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		<title>L&#8217;Apocalisse ha rotto il cazzo in questa felicità settembrina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 19:24:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. «Un grido ironico per dire che l&#8217;Apocalisse ha rotto il cazzo. Essa è già tra noi». In copertina un&#8217;immagine scattata dall&#8217;autore  Camminando in bicicletta nel deserto post-estivo, dopo che una leggera pioggia ha diluito il caldo con la brezza, tu sconfini passando di ombra in ombra. Non è stupore, bensì orrore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. «Un grido ironico per dire che l&#8217;Apocalisse ha rotto il cazzo. Essa è già tra noi». In copertina un&#8217;immagine scattata dall&#8217;autore </strong></p>
<p>Camminando in bicicletta nel deserto post-estivo, dopo che una leggera pioggia ha diluito il caldo con la brezza, tu sconfini passando di ombra in ombra. Non è stupore, bensì orrore per tutto ciò che nel mondo appare, compreso tu.</p>
<p>Ma l&#8217;Apocalisse ha rotto il cazzo. Non ce la fai più ad ascoltare le voci di profeti che cavalcano l&#8217;onda della distruzione totale. Il cambiamento climatico, la guerra in Russia e in Iran, il prezzo dei carburanti in costante aumento, il genocidio di Gaza, gli incendi sul Tirreno cosentino. Sporchi tiranni e democratici indifferenti. Il mondo è un bordello, ma questo allarmismo è noioso.</p>
<p>La morte sembra essere ovunque, sicuramente anche nel luogo in cui cammini. Eppure sembri rilassato, come se tu avessi assunto serotonina. Invece è successa una cosa meravigliosa.</p>
<p>Hai dato un certo ritmo ai tuoi pensieri. Esso si manifesta con uno sciame di farfalle che svolazza tra stomaco e sterno, ma che poi precipita però nell&#8217;intestino. Qualcuno li descrive come alti e bassi della sensibilità percettiva, cioè assorbi e respingi contemporaneamente energie aliene che vorrebbero tanto alleggerirti quanto appesantirti il cervello. In poche parole c&#8217;è una forza che ti fa vedere prima il problema per intero e poi la soluzione dell&#8217;intero.</p>
<p>Ma non sei Dio. Sei limitato. Non puoi risolvere niente se non piccoli disguidi quotidiani come fare la spesa e pagare le bollette. Pensa se tu avessi dei figli o una moglie. Allora una pedalata diventa una fuga verso qualcosa di radioso.</p>
<p>Sì, l&#8217;Apocalisse ha rotto il cazzo. Non puoi che ripeterlo ad alta voce, tanto intorno a te non c&#8217;è nessuno. Le strutture balneari sono abbandonate al loro destino. La stagione è finita; le strade sono popolate da quattro gatti, alcuni di essi sono in calore e miagolano; i locali sono chiusi, restare aperti costerebbe troppo; il personale è a spasso; tutti sono felici perché dopo novanta giorni di lavoro senza riposo si può fare tardi e si può dormire fino a mattino inoltrato.</p>
<p>C&#8217;è una brezza dolce che accarezza i nervi e li distende. Pedali, pedali, pedali e vai veloce. Ti senti atletico e soddisfatto. In altre parti del mondo è l&#8217;inferno, qui da te è appena iniziata la pacchia. L&#8217;Apocalisse ha rotto il cazzo. Sarà oltre lo specchio il silenzio che cercavi, perché qui ogni cosa appare deformata. Saprai rinascere senza scomparire. San Paolo scrisse una cosa del genere in una delle sue lettere.</p>
<p>Persino l&#8217;oscurità con il suo brusio ti sembra una barriera protettiva. Che magnifica cosa sentirsi protetti. Dopo cena serve questo: illudersi che domani andrà bene anche la routine, che il mondo è tutto ciò che capita accidentalmente nel nostro sguardo.</p>
<p>L&#8217;Apocalisse ha rotto il cazzo. Nessuno la vuole o la cerca.</p>
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		<title>Ficus di piazza Stella Maris: tra volontari e assenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 19:17:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. «Ancora sui Ficus di piazza Stella Maris. Facciamo solo una riflessione». In copertina una foto scattata da uno dei volontari Un tubo per innaffiare di quasi cinquanta metri, qualche tanica per arrivare laddove la gomma non può. Domenica 13 settembre 2026, intorno alle ore 18, trovo i volontari lì, come avevano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. «Ancora sui Ficus di piazza Stella Maris. Facciamo solo una riflessione». In copertina una foto scattata da uno dei volontari </strong></p>
<p>Un tubo per innaffiare di quasi cinquanta metri, qualche tanica per arrivare laddove la gomma non può. Domenica 13 settembre 2026, intorno alle ore 18, trovo i volontari lì, come avevano detto, a innaffiare i Ficus di piazza Stella Maris di Tortora.</p>
