Angela Nese, Microclimi, L’ArgoLibro

Recensione a cura di Martino Ciano – già pubblicata su Gli amanti dei libri

Attraversare l’amore, renderlo parte della propria vita, legarlo al destino e alle parole, tramutarlo in tempo propizio. Le cinquantacinque poesie che ci propone Angela Nese si muovono tra l’attimo e l’eterno, tra i microclimi dell’anima. Nessun sconvolgimento improvviso, nessun cambio repentino nel cielo del cuore, ma mutamenti costanti, che si nutrono di gioia e di dolore, di ricordi e di speranze, di passato e di futuro, di un presente che non dimentica da dove proviene.

L’amore per Angela Nese non è né buono né cattivo, né eterno né passeggero, né si consuma in un amplesso né si idealizza; piuttosto, è ciò che si vive e si conserva, ciò che si costruisce e in alcuni casi si subisce. Non v’è teorema consolatorio, vincente o scientificamente testato. Nient’altro si può sperare dall’Amore se non essere.

Alle porte di giugno/i passeri cadono dal nido/bruni gomitoli d’innocenza/si schiantano tra fiori e cemento./Sono amori andati a male…

E così l’amore diventa una scommessa. Nessuno può decidere. Si gioca a viso scoperto, nudi, senza alcuna difesa. Non vi sono né regole scritte né consuetudini. Possiamo sopportare tutto questo?

Ho bruciato lettere d’amore/altre le ho ingoiate ed erano vetro/ cocci azzurro ghiaccio e grigio tetro/ruvidi rudi prodotti del mio umore…

Così la poetessa campana apre la sua raccolta, con una poesia con cui ammette di accettare le regole del gioco. Così hanno vissuto gli uomini prima di lei e così vivranno. Trascorreranno le epoche, verranno nuove scoperte, il clima cambierà, ma l’amore resterà sempre un anarchico demone che sovvertirà tutte le leggi del cielo e della Terra.

Scolpì la natura ferite simili sui nostri volti./Ci dissero sorelle, create da una sola forma./Ma oggi guardo e non mi riconosco/non trovo tra i tuoi tratti la ferita che  ora brucia/quella terribile, che mi apristi in pieno viso.

Ma parlare di amore vuol dire anche dipingere un attimo in cui respira tutto l’Universo. In questo modo ogni poesia della Nese diventa di proprietà del lettore che può renderla “a sua immagine”. In fondo, “tutto l’universo risiede in ognuno”, come scrive Giuseppina La Delfa nella sua prefazione.

Buona lettura.

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