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	<title>Border News Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Parole d&#8217;amore: il Caviardage in scena al Socio Sanitario di Tortora</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 13:25:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Wanda Lamonica ci parla del concorso di poesia &#8220;Parole d&#8217;amore&#8221;, al quale hanno partecipato gli studenti del Socio sanitario di Tortora Giunge alla sua terza edizione il Concorso di Poesia “Parole d&#8217;Amore”, ideato e sostenuto dalla Professoressa Ramona Papa dell&#8217;Istituto Professionale per i Servizi Socio-Sanitari &#8220;Antonio Gabriele&#8221; di Tortora, affiancata dai suoi validi colleghi: Giampiero [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Wanda Lamonica ci parla del concorso di poesia &#8220;Parole d&#8217;amore&#8221;, al quale hanno partecipato gli studenti del Socio sanitario di Tortora </strong></p>
<p>Giunge alla sua terza edizione il Concorso di Poesia “Parole d&#8217;Amore”, ideato e sostenuto dalla Professoressa Ramona Papa dell&#8217;Istituto Professionale per i Servizi Socio-Sanitari &#8220;Antonio Gabriele&#8221; di Tortora, affiancata dai suoi validi colleghi: Giampiero Valente, Serena Gazzaneo, Albina Benvenuto e Fabrizio Talò.</p>
<p>Ho avuto l&#8217;onore e il privilegio di essere stata invitata alla Premiazione dei ragazzi vincitori di questo Concorso come Presidente di Giuria. Il mio posto, confesso, è sempre stato “dall&#8217;altra parte” del banco di chi valuta ed esamina. Finora sono stata sempre una partecipante, tra tutti quelli che amano semplicemente scrivere ed esprimersi scrivendo. Perciò non è stato difficile immedesimarmi nell&#8217;animo degli alunni che attendevano con trepidazione gli esiti del Concorso, supportandosi a vicenda, scherzando tra loro, dialogando serenamente con gli insegnanti.</p>
<p>In un clima di entusiasmo e di gioiosa condivisione, i ragazzi hanno dimostrato vivo interesse e sincero coinvolgimento. I loro sorrisi, i loro sguardi, le loro incertezze, fanno parte di un mondo che la mia generazione, composta da persone più adulte, ha sicuramente già vissuto. Certo è, tuttavia, che la mia generazione non ha vissuto nel loro stesso mondo. Una realtà, quella dei ragazzi di oggi, che troppo spesso confonde certezze, oscura bellezza, ridimensiona forza, spinge alla solitudine, bombarda di informazioni sbagliate. Come hanno sottolineato sia la Professoressa Papa che il Professore Valente, la chiave di tutto rimane la Cura.</p>
<p>E proprio in un Istituto Professionale come questo, fondamentali sono l’empatia, l&#8217;altruismo, la capacità di ascoltare e comprendere l’altro. Cura che si trasmette attraverso le parole, i gesti, il confronto, le opportunità di crescere insieme. La tecnica del Caviardage scelta per gli elaborati del Concorso, ha permesso ad ogni partecipante di ricercare una poesia adatta al proprio sentire. Di scegliere le parole giuste di un testo, uguale per tutti, per creare un messaggio unico, singolare, personale. Di arricchire, successivamente, il proprio lavoro con fantasia, arte e colore.</p>
<p>Ho consigliato ai ragazzi di adottare questo stesso modo di “illuminare”, cercando di evidenziare sempre il buono della vita, soprattutto quando ogni cosa sembra così difficile e sbagliata, oscurando difficoltà e paure, ricostruendo sé stessi nella luce di parole e concetti che abbiano nuovo senso e nuovo significato. Di ritornare al sole di ciò che è conforto e rifugio sicuro.</p>
<p>Nel mio libro “Gli occhi come dicevi tu”, scrivo: “C&#8217;è un momento, nella vita di un adolescente, in cui le parole degli adulti scivolano via come granelli di sabbia sulla pelle asciutta. Non si fermano, ma lasciano solo polvere e un solletico che non fa ridere. I rimproveri, le pretese mascherate da buoni consigli, sono solo raffiche di mitra su bersagli impazziti. Soltanto qualcosa riesce ad arrivare davvero dentro, il resto vola e si perde…”</p>