<p>I loro nomi sono ormai noti, non c&#8217;è bisogno che li citi nuovamente. Dal 30 luglio hanno preso un impegno e vogliono portarlo a termine. I primi risultati si vedono: le piante sono tornate a germogliare. Delle 40 presenti solo un paio sono morte di sete. Purtroppo, il caldo non ha dato tregua.</p>
<p>La gomma taglia in due la piazza, una signora passa in bici, un&#8217;altra a piedi. Entrambe fanno attenzione a non pestarla e tra di noi ci facciamo una domanda: «<strong>Se qualcuno dovesse inciampare e cadere rovinosamente chi si prenderà la responsabilità?</strong>». Insomma ci chiediamo se esiste un limite, anche perché è noto che questa «azione», sebbene innocua, potrebbe sempre essere oggetto di polemiche.</p>
<p>Sia ben chiaro non si cercano scuse. È solo un dubbio legittimo che balena nella mente di chi deve fare da sé, anche in situazioni più gravi, e si accorge che le istituzioni restano a guardare. E proprio questo aspetto apre un&#8217;altra riflessione tra di noi: «<strong>Ma possibile che nonostante il clamore creatosi intorno a quello che stiamo facendo, gli uffici competenti restano in silenzio?</strong>».</p>
<p>Ma precisiamo, qui nessuno vuole medaglie. In questa storia non ci sono eroi; tanto meno si vuole fare passare il messaggio che ci sono cittadini buoni e cittadini cattivi. Ciascuno è libero di partecipare o meno; così come è libero di fregarsene, proprio perché non è sua competenza curare il verde pubblico.</p>
<p>Il discorso si concentra su un altro aspetto: «<strong>Quegli uffici deputati all&#8217;ordinaria manutenzione dove sono?</strong>». Questo è l&#8217;unico e vero problema: «<strong>la loro assenza e il loro silenzio</strong>». Sappiamo bene che non c&#8217;è un&#8217;amministrazione, che l&#8217;Ente è commissariato, ma anche se ci fosse un governo cittadino la manutenzione quotidiana non rientra tra i propri compiti. Tutt&#8217;al più ci sarebbe un intermediario in più.</p>
<p>C&#8217;è da dire, però, che i volontari in tutto questo sono diventati, a loro insaputa, dipendenti comunali. Infatti, alcuni cittadini hanno fatto presente che non devono concentrarsi solo sui Ficus di piazza Stella Maris, ma pure sulle palme del Lungomare Sirimarco e sugli alberi presenti nel cortile della scuola.</p>
<p>Un&#8217;altra doverosa precisazione riguarda lo status dei volontari: nessuno di loro, compreso l&#8217;autore di questo articolo, ha intenzione di candidarsi. Tutto quello che si sta facendo sa di presa di coscienza e, come tutti coloro che hanno svolto almeno per una volta un ruolo da cittadini attivi, possono permettersi qualche provocazione.</p>
<p>Il tutto però non è volto a chiedere la testa di qualcuno e nemmeno mira al conferimento di una medaglia al valore. Piuttosto, si vorrebbe ben comprendere quanto è ancora attivo il senso di responsabilità, a qualsiasi livello. In alcuni casi, dire la propria è un dovere. Che siano i Ficus di piazza Stella Maris o qualsiasi altro bene pubblico, la sostanza non cambia.</p>
<p>Piaccia o non piaccia, a pesare il silenzio degli uffici competenti incapaci di comunicare con i cittadini.</p>
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		<title>«Ricchi e Poveri» conquistano Budapest</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 10:11:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Adriana Sabato. Sul palco, insieme ai «Ricchi e Poveri» la Cinema Studio Orchestra, diretta dal maestro Alfredo Biondo. L&#8217;evento si è tenuto a Budapest il 22 agosto 2026 Ha avuto grande successo il concerto che ha visto protagonisti il gruppo dei Ricchi e Poveri a Budapest, in una prestigiosa serata all’MVM Dome, uno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Adriana Sabato. Sul palco, insieme ai «Ricchi e Poveri» la Cinema Studio Orchestra, diretta dal maestro Alfredo Biondo. L&#8217;evento si è tenuto a Budapest il 22 agosto 2026</strong></p>
<p>Ha avuto grande successo il concerto che ha visto protagonisti il gruppo dei Ricchi e Poveri a Budapest, in una prestigiosa serata all’MVM Dome, uno dei più importanti palazzetti d’Europa.</p>
<p>Davanti a un pubblico numeroso ed entusiasta, il duo ha portato sul palco il proprio repertorio e i grandi successi che hanno segnato oltre cinquant’anni di storia della musica italiana, in uno spettacolo arricchito dalla presenza dell’ensamble Cinema Studio Orchestra, Andrea Morricone, Maurizio Schweizer, Erox Martini.</p>
