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	<title>Collaborazioni Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>L&#8217;uomo che non doveva tornare di Giuseppe Genna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 15:44:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Alessio Barettini. In copertina: &#8220;L&#8217;uomo che non doveva tornare&#8221; di Giuseppe Genna, Feltrinelli, 2026 È tornato in libreria Giuseppe Genna, nell’apatico spettacolo generale del mercato editoriale che lo vede distante, nascosto, invisibile, cosa di cui lui non sembra curarsi troppo. Dopo alcune recenti pubblicazioni incentrate sull’attualità, (History, Reality. Cosa è successo, Yara. Il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><strong>Articolo di Alessio Barettini. In copertina: &#8220;L&#8217;uomo che non doveva tornare&#8221; di Giuseppe Genna, Feltrinelli, 2026</strong></p>
<p dir="ltr">È tornato in libreria <strong>Giuseppe Genna</strong>, nell’apatico spettacolo generale del mercato editoriale che lo vede distante, nascosto, invisibile, cosa di cui lui non sembra curarsi troppo.</p>
<p dir="ltr">Dopo alcune recenti pubblicazioni incentrate sull’attualità, (<strong>History, Reality. Cosa è successo, Yara. Il true Crime, rispettivamente per Mondadori, Rizzoli e Bompiani</strong>), l’autore milanese riesuma, riassembla, ricompone, ripropone la figura dell’ispettore <strong>Guido Lopez</strong>, le cui tracce erano andate perdute con l’ultimo romanzo della serie che lo aveva consacrato a figura essenziale nel panorama del noir, Le teste, l’ultimo thriller, uscito nel 2009. Genna, come <strong>Guido Lopez</strong>, risorge al presente con una storia noir, con &#8220;<strong>L’uomo che non doveva tornare</strong>&#8220;, questa volta per Feltrinelli.</p>
<p dir="ltr">Lopez è tornato, sì, con diversi problemi, una zoppia e una neurolesione causate dall’incidente che lo aveva messo fuori dai giochi alla fine dell’ultimo romanzo, oltreché con diversi anni in più, e la stessa solitudine, un disincanto che lo  mostra scettico, cinico, caustico, incapace ormai di sentire, al di là di un’ironia raffinata che resta il suo tratto più caratterizzante, del quale si fa portatore verso se stesso, verso i suoi colleghi della Questura, e specialmente verso la storia che lo vede protagonista, ed è qui che bisogna fermarsi per dire una cosa.</p>
<p dir="ltr">&#8220;<strong>L’uomo che non doveva tornare</strong>&#8221; non è un semplice noir, ma una grande allucinazione, o come direbbe forse lo stesso <strong>Genna</strong>, un’allucinazione reale, un’allucinazione, quindi reale, come tutte le allucinazioni. Grande nel senso herzoghiano, perché tutto è intensificato, e pare proprio che solo la neurolesione permetta a Lopez di andare avanti nel caso senza perdersi dietro strade secondarie come in effetti capita a quasi tutti i personaggi di questa storia, come se la deviazione sia il solo albero maestro della nave sbalestrata della contemporaneità.</p>
<p dir="ltr">Allucinazione, sì, perché <strong>Lopez</strong> si muove nel tempo presente, perlopiù alla fine del 2024, perlopiù a <strong>Milano</strong> e nei suoi dintorni, nelle strade labirintiche di una vicenda che si snoda fra ‘ndrine, russi, traffici di droga e molto, molto peggio, e tutto questo si insinua decisamente attraverso una voce narrante che guarda al presente storico come vero protagonista:<strong> i nomi di Trump, di Musk, di Putin</strong>, per esempio, compaiono spesso, perché tutto ruota intorno all’attuale situazione politica mondiale, ai mostri generati dal neoliberismo, alle infiltrazioni mafiose in politica, alle follie di una classe dirigente sempre più avulsa da ogni contesto. In questo senso Genna si riafferma come grande autore del presente.</p>
<p dir="ltr">Già negli ultimi romanzi aveva trattato direttamente, in contemporanea con le notizie quotidiane, si potrebbe dire, i casi di <strong>Breivik, delle IA, del Covid19, di Yara Gambirasio</strong>, con una consapevolezza storica precisa e ben integrata nelle trame e nelle sottotrame narrative. Emblematico è in questo senso il personaggio del sosia di <strong>Kirillov</strong>: <strong>Genna</strong> si rifà a uno degli attentati più recenti avvenuti in <strong>Russia</strong> nei confronti di una spia, da cui è possibile partire, come per qualunque altro punto o personaggio o situazione, per una disamina onesta e impietosa del tempo presente, e quindi futuro. La storia, o in senso più tradizionale la Storia, è la grande protagonista di questo <strong>noir</strong> suggestivo, presentata senza sconti, nei suoi meandri, nei suoi gangli indecifrabili e reali, nella sua potenza al di sotto della quale gli uomini seguono qualcosa senza mai sapere del tutto che cosa.</p>