<p>Ecco. Io penso che “arrivare ai giovani” sia davvero l’obiettivo principale: trovare un linguaggio simile al loro pur di ascoltarli, raggiungerne l’interiorità, diventare preziosi punti di riferimento, lasciare sempre una mano tesa pronta ad aiutarli, farsi trovare, esserci, fornire loro gli strumenti adatti per esprimersi al meglio.</p>
<p>“Sono felice per un loro sorriso, per un Ciao, per un confronto qualsiasi”, racconta il Professore Valente.</p>
<p>“Non vestitevi di panni che non vi appartengono”, invita la Professoressa Papa, “la scuola è la dimensione nella quale scoprirsi ed evolversi verso quello che volete!”</p>
<p>“ Siamo spettatori silenziosi del palcoscenico quotidiano delle loro vite”, sostiene orgogliosamente la Professoressa Benvenuto Albina, riferendosi ai suoi alunni.</p>
<p>Seminare questo tipo di bellezza, rende la scuola vicina e accogliente. Promuovere la scrittura e la poesia potenzia l’espressività e la creatività.</p>
<h3>Parola d&#8217;amore: l’elenco dei vincitori</h3>
<p>1° posto Singh Noemi<br />
2° posto Riccardo Sciuto<br />
3° posto Maiorana Lucrezia<br />
4° posto Nuzzo Sofia</p>
<p>5° posto Lippo Giorgia.</p>
<p>Complimenti a chiunque abbia partecipato e condiviso questo momento.</p>
<p>Un abbraccio a tutti giovani, risorsa immensa di vita e gioia e a chi li accompagna nella loro crescita con rispetto e dedizione, come ho visto fare in questa bella scuola.</p>
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		<title>Ci fosse lei: ecco il libro di Gerlando Fabio Sorrentino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 09:49:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
		<category><![CDATA[Baglioni]]></category>
		<category><![CDATA[comunicato stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Sorrentino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo è un comunicato stampa. “Ci fosse lei”: un&#8217;ipotesi narrativa su Claudio Baglioni. Il peso del passato e la quadratura di una vita, fra memorie, isolamento e risoluzioni a Lampedusa. La letteratura, nei suoi esiti più rigorosi, non si limita a registrare il reale, ma lo piega per indagarne le possibilità taciute. Esce in questi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Questo è un comunicato stampa. “Ci fosse lei”: un&#8217;ipotesi narrativa su Claudio Baglioni. Il peso del passato e la quadratura di una vita, fra memorie, isolamento e risoluzioni a Lampedusa.</strong></p>
<p>La letteratura, nei suoi esiti più rigorosi, non si limita a registrare il reale, ma lo piega per indagarne le possibilità taciute. Esce in questi giorni su Amazon, sia in formato cartaceo che e-book, Ci fosse lei, il nuovo romanzo di Gerlando Fabio Sorrentino. L’opera si presenta come una precisa trasfigurazione romanzesca, una sorta di fan fiction d&#8217;autore, che delinea, attraverso la fervida immaginazione dello scrittore proiettata in un tempo futuro, un capitolo inedito e crepuscolare nella vita di una figura centrale della cultura popolare italiana: Claudio Baglioni.</p>
<p>A ottantatré anni, il clamore del successo cede il passo a una necessità più urgente: la sottrazione. Sorrentino colloca il protagonista nell&#8217;asprezza luminosa di Lampedusa, un avamposto dove il mare e il vento impongono una solitudine meditativa. Qui, un ormai anziano Baglioni vive il presente nella compostezza di chi custodisce il proprio passato con profonda cautela, consapevole che la memoria non è un rifugio inerte, ma un territorio insidioso.</p>
<p>L&#8217;isolamento subisce una deroga con l&#8217;arrivo di Silvia, la nipotina di dieci anni, e di una cagnolina di nome Luna. Non vi è nulla di consolatorio in questa intrusione; l&#8217;innocenza vigile della bambina agisce piuttosto come un reagente clinico. Le difese pazientemente erette finiscono per cedere, costringendo il protagonista a confrontarsi con il saldo finale dei propri giorni e a sfiorare nuovamente i tasti di un pianoforte, alla ricerca di una risoluzione rimasta in sospeso. Tra le maglie di questa presa d&#8217;atto affiora una presenza femminile del passato, una figura enigmatica che esige, inesorabilmente, una risposta.</p>
