 86 anni. Lei, classe 1920, vissuta nella e sulla terra, aveva anticorpi atavici. Oggi? Più chemioterapia per tutti?</p>
<p>Ma chi sono io per dire questo? Vero, non sono scienziato né medico, ma per me «uno più uno fa quasi sempre due», quindi poiché azzardo vorrei essere smentito, ma ciò non è ancora avvenuto e, un po&#8217; ovunque sul Tirreno cosentino, vedo ancora chi allarghi le braccia e chiuda ogni lutto con un «come Dio vuole».</p>
<p>Allora, l&#8217;ambientalista del cazzo Pino Maulicino capisca che, purtroppo, dietro quel mormorio c&#8217;è qualcosa di escatologico, che viene da lontano. Un «come Dio vuole» più forte di ogni rivoluzione del pensiero. Qui «non tutti» devono stare bene. Solo pochi devono ergersi sugli altri e decidere cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Ma attenzione, perché sono tanti i cittadini del cazzo che si sono rotti del «millenarismo rivierasco».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/ambientalista-del-cazzo-articolo/">Ambientalista del cazzo: una storia dalla Riviera dei Cedri</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.borderliber.it/ambientalista-del-cazzo-articolo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">16978</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Dio ride: l&#8217;Inquisizione in un film</title>
		<link>https://www.borderliber.it/dio-ride-articolo-sabato/</link>
					<comments>https://www.borderliber.it/dio-ride-articolo-sabato/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2026 13:47:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Inquisizione]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=16981</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo di Adriana Sabato. In copertina la locandina del film «Dio ride» Guardando il film Leopoldo da Casamacchia, viene in mente innanzitutto quale potrebbe essere l’eredità lasciata dal periodo storico in cui è ambientato il film. Quello dell’Inquisizione. In secondo luogo è fortemente evidenziata la potenza del personaggio principale Fra Leopoldo, interpretato magistralmente da Pierfrancesco [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/dio-ride-articolo-sabato/">Dio ride: l&#8217;Inquisizione in un film</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Adriana Sabato. In copertina la locandina del film «Dio ride»</strong></p>
<p>Guardando il film Leopoldo da Casamacchia, viene in mente innanzitutto quale potrebbe essere l’eredità lasciata dal periodo storico in cui è ambientato il film.</p>
<p>Quello dell’Inquisizione. In secondo luogo è fortemente evidenziata la potenza del personaggio principale Fra Leopoldo, interpretato magistralmente da Pierfrancesco Favino e la dolcezza mista all’autorevolezza del secondo personaggio principale, il cardinale Maculani, interpretato da un grande Silvio Orlando.</p>
<p>Ma Prima facciamo chiarezza dal punto di vista storico. L’Inquisizione nacque per un ben preciso concetto di bene comune. Va ricordato che la società cristiana premoderna identificava l’eresia con il reato. Tale società concepiva correttamente il bene comune, come bene che non dovesse intendersi solo in ordine alla materia, ma anche e soprattutto in ordine allo spirito.</p>
<p>Il bene comune veniva inteso come bene integrale che l’uomo era tenuto a raggiungere come unico fine; fine prima di tutto soprannaturale e poi anche naturale. In tal modo lo Stato avvertiva il dovere non solo di proteggere gli uomini dalle malattie del corpo (si pensi a cosa si faceva per le pestilenze), ma anche e prima di tutto dalle malattie dell’anima.</p>
<p>Capitava inoltre che alcune eresie minacciassero anche l’ordine sociale. Salvezza dell&#8217;anima e ortodossia: dal punto di vista dottrinale, lo scopo dichiarato era correggere gli eretici, indurli al pentimento (tramite l&#8217;abiura, o nel peggiore dei casi alla tortura fisica e in molti casi alla condanna al rogo) e &#8220;salvare la loro anima&#8221;, impedendo al contempo che il contagio delle idee sbagliate si diffondesse tra i fedeli.</p>
<p>Difesa dell&#8217;ordine sociale e politico: In un&#8217;epoca in cui potere religioso e potere civile erano profondamente intrecciati, mettere in discussione i dogmi della Chiesa era percepito come un attacco diretto all&#8217;ordine costituito e alla stabilità dello Stato (un crimine simile alla lesa maestà.</p>
<p>In questo contesto storico si inserisce la vicenda di Frate Leopoldo da Casamacchia che racconta il Vangelo con una gioia contagiosa portando, a chi lo ascolta, sollievo e speranza. Il suo messaggio si diffonde di villaggio in villaggio, conquistando il cuore di migliaia di persone che iniziano a seguirlo ovunque.</p>