<p dir="ltr">Mi riesce sempre inusuale considerare come mai sia così raro, ormai, trovare nel mondo letterario italiano, qualcuno capace di mettere le mani nel presente storico e farlo diventare materia letteraria in modo così cristallino, un atteggiamento che riesce particolarmente nelle pagine che legano le analisi dell’indagine in corso con uno dei periodi più bui della storia italiana, più bui e appunto ancora meno elaborati, il biennio ‘92-’93, il sovvertimento dell’ordine, il passaggio dalla <strong>Prima alla Seconda Repubblica, le stragi di Milano, di Firenze, Tangentopoli, gli omicidi di mafia.</strong></p>
<p dir="ltr">C’è qualcosa di avulso dal panorama letterario nazionale così attento ad accarezzare i gusti del pubblico, qualcosa che i grandi narratori del <strong>Secondo Novecento</strong> attuavano in modo quasi automatico, invece, e che oggi sembra dover sempre passare attraverso anni di gestazione. Per questo &#8220;<strong>L’uomo che doveva tornare</strong>&#8221; funziona, perché appare come un libro che gioca con il presente e che non per questo toglie alla storia il suo valore di protagonista.</p>
<p dir="ltr">Un noir dinamico, scritto con una sintassi spezzata, frasi brevi, elenchi di nomi, parole che a fatica si fanno pensiero nella testa stanca di <strong>Lopez</strong> come anche nelle teste di tutti quelli che abitano abitualmente questo presente iperveloce e totalmente scevro di meccanismi che generano pensieri, tanto che i personaggi si palesano mano a mano, attraverso le loro azioni intrecciate e mai lineari, tanto che nel romanzo stesso si arriva a parlare di un passaggio da intelligenza artificiale a fantasia artificiale.</p>
<p dir="ltr">In conclusione, siamo davanti a un romanzo di genere atipico, che lascia più amarezze che riscosse, che genera più domande che risposte, un prodotto letterario di qualità che meriterebbe di essere considerato nella sua complessità allucinata e babelica, dove neppure le conclusioni sono possibili, dove la realtà è totalmente frammentata eppure straordinariamente continua.</p>
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		<title>Le ragazze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 15:48:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bellomusto]]></category>
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		<category><![CDATA[Estate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Le ragazze&#8221; è una prosa di Doris Bellomusto. In copertina una foto modificata con l&#8217;intelligenza artificiale E poi ci sono le ragazze. Le ragazze non invecchiano, eppure si tengono addosso tutti i segni del tempo. Non temono smagliature né borse sotto gli occhi; si truccano quanto basta; si vestono come piace a loro; sorridono; si incazzano; [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Le ragazze&#8221; è una prosa di Doris Bellomusto. In copertina una foto modificata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>E poi ci sono le ragazze. Le ragazze non invecchiano, eppure si tengono addosso tutti i segni del tempo.</p>
<p>Non temono smagliature né borse sotto gli occhi; si truccano quanto basta; si vestono come piace a loro; sorridono; si incazzano; chiacchierano; amano il vento e il sole; camminano a piedi e si guardano intorno; frequentano i vecchi e i giovani; si innamorano ancora e ancora e poi ancora e ancora, perché lo sanno che l&#8217;unico tempo speso bene è quello speso in amore, ma sanno anche che l&#8217;amore è tutto e niente e che fa bene non farlo ammuffire nel chiuso delle case.</p>
<p>Le ragazze sanno stare al mondo. Vanno incontro al tempo e al vento; arrivano in anticipo agli appuntamenti e sono contente di aspettare, perchè l&#8217;attesa sa di infanzia e di ricordi e ha il sapore delle more selvatiche.</p>
<p>Amano il mare le ragazze e quando nuotano sanno pregare e ridere, piangere e morire.</p>
<p>Sanno essere vecchie e bambine e negli occhi hanno sempre millenni e santità, eresie e segreti.</p>
<p>Se vi capita di riconoscerle, fateci caso, sono quasi sempre mature abbastanza da essere quasi vecchie queste ragazze.</p>