<p>La serata ha rappresentato un importante appuntamento internazionale per i «Ricchi e Poveri», confermando ancora una volta la straordinaria capacità del gruppo di coinvolgere il pubblico anche oltre i confini italiani.</p>
<p>Lo spettacolo ha unito il repertorio storico del duo a una dimensione orchestrale particolarmente suggestiva, dando vita a una produzione di grande impatto musicale e scenografico.</p>
<p>Per questa importante produzione, il maestro Alfredo Biondo, pianista e tastierista ufficiale dei «Ricchi e Poveri», ha ricoperto il ruolo di direttore dell’Ensamble Cinema Studio Orchestra. In occasione della serata di Budapest, la parte di pianoforte e tastiere è stata affidata a Roberto Risorto.</p>
<p>La formazione musicale dei «Ricchi e Poveri» era completata dalla band ufficiale: Antonio Rugiero, chitarra elettrica e chitarra acustica; Roberto Lostin (Roberto Chiappetta), basso elettrico; Gianpaolo Noce, batteria.</p>
<p>L’evento di Budapest si inserisce nel percorso internazionale dei «Ricchi e Poveri», che continuano a portare la loro musica sui principali palcoscenici europei, consolidando il legame con il pubblico italiano e internazionale. Per una sera, Budapest ha respirato l’atmosfera del Festival di Sanremo.</p>
<p>Il Festival di Sanremo è da oltre settant’anni il cuore simbolico della canzone italiana. Da quel palco sono partiti artisti destinati alla fama internazionale, successi diventati parte della memoria collettiva e interpreti che hanno contribuito a definire l’identità musicale del Paese.</p>
<p>Portare lo spirito di Sanremo a Budapest significa quindi molto più che proporre un concerto: significa creare un ponte culturale tra Italia e Ungheria, attraverso emozioni, ricordi e canzoni conosciute da pubblici di età e nazionalità diverse.</p>
<p>Il momento più atteso della serata è stato l’esibizione dei ”Ricchi e Poveri», tra i nomi più amati della musica leggera italiana e protagonisti indiscussi della storia sanremese. Il gruppo ha celebrato all’MVM Dome il proprio sessantesimo anniversario, rendendo omaggio anche al pubblico ungherese, che già lo scorso anno li aveva accolti con enorme entusiasmo in occasione di un concerto sold-out a Budapest.</p>
<p>Brani come “Mamma Maria” e molti altri successi continuano a evocare un’Italia solare, popolare e profondamente emozionale, capace ancora oggi di unire generazioni diverse.</p>
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		<title>Sfuggire all&#8217;amore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 10:11:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Sfuggire all&#8217;amore» è un racconto di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale Sfuggire all&#8217;amore è una malattia perenne. Non credere che sia un capriccio. Essa esiste e non si conosce cura. Ora è sera. Il mare sbatte lento. Nessuno cammina, nessuno sente, solo tu parli pur restando in silenzio. A volte ti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>«Sfuggire all&#8217;amore» è un racconto di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p>Sfuggire all&#8217;amore è una malattia perenne. Non credere che sia un capriccio. Essa esiste e non si conosce cura. Ora è sera. Il mare sbatte lento. Nessuno cammina, nessuno sente, solo tu parli pur restando in silenzio.</p>
<p>A volte ti dai un abbraccio con cui schermi il petto. Il cuore batte e tu lo fermi. Non vuoi interferenze. Hai corso in bicicletta, hai setacciato con occhi vispi l&#8217;oscurità. Il giorno e la notte si uniscono per non dire niente. Per sfuggire all&#8217;amore ci vuole un sogno in cui l&#8217;umanità si estingua.</p>
<p>Finché esisti tu, esiste l&#8217;altro. Finché l&#8217;altro è lì, tu non potrai che esistere per lui. Ti sembra uno scioglilingua invece è reciprocità.</p>
<p>C&#8217;è un bambino con la sua malattia: cercare un seno per ogni occasione. Lui non sa quale sia quello giusto e quello sbagliato; da quale capezzolo succhiare e di quale diffidare. Ritorna così l&#8217;eterno dilemma: farsi uno unendosi all&#8217;altro o restare per sempre unico lontano da ognuno?</p>
<p>Sfuggire all&#8217;amore è un gesto atrofizzante. Più invecchi, più dimentichi le occasioni. Nessuno torna e a nessuno importa che tu sia rimasto lì, nella nebbia a contare ogni disgrazia. «Libera scelta». Ecco il giudizio e la giustificazione. Entrambi sono condanne a morte.</p>
<p>Ora dormirai in un piccolo anfratto. La stanza piena solo di te, il respiro piatto che tiene in vita solo te. Non vedrai e non saprai. Libero per sfuggire all&#8217;amore, per farsi dominatore di un mondo minuscolo che svanisce ogni volta che sparisci.</p>