<p>Un clamore che porta il Papa ad affidare il caso al cardinale Maculani, il più autorevole inquisitore del suo tempo. Quello che nasce come un processo si trasforma in un confronto inatteso, destinato a mettere in discussione convinzioni che sembravano incrollabili.</p>
<p>Mentre il destino di Leopoldo sembra ormai segnato, quello di Maculani e di chi come lui è stato colto dal dubbio prende direzioni inattese. Fra Leopoldo che, più che predicare, mette in scena dei racconti orali da attore consumato davanti a un pubblico che inizia a seguirlo sempre più numeroso, lo fa sempre all&#8217;aperto.</p>
<p>La sua caratteristica di ridurre all&#8217;essenza le vicende delle Scritture, con l&#8217;aggiunta di una nota ironica che arriva diretta a tutto il suo pubblico che è molto largo, dai bambini agli anziani, lo porta a farsi capire in maniera diretta e naturale.</p>
<p>Già dall&#8217;incipit risulta chiaro che il regista Giovanni Veronesi, nella lunga sequenza in cui Fra Leopoldo si carica letteralmente sulle spalle il suo priore malato (un commovente Paolo Rossi) per le campagne toscane, abbia lavorato su una regia molto studiata che, oltre all&#8217;utilizzo della macchina da presa a spalla che li pedina, è alla ricerca della luce naturale giusta, immergendoci da subito proprio nell&#8217;ambiente che tanta importanza avrà nel proseguo del racconto per la sua funzione narrativa.</p>
<p>Sicuramente la lezione che se ne può trarre ancora oggi è come la religione possa essere utilizzata per scopi di controllo sociale e politico e come l&#8217;assoluta certezza di possedere l&#8217;unica verità possa portare a giustificare la violenza e la soppressione del dissenso.</p>
<p>Nel 2000, si ricorderà, Papa Giovanni Paolo II ha chiesto pubblicamente perdono per i peccati commessi dai cristiani nel corso della storia, inclusi i metodi violenti utilizzati dall&#8217;Inquisizione per difendere la fede.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/dio-ride-articolo-sabato/">Dio ride: l&#8217;Inquisizione in un film</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.borderliber.it/dio-ride-articolo-sabato/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">16981</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Fuori Luogo: Kohan e le mille facce di una perversione</title>
		<link>https://www.borderliber.it/fuori-luogo-kohan-e-le-mille-facce-di-una-perversione/</link>
					<comments>https://www.borderliber.it/fuori-luogo-kohan-e-le-mille-facce-di-una-perversione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2026 23:01:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border Liber]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Barone]]></category>
		<category><![CDATA[Castelvecchi]]></category>
		<category><![CDATA[Kohan]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=16971</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: «Fuori luogo» di Martín Kohan, Castelvecchi editore, 2026 Duro, crudo, senza scrupoli e soprattutto senza nessuna possibilità di redenzione. Così si presenta il romanzo dello scrittore argentino Martín Kohan, tradotto da Gianni Barone. Sono pagine piene di dettagli macabri. L&#8217;obiettivo però non è quello di impressionare, quanto di trasportare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/fuori-luogo-kohan-e-le-mille-facce-di-una-perversione/">Fuori Luogo: Kohan e le mille facce di una perversione</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: «Fuori luogo» di Martín Kohan, Castelvecchi editore, 2026</strong></p>
<p>Duro, crudo, senza scrupoli e soprattutto senza nessuna possibilità di redenzione. Così si presenta il romanzo dello scrittore argentino <strong>Martín Kohan</strong>, tradotto da <strong>Gianni Barone</strong>. Sono pagine piene di dettagli macabri. L&#8217;obiettivo però non è quello di impressionare, quanto di trasportare il lettore in una dimensione che si muove con regole proprie.</p>
<p>In tal senso, <strong>«Fuori luogo»</strong> non è solo il titolo del libro, ma è anche la sensazione che avvertirà il lettore davanti ad alcune scene. Ma come detto, l&#8217;autore non ha provato a creare solo il fatidico effetto shock, ma ci ha svelato i particolari di un mondo, quello della pedopornografia, di cui abbiamo solo una sbiadita percezione.</p>
<p>All&#8217;inizio, il romanzo sembra un reportage di quanto avviene in alcune zone remote dell&#8217;America Latina, laddove i bambini poveri e abbandonati diventano oggetti da fotografare in pose <strong>«ammiccanti»</strong> per la macabra gioia di uomini perversi. <strong>Kohan</strong> ci fa entrare nei pensieri dei componenti di una organizzazione ben strutturata, che agisce con un proprio codice <strong>«deontologico e commerciale»</strong>.</p>