<p>Ecco perchè non si chiede mai l&#8217;età a una donna, non si può mai dire esattamente. Spesso, se è una ragazza ha vent&#8217;anni nel cuore e sessanta nel sangue.</p>
<p>E va bene così!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’amore molesto: il noir dell’anima di Elena Ferrante</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 10:09:22 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[E/O Edizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;L&#8217;amore molesto&#8221; di Elena Ferrante, E/O Edizioni, 1992 Pubblicato nel 1992, “L’amore molesto” è il fulminante romanzo d&#8217;esordio di Elena Ferrante. Sebbene il grande pubblico abbia conosciuto l&#8217;autrice soprattutto grazie alla tetralogia de “L&#8217;amica geniale”, è in questa prima opera densa, viscerale e a tratti disturbante che si trovano, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;L&#8217;amore molesto&#8221; di Elena Ferrante, E/O Edizioni, 1992</strong></p>
<p>Pubblicato nel 1992, “<strong>L’amore molesto</strong>” è il fulminante romanzo d&#8217;esordio di <strong>Elena Ferrante</strong>. Sebbene il grande pubblico abbia conosciuto l&#8217;autrice soprattutto grazie alla tetralogia de “<strong>L&#8217;amica geniale</strong>”, è in questa prima opera densa, viscerale e a tratti disturbante che si trovano, tutte le grandi ossessioni della sua letteratura.</p>
<h3>La Trama e l’Atmosfera: Un “Noir” dell’Anima</h3>
<p>La storia si apre con un evento traumatico: Amalia, la madre della protagonista Delia, viene trovata annegata su una spiaggia di Spaccavento, vestita solo di un prezioso reggiseno di pizzo, del tutto insolito per le sue abitudini.</p>
<h3>L&#8217;amore molesto: omicidio, suicidio o incidente?</h3>
<p>Per rispondere a queste domande, Delia – che vive a Roma e fa la costumista – è costretta a tornare a <strong>Napoli</strong>, la città da cui era fuggita. Il viaggio si trasforma rapidamente da indagine poliziesca a discesa febbrile nella memoria. Attraverso squallidi vicoli affollati, telefonate anonime e incontri con figure ambigue del passato (come il viscido Caserta), Delia deve ricostruire gli ultimi giorni di vita di sua madre, finendo però per fare i conti con i propri traumi d’infanzia e con le bugie su cui ha fondato la sua intera esistenza.</p>
<p>Il nucleo centrale è il rapporto madre-figlia, sviscerato con una crudeltà e una passione rare. Delia ha passato la vita a tentare di non assomigliare ad Amalia, rifiutando la sua napoletanità, i suoi gesti, la sua sottomissione. Eppure, camminando per Napoli, Delia indossa gli abiti rimasti della madre, ne assume gli odori e si guarda allo specchio vedendo il volto di Amalia. Si attiva qui quel concetto che la Ferrante battezzerà più tardi come smarginatura: i confini dell’identità di Delia si dissolvono, fondendosi e sovrapponendosi a quelli del corpo materno.</p>
<p>La critica femminista ha evidenziato come il romanzo sia una potente riflessione sul corpo della donna all’interno di una società patriarcale, violenta e possessiva. Amalia è stata per tutta la vita vittima della folle gelosia del marito (un pittore fallito che la picchiava per il solo fatto di essere guardata dagli altri uomini). La bellezza e la sensualità di Amalia sono vissute dalla famiglia e dai vicini come una “provocazione” intrinseca, una colpa da punire.</p>
<p><strong>Il vero colpo di scena del libro non è legato a un colpevole reale, ma a un trauma rimosso.</strong> Delia scopre che la catastrofe familiare (il divorzio dei genitori e la rovina di Amalia) è nata da una sua stessa bugia di bambina di cinque anni. Per gelosia e per il desiderio di punire la madre, la Delia bambina ha distorto un episodio di molestia subìto da un vecchio (Caserta), proiettandolo sulla madre. La memoria non è un porto sicuro, ma un territorio deformato dal senso di colpa.</p>
<p><strong>Napoli</strong> non fa semplicemente da sfondo: è un personaggio a sé stante. È una città asfittica, calda, rumorosa, degradata e quasi liquida (come l’acqua del mare che inghiotte Amalia). La lingua napoletana, che Delia cerca di censurare parlando un italiano asettico, riemerge continuamente come un dialetto della violenza e dell’urlo, impossibile da dimenticare.</p>
<p>A differenza della prosa più fluida e “popolare” de <strong>&#8220;L’amica geniale&#8221;</strong>, L’amore molesto ha una scrittura estremamente tattile, viscerale e spietata. La critica ne ha lodato la capacità di non addolcire mai i sentimenti scomodi: l’amore di Delia per la madre è “molesto” proprio perché impastato di odio, vergogna, attrazione morbosa e rancore.</p>