<p>Hai promesso che mai te ne saresti andato, fin quando la malattia non è tornata. Ti sei abbandonato a quel che arrivava e cammin facendo scomparso persino ai tuoi occhi.</p>
<p>Sfuggire all&#8217;amore è un dolore che non va mai via, eppure ti fa ridere. Sa di allegria.</p>
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		<title>«Come ama il buio»: Cocco e il gioco del perturbamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 20:35:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: «Come ama il buio» di Emanuela Cocco, Nottetempo edizioni, 2026 Una cosa che mi piace davvero tanto di Emanuela Cocco è la sua capacità di seminare dettagli che in un primo momento sembrano gettati lì, a casaccio. Magari dopo dieci, pure cento pagine, quelle cose ti ricompaiono davanti con [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/come-ama-il-buio-cocco-romanzo/">«Come ama il buio»: Cocco e il gioco del perturbamento</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: «Come ama il buio» di Emanuela Cocco, Nottetempo edizioni, 2026</strong></p>
<p>Una cosa che mi piace davvero tanto di <strong>Emanuela Cocco</strong> è la sua capacità di seminare dettagli che in un primo momento sembrano gettati lì, a casaccio. Magari dopo dieci, pure cento pagine, quelle cose ti ricompaiono davanti con tutto il loro potere rivelatore.</p>
<p>Ciò vuol dire che un romanzo di <strong>Emanuela Cocco</strong> è un mondo aperto, denso, ricco di scenari da attraversare. Questo universo è capace di catturarti fino all&#8217;ultima pagina. Certo, è un libro, quindi devi leggerlo, ma sei in grado di immaginarlo, di costruirlo, di farne parte, di portarlo con te sempre.</p>
<p>«<strong>Come ama il buio</strong>» è un thriller supportato da un&#8217;ottima trama, dai giusti colpi di scena, da tutto quello che serve per inchiodare gli occhi del lettore alle pagine, ma in esso c&#8217;è principalmente quel potere, di cui parlo sopra, che ne fa un titolo di qualità. E ciò mi fa domandare, ancora una volta, perché in Italia certi libri devi andarli a scovare, mentre molte mediocrità stanno sempre in bella vista.</p>
<p>Ma un&#8217;altra cosa che mi colpisce di <strong>Emanuela Cocco</strong> è la sua scrittura senza forzature. Ha un suo ritmo, non cerca effetti speciali, ti mostra le cose. C&#8217;è poi quella capacità di costruire personaggi complessi. Anche quelli che compaiono per poco tempo hanno una loro profondità, un passato, persino qualche sogno nel cassetto.</p>
<p>Cosa voglio dire? Che «<strong>Come ama il buio</strong>» è un romanzo che mi ha sorpreso, ma non perché non avessi fiducia nell&#8217;autrice, che seguo da sempre e che mi ha incantato con «<strong>Trofeo</strong>», ma perché ho trovato finalmente quel sapiente mix di narrazione e componente psicologica capace di svelare luoghi nascosti.</p>
<p>Quello che crea <strong>Cocco</strong> è prima di tutto un mondo di persone ossessionate, guidate dalle loro nevrosi. Non ci sono buoni o cattivi, ma uomini e donne che si studiano, che hanno bisogno di riversare le loro ossessioni sugli altri. In alcuni frangenti mi è sembrato di seguire l&#8217;indagine del protagonista di «<strong>La promessa» di Friedrich Dürrenmatt.</strong> Qui però una soluzione c&#8217;è.</p>
<p>Il romanzo parte con la più classica delle scene: quattro persone vengono trovate morte in un appartamento di Roma. Le vittime sono state uccise a colpi di pistola. A indagare sul caso sarà la squadra della Polizia guidata da <strong>Toni Montixi</strong>. E proprio la dottoressa <strong>Montixi</strong> sarà protagonista di questa vicenda che si rivela pagina dopo pagina.</p>
<p>Ciascun personaggio porta con sé il suo trauma infantile, quello che segna ciascuno di noi e con cui facciamo i conti per tutta la vita. E la svolta è proprio questa: la storia non è ciclica, ma è quella ferita sepolta, forse dimenticata, che cambia la percezione della realtà tanto da fare assumere al nostro «tempo interno» la forma della classica ruota del criceto.</p>
<p>Parafrasando <strong>Lacan</strong>, possiamo azzardare l&#8217;ipotesi che altro non siamo se non servi sciocchi di un «<strong>Grande Altro</strong>». Un po&#8217; Emanuela Cocco mette in rilievo questo aspetto, rendendo «Come ama il buio» una storia senza una reale soluzione, ma metafora indelebile dell&#8217;eterno ritorno.</p>
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