Atomi dell’io. Benedetto Ferraro e l’implosione della materia

Atomi dell’io. Benedetto Ferraro e l’implosione della materia

Articolo di Carla Sollazzo

«Quando l’uomo dissolve l’io, c’è una rivoluzione totale». È da questa citazione platoniana che parte l’artista, con opere che esplodono e implodono, cadendo e rialzandosi, in un costante “up and down”.

Opere difficili e dolorose, che riconducono proprio alla fase della “caduta”, che prende forma nel momento in cui Ferraro, inaspettatamente ed inavvertitamente, perde il padre; qualcosa si “rompe” e cambia, tanto nella sua vita quanto nella sua arte, ovvero nel modo di vivere e di “realizzare”.

Opere energiche, che riconducono alla ricerca del sé. Quella ricerca, quel “rialzarsi”, che può e deve avvenire solo dopo una profonda e dolorante “caduta”; dolorante come un arto ormai in disuso da tempo, che ha bisogno di terapie e cure per essere rimesso “in moto”.

Quello stesso “moto” degli atomi che esplodono, implodono, si disgregano, vagano, per poi ricongiungersi e lasciar posto al nuovo “io”; un “io” memore di tutto quello che è “passato”, ma con lo sguardo fermo sul presente ed il pensiero rivolto al futuro.

Ferraro sceglie due forme geometriche perfettamente riconducibili al pensiero plutoniano: il cubo e il cerchio. Sceglie il metallo e il rosso, colori che evocano malessere e morte, e innesta i suoi atomi nei nuclei centrali delle sue opere; nella dissoluzione dell’io vi è la dissoluzione del mondo contemporaneo, così come nella ricerca e nel ritrovarsi, nel ricominciarsi di un singolo uomo, di un singolo atomo, vi è la rinascita del la mondo intero.

L’artista ci consegna, in forma “geometrica”,  un messaggio importante: «Man mano che si riprende fiato dalla caduta, pensando a quello che siamo stati, a quello che siamo e a quello che possiamo essere, ci si può rialzare. Con coraggio».

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