<p>Non è una lettura consolatoria. C’è un senso di angoscia costante e un odore sgradevole che sembra emanare dalle pagine (il sudore, la polvere dei vecchi negozi, la violenza domestica). Mario Martone ne ha tratto nel 1995 un omonimo, splendido film con Anna Bonaiuto, capace di restituire perfettamente quella stessa atmosfera allucinata e febbrile del libro.</p>
<p>In definitiva, <strong>&#8220;L’amore molesto&#8221;</strong> rimane forse l’opera più geometricamente perfetta e potente della Ferrante: un romanzo psicologico mascherato da thriller che usa il corpo di una madre per esplorare le stanze più buie dell’identità femminile.</p>
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		<title>Odissea: un film e un riflesso dell&#8217;epoca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 08:48:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Adriana Sabato. In copertina la locandina di &#8220;L&#8217;Odissea&#8221; di Christopher Nolan tratta dal web L&#8217;ho visto. L&#8217;ho apprezzato tantissimo, quasi tre ore che passano bene, giuste. Un&#8217;architettura filmica molto originale, un accostamento immagini-suono efficacissimo. Un film che si prende la responsabilità di far vedere in un modo nuovo quello che il testo faceva [&#8230;]</p>
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<p><strong>Articolo di Adriana Sabato. In copertina la locandina di &#8220;L&#8217;Odissea&#8221; di Christopher Nolan tratta dal web</strong></p>
<p>L&#8217;ho visto. L&#8217;ho apprezzato tantissimo, quasi tre ore che passano bene, giuste. Un&#8217;architettura filmica molto originale, un accostamento immagini-suono efficacissimo. Un film che si prende la responsabilità di far vedere in un modo nuovo quello che il testo faceva immaginare. Mi hanno sorpreso alcuni commenti sull&#8217;<strong>Odissea</strong> di <strong>Christopher Nolan</strong>. Mi colpisce soprattutto l&#8217;ossessione per la &#8220;<strong>fedeltà a Omero</strong>&#8220;, come se il valore di un&#8217;opera si dovesse misurare contando le differenze rispetto al testo.</p>
<p>L&#8217;<strong>Odissea</strong> che leggiamo è il punto di arrivo di una lunghissima tradizione orale, tramandata da generazioni di aedi. Non possediamo un originale intoccabile: possediamo una tradizione che, per sua natura, è fatta di variazioni, reinterpretazioni e riscritture. Pretendere un&#8217;esegesi letterale significa, paradossalmente, dimenticare proprio ciò che viene insegnato agli studenti.</p>
<p>L’<strong>Odisseo di Nolan</strong> non è soltanto l&#8217;eroe astuto, è un uomo che torna da una guerra e scopre che quella guerra, dopo aver distrutto <strong>Troia</strong> e la sua stessa umanità, non gli ha lasciato alcuna vera vittoria. Tutto il viaggio diventa allora una ricerca di sé, un lento passaggio dall&#8217;eroe che combatte all&#8217;uomo che comprende che la vera grandezza è amare, custodire la propria famiglia e ritrovare un equilibrio morale.</p>
<p>Ed è qui che il film raggiunge, secondo il parere di moltissimi spettatori, la sua forza più grande. Non è solo un grande film per la regia, il montaggio e un uso del sonoro semplicemente straordinario, è una grande operazione culturale. Dimostra che i classici sono vivi solo quando hanno il coraggio di parlare al presente.</p>
<p>Per questo appare bellissima la rappresentazione di <strong>Penelope</strong>. Non è una donna passiva che aspetta il marito. È l&#8217;altra metà di <strong>Odisseo</strong>, la sua bussola morale, il luogo in cui il suo viaggio trova finalmente senso. È moderna nel significato più profondo del termine: non perché venga &#8220;attualizzata&#8221;, ma perché il suo rapporto con <strong>Odisseo</strong> parla ancora oggi di reciprocità, di forza e di amore.</p>
<p>E vengo alla questione che ha fatto indignare molti: <strong>Elena e Clitennestra</strong> interpretate da attrici nere.</p>
<p>Non è un problema ma piuttosto un simbolo. Nell&#8217;immaginario collettivo, infatti, il corpo della donna nera richiama anche una lunga storia di oppressione, dominio e privazione della libertà. <strong>Elena e Clitennestra</strong>, pur diversissime tra loro, sono entrambe donne la cui vita è segnata dalla volontà degli uomini: vengono date, scambiate, contese, torturate come madri, sacrificate a logiche di potere che non hanno scelto. In questa prospettiva, il casting non cancella il mito: gli aggiunge un ulteriore livello di significato.</p>
