La cattiva consigliera

Racconto di Adriana Sabato

Calma, calma. Tutto ha bisogno di calma. E invece noi, tutti noi andiamo di fretta. Sempre di corsa. Mangiava di fretta Sara, e per parlare masticando, a momenti rischiò il soffocamento.

Che stupida morte sarebbe, pensò! Sono pure sola in casa: chi mi vedrebbe, se davvero morissi così, per uno stupido boccone trangugiato mentre mi vesto per andare in ufficio. Nessuno, nessuno! Troverebbero il mio cadavere dopo giorni e giorni, sfatto e decomposto. Forse il suo puzzo attirerebbe i vicini o qualche cane intrufolatosi per caso nel portone!

Sara viveva da sola. Ultima di tre figli non aveva mai trovato l’amore, o meglio non l’aveva mai cercato. Solo incontri nati per sbaglio che terminavano dopo essersi consumati così. In fretta come la sua vita. Ti abbiamo trovata per strada. Scherzava così suo padre quando, da bambina, giocava immaginando di essere accoccolata sulle sue ginocchia. Un uomo severo, di altri tempi: affettuoso, sì, ma distante. Amorevole sì, ma distante. Era un vero peccato per Sara toccare il suo affetto così da lontano.

Ma erano altri tempi. Più tardi avrebbe capito che l’amore di un padre anche se distante è sempre amore vero. Anche a morire suo padre fece in fretta. Un soffio e via. La falce aveva fatto il suo dovere e il suo giovane padre dovette soccombere. Senza scampo. Senza nessuno, neanche un infermiere ad offrirgli lo sguardo. Lei non avvisa. Arriva il turno e basta, e così sia.

Quando bussò, il giorno dopo alla porta il postino, nessuno rispose. Nessuno venne ad aprire. Era una lettera raccomandata quella in consegna, e il mittente era un professore che aveva appena conosciuto e che aveva manifestato il desiderio di incontrarla, Sara. E lei era davvero entusiasta e felice di quella tenera amicizia. Era importante che leggesse il messaggio contenuto in quella missiva!

Ma Sara era uscita, anche stavolta di fretta e la lettera dovette aspettare prima di essere aperta e letta dal suo destinatario.

Finalmente, il giorno dopo, ciò avvenne e, una volta aperta lesse il contenuto: Cara signorina, le scrivo una raccomandata affinché queste mie parole le giungano con certezza. Vorrei incontrarla per parlarle. Se per lei va bene, ci vediamo alle 16,00 al Bar dello Scoglio. Io sarò là e se la vedrò, saprò che ha accettato, altrimenti saprò che ho sbagliato…

Sara anche stavolta andava talmente di fretta che prese la macchina e correndo verso il luogo dell’appuntamento oltrepassò il Bar dello Scoglio ma, nel frenare, sentì addosso lo sguardo deluso di lui e nel girarsi, non si accorse che un altro automezzo le stava tagliando la strada e a quell’appuntamento tanto atteso, non riuscì proprio ad arrivare.

Dopo quel giorno, ogni pomeriggio alle 16,00 si recò al Bar dello Scoglio sperando ogni volta di ritrovare il suo amato professore finché il bar scomparve anche lui, nel nulla. Era stato demolito per fare spazio ad un’altra costruzione…

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