È finito il maltempo? Non ci resta che l’allucinazione del Ponte

“È finito il maltempo?” è un articolo di Martino Ciano. In copertina un’immagine creata con l’intelligenza artificiale
Dei morti in mare, degli uragani, dei cicloni, della distruzione e di un territorio che cade a pezzi parlano solo i diretti interessati. Ogni cosa passa, si frantuma in scaglie di ironica preoccupazione. Corre veloce la tragedia, notizia dopo notizia si infrange. Poi finisce beatamente nel silenzio e nello sconforto. Tutto si riduce a uno slogan che accompagna un sospiro di sollievo: «È finito il maltempo».
Cadaveri restituiti dalle onde: chi ne parla? Conosci la Calabria del Ponte sullo Stretto? Ecco quella interessa e attira, come se nessuno vedesse che c’è arretratezza in questo progresso. In mezzo c’è il nulla. Ci sono strade cui manca l’asfalto, binari su cui corrono ancora treni a gasolio, paesi in cui l’erosione costiera sta togliendo il sostentamento. Ma a chi importa? È politica, è rumore, è chiasso ed è persino opinione. Ci sono i barbari del pensiero che ti gridano contro le loro ragioni. Hanno dalla loro parte il potere di parole che seguono il meccanismo del “qui-ora”. Null’altro interessa, importa dire «è colpa di questo e di quello. La colpa è di tutti, tranne che la nostra. Perché noi che commentiamo non abbiamo responsabilità. Noi sopportiamo».
Sì, è finito il maltempo. Il maltempo lo abbiamo subito. La Calabria è in ginocchio da est a ovest, da cima a fondo. C’è il Ponte sullo Stretto che ci aspetta con il sorriso sulle labbra. Ci chiama: «Muratori e carpentieri, fate sentire il vostro grido di battaglia. Avanti tutta, venite a edificare. Armate le ruspe, le betoniere e le gru. Il cemento sia un alleato». Ora possiamo pensare come se tutto fosse un’allucinazione. La politica regionale scalcia per il consenso. Ci sono selfie di consiglieri tra le macerie, tra la gente disperata, vicini alle onde, nei pressi del cataclisma ritoccato con qualche filtro.
È finito il maltempo ora: è stato solo un evento eccezionale. L’anno prossimo di questi tempi farà caldo, magari mangeremo già frutti estivi. L’eccezione meteorologica non va tenuta in considerazione, non bisogna costruire su di essa un caso eclatante, solo un po’ di baldoria e di entusiasmo. Bisogna colpire gli astanti nei loro punti deboli. Il terrore provocato da una parete rocciosa che crolla; la maledizione di una pietra che ruzzola; la nebbia che provoca incidenti; gli smottamenti che portano via le case; i fiumi che esondano e dilapidano i sacrifici delle popolazioni; cadaveri restituiti dal mare in burrasca. È un’immagine vincente quella della morte che si deposita sulle spiagge. La vita non importa. Il cronista serve la morte.
Però ora è finito il maltempo: l’ira di Dio si è placata. Ogni peccatore è stato sanato e benedetto, ciascuno risplende di luce propria. Possiamo gioire, perché non ci saranno più disastri annunciati o già delineati. Ogni colpa verrà distribuita equamente. C’è un Ponte sullo Stretto che ci attende, che ci renderà migliori, che ci unirà a un’isola, che non ci farà sentire più soli. Quante difficoltà abbiamo superato noi calabresi. Ora anche il maltempo è finito.