<p>Se ci fermiamo al colore della pelle degli attori, perdiamo il senso dell&#8217;opera. Se invece proviamo a leggere quei simboli, scopriamo che il cinema può ancora fare ciò che la grande arte ha sempre fatto: parlare a tutti.</p>
<p>Se anche un solo ragazzo, uscendo dalla sala, avrà voglia di prendere in mano l&#8217;<strong>Odissea</strong>, Nolan avrà ottenuto qualcosa di straordinario. Avrà ricordato a tutti noi che i classici non appartengono al passato: appartengono a chi continua a interrogarli. E ogni epoca ha il diritto — e forse il dovere — di trovare in essi il proprio riflesso.</p>
</div>
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		<title>A come Amore: la poesia inaugura &#8220;I Quaderni di Plenilunio&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 10:54:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Domenico Frontera. In copertina: &#8220;A come Amore&#8221; volume curato da Emanuela Sica, &#8220;I Quaderni di Plenilunio&#8221;, 2026 I poeti del passato non sono semplici modelli da studiare o a cui ispirarsi, ma voci vive con cui è ancora possibile instaurare un dialogo. Da questa intenzione prende vita una nuova collana editoriale che si [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/a-come-amore-sica-plenilunio-news/">A come Amore: la poesia inaugura &#8220;I Quaderni di Plenilunio&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto" data-olk-copy-source="MessageBody"><strong>Articolo di Domenico Frontera. In copertina: &#8220;A come Amore&#8221; volume curato da Emanuela Sica, &#8220;I Quaderni di Plenilunio&#8221;, 2026</strong></p>
<p>I poeti del passato non sono semplici modelli da studiare o a cui ispirarsi, ma voci vive con cui è ancora possibile instaurare un dialogo. Da questa intenzione prende vita una nuova collana editoriale che si apre con “<strong>A come Amore</strong>”, il volume curato da <strong>Emanuela Sica</strong> che inaugura ufficialmente <strong>I Quaderni di Plenilunio</strong>, ora disponibile su <strong>Amazon</strong>.</p>
<p>Il progetto raccoglie diciassette autori contemporanei: ciascuno ha scelto una figura di riferimento della lirica mondiale per cercare di avviare un dialogo diretto. L&#8217;amore viene così analizzato e raccontato nelle sue diverse forme: dalla passione al dolore, dall&#8217;attesa alla memoria.</p>
<p><strong>Gli accostamenti proposti mettono in relazione stili ed epoche differenti:</strong></p>
<p>Per i classici e i maestri internazionali, Martina Del Sordo risale fino a Catullo, mentre Ottaviano De Biase predilige Pablo Neruda; Domenico Frontera legge Emily Dickinson, Ester Guglielmino si accosta a Julio Cortázar e Silvana Pasanisi sceglie Federico García Lorca.</p>
<p>Sul fronte di impegno e resistenza, Giuseppe Semeraro dà voce a Nâzım Hikmet, mentre Abele Longo richiama la testimonianza di Danilo Dolci.</p>
<p><strong>Ampio spazio è dedicato alla tradizione italiana:</strong> Maria Consiglia Alvino legge Antonia Pozzi, Angela Caputo segue Giorgio Caproni, Silvia Cozzi interroga Patrizia Valduga, Stefania La Via affronta Antonella Anedda, Eugenio Lucrezi riscopre Amelia Rosselli, Anna Rita Merico esplora Goliarda Sapienza, Lara Pagani sceglie Giovanni Raboni e Claudia Iandolo si misura con Margherita Guidacci.</p>
<p>Infine, per la sezione dedicata a spiritualità e ricerca, Maria Gabriella Cianciulli ritrova Kahlil Gibran, mentre Marco Masciovecchio legge Ghiannis Ritsos.</p>
<p>Ad arricchire il volume c&#8217;è la traduzione in inglese a fronte firmata da Giuseppina Manganelli. L&#8217;ex docente ha curato i testi con un approccio essenziale, pensato per custodire la cadenza e la musicalità del verso originale.</p>
<p>L&#8217;antologia segna così l&#8217;approdo su carta del percorso avviato da tempo da <strong>Emanuela Sica</strong> con il blog e la pagina Facebook <strong>Plenilunio:</strong> nato come laboratorio per la scrittura indipendente e arrivato a superare il milione di lettori mensili, il progetto dà oggi ufficialmente vita a una nuova collana editoriale.
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<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/a-come-amore-sica-plenilunio-news/">A come Amore: la poesia inaugura &#8220;I Quaderni di Plenilunio&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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