<p>Poi il libro assume connotati noir. Infatti, a distanza di anni, uno dei componenti dell&#8217;organizzazione, che tra le sue file ha anche molti «consumatori», si suicida. Sul gesto estremo indaga il nipote, Marcelo, che intuisce qualcosa di macabro che coinvolge persino suo fratello<strong> Guido</strong>, affetto da disabilità.</p>
<p>Insomma, c&#8217;è tanto da scoprire e da approfondire, grazie anche a uno stile chirurgico che non tralascia i dettagli. E sono proprio questi che faranno sentire <strong>«Fuori luogo»</strong> il lettore, perché certe realtà non tutti riescono a sopportarle. Storie del genere non sono nuove in <strong>America Latina</strong>. La povertà spinge a tutto, decompone ogni moralità, aggredisce il pudore.</p>
<p>Le pagine del romanzo diventano quindi voci di protesta e di insubordinazione nei confronti di un mondo che non vogliamo guardare, o dal quale attingiamo soddisfacimento. L&#8217;abominio diventa commercio e l&#8217;immagine, cioè il soggetto fotografato, viene spersonalizzata, deumanizzata e venduta come se fosse un souvenir.</p>
<p>C&#8217;è anche un&#8217;altra riflessione da fare. I primi capitoli della storia sono ambientati negli <strong>anni Novanta del Novecento</strong>, prima della diffusione del <strong>Web</strong>. L&#8217;organizzazione si sente al sicuro perché quel materiale è destinato al mercato europeo e la sua origine è difficilmente rintracciabile. L&#8217;avvento di internet ha stravolto ogni cosa, anche il mercato della pedopornografia. Non c&#8217;è bisogno di dilungarsi troppo su questo discorso. Il web ha reso tutto a portata di click, abbassando pure il valore di certe merci.</p>
<p>Sembra un paradosso, ma <strong>Kohan</strong> ci pone pure davanti a questo mutamento, facendoci sentire ancora di più <strong>«fuori luogo»</strong> in un mondo che crediamo di conosce e di dominare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/fuori-luogo-kohan-e-le-mille-facce-di-una-perversione/">Fuori Luogo: Kohan e le mille facce di una perversione</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.borderliber.it/fuori-luogo-kohan-e-le-mille-facce-di-una-perversione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">16971</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Zozza Numero Uno: il disprezzo è una cosa seria</title>
		<link>https://www.borderliber.it/zozza-numero-uno-racconto-italia/</link>
					<comments>https://www.borderliber.it/zozza-numero-uno-racconto-italia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 23:01:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Donna]]></category>
		<category><![CDATA[HiTech]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Tensione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=16964</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;Zozza Numero Uno: il disprezzo è una cosa seria&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale Immaginavi fanciulle nude e curvilinee sedute sul tuo inguine depilato e a prova di germi mentre l&#8217;Italia protestava. Dove avevano parcheggiato i loro trattori quei contadini che si facevano chiamare imprenditori? Erano davvero [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/zozza-numero-uno-racconto-italia/">Zozza Numero Uno: il disprezzo è una cosa seria</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Zozza Numero Uno: il disprezzo è una cosa seria&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>Immaginavi fanciulle nude e curvilinee sedute sul tuo inguine depilato e a prova di germi mentre l&#8217;Italia protestava. Dove avevano parcheggiato i loro trattori quei contadini che si facevano chiamare imprenditori? Erano davvero degni di avere un conto corrente bancario quei quattro camionisti avvinazzati? Cosa pretendeva dal Governo la massaia con le unghie smaltate color verde-pisello?</p>
<p>«Ognuno è causa del proprio destino» dicevi tu mentre «scrollavi» il cellulare ricercando «pelo di donna tirato a lucido». La tua tattica era semplice ma efficace: mandare a trenta prescelte un messaggio standard che recitava: «Ti vedo, ti penso, ti sento, ti voglio». E sebbene tutto fosse così pacchiano, fanaticamente tamarro, qualcuna la acchiappavi, la conquistavi e le davi il ben servito. La mandavi a casa bollata. La classificavi in base al grado di «zozzeria» dimostrata dal primo approccio.</p>
<p>Zozza Numero Uno l&#8217;avevi conquistata da sei mesi e fin dal primo appuntamento si era dimostrata vogliosa e fantasiosa. Da laureata-sportellista-bancaria non ammetteva compromessi. Era sposata, innamorata spiritualmente, ma non più fisicamente, di suo marito. Al poveretto avevano diagnosticato qualche problemino di «tenuta» dell&#8217;impalcatura. Tu ci ridevi sopra.</p>