<p>«Non si tratta di un compendio aneddotico, né di un catalogo di ricordi», precisa l&#8217;autore. «È un&#8217;esplorazione delle meccaniche del tempo, un atto d&#8217;amore scritto per chi si riconosce in quel preciso tracciato musicale. Un tentativo di misurare la distanza tra l&#8217;uomo pubblico e l&#8217;urgenza privata di fare i conti con ciò che si è lasciato indietro».</p>
<p>Lampedusa si conferma non come sfondo accessorio, ma come crocevia di un&#8217;umanità complessa, il luogo esatto in cui l&#8217;indagine privata si interseca con la reattività civile evocata, a suo tempo, dalla rassegna O&#8217;Scia&#8217;. Organizzata dallo stesso Baglioni tra il 2003 e il 2012, questa manifestazione trasformò l&#8217;isola in un presidio artistico internazionale per imporre il tema dell&#8217;emergenza migratoria nel dibattito pubblico dell’epoca.</p>
<p><strong>Note sull&#8217;autore </strong></p>
<p>Gerlando Fabio Sorrentino (Agrigento, 1968) risiede in Abruzzo da oltre trent&#8217;anni. Professionista nel management alberghiero, coltiva ininterrottamente una rigorosa vocazione narrativa, maturata assorbendo il clima intellettuale della sua giovinezza a Porto Empedocle, fra le profonde suggestioni letterarie di Pirandello e Camilleri. Ha pubblicato i romanzi Luna fritta (2009), segnalato da Corrado Augias su Il Venerdì di Repubblica, Le ultime voci (2021) e La benda al cuore (2023), oltre alla silloge poetica I sogni dei ciechi (2012) e a un apprezzato volume di formazione professionale alberghiera. Ci fosse lei segna il ritorno alle latitudini del suo primo romanzo, confermando una scrittura avversa alle facili indulgenze.</p>
<p><strong>Se vuoi acquistare &#8220;Ci fosse lei&#8221; <a href="https://amzn.eu/d/0es4aRmB">clicca qui</a></strong></p>
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		<title>Bruciare rifiuti abbandonati: sport audace della Riviera dei Cedri?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 09:55:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Bruciare rifiuti abbandonati: sport audace della Riviera dei Cedri?&#8221; è un articolo di Martino Ciano. Ringrazio Sergio Arcuri per la foto di copertina, che è stata modificata solo nella luminosità Un tempo erano sedi di uffici, poi sono stati dismessi e sono diventati negli anni luoghi dimenticati in cui depositare rifiuti; infine, a distanza di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Bruciare rifiuti abbandonati: sport audace della Riviera dei Cedri?&#8221; è un articolo di Martino Ciano. Ringrazio Sergio Arcuri per la foto di copertina, che è stata modificata solo nella luminosità</strong></p>
<p>Un tempo erano sedi di uffici, poi sono stati dismessi e sono diventati negli anni luoghi dimenticati in cui depositare rifiuti; infine, a distanza di venti giorni l&#8217;una dall&#8217;altra sono andate a fuoco con tutta la spazzatura che era stata abbandonata lì dentro senza criterio alcuno.</p>
<p>Questo è successo tra fine aprile e inizio maggio 2026 a Belvedere Marittimo, nel cosentino, a due strutture, tra cui un vecchio casolare, site in località Vallecupo. A raccontarmi di questo episodio è il mio amico Sergio Arcuri, vicepresidente del circolo di Legambiente della Riviera dei Cedri.</p>
<p>Lui non è nuovo a questo tipo di cose, perché la pratica del bruciare rifiuti abbandonati piace tanto. Sembra quasi che ci sia una sorta di mania sul Tirreno cosentino, tant&#8217;è che le segnalazioni fioccano e pure cittadini e comitati denunciano in continuazione. C&#8217;è da dire che, soprattutto nelle zone rurali, nei valloni delle nostre aree montane, ci si imbatte in discariche a cielo aperto che poi, tutto a un tratto, quando diventano troppo vistose, divampano in caratteristici roghi che puliscono dalle frasche e dai boschi le parti adiacenti.</p>
<p>Sai che goduria per questi piromani con sindrome neroniana? Ignorano però che questa pratica fa male anche a loro, che dopotutto qui ci abitano. Ma sono pericolosamente scemi, purtroppo non ci arrivano del tutto.</p>
<p>«Tornando al caso di Belvedere Marittimo &#8211; mi spiega Sergio &#8211; come Legambiente avevamo denunciato da tempo il degrado presente nel sito di Vallecupo. Questo cumulo enorme di rifiuti di ogni genere va a fuoco proprio nei giorni i cui il Comune aveva avviato i lavori di bonifica. Ora non ci resta che augurarci che il sito venga totalmente ripulito e che, magari, venga avviato un progetto per il recupero della zona, in modo da renderlo fruibile ai tanti turisti e cittadini che lo percorrono durante le attività fisiche».</p>
<p>Come detto, lo sport del bruciare rifiuti abbandonati sembra che sia diventata una disciplina olimpionica. Con l&#8217;amico mio ci interroghiamo su quali benefici apporti alla salute pubblica o al decoro, ma queste sono domande che dovremmo porre ai diretti interessati. Sarebbe bellissimo intervistare un piromane. Sai quante cose potremmo imparare sulle nuove tecniche di tutela ambientale?</p>
<p>Ma il dato più allarmante è che a ridosso dell&#8217;estate 2026 non si parli ancora di &#8220;incendi boschivi&#8221;, o meglio di come prevenire tali fenomeni. E con quello che abbiamo visto tutti durante l&#8217;estate 2025 avremmo dovuto discutere di questo argomento per un anno intero. Invece?</p>
<p>Ora, non è che il mio BorderLiber a un certo punto sia diventato un giornale di cronaca, perché sempre di letteratura e filosofia vuole trattare, però, siccome per quindici anni ho fatto il giornalista e oggi sono un cittadino con la passione del giornalismo, io mi domando: ma sto territorio deve sempre nascondere la testa sotto la sabbia? L&#8217;indignazione si placa nel momento stesso in cui si spegne il rogo? Se ci penso bene, questa indolenza perpetrata, ormai endemica, sarebbe ispiratrice di romanzi e di trattati filosofici, nonché psicologici. Ci vorrebbe uno come Pasolini! O un bel Tondelli che scriva di un &#8220;Alto Tirreno cosentino postmoderno&#8221;.</p>
<p>Oltre a Sergio Arcuri conosco anche tanti amici che se ne vanno a passeggio per i monti e pure loro me ne raccontano tante di storielle. Sembra quasi che al di là di certi punti comincino terre di nessuno, senza dio e senza leggi, in cui puoi provare il brivido di sentirti nel &#8220;Paese della cuccagna&#8221;.</p>
<p>Certo, bruciare rifiuti abbandonati è una disciplina che viene praticata in montagna e in riva al mare. Non c&#8217;è distinzione, cambiano solo le tecniche. Si sa che appiccare roghi a valle è più pericoloso, perché è più facile essere sgamati. Però, è possibile che ci siano premi più alti. Bo&#8217;, chi lo sa.</p>
<p>Forse un giorno capiremo le regole del gioco. Con questo auspicio ci salutiamo io e il mio amico Sergio Arcuri.</p>
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		<title>Calabria e Ponte sullo Stretto: una questione di genialità</title>
		<link>https://www.borderliber.it/calabria-e-ponte-sullo-stretto-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 18:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Border News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La visita di Salvini, la Calabria e il Ponte sullo Stretto e la Realpolitik locale. Ne parla Martino Ciano Tu lo sai che Matteo Salvini è venuto in Calabria per inaugurare un chilometro e mezzo di strada? È successo il 5 maggio 2026, a Vazzano, nel vibonese. Praticamente, il ministro ai Trasporti del Governo Meloni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La visita di Salvini, la Calabria e il Ponte sullo Stretto e la Realpolitik locale. Ne parla Martino Ciano</strong></p>
<p>Tu lo sai che <strong>Matteo Salvini</strong> è venuto in <strong>Calabria</strong> per inaugurare un chilometro e mezzo di strada? È successo il 5 maggio 2026, a <strong>Vazzano</strong>, nel vibonese. Praticamente, il ministro ai Trasporti del Governo Meloni ha tagliato il nastro al primo dei cinque lotti di un&#8217;opera chiamata Trasversale delle Serre, con cui si dovrebbe rendere agevole la viabilità di una vasta area interna. Tutto bello, no?</p>