<p>Era modernista, poco terzomondista, sapeva bene di lavorare tra gli speculatori, ma pure di vivere in uno dei poche nazioni del mondo che le davano la possibilità di rispondere con una «emoticon con gli occhi a cuoricini» e uno «slurp!» alla foto quotidiana del tuo pene eretto e in primo piano. Tu la guardavi con ammirazione. Era libera, indipendente, abbastanza emancipata da non metterti nei guai con colpi di testa.</p>
<p>Ti eri confidato con un tuo amico. Anche lui c&#8217;era passato sotto e te la descriveva come una tipa «tranquilla», una che si «fa le sue cose e si pulisce a casa sua». C&#8217;avevi riso su, però un po&#8217; ti dava fastidio il fatto di non essere l&#8217;unico. Fatto sta che il tuo amico l&#8217;aveva mollata perché: «anche le zozze scocciano». E alla fine gli davi ragione, perché come lo infili infili, i buchi e i contorni sono sempre quelli.</p>
<p>Però non eri mai sazio. Zozza Numero Uno continuava ad attizzarti. Le sue mani sapevano lavorare, la sua bocca non aveva mai fatto obiezioni. Era ciò che era e andava bene così. Ma cercavi sempre alternative da buon uomo di sana e robusta costituzione. Pure se ti fossi sposato, tu avresti continuato. Cercare per deflorare era la tua natura.</p>
<p>Immaginavi una donna tutta per te, custode del focolare come quella mamma che ancora ti dava retta nei tuoi capricci. Tua madre ti additava come un «farfallone», ma andava fiera di te anche se facevi il minimo indispensabile per guadagnarti da vivere dietro lo sportello delle Poste. Lo stipendio sicuro, una certa laboriosità unita all&#8217;amore per il risparmio ti rendevano agli occhi di colei che ti aveva messo al Mondo un uomo affidabile. Per il resto ci sarebbe stato tempo.</p>
<p>Il disprezzo verso quegli uomini in rivolta ti veniva perché di tutto ciò che possedevi sapevi accontentarti. «Lo stipendio non manca a nessuno in Italia &#8211; dicevi &#8211; basta solo farci i conti». Chissà cosa volevano quei camionisti che, secondo te, altro non avrebbero potuto fare.</p>
<p>«Quale solidarietà &#8211; sbraitavi &#8211; loro vogliono vivere al di sopra delle loro possibilità. Se la prendono con chi ha di più perché invidiano la loro furbizia». Pure tu avresti potuto lavorare altrove, invece, appena hai trovato la raccomandazione ti sei infilato nel sistema.</p>
<p>Volevi un posto fisso con tanto di benefit e tredicesima, e te lo sei preso. Lo dicevi anche all&#8217;amico tuo che ancora a trentacinque anni faceva supplenze nelle scuole. Non voleva «calci in culo» perché poi avrebbe dovuto fare «marchette» per tutta la vita. E tu ridevi quando diceva quelle cose con il viso arrossato e la bava alla bocca. Ribattevi che quelli come lui si fanno fregare dal primo che capita.</p>
<p>E subito pensavi alla sua compagna, Tina detta la PanzaBaffa. Una che sembrava una bambolina paffuta di porcellana, che programmava la vita di chiunque le capitasse a tiro. Uscire con lei voleva dire attenersi a una scaletta stilata giorni prima, tant&#8217;è che una pizza insieme si trasformava in una missione militare.</p>
<p>Ogni volta che pensavi a lei, rotonda e goffa, immaginavi il tuo amico districarsi su un corpo nel quale annegava. Quando vi incontravate osservavi la sua camminata. Se notavi una certa rigidità nel movimento, allora era certo che la PanzaBaffa si era seduta su di lui, su quel corpo esile che era troppo preso dalle preoccupazioni per dedicarsi con cura alla penetrazione.</p>
<p>Ed era in quei momenti, quando notavi la disperazione sul volto del tuo amico, le sue occhiaie violacee, la sua incapacità di ragionare con tranquillità, che tornavi con la mente alla tua Zozza Numero Uno. Era quella frivolezza la tua salvezza, quella vita senza sforzo che includeva la spensieratezza e l&#8217;ignoranza che ti davano vitalità.</p>
<p>Ecco perché disprezzavi quelli che protestavano, perché loro non avevano capito e non capiranno mai. «A volte non avere una patria è una salvezza», dicevi di quegli italiani che si lasciavano fregare dagli scaltri. E mentre l&#8217;agricoltore intervistato piangeva disperato, tu sorridevi perché, anche quel giorno, Zozza Numero Uno aveva risposto «Slurp!» alla quotidiana foto del tuo pene eretto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/zozza-numero-uno-racconto-italia/">Zozza Numero Uno: il disprezzo è una cosa seria</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.borderliber.it/zozza-numero-uno-racconto-italia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">16964</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