<p>Ma certo, di male non ci sarebbe nulla se non si cacciassero fuori le solite storie sul <strong>Ponte sullo Stretto</strong>, mentre la <strong>Calabria</strong> ancora fa i conti con il maltempo dell&#8217;inverno 2026. Eppure, ancora continuano a cascarci in questa propaganda strategica. Il capo della Lega infatti spera di posare la prima pietra della mastodontica opera.</p>
<p>Ecco, ci sono storie che meritano di essere raccontate non perché siano davvero interessanti, ma perché sono così ridicole nei loro &#8220;<strong>tratti somatici</strong>&#8221; che qualcuno deve pur imprimerle nella memoria collettiva. La novità è che pure questa volta non si toccano i veri problemi infrastrutturali calabresi.</p>
<p>Chissà se <strong>Salvini</strong> ha mai provato ad andare, in macchina o in treno, dalla costa <strong>tirrenica</strong> a quella <strong>ionica</strong>. Chissà se il buon Ministro si è mai trovato su una strada montana in pieno inverno, quando la sera basta un temporale e un po&#8217; di nebbia per morire di crepacuore. Attenzione, non parliamo di quelle mulattiere sperdute che portano in qualche frazione collinare, ma di quelle che collegano quei borghi che il Governo regionale vorrebbe ripopolare.</p>
<p>Si, sono bellissimi i borghi calabresi, soprattutto in estate. Stai fresco, mangi bene, ti rilassi e con la pancia piena ti addormenti cullato dal venticello serale. Anche a luglio ci vuole una copertina leggera sulle gambe. Pensa un po&#8217;, oltre a riempirsi la trippa c&#8217;è anche tanta storia, perché la <strong>Calabria</strong> è soprattutto Storia, quella con la &#8220;S&#8221; maiuscola. Ma l&#8217;incanto finisce a settembre. Da quel momento in poi sembra di stare in <strong>Transylvania</strong>, in una sorta di <strong>Purgatorio</strong> terreno nel quale sconti la presunzione di volere una vita fuori dal mondo. L&#8217;oasi pacifica si trasforma in un ambiente ostile.</p>
<p>Ti rendi conto, allora, che non ci sono strade percorribili; che gli asfalti sono pieni di buche; che mancano guard-rail, strisce bianche, catarifrangenti che ti aiutino a dirigenti nella nebbia. E non ne parliamo se arriva il cattivo tempo. Ogni giorno si vedranno piccoli smottamenti, pietre che intasano le corsie, alberi pericolanti che rischiano di spezzarsi.</p>
<p>Cosa fa il temerario automobilista? Avvisa gli uffici comunali, poi quelli provinciali, ma la risposta è sempre una: «Interverremo appena avremo soldi». E così passa un altro inverno e speri che tutto vada bene. E se passi indenne la cattiva stagione fai anche una preghiera di ringraziamento, metti a riposo l&#8217;ansia durante la <strong>Primavera</strong>, <strong>l&#8217;Estate</strong> e buona parte <strong>dell&#8217;Autunno</strong>, e poi ci ripensi.</p>
<p><strong>Salvini</strong> caro, questa è la <strong>Calabria</strong>, ma tu vuoi costruire il <strong>Ponte sullo Stretto</strong> come se questa regione fosse una striscia di terra di qualche chilometro quadro facilmente attraversabile. Hai mai letto qualche libro dei nostri scrittori? Fallo. Essi descrivono in quale arretratezza è stata lasciata codesta <strong>Patria di disgraziati</strong>. E guarda che è colpa anche di quelli di sinistra. In questo siete stati lungimiranti allo stesso modo.</p>
<p>Aspetta, aspetta. Dalla cabina di regia mi dicono che ci sono dei fondi regionali per la viabilità montana. Sono cifre con cui puoi al massimo mettere qualche protezione e fare un po&#8217; di asfalto &#8220;a prezzi bassi e fissi&#8221;. Se facessimo bene i calcoli, però, per rimettere in sesto le aree interne della Calabria ci vorrebbero investimenti da <strong>Piano Marshall.</strong></p>
<p>Ma conviene? Certo che no. Perché investire in una regione che si spopola di anno in anno; che va in contro alla desertificazione; che presto sarà solo meta per pellegrinaggi estremi. Ecco, questa è <strong>Realpolitik</strong>. Nessuno ne parla, ma Salvini la conosce bene questa sfaccettatura. E anche certi sindaci calabresi che lo imitano ne sanno qualcosa.</p>
<p>Pertanto, sono proprio i calabresi che gli vanno appresso come zecche che mi preoccupano.</p>
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		<title>Politica calabrese: tutto vecchio ciò che sembra nuovo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/politica-calabrese-tutto-vecchio-cio-che-sembra-nuovo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 19:16:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un articolo di Martino Ciano sulla politica calabrese, scritto a distanza di tempo dalle solite campagne elettorali &#8220;Tutto vecchio ciò che sembra nuovo&#8221;. La politica calabrese si arma e parte per il rinnovamento. Rinnovamento è una parola antiquata dalle parti della regione più devastata d&#8217;Europa. &#8220;Da qualcuno dovremo pur essere governati&#8221;. Lo pensano anche gli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un articolo di Martino Ciano sulla politica calabrese, scritto a distanza di tempo dalle solite campagne elettorali</strong></p>
<p>&#8220;Tutto vecchio ciò che sembra nuovo&#8221;. La politica calabrese si arma e parte per il rinnovamento. Rinnovamento è una parola antiquata dalle parti della regione più devastata d&#8217;Europa. &#8220;Da qualcuno dovremo pur essere governati&#8221;. Lo pensano anche gli instancabili astensionisti del voto, che preferiscono preparare il ragù per la domenica piuttosto che andare alle urne per una insipida &#8220;ics&#8221; sulla scheda elettorale.</p>
<p>La politica calabrese tira le somme con i soliti problemi: la sanità, la povertà, il lavoro nero, l&#8217;assistenzialismo, la sacra e beneamata &#8216;ndrangheta. Le cose positive sono poche nella regione bagnata dai due mari, ma ci vuole animo. Speranza intesa come Divina Provvidenza. Il sole che bacia i buoni e i cattivi è anche un mezzo di sostentamento per i coltivatori di marijuana: le piantagioni fioccano come le idee. &#8220;Fumiamoci su, così la testa viaggia e va a cercare soluzioni altrove&#8221;, potrebbe dire qualcuno. E chi siamo noi per impedirlo?</p>
<p>L&#8217;iperuranio della politica calabrese si ferma allo slogan, copiando in tutto e per tutto il trend nazionale. &#8220;Abbiamo bisogno di promesse audaci&#8221;, questo richiede una certa fetta di popolo che ancora si appassiona alle querelle quotidiane che si muovono tra il Pollino e lo Stretto. Se il grado di piccantezza della &#8216;nduja è il termometro ideale per misurare il &#8220;bruciore di culo&#8221; del popolo, allora potremmo dire che rivoluzioni non ne accadranno. Una pomata contro le emorroidi farà miracoli.</p>
<p>La lamentela in Calabria è privata: rimbalza tra le mura domestiche. La scelta dei soliti rappresentati dimostra che tutto è facciata. La verità, a quanto pare, è che in Calabria nessuno è davvero povero, nessuno ha davvero bisogno, nessuno ha davvero necessità di una sanità migliore, la &#8216;ndrangheta non esiste e tutto il resto è solo simile alla noia di certi pomeriggi domenicali.</p>
<p>Il potere per i piccoli uomini di taglia provinciale rappresenta una fobia. La possibilità di decidere sugli esemplari del popolo, desiderosi di sedersi con il pluridecorato di turno, è una allettante gabbia. La chiamano carriera politica, ma in alcuni casi candidatura di servizio. Le conoscenze contano più del merito e i &#8220;tramiti&#8221; sono più forti del talento. Nessuno conosce davvero il peso delle proprie qualità: una terra moribonda cerca taumaturghi.</p>
<p>La rivoluzione è quindi come la redenzione: si rivelerà con l&#8217;Apocalisse. &#8220;A ciascuno il suo&#8221; fu scritto dai nazisti ai cancelli del campo di concentramento di Buchenwald. Ecco, così si dovrebbe scrivere anche agli ingressi dei nostri seggi elettorali.</p>
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